Il demente non è così demente

Dr.ssa Valentina SciubbaData pubblicazione: 01 novembre 2014Ultimo aggiornamento: 26 novembre 2014

La malattia di Alzheimer è tra le demenze più frequenti negli anziani.

L'esordio si colloca di solito oltre i 65 anni, il decorso è linearmente progressivo e ad esito infausto. Essa comporta deficit cognitivi come perdita di memoria, impoverimento del linguaggio, perdita della capacità di svolgere compiti usuali.

Si riscontrano anche sintomi comportamentali, depressione, incontinenza e, nelle fasi più avanzate, sintomi motori.

Nelle fasi iniziali si riscontrano sintomi ascrivibili ad uno stato depressivo e nella comunità scientifica si dibatte se la depressione sia antecedente o conseguente la malattia.

Secondo uno studio del 2011 nel quale è stato seguito un gruppo di 3140 persone di età uguale o superiore ai 65 anni, inizialmente non affette da demenza, per un periodo medio di 7 anni, precedenti episodi di depressione costituiscono un fattore di rischio per l'Alzheimer solo se intervenuti dopo i 50 anni. Non si è trovata invece una correlazione positiva tra storia clinica di depressione in età precedenti e l'insorgenza della malattia.

Tale studio avvalora pertanto l'ipotesi che una depressione relativamente recente favorisca l'esordio dell'Alzheimer.

Spesso i pazienti di Alzheimer vengono indirizzati verso strutture dove sono presenti psicologi competenti nella diagnosi neuropsicologica e nella riabilitazione. Quest'ultima, tuttavia, considerato il decorso progressivo della malattia, si prefigge essenzialmente un rallentamento della stessa, oltre ad un'educazione o sostegno dei familiari e dei caregivers.

Manca completamente nei protocolli di trattamento di queste strutture una specifica psicoterapia per lo stato depressivo che pure si riscontra frequentemente nelle fasi iniziali, quasi che il deficit cognitivo pregiudichi e renda inefficace un tale trattamento.

In tal modo si ignora l'ipotesi etiologica che dà alla depressione un ruolo scatenante o favorente e indirettamente si tratta il paziente come se avesse un deficit cognitivo maggiore di quello che ha, con il rischio tra l'altro di favorire il ben noto fenomeno della profezia che si autoavvera. Tale fenomeno è stato ben illustrato da esperimenti in cui si inducevano negli insegnanti buone aspettative sulle capacità intellettive di alcuni studenti e alla fine dell'anno si verificavano effettivamente migliori prestazioni scolastiche per essi, benchè tali aspettative fossero del tutto infondate perchè manipolate dallo sperimentatore.

Il deficit cognitivo non può essere un ostacolo insormontabile per la psicoterapia. Lo psicoterapeuta ha vari strumenti come l'anamnesi, l'osservazione del comportamento e il colloquio, la cui possibilità permane nonostante l'impoverimento del linguaggio, per diagnosticare e trattare i fattori psicologici alla base dello stato depressivo.

Un miglioramento della depressione porterebbe d'altra parte benefici a vari livelli: fisico, comportamentale, del tono dell'umore e faciliterebbe un possibile recupero di capacità motorie e cognitive.

La cura dei vari tipi di demenza nell'anziano e in particolare dell'Alzheimer, considerata l'elevata incidenza nei paesi occidentali, comporta elevati costi economici.

La psicoterapia della depressione, essendo un intervento contro un probabile fattore etiologico, dovrebbe a mio avviso essere obbligatoriamente prevista nei protocolli di trattamento, per motivi scientifici ed etici. Essa inoltre presumibilmente comporterebbe dei benefici anche economici.

La depressione nel paziente di Alzheimer può e deve essere curata con, o anche con la psicoterapia.

Autore

valentinasciubba
Dr.ssa Valentina Sciubba Psicologo, Psicoterapeuta

Laureata in Psicologia nel 1996 presso Univ. La Sapienza - Roma.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Lazio tesserino n° 7144.

7 commenti

#6
Ex utente
Ex utente

Buongiorno Gentile Dottoressa Valentina Sciubba, apprezzerei il Suo parere riguardo a quello che ho capito svolgendo una ricerca per capire le cause e le cure della malattia di Alzheimer.
A questo proposito dovremmo rivolgerci una domanda: come possiamo prevenire efficacemente la malattia neurodegenerativa Alzheimer?
Per prima cosa è necessario avere un buon afflusso Cerebrale, una buona vascolarizzazione nel Cervello, le quali si ottengono con il regolare e quotidiano esercizio fisico aerobico, non affaticante ma continuato nelle settimane, nei mesi, e negli anni, questo Protettivo Stile di Vita lo dovremmo iniziare quando arriviamo a circa cinquanta anni.
Per maggiore sicurezza sarebbe molto utile richiedere ad un Medico un'esame del sangue che si chiama Emogasanalisi, tramite il quale possiamo conoscere gli importantissimi livelli della concentrazione di ossigeno nel sangue, la cui pressione parziale e quantità è indicata dalla pO2 arteriosa.
Dopo circa sei mesi o un'anno del quotidiano esercizio fisico aerobico, è bene rifare l'Emogasanalisi per controllare i livelli della pO2 arteriosa, e nel caso si riscontri anche un minimo aumento della pressione parziale di ossigeno paramagnetico nel sangue, possiamo essere lieti, perché siamo certi di ottenere la prevenzione efficace della malattia di Alzheimer o altre patologie degenerative.
Infatti, l'aumento stabile dei livelli della pO2 arteriosa, insieme all'aumento della Gittata Cardiaca ottenuto con la diminuzione della Frequenza Cardiaca che si verifica praticando la quotidiana attività fisica aerobica, DETERMINA una maggiore energia elettrochimica generata e irradiata nel sangue dall'ossigeno disciolto paramagnetico, ottenendo in questo modo la Rigenerazione delle Cellule del Cervello (NEUROGENESI) Rigenerandosi anche le Cellule degli altri Organi del Corpo, per merito delle quali ritorneranno la Memoria, l'Entusiasmo, e le Capacità Fisiche e Cognitive come quando eravamo più Giovani.
http://www.nonsolofitness.it/divulgazione-scientifica/neuroscienze/esercizio-fisico-e-neurogenesi-negli-adulti.html

I Migliori Saluti Gentile Dott.ssa Valentina Sciubba
Pino Fronzi

#7
Ex utente
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EMOGASANALISI (pO2, pCO2)

v.n.: pO2 sangue intero arterioso 100 mmHg

sangue intero venoso 35-40 mmHg

pCO2 sangue intero arterioso 35-45 mmHg

sangue intero venoso 38-49 mmHg

pH sierico 7.35-7,45

sangue intero arterioso 7,33-7,43

sangue intero venoso 7.35-7,45

% saturazione in O2 (sangue arterioso) 93-98%

I gas vengono trasportati ai tessuti e dai tessuti dal sangue circolante ed a livello capillare si verifica lo scambio tra sangue e cellule; a livello polmonare si verifica poi lo scambio di gas tra sangue e aria alveolare per diffusione attraverso le pareti alveolari. L'analisi dei gas nel sangue è importante per definire l'insufficienza respiratoria.

pO2

La pressione parziale dell'ossigeno è in rapporto alle capacità di ossigenazione del sangue da parte dei polmoni e di trasporto da parte dell'emoglobina.

La pO2 varia in funzione dell'età del soggetto:

20-29anni 90-l00mmHg

30-39 anni 85-95 mmHg

40-49 anni 81-91 mmHg

50-59 anni 77-87 mmHg

60-69 anni 73-83 mmHg

________________________________________

Buongiorno Dottoressa Valentina, Le chiedo ancora il consenso per indicare quello che ho capito svolgendo la ricerca sulle cause della malattia di Alzheimer, e apprezzerei molto una Sua riflessione al riguardo.
Alcuni penso si chiedano: perché l'insistenza su questi temi i quali noi Medici non abbiamo mai studiato?
Le racconto: circa quindici anni fa, avevo cinquanta anni, mi sono accorto di avere i primi disturbi della memoria, sono andato dalla mia Dott.ssa di Famiglia la quale, controllando la pressione arteriosa, ha osservato che era abbastanza alta, corrispondeva a 150 la max, e 105 la minima, quindi mi ha prescritto un farmaco per normalizzarla dicendomi che era anche necessaria l'alimentazione più corretta e ha suggerito di svolgere un regolare esercizio fisico.
Allora ho deciso di praticare giornalmente un'esercizio fisico aerobico non affaticante ma continuato per 40 minuti al giorno, così, tutte le mattine, abitando vicino al mare a Senigallia cammino sulla spiaggia per circa quattro km.
Sono già 13 anni che svolgo quotidianamente l'esercizio fisico aerobico.
Come scrivo sopra prima di iniziare la costante attività fisica non stavo bene, e cominciavo ad avere delle strane dimenticanze, ora è ritornata la memoria e altri privilegi degli anni giovanili.
Nove anni fa, sapendo che della malattia di Alzheimer e altre malattie neurologiche e oncologiche i ricercatori di medicina e i medici non conoscono le cause, ho pensato di iniziare una ricerca, studiando per conto mio, per cercare di capire cosa può essere che provoca l'insorgenza di queste gravi malattie.
Durante la ricerca ho avuto una intuizione, ho pensato che le gravi malattie degenerative potevano essere causate dalla carenza di ossigeno, ma domanda fondamentale: QUALE E' LA FORMA DI OSSIGENO LA CUI CARENZA E' PIU' RISCHIOSA?
Tramite il consiglio di un Pneumologo, richiedendo l'Emogasanalisi ho controllato i livelli della mia pO2 arteriosa, la quale indica la pressione parziale dell'ossigeno sostrato-disciolto, a seguito di questo esame dell'ossigenazione mi sono accorto che la mia pO2 era molto diminuita rispetto alla norma, corrispondeva a 76,6 mmHg.
Lo scorso anno, dopo 12 anni di costante attività fisica aerobica, richiedendo nuovamente l'Emogasanalisi ho osservato con soddisfazione che i livelli della mia pO2 arteriosa erano aumentati molto, corrispondevano a 88,6 mmHg, in questi dodici anni di esercizio fisico la pressione parziale di ossigeno è aumentata di 12 millimetri di mercurio, e io posso dire di avere una Buona Salute.
Dunque, non c'è ombra di dubbio, l'AUMENTO DELLA pO2 ARTERIOSA DETERMINA LA SALUTE DEL CERVELLO E DEL CORPO.
Ora Dottoressa Valentina, dobbiamo capire il perché.
E' abbastanza semplice, l'Ossigeno Disciolto nel sangue (pO2) ha una caratteristica non ancora studiata in Medicina, infatti l'O2 è PARAMAGNETICO, e, non è utilizzato per la ossigenazione cellulare, ma proprio perché paramagnetico, insieme alle membrane cellulari, agli elettroliti, e anche all'Idrogeno anch'esso nel sangue, è INDISPENSABILE PER GENERARE E IRRADIARE NEL SANGUE L'ENERGIA ELETTROCHIMICA necessaria per consentire la generazione dei Potenziali Elettrici di Membrana (potenziali d'azione) i quali determinano tutte le Attività del Cervello, del Cuore, e dei Muscoli, compresi i muscoli lisci delle arterie e delle vene, consentendo quindi, tramite soprattutto le VASODILATAZIONI, determinate dall'Attività Bioelettrica Cellulare prodotta principalmente dai muscoli lisci arteriosi, la Vita in Salute di tutti gli altri Organi del Corpo.
Ecco perché, specialmente quando non si svolge una regolare attività fisica aerobica, la frequente CARENZA di Ossigeno Disciolto Paramagnetico, indicata dalla diminuzione più o meno consistente della pO2 arteriosa, CAUSA LA RIDUZIONE DELL'ENERGIA ELETTROCHIMICA generata dall'Ossigeno Paramagnetico nel sangue, provocando più frequentemente le RISCHIOSE VASOCOSTRIZIONI e il conseguente deterioramento delle cellule che si riscontra nella malattia di Alzheimer e in altre malattie degenerative.
Possiamo capire che, a mio parere, è davvero necessario, per ottenere la prevenzione o eventualmente la cura delle malattie sopra citate, è bene richiedere l'Emogasanalisi Arteriosa alle Persone, in modo che, rendendosi conto che la pO2 è diminuita rispetto alla norma, sarà necessario aumentarla, o consigliando la costante attività fisica aerobica, o se la Persona, a causa di impedimenti fisici, non può praticare il regolare esercizio, si può aumentare la pO2 con delle terapie le quali aumentano stabilmente i livelli della concentrazione di ossigeno paramagnetico nel sangue, ritornando in questo modo quella Sana Attività Bioelettrica Cellulare per merito della quale otteniamo la Salute Mentale e Fisica.
Grazie Dottoressa Valentina Sciubba


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