Disturbo Ossessivo Compulsivo: un problema di forma, non di contenuto

Dr. Armando De VincentiisData pubblicazione: 25 giugno 2019Ultimo aggiornamento: 04 novembre 2019

 

Nelle sezioni precedenti abbiamo osservato come nasce una dinamica ossessiva https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/895-la-trappola-delle-ossessioni.html, come si mantiene in vita  https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/3715-la-rimuginazione-ossessiva-come-risolverla.html e argomentato su tutto ciò che gira intorno al Disturbo Ossessivo Compulsivo https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/4051-i-pensieri-ossessivi-possono-diventare-reali.html;

https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/7536-perche-le-compulsioni-ritornano.html.

Qui entreremo nel merito di un’ulteriore dinamica, ma questa volta legata alla struttura del DOC. Quando quest’ultimo si presenta, si crea nel soggetto uno stato di angoscia legato al suo contenuto, infatti si parla, seppur in modo scorretto, di DOC relazionale, omosessuale, aggressivo, da contaminazione e di tutte le varianti che la nostra “creatività” ansiosa può costruire. Non c’è limite alle differenti forme con il quale il DOC è in grado esprimersi. Passata un’ossessione, ecco che se ne presenta un’altra dal contenuto diverso che, a volte, rende meno angosciosa la prima per prenderne il sopravvento. E chi ne è portatore è spinto verso una nuova ed estenuante battaglia per difendersi. Altra caratteristica del portatore di DOC è la memoria corta. Ossia dimentica che la trappola è la stessa e rimette in atto tutte le dinamiche disfunzionali (che abbiamo già descritto nelle sezioni precedenti) per difendersi. Ma, tornando al contenuto, un’affermazione possiamo farla con sufficiente determinazione: il DOC è uno soltanto e i contenuti non sono altro che varianti di uno stesso meccanismo di pensiero. 

Cosa significa? Il DOC non è un difetto di contenuto. E’ assolutamente irrilevante che sia legato alla propria sessualità o al proprio orientamento sessuale, che si focalizzi sui sentimenti verso il proprio partner o i propri figli, o che sia legato alla paura di contrarre malattie, di fare del male a qualcuno o altro ancora. Non c’è alcun significato di fondo legato a questi temi e, come già spiegato in altre occasioni, il tentare di trovare spiegazioni non fa altro che peggiorare il problema, incrementandone la rimuginazione.

Il DOC è, in realtà, un difetto di FORMA! Ed è questo aspetto ad essere disfunzionale e a spingere il soggetto a mettere in pratica una serie di azioni che alimentano i pensieri che più teme. Quindi è inutile e fuorviante cercare rassicurazioni sul significato del suo contenuto. Infatti è così difficoltoso uscire dal pensiero ossessivo perché si “combatte” contro l’avversario sbagliato! Si effettua un’inutile battaglia contro l’aspetto più irrilevante e meno utile della dinamica ossessiva, appunto il contenuto! Ciò che va corretto e ciò che dovrà essere oggetto dell’intervento, invece, è la forma scorretta del pensiero legata al DOC. Questo difetto di forma consiste in tre elementi cardine che sono alla base di questa disfunzione: la pretesa di un controllo assoluto, la pretesa di risposte definitive e, infine, la pretesa di avere certezze!

Il portatore di DOC ha la pretesa illusoria di mantenere il controllo delle proprie emozioni e dei propri pensieri. Egli dice a se stesso: “Questo non devo pensarlo” ed è in continua lotta contro pensieri e immagini intrusive che sono “universali” e che invadono la mente di ogni essere umano, ansioso e non. Si tratta di una lotta persa in partenza, perché la natura di certi pensieri è legata a una dinamica generale alla quale tutti sono esposti ma che, grazie a una differente elaborazione della cosa, passa inosservata ai più. Più si tenta di mantenere il controllo sui propri pensieri e sulle proprie emozioni, più si è destinati a perderlo!

Il portatore di DOC è sempre a caccia di risposte definitive che non può ottenere! La ricerca di risposte rappresenta il preludio per altre domande che richiedono altre risposte e che portano altre domande. Stiamo parlando della rimuginazione che, considerata un tentativo maldestro di risolvere l’ossessione è, in realtà, essa stessa l’essenza del DOC! “Perché ho pensato questa cosa?”, “E se succedesse davvero?”, “Cosa vorrà dire?”, “Che significato ha?”. Domande scorrette, perché basate su premesse scorrette, per definizione non possono avere risposte corrette! La ricerca diventa, così, infinita!

Infine il portatore di DOC non tollera dubbi e incertezze. La sua è una ricerca affannosa di sicurezza. Ha il bisogno incessante di avere la certezza sui propri desideri, le proprie pulsioni e guai se la sua mente divaga verso pensieri per lui intollerabili! “Devo essere certo di non provare determinate sensazioni per quella persona”, “Devo essere sicuro di amare davvero”, “Non devo avere alcun dubbio sui miei desideri”: queste affermazioni rappresentano alcune delle dinamiche mentali tipiche di chi è immerso nel pensiero ossessivo. Il soggetto non considera che l’intero genere umano vive e accetta la costante incertezza delle cose. In caso contrario, si avvia inesorabilmente verso la nevrosi. Avere la certezza sulle nostre emozioni è pura illusione, poiché è assolutamente umano provare sensazioni, desideri e fare riflessioni su situazioni lontane dalla nostra visione del mondo, siano esse perverse, negative o immorali. Ma noi crediamo, sbagliando, che ciò non debba accadere e quindi ne soffriamo. (Come già discusso qui https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/40-quando-le-nostre-convinzioni-ci-fanno-ammalare.html).  

Da queste osservazioni si evince che ogni intervento terapeutico centrato sul contenuto è destinato a fallire, poiché il contenuto è solo la conseguenza del difetto di forma ed è su questa, invece, che ci si deve concentrare! E’ necessario far sì che le pretese su descritte perdano di forza, predisponendo il soggetto a una maggiore elasticità di pensiero. Dietro al timore di compiere qualche gesto inconsulto, di provare un’emozione perversa, o di qualsiasi altra natura, c’è spesso questa modalità disfunzionale di elaborazione delle informazioni. 

Così come il problema è nella forma, anche la cura deve mantenersi sulla forma!

Autore

a.devincentiis
Dr. Armando De Vincentiis Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 1996 presso Università La sapienza di Roma .
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Puglia tesserino n° 1371.

8 commenti

#4
Utente 569XXX
Utente 569XXX

Buongiorno , sono di Reggio Emilia e ho 29 anni.
È da 3 mesi che non vivo più , un pensiero mi ha rovinato la vita. Premetto che ora sono in cura da uno psicologo , proprio perché presa dalla disperazione ho avuto bisogno di chiedere aiuto. Nella mia vita ho sempre fatto tutto da sola, ho cercato sempre di arrangiarmi .
Il trauma è iniziato a fine luglio , quando durante un incontro di lavoro ho provato una sensazione piacevole per una ragazza che era lì , ho sentito che mi stesse capendo.
Da lì l’incubo , mille dubbi , ansie, attacchi di panico . Ho passato un mese a non uscire più di casa , ho smesso di vedere le mie amiche di sempre , di guardare la tele per paura di provare una sensazione simile . I sensi di colpa nei confronti del mio fidanzato sono aumentati è da lì è calato anche il desiderio sessuale per paura di non provare più le stesse cose .
Il disagio mi ha paralizzato a letto qualche volta . Immagino scene assurde e questo mi porta ad avere attacchi di panico ricorrenti fino a sentirmi svenire . Nel frattempo la mia mente continua a farmi stare male a volte vorrei sbattere la testa contro un muro . Ho pensato diverse volte al suicidio . Ho pensato di prendere un sacco di psicofarmaci , di buttarmi giù dalla finestra . Questo senso di paura mi sta facendo morire dentro. Gli ultimi due anni sono stati terribili , ho avuto una relazione dove ci sono stati momenti di rabbia e ci siamo picchiati tante volte , ha tirato fuori il lato peggiore di me. Dopo due mesi ho perso il lavoro , mi sono sentita morire , era il lavoro della mia vita è sono stata trattata come un ladro. Nel frattempo ho conosciuto il mio attuale fidanzato, l’unica gioia che ho. Ho trovato un nuovo lavoro, l’inizio di un nuovo incubo . Ho passato mesi di angoscia , di ansia , ho iniziato a stare male la domencia pomeriggio , in ufficio avevo continui conati di vomito. Mi sarei voluta licenziare ma nel momento in cui ne ho parlato con i miei genitori come sempre mi hanno detto che dovevo resistere e io n volevo . Mi sono sentita lasciata sola, le mie amiche sono scomparse . Mi sentito totalmente sola e delusa da chi avevo attorno. Mi sono caricata di tanto dolore, nel mentre sono subentrati i problemi economici del mio fidanzato e lì i sensi di colpa mi sono aumentati , lui ha cambiato lavoro per causa mia che volevo una vita più normale . Il problema del cibo è tornato a farsi vivo , di girono non mangiavo e la notte divoravo di tutto fino a stare male.mi sono sempre sentita brutta a grassa . Sempre . Il confronto è il senso di sentirmi inadeguata è sempre stato dietro l’angolo. Avevo l’ossessione che il mio fidanzato mi tradisse , ogni notte per un anno ho sognato che tornava con la sua ex . Insomma questi sono stati gli ultimi due anni . Ed ora mi ritrovo a non riuscire più a lottare . I pensieri mi travolgono e mi fanno stare male. Mi manca stare bene con il mio ragazzo . Mi sento così in colpa con lui. Io non voglio perderlo. E non voglio essere ciò che non sono . Aiuto

#5
Utente 569XXX
Utente 569XXX

salve dottore , vorrei condividere con lei la mia esperienza.

Sono un uomo , ho da poco superato i 36 anni e sono fidanzato da poco piu' di 3 anni (con una lei) ..

Mentre facevo l'amore con la mia ragazza e stavo per raggiungere l'orgasmo, mi è venuto in mente il faccino della nipotina della mia compagna.
Mi si è gelato il sangue, ho iniziato a pensare che probabilmente avevo raggiunto l'orgasmo pensando a lei...(CHE ANSIA)
Cosi' , ogniqualvolta che ero circondato da bambini , iniziavo ad avere immagini a sfondo sessuale (che io nn desideravo) .
Nonostante provassi disgusto all'idea , questi pensieri si sono sempre piu' intensificato.

Fino quando ho iniziato a fare una ricerca su internet , e scoprire che nn ero il solo e che si trattavano di pensieri intrusivi alla quale nn bisognava dare importanza, mi ha un pò tranquillizzato.

Ma leggere su internet nn sempre ha tutti gli aspetti positivi, infatti mi sono imbattuto nel doc omosex...
Cosi' ho iniziato a pensare se avessi potuto averlo anch'io, e scavando e scavando ,scavando nei miei ricordi , mi è venuto in mente che mentre ero sullo scooter con un amico, mi venne un pensiero nella quale volevo avere un contatto fisico (da dietro) con questa persona...
Allora quel pensiero nn mi tocco' piu' di tanto(sono passati tanti anni e i ricordi nn sono poi cosi' nitidi), forse probabilmente xkè ero fidanzato e/o frequentavo qualcuno(di sesso femminile naturalmente).

E ricordo anche che quando ero piccolo( elementari/medie , nn ricordo) giocando con mio fratello (piu' piccolo di me ) provai piacere nel fare un movimento con il bacino ( di sesso nn ne sapevo nulla) cosi' riprodussi quel piacere con il cuscino.

ed io associai che probabilmente quel movimento era sbagliato, cosi' inizia a pensare di essere gay. Anche se nelle mie fantasie erano
presenti le donne...

E sono andato avanti cosi' per diversi anni .. fin quando alle superiori , confrontandomi con gli amici , capi' che erano assolutamente tutto normale ...E che nn erano stati anni facili per me !!!

Arriviamo al dunque , nei suoi interventi lei dice che la paura che ci suscitano quei pensieri intrusivi, era già un chiaro segnale che quel pensiero nn ci riguardava.

io quando ho questi pensieri , quando mi metto alla prova con pensieri omosex o pedo , nn provo piu' disgusto. Nn provo assolutamente nulla..
E la cosa mi preoccupa...
Domanda : che cosa mi sta succedendo?? è possibile che con il passare del tempo possano iniziare a piacermi??

Ahh dimenticavo , sono stato da uno psicologo e in merito a quel ricordo mi ha tranquillizzato dicendomi che capita a chiunque avere pensieri gay, e che è assolutamente naturale.

dottore aspetto una sua notizia , grazie.

#6
Utente 597XXX
Utente 597XXX

Interessante! Mi ci ritrovo.
Dottore ma è molto diffuso questo tipo di disturbo oggi, soprattutto nei giovani. Come mai? È la società di oggi?

#7
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

magari c'è sempre stata solo che era etichettata in altro modo scorretto . es "esaurimento nervoso"

#8
Utente 597XXX
Utente 597XXX

Grazie della risposta!

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