Innamorati di te: la più bella del reame

Dr.ssa Valeria RandoneData pubblicazione: 01 dicembre 2015

“Bisogna essere quel che si è per diventare quello che si vuole”
Nietzsche

Lo odiamo, lo accudiamo, lo modifichiamo, talvolta lo trascuriamo: il nostro corpo.
Il rapporto con lo specchio cambia, fluttua - migliora o peggiora - in funzione dell'età, delle esperienze vissute e dell'autostima.

Il rapporto con il corpo è senza dubbio la relazione affettiva più complessa e duratura che ci troviamo a vivere, sin dai primissimi anni di vita.

L'autostima - o l'insicurezza - dipende da "come" e "se" stiamo amati da piccoli, da come siamo stati guardati o ignorati, da quante volte ci hanno detto "belli o bravi" e da quali sguardi amorevoli ci hanno accompagnato durante la nostra vita ed i nostri sbagli.

Se siamo innamorati e felici, se abbiamo gli occhi lucidi e liquorosi, lo specchio ci rimanderà un'immagine positiva ed armoniosa.

Se invece siamo infelici o tristi, sedotti e abbandonati, il corpo diventerà il nostro peggior nemico.

In preda alla sofferenza ed all'inquietudine, diventerà il bersaglio del nostro stato d'animo, di umori e malumori, verrà quindi trascurato, abusato, poco valorizzato e, spesso, si esprimerà con l'unico linguaggio che conosce: i sintomi e le somatizzazioni.

I media hanno sdoganato modelli estetici difficilmente raggiungibili, donne magrissime - quasi anoressiche - quasi tutte uguali, con tratti fenotipici seduttivi ed eccessivi, uomini palestrati, spesso depilati e talvolta anche truccati, con un abbigliamento curato ed omologato ai canoni vigenti.

Sembra infatti che per i brutti, bassi, magri o in sovrappeso, non ci sia spazio e che la bellezza ad ogni costo sia un valore da esibire o da subire.

 

Anoressia e specchio: "felicemente imperfetta"

Uno dei disturbi del comportamento oro-alimentare, frequente e doloroso, è l'anoressia.
Disfunzione in costante aumento soprattutto ai nostri giorni.

Esiste un legame tra canoni estetici ed anoressia?
Tra magrezza ad oltranza e presunta bellezza?
Tra l’epoca dei selfie, delle foto postate online e la ricerca compulsiva della perfezione?

Forse si.

L'anoressia è caratterizzata da una dismorfofobia importante e da un nucleo di grande solitudine e sofferenza.

La paziente si guarda allo specchio, si vede brutta e chiaramente in sovrappeso e continua il suo dimagrimento che, talvolta, la condurrà fino alla morte.

L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma dedica un pomeriggio all’informazione sull’anoressia domani, mercoledì 2 dicembre 2015, dalle ore 16.30, presso l’Auditorium San Paolo Un convegno e un documentario dal titolo «Felicemente imperfetta», al fine di affrontare questa tematica così difficile e sfaccettata.

Il documentario, proposto al termine dell’incontro, è a firma dalla regista Maite Bulgari ed è stato realizzato all’interno del Day Hospital di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Le immagini sono agghiaccianti e molto toccanti: narrano del percorso delle ragazze anoressiche - ed ovviamente delle loro famiglie - verso guarigione dalla malattia.

 

Mente e corpo, un matrimonio difficile

"Mens sana in corpore sano" sosteneva Cartesio, sottolineando l'inscindibilità tra la salute psichica e salute fisica, e viceversa.

Oggi, purtroppo, all'aspetto interiore si dà davvero poca importanza e tutto quello che un tempo veniva celato, adesso viene mostrato ed esibito: dal perizoma ai genitali depilati o abbelliti e ringiovaniti con interventi di chirurgia plastica.

L'interiorità è un giardino che non sfiorisce - anzi, solitamente, migliora negli anni - che, andrebbe accudito, innaffiato e concimato, con libri, passioni, scambi reali - non solo virtuali - con amici ed amori veri.

  • Il corpo deve essere obbligatoriamente perfetto?
  • Immune da cicatrici o imperfezioni?

Anche un difetto o una cicatrice parlano di noi, sono dei tatuaggio indelebili che testimoniano la nostra unicità, la nostra diversità, e talvolta, la nostra sofferenza.

Immagine ed internet
La nostra vita online è ormai talmente intensa da sovrastare, talvolta, quella reale.

Profili ludici o lavorativi, whatsapp o Facebook, linkedin o Medicitalia, obbligano ad avere un'immagine virtuale di noi, preferibilmente quella che ci rappresenta meglio.
Molti adolescenti trascorrono ore intere nel tentativo di trovare un selfie perfetto da postare online per poi ricevere più consensi possibili.
I feedback vengono elargiti dai like di Facebook, dalle condivisioni e dai commenti - più o meno intelligenti - delle immagini postate.
Profili accuratamente studiati, scevri da spontaneità, foto sapientemente ritoccate, ed anche quì, la stanchezza, le borse sotto gli occhi e le rughe, sembrano essere i grandi assenti.

La vita reale è però ben altra cosa.

  • Siamo veramente sicuri che i più belli del reale siano davvero così belli e, soprattutto, così sicuri di se?

Insegnare ai nostri figli ad “innamorarsi” di loro stessi, ad accettare le modifiche di un corpo che cambia, equivale a dare loro uno strumento di possibile felicità.

 

Fonte:

http://www.lastampa.it/2015/12/01/scienza/benessere/ora-lanoressia-pu-colpire-anche-a-anni-q6tJJtPGQDGRswEbH3RAZK/pagina.html

 

 

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Autore

valeriarandone
Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo

Laureata in Psicologia nel 1992 presso La Sapienza-Roma.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia tesserino n° 1048.

4 commenti

#1
Dr. Alessandro Raggi
Dr. Alessandro Raggi

Complimenti per le riflessioni e l'argomento, ancora troppo sottovalutato. Nonostante oggi se ne parli molto più di prima, siamo costretti a fare i conti con un incremento di queste sintomatologie così drammatiche e complesse, che richiedono trattamenti intensi e spesso anche molto prolungati, senza l'illusione che si possano risolvere senza impegno. E' anche molto difficile far comprendere anche ai genitori quanto sia importante il loro pieno coinvolgimento nella terapia.

#2
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Ciao Alessandro,
grazie per le tue note e per il tuo contributo.

Ha i detto bene "drammatiche e complesse..."



#3
Utente 397XXX
Utente 397XXX

Dottoressa Randone, le faccio i miei complimenti per questo articolo, che inquadra come un lucido specchio le distorsioni della nostra societa'. Davvero una grande professionista e scrittrice!Anzi mi permetta di dirle: una grande firma.
Vorrei solo aggiungere una riflessione.
Ognuno di noi, anche tra i non addetti ai lavori, ha conosciuto e vissuto in prima persona questo genere di abominio, sentendosi un po' dentro ed un po' fuori a queste situazioni. Ma, ormai, azzarderei di considerare necessaria la consulenza di un professionista dell'anima per ognuno di noi come indispensabile nei giorni nostri. A ben considerare, poi, c'e' che viviamo in una societa' complicata, nella quale ci troviamo spesso in guai di ordine economico e giudiziario, pensando ovviamente di rivolgersi ad un corpo professionale specifico per venirne a capo. Allora siccome tutto cio' e' diventata la normalita', cosi' come dovrebbe esserlo per uno psicoterapeuta, il quale ha un dovere in piu' degli altri e delle altre consulenze professionali succitate: liberare dalla schiavitu' della mente. Un saluto

#4
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Gentile Utente,
grazie per le sue riflessioni e grazie per i suoi consensi.

È veramente evocativa la sua frase inerente la nostra professione: "liberare dalla schiavitù della mente" , rappresenta al meglio il nostro impegno.

Un cordiale saluto.

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