Speriamo che sia femmina: il “supermercato del concepimento”

Dr.ssa Valeria RandoneData pubblicazione: 09 ottobre 2014

Un neonato su misura?
Maschio o femmina?
Bello, sano, con gli occhi azzurri ed in futuro anche alto ed aitante?

A quanto pare sembra proprio che scegliere i gameti “portatori di bellezza e del sesso desiderato” sia attuabile, ma non in Italia.

In Italia il ministero della salute ha detto “no” ed il paese - come sempre - si divide a metà, tra conservatori ed anticonformisti.

Negli Stati Uniti, in caso di fecondazione assistita, si può decidere il sesso del nascituro a tavolino e ben l'80% dei futuri genitori sceglie di avere una bambina.
Come mai questo giro di boa di preferenze?
Il figlio maschio -soprattutto un tempo- rappresentava una vera conquista, un indispensabile approdo per la coppia che metteva al mondo un figlio. Il famoso fiocco azzurro era un vero “trionfo narcisistico” per i neo-genitori.

Sembra però che in America si stia manifestando un vero cambiamento epocale, in quanto fino a qualche secolo addietro, il fiocco rosa era più una vergogna che una gioia.
Per le famiglie contadine il maschio era sinonimo di braccia forti che avrebbero potuto lavorare i campi e portare avanti l'azienda di famiglia.
Il figlio maschio inoltre, era il “custode ed il portatore” del cognome del padre, quindi la sua nascita assumeva un valore simbolico non indifferente, perché rappresentava la prosecuzione della specie (oggi i figli possono avere anche il cognome materno).

Quale alchimia per scegliere il sesso del nascituro?

Tecnicamente si chiama Diagnosi Genetica Preimpianto (PGD), ed è quella metodica – non consentita in Italia- per scegliere l’embrione migliore (a quanto pare anche esteticamente), scegliendo donatori di gameti belli, alti ed intelligenti.
Questa tecnica permette di determinare il sesso di un bambino non ancora nato (quindi che si trova ancora allo stato di embrione) e selezionare un embrione con un preciso genere maschile o femminile durante la fecondazione assistita (PMA).

La legge a tal proposito dice: “E’ comunque vietata ogni diagnosi preimpianto a finalità eugenetica, come per esempio la selezione del sesso dell’embrione.”

La legge dice inoltre: La diagnosi preimpianto per le coppie infertili e sterili è prevista dalla legge 40 (art. 14, c 5 art 6 e art 13), ed è applicabile nelle strutture pubbliche e private che risultano autorizzate ad applicare tecniche di fecondazione in vitro (Livello II e III). In Italia però essa non viene eseguita nelle strutture pubbliche, determinando un danno alle coppie che, per evitare un aborto, se portatrici di patologie genetiche, sono costrette a rivolgersi a strutture private.”

Insomma, in alcune parti del mondo è possibile soddisfare il capriccio di qualche genitore desideroso di avere un maschietto o una femminuccia e sembra si tratti addirittura di una pratica particolarmente richiesta; migliaia di coppie negli Stati Uniti l'hanno adoperata.
In Europa e nel Regno Unito il bilanciamento familiare è vietato dalla legge per intuibili ragioni etiche, eppure questo non sembra scoraggiare le coppie in cerca di bambino o una bambina a tutti i costi, disposte a sobbarcarsi di costosi e faticosi viaggi oltreoceano per avere accesso alla “strategica metodica”.

Dopo il turismo sessuale, quello divorzile e quello procreativo, siamo giunti anche ad un vero e proprio “turismo di genere”.

Perché femmina? Cos è cambiato?
Dalla ricerca di braccia forti e della prosecuzione del cognome, siamo passati ad una “preferenza al femminile”. L'inferiorità femminile sembra ormai essere –fortunatamente e totalmente –decaduta (almeno in Europa ed in America), le donne vengono apprezzate -da piccole e da adulte- per le stesse qualità degli uomini, pur mantenendo la loro uguaglianza nella differenza.
La donna è capace di accedere alla sfera delle emozioni, di maggiori quote di empatia, unitamente allo sviluppo dell'intelligenza emotiva.
La donna ha mantenuto inalterate nel tempo le proprie qualità emotive, perché non si è mai dovuta difendere da un sociale che le desiderava dure, rigide e lavoratrici e basta.
L'uomo storicamente ha sempre avuto meno dimestichezza con le emozioni e l’affermazione della potenza fallica ha dovuto faticosamente passare dalla femminilizzazione e dalla negazione all’accesso alla sfera emotiva.

Cosa chiedono le coppie ai centri di fecondazione assistita e perché?
Riflessioni cliniche

Le richieste dei futuri genitori sono le più svariate e fantasiose: dallo stesso colore dei capelli e degli occhi -del padre, della madre o dei nonni- all'indispensabile colore della pelle, tutti elementi centrali per poter poi contraffare la donazione di gameti ed enfatizzare la somiglianza con i genitori.
Ogni genitore cerca in un figlio una parte di sé, fisica e psichica, lo guarda crescere, scruta nel suo comportamento se stesso quando era piccolo e nota anche le più sbiadite somiglianze.
Un figlio però non è un trofeo narcisistico, né il percorso mediante il quale si compie il destino spezzato di un genitore, ma un essere umano che necessita di protezione e tutela, già prima di abitare in utero.
La fecondazione eterologa consente di avere un bambino anche quando la natura è avversa, l'uomo tenta poi di farlo proprio, anche quando "biologicamente" non lo è, ma diventano indispensabili donatori esterni alla coppia.
Un figlio a tutti i costi e per di più con caratteri somatici scelti alla carta come fossero una pietanza, a mio avviso, scuote le coscienze.

Cosa celano queste richieste?

  • Delirio di onnipotenza?
  • Trionfo narcisistico?
  • Un lutto non elaborato?
  • Finzione?
  • Menzogna?
  • Un neonato su misura?

 

Un bambino non è un prodotto da confezionare su misura, sceglierlo su catalogo ed ordinarlo in funzione delle proprie esigenze, aspettative e desideri inconsci; questi sono elementi che aprono la strada ad un inquietante scenario.
Se etica e scienza non trovano un punto d’incontro, si corre il rischio di confondere l'aiuto che ci fornisce la scienza, in una pericolosa ed estrema manipolazione della natura.
Oggi le coppie chiedono di escludere i donatori con un certo colore di pelle o con una certa fisionomia di naso o occhi, domani- forse- si sceglieranno i più belli ed i più dotati fisicamente.

Forse una battuta di arresto e qualche riflessione psicologica in più, sarebbero utili.
Chi decide di intraprendere la difficile ed impervia strada dell' eterologa, dovrebbe essere aiutato e supportato psicologicamente e soprattutto dovrebbe essere disposto ad un'accoglienza incondizionata, così come nel caso dell’adozione.

 

Fonte:

 

  

Autore

valeriarandone
Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo

Laureata in Psicologia nel 1992 presso La Sapienza-Roma.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia tesserino n° 1048.

3 commenti

#2
Utente 171XXX
Utente 171XXX

Buonasera dottoressa, siamo reduci da un secondo tentativo di eterologa in Spagna, il primo tentativo per fortuna sta iniziando a camminare in questi giorni. Credo che in queste cose vada utilizzato uno strumento che oggi non va più tanto di moda: il buon senso.
Ovvero, nessuno pretende che la donatrice sia una sosia della donante, ma su alcune caratteristiche fisiche come il colore della pelle, è opportuno che si possa scegliere. Non per razzismo, ma perché la società non è ancora pronta ad accettare una situazione "anomala" come un figlio di colore diverso dai genitori, e si creerebbero problemi al piccolo e ai genitori..

#3
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Gentile Signora,
Grazie per le sue riflessioni e le sue note.
Auguri per i primi passi del suo/sua piccola...
Il buon senso spesso si trasforma in delirio di onnipotenza, travalica ogni possibile forma di equilibrio e sembra addirittira essere a "rischio di estinzione".
Concordo con il colore della pelle, è già difficole così, ma il resto forse è un po' eccessivo..
Valeria Randone

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