Nelle sezioni precedenti abbiamo osservato come nasce una dinamica ossessiva https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/895-la-trappola-delle-ossessioni.html, come si mantiene in vita  https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/3715-la-rimuginazione-ossessiva-come-risolverla.html e argomentato su tutto ciò che gira intorno al Disturbo Ossessivo Compulsivo https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/4051-i-pensieri-ossessivi-possono-diventare-reali.html;

https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/7536-perche-le-compulsioni-ritornano.html.

Qui entreremo nel merito di un’ulteriore dinamica, ma questa volta legata alla struttura del DOC. Quando quest’ultimo si presenta, si crea nel soggetto uno stato di angoscia legato al suo contenuto, infatti si parla, seppur in modo scorretto, di DOC relazionale, omosessuale, aggressivo, da contaminazione e di tutte le varianti che la nostra “creatività” ansiosa può costruire. Non c’è limite alle differenti forme con il quale il DOC è in grado esprimersi. Passata un’ossessione, ecco che se ne presenta un’altra dal contenuto diverso che, a volte, rende meno angosciosa la prima per prenderne il sopravvento. E chi ne è portatore è spinto verso una nuova ed estenuante battaglia per difendersi. Altra caratteristica del portatore di DOC è la memoria corta. Ossia dimentica che la trappola è la stessa e rimette in atto tutte le dinamiche disfunzionali (che abbiamo già descritto nelle sezioni precedenti) per difendersi. Ma, tornando al contenuto, un’affermazione possiamo farla con sufficiente determinazione: il DOC è uno soltanto e i contenuti non sono altro che varianti di uno stesso meccanismo di pensiero. 

Cosa significa? Il DOC non è un difetto di contenuto. E’ assolutamente irrilevante che sia legato alla propria sessualità o al proprio orientamento sessuale, che si focalizzi sui sentimenti verso il proprio partner o i propri figli, o che sia legato alla paura di contrarre malattie, di fare del male a qualcuno o altro ancora. Non c’è alcun significato di fondo legato a questi temi e, come già spiegato in altre occasioni, il tentare di trovare spiegazioni non fa altro che peggiorare il problema, incrementandone la rimuginazione.

Il DOC è, in realtà, un difetto di FORMA! Ed è questo aspetto ad essere disfunzionale e a spingere il soggetto a mettere in pratica una serie di azioni che alimentano i pensieri che più teme. Quindi è inutile e fuorviante cercare rassicurazioni sul significato del suo contenuto. Infatti è così difficoltoso uscire dal pensiero ossessivo perché si “combatte” contro l’avversario sbagliato! Si effettua un’inutile battaglia contro l’aspetto più irrilevante e meno utile della dinamica ossessiva, appunto il contenuto! Ciò che va corretto e ciò che dovrà essere oggetto dell’intervento, invece, è la forma scorretta del pensiero legata al DOC. Questo difetto di forma consiste in tre elementi cardine che sono alla base di questa disfunzione: la pretesa di un controllo assoluto, la pretesa di risposte definitive e, infine, la pretesa di avere certezze!

Il portatore di DOC ha la pretesa illusoria di mantenere il controllo delle proprie emozioni e dei propri pensieri. Egli dice a se stesso: “Questo non devo pensarlo” ed è in continua lotta contro pensieri e immagini intrusive che sono “universali” e che invadono la mente di ogni essere umano, ansioso e non. Si tratta di una lotta persa in partenza, perché la natura di certi pensieri è legata a una dinamica generale alla quale tutti sono esposti ma che, grazie a una differente elaborazione della cosa, passa inosservata ai più. Più si tenta di mantenere il controllo sui propri pensieri e sulle proprie emozioni, più si è destinati a perderlo!

Il portatore di DOC è sempre a caccia di risposte definitive che non può ottenere! La ricerca di risposte rappresenta il preludio per altre domande che richiedono altre risposte e che portano altre domande. Stiamo parlando della rimuginazione che, considerata un tentativo maldestro di risolvere l’ossessione è, in realtà, essa stessa l’essenza del DOC! “Perché ho pensato questa cosa?”, “E se succedesse davvero?”, “Cosa vorrà dire?”, “Che significato ha?”. Domande scorrette, perché basate su premesse scorrette, per definizione non possono avere risposte corrette! La ricerca diventa, così, infinita!

Infine il portatore di DOC non tollera dubbi e incertezze. La sua è una ricerca affannosa di sicurezza. Ha il bisogno incessante di avere la certezza sui propri desideri, le proprie pulsioni e guai se la sua mente divaga verso pensieri per lui intollerabili! “Devo essere certo di non provare determinate sensazioni per quella persona”, “Devo essere sicuro di amare davvero”, “Non devo avere alcun dubbio sui miei desideri”: queste affermazioni rappresentano alcune delle dinamiche mentali tipiche di chi è immerso nel pensiero ossessivo. Il soggetto non considera che l’intero genere umano vive e accetta la costante incertezza delle cose. In caso contrario, si avvia inesorabilmente verso la nevrosi. Avere la certezza sulle nostre emozioni è pura illusione, poiché è assolutamente umano provare sensazioni, desideri e fare riflessioni su situazioni lontane dalla nostra visione del mondo, siano esse perverse, negative o immorali. Ma noi crediamo, sbagliando, che ciò non debba accadere e quindi ne soffriamo. (Come già discusso qui https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/40-quando-le-nostre-convinzioni-ci-fanno-ammalare.html).  

Da queste osservazioni si evince che ogni intervento terapeutico centrato sul contenuto è destinato a fallire, poiché il contenuto è solo la conseguenza del difetto di forma ed è su questa, invece, che ci si deve concentrare! E’ necessario far sì che le pretese su descritte perdano di forza, predisponendo il soggetto a una maggiore elasticità di pensiero. Dietro al timore di compiere qualche gesto inconsulto, di provare un’emozione perversa, o di qualsiasi altra natura, c’è spesso questa modalità disfunzionale di elaborazione delle informazioni. 

Così come il problema è nella forma, anche la cura deve mantenersi sulla forma!

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