Differenza tra l'area nevrotica e quella borderline

Dr. Alessandro DragoData pubblicazione: 17 novembre 2014

Premettendo che questo mio articolo non vuole essere in nessun modo esaustivo sulle differenze tra l’area nevrotica e/o borderline, intendo tuttavia provare a scrivere la differenza principale tra l’essere nell’area nevrotica e l’essere nell’area borderline.

Quando siamo di fronte ad una persona “normalmente nevrotica”, il che significa per coloro che seguono la dicotomia sano/malato essere sani, la cosa fondamentale per cui si cambia e si trasforma la propria nevrosi caratteriale è “fare esperienza” di ciò che accade nel susseguirsi della psicoterapia. Questo comporta l’avvio del processo di “cura” verso se stessi, in quanto permette, a piccoli passi, di andare da un bisogno all’altro, da un desiderio all’altro, da un sogno a quell’altro, ecc. nella relazione che si instaura tra paziente e terapeuta. Non è certo un caso che dopo, per esempio, 2-3 anni di una “buona” psicoterapia la persona si senta diversa e si ponga nella relazione con se stesso e gli altri in modo differente rispetto al primo giorno.

La persona nell’area borderline, invece, ha la tendenza a creare in-esperienza, ovvero ha la capacità di “masticare” l’esperienza terapeutica ma ha anche un’altra capacità rispetto al nevrotico: quella di “sputare” quello che gli piace.
Avete presente quando mangiate un cibo che vi disgusta e poi lo sputate nel piatto? Ecco la persona borderline riesce a rifiutare anche quando avverte felicità, gioia, serenità, ecc. all'interno dell'organismo pure se il cibo è prelibato. Vi chiederete, come si fa a sputare e a rifiutare qualcosa di buono e che provoca appagamento all’interno del nostro corpo? La risposta è proprio nella peculiarità della persona nell’area borderline; ovvero: con-fondere nutrimento emotivo che solitamente noi nevrotici annoveriamo come “buono” con quello “cattivo”. 

Il rischio fondamentale è, quindi, da una parte che rifiuti quando c’è qualcosa di “cattivo”, e questo va bene in quanto gli permette di non accettare qualcosa che non gli piace, dall’altra rifiuta anche quando invece lui o lei potrebbero nutrirsi serenamente ed in modo appagante. A tale proposito mi viene in mente il comportamento di un animale e da cui ricavo una immagine: il lama. Restiamo tutti sorpresi , meravigliati ed estremamente delusi quando gli diamo con tanto amore un po’ di cibo allo zoo e lui ci sputa in faccia comunque. Andiamo a casa con un interrogativo che ci assale “Perché l’ha fatto?". Nel mentre che ci interroghiamo, tornando a casa, il lama vive in realtà un paradosso interiore piuttosto crudele: "Ho rifiutato quel cibo per difendermi da una minaccia esterna ma avevo fame ed era pure buono quello che masticavo!”

A proposito in letteratura si dice: “La persona Borderline non fa esperienza”. Questo è vero e sensato ma, dal mio punto di vista, è più preciso e corretto dire: “La persona Borderline fa esperienza del rifiuto/rigetto totale senza nessun tipo di accettazione in quanto si sente costantemente aggredito”.

Capisco che per i nostri occhi “nevrotici” questo è illogico e privo di senso ma è pur sempre un tipo di esperienza e come tale va rispettata anche se a noi questo può sembrare estremamente irriguardoso nei riguardi della bontà della vita. Attenzione proprio a questo, se la persona nell’area borderline capisce che il terapeuta è troppo felice e gioioso, nei confronti della propria esistenza, rischia di fare la fine del visitatore dello zoo precedente.

Un buon modo per evitare di restare delusi? Mai avvicinarsi troppo e portare rispetto per persone che hanno terapeuticamente bisogno di distanza, anche se chiedono tuttavia che tu ti avvicini perché hanno “fame”; nel senso che passando la vita a non accettare nessun tipo di cibo emotivo si sentono interiormente e costantemente de-nutriti.

Autore

alessandrodrago
Dr. Alessandro Drago Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 2002 presso Università degli Studi di Firenze.
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Toscana tesserino n° 3961.

1 commenti

#1
Utente 414XXX
Utente 414XXX

Mi permetto di formulare un'ipotesi sul movente dell'esperienza di rifiuto descritta nell'articolo, nella speranza che il mio commento susciti la reazione di chi ha più competenze di me, in modo che corregga i miei errori. Ipotizzo che alla base dell'esperire borderline stia la consapevolezza della differenza fra il nostro modo di percepire e la realtà di ciò che percepiamo. Ammessa questa differenza può darsi che noi proviamo emozioni "buone" di fronte a comportamenti, nostri o d'altri, "cattivi"; e viceversa. In tal caso la difesa "borderline" dovrebbe servire a prevenire eventuali danni derivanti da un piacere effimero. Per esempio: un fumatore che provi piacere nel fumare e che non abbia ancora avvertito le conseguenze respiratorie dello stesso, potrebbe comunque decidere di rifiutare una sigaretta.

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