La rimuginazione ossessiva. Come risolverla?

Dr. Armando De VincentiisData pubblicazione: 24 agosto 2013

Provate a risolvere un’espressione algebrica scorretta!

a.devincentiis_pensa

In un post precedente abbiamo evidenziato come un’ossessione possa nascere dal nulla effettuando semplicemente una ipotesi mentale: La trappola delle ossessioni.

Ma una volta che l’ipotesi si impianta come un tarlo nella nostra mente cosa facciamo per rimuoverla? Quanti hanno tentato di eliminare questo tarlo attraverso un percorso “logico” di ragionamento mentale? E quanti sono rimasti vittime di questo ragionamento verso il quale non sono stati più in grado di uscirne? In questa occasione sta succedendo solo una cosa, si sta RIMUGINANDO!

L’ossessivo che si cimenta nella sua rimuginazione può essere paragonato ad uno studente di matematica impegnato a risolvere una espressione algebrica. In partenza sarà convinto che il procedimento che sta utilizzando lo porterà ad ottenere un risultato, ossia la soluzione della sua espressione. Al termine dell’espressione può accorgersi che il risultato ottenuto non è quello che si aspetta o che vorrebbe ottenere, quindi si sentirà costretto a ripercorrere la procedura utilizzata e, il più delle volte, la medesima procedura, nella convinzione di essersi perso qualche passaggio o di aver saltato qualche numero.

Ripercorso il tutto, alla fine, osserva che non ottiene ancora alcun risultato o che questo continua ad essere diverso da ciò che si aspettava. Ancora una volta torna a percorrere il procedimento iniziale, ma ancora non ottiene nulla. Ecco che la convinzione di un risultato che è lì che aspetta solo di essere trovato fa si che il nostro studente torni a ribattere ancora, ancora e ancora la stessa strada già utilizzata. Ecco che la trappola cerca soluzione impossibile è scattata. “Ci sarà una soluzione” afferma lo studente, “e io la troverò” imprigionandosi da solo in questa ricerca senza uscita.

Ad un certo punto qualcuno gli fa notare che il problema non sta nella soluzione ma nel percorso procedurale utilizzato; si perché gli si fa notare che la traccia di quella espressione era scorretta e non c’era alcuna soluzione che potesse essere ricavata. In un primo momento lo studente appare scettico, non vuole mettere in discussione tutto il lavoro e l’energia spesa, ma quando si accorge che rinunciare al tentativo di soluzione gli porta un sollievo non indifferente ne appare soddisfatto. “Se non c’è soluzione INUTILE battere strade che non mi porteranno a nulla”!

L’ossessivo si pone nella stessa condizione di questo studente che cerca di risolvere una espressone che non può essere risolta. Solo che l’espressione del nostro rimuginatore è rappresentata da un dubbio che riguarda l’amore, l’affetto verso un famigliare, il suo orientamento sessuale, un’azione commessa qualche tempo prima, una parola detta o ricevuta, un desiderio perverso verso qualcuno e così via. Il rimuginatore cerca, in una di queste occasioni, una conclusione in grado di risolvergli mentalmente la questione a caccia di un certo benessere, una soluzione del tipo “ah ecco non posso essere gey- ma certo che amo il mio ragazzo- ah si in questo modo non sono certo un pedofilo- ovvio che quell’azione non mi procurerà conseguenze…..” ecc.

Ma, dal momento in cui l’espressione mentale non è in grado di portarlo là dove vorrebbe, poiché ad ogni conclusione altri dubbi emergono, torna a ripercorrere quelle manovre mentali senza interruzione nella convinzione illusoria di ottenere l’illuminazione che lo rassicurerà in via definitiva. Il disco si ripete all’infinito con un dispendio di tempo ed energia, oltre ad un disagio non indifferente.

In queste occasioni un terapeuta può avere lo stesso effetto benefico del tizio che ha fatto notare al nostro studente che l’espressione non poteva avere soluzione. La rimuginazione potrà essere interrotta solo se ci si rende conto che il lavoro mentale che si sta effettuando non porta da nessuna parte, se non alla ripetizione infinita dell’espressione. Il benessere non sarà ottenuto, quindi, dalla soluzione impossibile, ma dalla scelta di non cercarla!

Eventuali Interpretazioni profonde di dinamiche inconsce di chi è ansioso a caccia di soluzioni, o la ricerca nel passato di qualche evento che possa aver scaturito questa rimuginazione rappresentano solo numeri aggiunti alla nostra espressione che rischiano di renderla ancora più complicata e di trasformare la procedura mentale in un territorio ancora più tortuoso.

Il rimuginatore è un ricercatore senza speranza che troverà l’illuminazione solo se smetterà la sua ricerca mentale!

Autore

a.devincentiis
Dr. Armando De Vincentiis Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 1996 presso Università La sapienza di Roma .
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Puglia tesserino n° 1371.

199 commenti

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#100
Utente 265XXX
Utente 265XXX

Beh che dire..articolo molto interessante e sinceramente sono molto contento di aver potuto leggere questo confronto tra specialisti di differente orientamento,l'ho trovata un'attività molto stimolante che però mi ha fatto sorgere un dubbio che vorrei esporre tanto ai dottori De Vincentis,Pileci e Santonocito,quanto al Dottor Raggi o alla dottoressa Massaro.
Leggendo questo articolo,pur non essendo esperto in materia,mi pare che si arrivi abbastanza agilmente alla conclusione che certi indirizzi terapeutici,come quelli psicodinamici,siano alquanto inefficaci nel trattare i disturbi d'ansia o doc vari e in più mi pare che ci sia anche la buona probabilità che questi indirizzi possano aggravare il problema.La domanda è,ma questo può essere vero?cioè,da profano in materia,mi chiedo come sia possibile che così tanti psicoterapeuti di indirizzo non cognitivo comportamentale o strategico continuino a curare pazienti affetti da ansia e pensiero ossessivo senza curarsi della totale mancanza di risultati o addirittura dell'aggravarsi di certi sintomi.Voglio dire che se certi psicoterapeuti(psicodinamici o psicoanalitici) continuano a trattare anche i pazienti affetti da ansia e doc vari senza mandarli via vorrà dire che certi risultati li raggiungeranno pure no?Se davvero certi indirizzi fossero così inefficaci per la cura di certi,se non dannosi,non avrebbero iniziato certi specialisti a dire ai propri pazienti "guardi,per certi disturbi,come quelli legati all'ansia,ci sono indirizzi molto più adatti del mio"

Io se fossi uno psicoterapeuta che in 20 anni di carriera non ha mai fatto guarire neanche un paziente affetto da ansia smetterei di curare questa disfunzione,evidentemente invece certi risultati li ottengano anche loro.

Non sono del settore,voglio pensarla così perché voglio essere in buona fede e non pensare che ci siano migliaia di psicoanalisti e terapeuti psicodinamici che continuano a trattare i disturbi d'ansia infischiandose dell'inefficacia dei loro metodi.anche perché parlandoci chiaro,leggendo questo articolo sembra che le possibilità di successo di certi indirizzi per i disturbi ansiosi siano veramente bassine bassine..

Ripeto che non vuole essere una domanda in polemica ne con i cognitivisti ne con nessun altro,anche perché non ho le conoscenze per poter polemizzare con nessuno di voi.E' semplicemente una domanda nata dal voler pensare in buona fede.
Grazie a chi vorrà rispondermi.

#101
Dr.ssa Flavia Massaro
Dr.ssa Flavia Massaro

Gentile Utente,
non posso che condividere la sua perplessità. Non esistono psicoterapie efficaci o inefficaci in assoluto, ma solo psicoterapie inefficaci o efficaci per quella specifica persona in quello specifico momento.
In tanti casi fallisce o funziona la TCC come in altri casi falliscono o funzionano la psicoanalisi o l'ipnosi, per fare due esempi diversi, perché un conto sono le teorie e le ricerche basate sui grandi numeri e un altro conto è la clinica e quindi la trattazione del singolo individuo.
Ovviamente questo accade perché a orientamenti terapeutici diversi corrispondono letture e interpretazioni diverse del problema e queste possono essere più o meno adeguate al singolo paziente, rendendosi efficaci o inefficaci nella sua trattazione.

Purtroppo non si può sapere in anticipo con certezza quale tipo di psicoterapia sarà utile a risolvere un certo problema, anche perché il "peso" del terapeuta nel processo di cambiamento è tutt'altro che indifferente e i fattori in gioco sono tanti: due psicoterapeuti che utilizzano la stessa tecnica possono infatti ottenere risultati molto diversi in base a quanto sono "bravi", esperti, empatici ecc., valorizzando quella tecnica con le proprie qualità o svilendola. Lo stesso avviene in campo medico e in molti altri ambiti.

Un caro saluto,
Flavia Massaro

#102
Psicologo
Psicologo

Gentile utente, giusto per confondere un pò le acque vorrei aggiungere che non tutti i modelli di terapia sono concordi nel considerare cosa è "guarigione", o addirittura nel perseguire un'idea di "guarigione".

Ad esempio, per un terapeuta cognitivo-comportamentale l'idea di "guarigione" corrisponde con il raggiungimento degli obiettivi di terapia concordati durante la valutazione iniziale.

Per questo motivo, ad esempio, la definizione di obiettivi concretamente valutabili diviene molto importante: in TCC, "diventare una persona migliore", "trovare il mio posto al mondo", "sentirmi a posto con me stesso" o "accettarmi pienamente" non sono obiettivi di terapia, bensì "desideri" del paziente, legittimi, ma modulabili in obiettivi di terapia come ad esempio "imparare ad affrontare i conflitti con mia moglie discutendo con lei in modo assertivo", "scegliere un percorso universitario e perseguirlo, preparando almeno due materie per il primo appello e presentandomi agli esami", "interrompere le mie ruminazioni sugli errori che ho commesso nella mia vita ed impegnarmi a cercare attivamente un lavoro", etc.

Letti così devo dire che suonano molto meno affascinanti, ma hanno dalla loro il vantaggio di essere raggiungibili e "misurabili".

Spesso, in TCC, "guarigione" implica anche "riduzione o eliminazione dei sintomi" (non sempre, dipende dall'esito della valutazione e dagli accordi tra paziente e terapeuta); questo obiettivo, per altri modelli di terapia, non solo non è utile, ma addirittura potrebbe essere controproducente.

Per questo motivo non è affatto semplice confrontare modelli di terapia molto differenti: difficilmente un analista ortodosso si proporrà di interrompere le compulsioni e ridurre il tempo di rimuginazione di una persona con Disturbo Ossessivo, mentre questi target sono fondamentali per chi intraprende una TCC.

Condivido solo in parte il pensiero della collega dott.ssa Massaro. E' vero che esiste la "variabile terapeuta" che può fare la differenza tra due percorsi, pur condotti con lo stesso approccio tecnico; ma è anche vero che, personalmente, considero ogni approccio (almeno quelli scientificamente più fondati e con una tradizione di ricerca e clinica alle spalle) probabilmente più indicato alla trattazione di specifiche tematiche e problemi, e meno per altri.

Ad esempio, sulla scorta dei dati di ricerca sull'efficacia (ed efficienza) delle terapia, considero gli approcci sistemico-relazionali e psicodinamici più indicati di quello cognitivo-comportamentale per il trattamento di alcuni disturbi di personalità ed alimentari (come le Anoressie), mentre un disturbo Borderline di personalità può beneficiare sia di trattamenti psicodinamici che della terapia comportamentale-dialettica.

Il discorso potrebbe continuare a lungo, ed articolarsi per ogni singolo disturbo o trattamento. Esistono enti e programmi, ad esempio negli USA, che valutano l'efficacia e l'efficienza delle politiche sanitarie, comprese le psicoterapie:

http://nrepp.samhsa.gov/CERResources.aspx

Un aspetto che mi sembra interessante sono le conclusioni cui è giunta la seconda task force dell'American Psychological Association - Division 29, che raccomanda di porre maggior attenzione alla cura della relazione terapeutica e non solo al modello di terapia adottato:

http://www.divisionofpsychotherapy.org/continuing-education/task-force-on-evidence-based-therapy-relationships/conclusions-of-the-task-force/

Sono conclusioni vecchie di tre anni, ma pongono enfasi su un tema in realtà poco controverso (quasi tutti gli orientamenti teorici sostengono l'importanza dell'alleanza terapeutica e della relazione terapeutica), sebbene valorizzato differentemente dai singoli modelli teorici e dalle correnti di pensiero in psicologia.

#103
Utente 265XXX
Utente 265XXX

@Dottor Calì,innanzi tutto grazie della risposta,poi "trovare il mio posto nel mondo" ,"diventare una persona migliore", "sentirmi a posto con me stesso","accettarmi pienamente" beh in effetti più che obbiettivi di una terapia sembrano frasi da bacio perugina;-) ma in casi invece come mancanza di autostima ed insicurezza oppure il non saper cosa fare di lavoro nella vita(che mi sembrano obbiettivi ben più concreti) la tcc può essere utile oppure no?per mancanza di autostima non intendo cose tipo l'assertività..io ad esempio da quel punto di vista non ho mai avuto problemi..anzi sono sempre riuscito ad impormi(forse anche troppo) fin da piccolo,però ho insicurezza e poca autostima su altre cose..ad esempio temo di non piacere mai alle donne(anche se ho le prove che non è così) e di non essere mai all'altezza di stare con loro..mi sento sempre sotto esame in loro presenza..eppure ripeto,ne con loro ne con gli uomini mi faccio mettere i piedi in testa,anzi.
Per questi problemi,così come per il non sapere cosa fare nella vita,può essere utile la tcc oppure è un approccio che si limita a scacciare l'ansia di certecose senza renderti però di fondo una persona più sicura di sé? Grazie

@Dottoressa Massaro,grazie della risposta,un carissimo e cordiale saluto anche a lei;-)

#104
Psicologo
Psicologo

>> in effetti più che obbiettivi di una terapia sembrano frasi da bacio perugina;-)

è quello che penso anche io... ^___^

>>ad esempio temo di non piacere mai alle donne(anche se ho le prove che non è così) e di non essere mai all'altezza di stare con loro..mi sento sempre sotto esame in loro presenza..

A volte, questo accade quando diamo troppa "credibilità" ai nostri pensieri, ed a tutte quelle cose inevitabili e stupide che ci passano per la mente quando affrontiamo qualcosa anche solo minimamente "attivante". "Chissà cosa penserà di me", "Farò una cattiva figura", etc., ad esempio.

In TCC non si impara a "scacciare l'ansia". Si impara a non lasciarsene sopraffare, a non ingigantirla inutilmente, ad accorgerci che siamo liberi di scegliere anche quando le cose vanno male. A non farci condizionare dai nostri pensieri ed a non scambiarli per la realtà, a comportarci in modo quanto più possibile simile a come vorremmo e non cedere all'impulso di scappare o cercare effimere rassicurazioni.

Se lei potesse imparare queste cose, si sentirebbe altrettanto insicuro?

Riguardo a "non sapere quale lavoro fare nella vita", a meno che lei non sia vittima di qualche forma di rimuginazione cui indugia, forse più che una psicoterapia sarebbe più indicato un job center o un bel bilancio delle competenze, perchè nessuna delle terapie che conosco può derogare dal codice deontologico, che ci vieta ogni intromissione nelle scelte di vita importanti delle persone con cui lavoriamo, indipendentemente dal nostro orientamento teorico.

#105
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

>>> temo di non piacere mai alle donne(anche se ho le prove che non è così)
>>>

È probabile che le prove di cui dispone siano insufficienti. Nel senso, che magari sul piano razionale *sa* che le donne non la disprezzano, ma *sente* che non è così.

Quindi ciò che le manca non sono prove, è l'esperienza del fallimento. Ogni ansioso/insicuro di solito evita ciò di cui ha paura e così facendo la rinforza ancora di più. Ad esempio la paura del rifiuto da parte delle donne farà cercare all'ansioso ogni modo possibile per non essere rifiutato. E così facendo, senza rendersene conto, si consolida in lui il sentimento (in modo circolare) che quella è davvero una cosa paurosa, quindi faccio bene a evitarla!

Pertanto se ritiene essere questo il suo problema, una TCC o anche la strategica breve, entrambe forme attive e prescrittive di terapia, non possono che fare al caso suo. Ma deve essere motivato a uscire dal suo problema.

#106
Utente 265XXX
Utente 265XXX

" se lei potesse imparare queste cose si sentirebbe altrettanto insicuro?" E' buffo sa' dottore?ho sempre pensato che fosse la mia insicurezza a crearmi l'ansia ma di recente sto iniziando a chiedermi se non sia invece l'ansia a crearmi tutta questa insicurezza!mi pare che un approccio come il suo vada in questa direzione.Visto?non è poi vero che la TCC non va a fondo alle cause del problema,a volte è semplicemente colpa nostra che confondiamo cause ed effetti! leggi:andiamo a scavare nelle tue insicurezze per trovare la causa del tuo sintomo(ansia) quando invece forse si dovrebbe lavorare sull'ansia per vivere meglio in generale!e come può questo non giovare alla nostra sicurezza personale?.

Dottor Santonocito,ha ragione su tutto quello che mi ha scritto,specie sulla paura del rifiuto.Io sono motivato al cambiamento,l'unico problema è che sono molto affezionato alla mia terapista,che però ha un approccio non adatto alla mia situazione(e l'ho capito solo ora).E' convinta che trovando il momento nel mio passato in cui ho iniziato a pensare troppo e ad essere troppo ansioso si potranno risolvere questi problemi.Il problema,e questo magari può anche servire da spunto di riflessione per voi del settore,è che una terapia del genere ti rende anche meno attivo nel presente!ad esempio da quando vado in terapia mi viene meno di buttarmi(con le ragazze) ed impegnarmi per superare certi miei blocchi(paura del rifiuto) perché il messaggio che mi arriva in terapia è che il vero snodo è nel mio passato e li c'è la vera soluzione!non certo in un mio impegno nel presente dove,troppo pieno di complessi dall'infanzia,non potrò mai essere libero a pieno,non senza aver lavorato sul passato.
Capisce anche da solo che una visone del genere purtroppo ti toglie un bel po' di stimoli per lavorare nel presente.Comunque cambierò,anche se a malincuore,orientamento terapeutico,anche se devo ammettere che già leggendo gli articoli vostri su medicitalia(mi riferisco ad esempio a lei,de vincentis,calì,pileci) mi ci sono ritrovato così tanto che mi sento già molto meglio!ma non basta bisogna andare da uno specialista di persona e lo farò!
un cordiale saluto a tutti e due.

#107
Utente 362XXX
Utente 362XXX

Buongiorno Dottore. Ho letto con interesse i suoi articoli riguardo il pensiero ossessivo e la rimuginazione. Vorrei chiederle un consiglio, perché mi ci ritrovo moltissimo.
Ho 22 anni, sono una ragazza che decisamente rimugina moltissimo, e da qualche anno sono in psicoterapia presso una psicologa molto nota della mia città. Ho iniziato a soffrire di pensieri ossessivi e attacchi di panico circa due anni fa, quando mia madre e suo marito si sono lasciati, per poi ritornare insieme poco tempo fa. Tutto questo ha causato una situazione altalenante e per me, che sono una persona molto rigida, dicotomica talvolta, non è stato un bene, soffrendo già dell'abbandono da parte di mio padre quando ero piccola. Rapporto che con lui è stato comunque recuperato.
In quel periodo i pensieri ossessivi erano del tipo "E se facessi del male a mia madre?" "Se fossi epilettica(tant'è che non andavo più al cinema, privandomi di una cosa che amo)?" "Se stessi impazzendo?". La mia psicologa mi ha fatto capire che tutto derivava da una mia paura di perdere il controllo e questo mi ha aiutato, tanto da smettere di avere certi pensieri.
È successo che adesso dinanzi a me si prospetta un grande cambiamento: mi trasferirò in Inghilterra per frequentare un master molto importante. Da allora sono tornati i pensieri ossessivi, molti dei quali riguardano il mio ragazzo, con cui sto da molto tempo e per la maggior parte sono del tipo "E se lo volessi lasciare?" "Lo devo lasciare?" "E se non stessimo più bene insieme?". Da premettere che abbiamo passato un periodo un po' turbolento recentemente.
Il pensiero monta dentro di me, provocandomi ansia finché non scoppio a piangere e quasi mi convinco che voglio lasciarlo, quando invece io lo amo moltissimo e mi manca solo se ci penso.
Ho smesso la psicoterapia solo in estate per due mesi. E alla fine questo problema torna a presentarsi, causandomi tanto dolore.
Aggiungo che, ho sofferto di depressione tempo fa e ho dovuto prendere degli ansiolitici poiché non riuscivo ad uscire di casa per l'ansia.
Secondo lei dovrei cambiare terapeuta? Esiste una soluzione definitiva per me o devo convivere a vita con questi disturbi?

#108
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

gentile ragazza, la psicoterapia deve fornire strategie che potranno essere applicate anche senza più l'intervento terapeuta.
Se questo non è rimasto allora bisogna rivalutare l'intervento
o con lo stesso terapeuta o con uno nuovo.
saluti

#109
Utente 362XXX
Utente 362XXX

Grazie mille dottore per la sua risposta, valuterò attentamente.

#110
Utente 195XXX
Utente 195XXX

Cari dottori,
molto interessante questo articolo. A periodi mi si ripresentano i pensieri ossessivi, che negli anni (si presentano solo in periodi di maggiore stress) hanno cambiato tematiche (paura delle malattie, paura di perdere la memoria, paura di essere lesbica senza saperlo). L'ultimo del momento è la paura di non amare davvero il mio ragazzo e di essere "segretamente" lesbica anche se dentro di me so che non è cosi: ammiro la bellezza femminile e a volte ho una "punta" di invidia x caratteristiche che magari a me mancano (o penso che mi manchino, xche in realtà sono molto dura con me stessa e a tratti rigida).
Vedo una bella ragazza e la guardo e la mia mente subito pensA: ecco, l'hai guardata! Non è che x caso ti piaccia? Non sarai mica lesbica senza saperlo? Forse ne sei attratta? E allora li inizio a "far le prove" e cerco di pensare a cosa proverei se la baciassi, a come sarebbe il futuro con una donna e + ci penso e - trovo la risposta definitiva al 100%..
So che sono sintomi dell'ansia, ne ho parlato tante volte con la mia terapeuta...e allora PERCHE' OGNI VOLTA mi viene da credere al contenuto?? Dovrei farli scorrere e riconoscere da come si presentano che sono solo pensieri ossessivi...se ci riesco poi spariscono e sto bene per settimane e settimane...se mi ci invischio invece rimangono e rimugino e sto male!!
Sono stufa! Pensavo che la psicoterapia psicodinamica mi aiutasse a risalire alle cause dell'ansia e fosse risolutiva!

#111
Dr.ssa Flavia Massaro
Dr.ssa Flavia Massaro

Cara Utente,
nella psicoterapia psicodinamica/psicoanalitica la ricerca delle cause remote e inconsce dei sintomi è per definizione elemento fondante e preliminare al lavoro che si effettua per ottenere un cambiamento, quindi si può ipotizzare che quella che ha effettuato non fosse una psicoterapia psicodinamica (visto che non siete risalite alle cause dell'ansia)o che ha effettuato solo pochi colloqui.
Il fatto che la psicologa le abbia più volte detto che i suoi pensieri sono sintomo d'ansia costituisce solo una valutazione della natura ansiosa del disagio, ma non ci dice nulla del lavoro che avete (o non avete) svolto per identificarne le cause e per rimuoverle.
Non è possibile che più che di una psicoterapia si sia trattato di un percorso di sostegno psicologico?
Non scarterei questa ipotesi.
Ne riparli con la nostra collega, se è ancora seguita da lei.

Un caro saluto,
d.ssa Flavia Massaro

#112
Utente 195XXX
Utente 195XXX

Cara dottoressa Massaro, sono stata in terapia per 5 anni quindi non direi che è stata una terapia di sostegno! Le cause dell'ansia sono venute fuori (attaccamento insicuro, dipendenza affettiva, traumi in famiglia che hanno slatentizzto il tutto). Ma il fatto di aver sviscerato tutto e di averci lavorato TANTO sopra non mi ha comunque risolto del tutto il problema.
E' stato un bel percorso ma diciamo che non posso dire di esserne totalmente "uscita" :)

#113
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

Gentile utente, sulla base di quello che dice e sulla base delle premesse di questo articolo è ora di cambiare.

#114
Dr.ssa Flavia Massaro
Dr.ssa Flavia Massaro

Cara Utente,
non tutti i casi sono uguali e l’efficacia di una psicoterapia dipende da tanti fattori, non ultimi il radicamento e la gravità della patologia e la presenza di un quadro allargato (familiare) di disagio, che non riguarda solo il singolo paziente. Lei non soffre di un singolo sintomo, ma tratteggia una situazione piuttosto complessa, forse afferente all'area dei disturbi di personalità, nella quale possono essere inoltre presenti elementi ambientali (familiari) che alimentano la sua dipendenza e/o ostacolano il completo cambiamento.
In tal senso il sintomo “pensiero ossessivo” può costituire solo una piccola parte di un quadro ben più complesso, che non è da escludere richieda di per sé molto lavoro e molto tempo per modificarsi (a seconda della diagnosi).
Sottolineerei positivamente il fatto che i pensieri ossessivi attualmente si presentano solo a periodi e che sente di aver fatto importanti passi avanti: non posso sapere se il quadro richieda ulteriore lavoro di stampo psicodinamico, ma nel dubbio può tranquillamente rivolgersi ad un terapeuta di differente approccio per lavorare sulle ossessioni.
Le suggerisco in ogni caso di parlarne con chi l’ha seguita in questi anni per fare il punto della situazione, capire se la psicoterapia attuale le ha già dato tutto quello che poteva darle e individuare quali possibili elementi ostacolano il completamento del suo cammino.
Le faccio tanti auguri,
Flavia Massaro

#115
Utente 367XXX
Utente 367XXX

Gentile Dottor De Vincentiis,

la cito in relazione a quanto risposto al collega Raggi:

"Il terapeuta deve ammettere la necessità di allargare la sua tecnica terapeutica perché l'esperienza e l'evidenza clinica ha dimostrato l'inutilità di alcuni interventi per casi specifici."

ecco, mi sarebbe piaciuto poter avere avuto la possibilità di godere della stessa umiltà da parte dei miei professori (tutti rigorosamente di indirizzo cognitivo comportamentale) durante il corso di laurea, concluso anni fa, presso la scuola di partito...ops...una nota Facoltà di Psicologia. Una professoressa in particolare fu quasi colta da scompenso quando alcuni di noi si azzardarono a ricordarle che la ricerca in psicosomatica non inizia con Wittkower negli anni '50 ma con un certo Sigismondo Freud e certi noti studi sull'isteria...

tutto questo non per criticare Lei ma per ricordare che l'umiltà ha sempre latitato il campo della psicologia.

#117
Utente 367XXX
Utente 367XXX

"NON è una battaglia ideologica in favore o sfavore di un orientamento ma solo in favore del paziente che dovrà scegliere, dandogli, così, la facoltà di effettuare una scelta informata"

l'esatto opposto di quello che succede nelle facoltà di psicologia italiane (e credo nel resto del mondo occidentale), purtroppo. non stupisce essere ancora fermi a discorsi da metà novecento.

#118
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

(...)he la ricerca in psicosomatica non inizia con Wittkower negli anni '50 ma con un certo Sigismondo Freud e certi noti studi sull'isteria...(..)
peccato che storicamente la maggior parte dei casi clinici del signor Sigismondo Freud furono tutti dei fiaschi inesorabili senza esiti terapeutici.
Nella speranza che non venga anche a lei uno scompenso la invito a leggere il libro di Onfray Michel Crepuscolo di un idolo. Smantellare le favole freudiane.
saluti

#119
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

(...)l'esatto opposto di quello che succede nelle facoltà di psicologia italiane (e credo nel resto del mondo occidentale), purtroppo. non stupisce essere ancora fermi a discorsi da metà novecento.(..)
vedo che concorda con me, cosa propone in merito?

#120
Utente 367XXX
Utente 367XXX

peccato che il disturbo di conversione, storicamente mutuato dagli studi sull'isteria di Freud, fosse ancora presente nel dsm IV.

detto questo, sono il primo a cestinare Freud...insieme ai discorsi narcisistici su chi ha ragione e chi torto.

#121
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

da ciò che scrive si evince la sua confusione tra diagnosi, sintomi e rapporti di causa effetto. Quindi la invito ad informarsi (studiare) prima di intavolare una discussione sulla psicodinamico e psicosomatica. Grazie.

#141
Ex utente
Ex utente

Gentili dottori ho letto con molto interesse i post e la discussione sulle varie dottrine ..mi sono trovato in questa sessione perché ho richiesto un consulto al dottor. De vincentiis il quale mi ha l'invito questa pagina ..da qui mi sono ritrovato in una "guerra"di dottrine che mi hanno un po riempito di ulteriori dubbi.
Come potete leggere dalla mia richiesta di consulto soffro di ossessioni sessuali che hanno avuto diversi contenuti da quello omosessuale a quello pedofilo e incestuoso ma non sono le uniche tematiche ,infatti con il tempo ho capito che un atteggiamento ossessivo lo riscontro anche su altre tematiche anche se iin maniera meno forte di quella sessuale. .
Ora vi chiedo al di là delle differenze dottrinali e dei differenti orientamenti ,se è vero ,secondo la psicoanalisi , che la causa di un ossessione sessuale puó derivare da una presunta omosessualitá latente,considerando tutto quanto scritto da Freud sul mancato superamento del complesso di Edipo , allora chi soffre di un ossessione violenta nasconde una sua natura criminale ? E chi pedofila realmente è attratto dai bambini e sono solo le sue resistenze che trasformano un desiderio in ossessione? Quindi secondo questo principio saremmo tutti gay, pedofili,assassini repressi?
Forse traggo delle conclusioni sbagliate ma questo tipo di approccio sinceramente mi terrorizza e non fa altro che aumentare la mia ansia ed i miei pensieri ossessivi.
Spero, come dicevo prima ,che le vostre risposte non siano dettate da diversi approcci e dalle diverse dottrine di appartenenza ma solo sincere .
Grazie

#142
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

(...) la causa di un ossessione sessuale puó derivare da una presunta omosessualitá latente.... (..)

Gentile utente, deve sapere che le stesse dottrine psicoanalitiche non fanno certe affermazioni così definite rigidamente una volta per tutte. Se è vero che secondo alcune dottrine un disturbo ossessivo può avere dei significati profondi che vanno analizzati e dispiegati NON è vero che un contenuto omosessuale debba necessariamente essere legato ad una dinamica omosessuale o a qualche impulso latente e così via.

Per farle un esempio, sempre secondo dottrina, una ossessione omosessuale può avere significati "profondi" legati addirittura ad una ricerca di identità, o ad una pulsione legata ad un piacere derivante da un atteggiamento passivo e sottomesso verso un partner comunque di sesso opposto e che nulla ha a che fare con l'omosessualità, ma simboleggiato mediante il tema della omosessualità!

Quindi si commette un grande errore prendere alla lettera definizioni e teorie che vanno valutate caso per caso e dai significati diversi per ogni individuo. Oserei dire che il suo timore possa nascere da una ovvia errata lettura di alcune teorie psicoanalitiche.

detto questo rimarco e sottolineo quanto affermato nel articolo che apre questo post. salut

#143
Ex utente
Ex utente

La ringrazio dottor de vincentiis mi aveva turbato il commento di un utente che raccontando il contenuto violento delle sue ossessioni aveva avuto una risposta dal suo psicanalista relativa ad una possibile violenza repressa così come il discorso della dottoressa Massaro sull'importanza del contenuto del l'ossessione e non sulla forma ..affermando che una ossessione violenta nasce da una violenza repressa ho fatto uno più uno ed ho considerato che allora anche una ossessione omosessuale nasce da una omosessualità repressa ..ma seguendo questo ragionamento mi domando:
Sembra quasi che da un lato c'è chi consiglia di non dar peso al contenuto dell'ossessione quasi a voler nascondere la causa per paura di far soffrire il paziente ed accettare la cosa che più teme e dall'altro ,la psicanalisi, che invece fa un lavoro quasi rivolto ad accettare una presunta omosessualità o indole violenta dimostrando che esse si celano dietro un ossessione ...come a dire caro paziente non credere alla tcc tu hai solo bisogno di accettare lentamente scavando in te stesso che sei omosessuale o violento e che anche attraverso sofferenze quando lo capirai starai meglio ..
quindi non si tratta solo di un approccio diverso e di una metodologia diversa ma anche di una convinzione diversa?
Per la tcc io avrei una disfunzione cognitiva e comportamentale che non riguarda il tema della mia ossessione ,per la psicoanalisi invece ho un problema di accettazione di una omosessualità latente ..quindi come orientarsi per un eventuale terapia ?
Grazie

#144
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

Gentile utente mi preme farle osservare che le sue argomentazioni sono il frutto della sua dinamica ossessiva che la spinge a cercare rassicurazioni! Ed è il classico lavoro che mantiene in vita le sue paure!
se vuole uscirne deve effettuare un percorso psicoterapico focalizzato e attivo sul problema. Viste le sue preoccupazioni e la modalità con la quale le affronta le consiglio vivamente una terapia di stampo cognitivo-comportamentale o di tipo strategico-breve!
saluti

#145
Ex utente
Ex utente

Lo so ed ha ragione ...purtroppo ci sono ricaduto dopo anni che stavo bene ...mi sono reso conto che soffro più di dubbi ossessivi che del contenuto stesso dell'assessione..però non mi ha risposto alla domanda di prima su psicoanalisi e tcc e sulla differenza non tanto di scelta di intervento ma proprio di valutazione del problema ..uno stesso sintomo per lei è una cosa e per la psicoanalisi è praticamente il contrario ..perciò non è facile indirizzarsi .da un lato un problema cognitivo e dall'altro un problema di accettazione della mia omosessualità latente ..le chiedo solo di rispondermi a questo
Grazie ancora

#146
Dr.ssa Flavia Massaro
Dr.ssa Flavia Massaro

Gentile Utente,

sarebbe una semplificazione affermare che per la psicoanalisi i suoi pensieri sono automaticamente segno di un’omosessualità repressa che non riesce ad accettare: come le ha ben spiegato il dr. De Vincentiis, il processo di attribuzione di un significato al sintomo in psicoanalisi è altamente individualizzato e avviene attraverso strumenti e tecniche (libere associazioni) che si impiegano proprio in ragione della necessità di analizzare il singolo paziente nella sua singola realtà psichica, senza potersi basare su letture da ritenersi aprioristicamente corrette o errate.

Nel cercare una spiegazione lei si imbatte ovviamente in risposte generiche e in scritti che non possono riguardare il suo singolo caso, ma che costituiscono un'esposizione di massima della teoria psicoanalitica (e aggiungerei anche: dei concetti più facilmente comunicabili, da momento che la psicoanalisi è piuttosto complessa e non sempre riducibile ad un livello divulgativo comprensibile per i non addetti ai lavori).

Per quanto riguarda i contenuti dei pensieri ossessivi, a volte l’ossessione rappresenta direttamente il contenuto inaccettabile per l’Io cosciente, altre no, e non è possibile determinare a priori quale sia il suo caso.
E’ poi altrettanto vero che per la psicoanalisi nell'inconscio hanno sede tendenze inaccettabili per l’Io, che è possibile portare alla luce e rendere innocue superandone la rimozione, e aggiungo anche che si tratta di tendenze/pulsioni potenzialmente comuni a tutti, legate alle tappe dello sviluppo infantile dell’individuo, che però provocano dei sintomi solo quando è presente un conflitto inconscio che non è stato ancora risolto.

Di conseguenza solo se si sottoponesse individualmente a psicoanalisi potrebbe effettuare un lavoro che le desse delle risposte su di lei e solo su di lei.

Per quanto riguarda il tipo di psicoterapia da scegliere può tranquillamente prendere la strada che sente più consona a lei stesso perché tutte le terapie trattano tutti i disturbi, anche se utilizzano strumenti differenti e si poggiano su concettualizzazioni diverse della natura del disagio psichico.

Un caro saluto,
Flavia Massaro

#147
Ex utente
Ex utente

Mi scusi ma mi ha confuso ..cosa intende quando dice che a volte l'ossessione rappresenta il contenuto inaccettabile dell'io cosciente ?ed inoltre "nell'inconscio hanno sede tendenze inaccettabili per l’Io, che è possibile portare alla luce e rendere innocue superandone la rimozione, e aggiungo anche che si tratta di tendenze/pulsioni potenzialmente comuni a tutti, legate alle tappe dello sviluppo infantile dell’individuo, che però provocano dei sintomi solo quando è presente un conflitto inconscio che non è stato ancora risolto." Cosa vuol dire esattamente ? Slater tizzone una omosessualità repressa ?

#148
Ex utente
Ex utente

Volevo dire slatentizzare una omosessualità repressa .quindi per voi chi ha questi pensieri è un omosessuale che deve solo accettarlo ancora ? E la sua vita reale ? I suoi interessi sessualità verso le persone del sesso opposto ? Sono solo una finzione ?mah mi sembra tutto assurdo

#150
Ex utente
Ex utente

Resto in attesa di una risposta Grazie

#152
Dr.ssa Flavia Massaro
Dr.ssa Flavia Massaro

Caro Utente,

nessuno ha parlato di "slatentizzare" alcunché e nessuno le ha detto che ha queste ossessioni perchè è gay, perchè non possiamo averne la benché minima idea dal momento che non conosciamo nè lei nè la sua storia.
Le ho invece detto che per arrivare a chiarire quale sia la sua realtà individuale è necessario un percorso individuale, cosa che vale per qualsiasi tipo di approccio terapeutico perchè nessuno psicologo può effettuare una valutazione a distanza.

Non può pensare che qualcuno che non la conosce sia in grado di dirle esattamente come stanno davvero le cose, quindi la invito a scegliere un percorso terapeutico e a porre in quella sede tutte le domande che sta ponendo a noi.

Cordiali saluti,
Flavia Massaro

#153
Utente 195XXX
Utente 195XXX

Salve, ho letto con interesse la discussione. Ho sofferto di pensieri ossessivi in passato e sono stata in cura da una terapeuta di orientamento dinamico per alcuni anni. Ora sto bene, anche se ho periodi di stress in cui si ripresenta qualche debole pensiero intrusivo, ma ormai so come gestirlo.
La mia terapeuta ha sempre attribuito questo tipo di pensiero ossessivo alle mie insicurezze fisiche: sono sempre stata "perfezionista" e mi confrontavo spesso con le altre che ritenevo + belle di me. Da li, un giorno, era partito il pensiero--> "e se guardassi le altre perchè in realtà mi piacciono e non solo x un confronto?"--> e via di avvitamenti ossessivi.
Quando col tempo mi sono sentita meglio con me stessa, e ce n'è voluto di tempo e di lavoro, piano piano i sintomi si sono gradualmente affievoliti e spariti.
Precedentemente, ero stata da un'altra terapeuta (psicoanalista freudiana) che invece attribuiva questo tipo di pensiero ad una ricerca di identità. Mi disse, al tempo, che non sapevo ancora che direzione prendere nella mia vita, non ero pronta a trasferirmi fuori di casa e vivevo con conflitto questa voglia di indipendenza ma questa contemporanea mancanza di coraggio di spiccare il volo ed autonomizzarmi dai miei genitori... E allora mi veniva l'ansia e mi veniva quell'ossessione.
Ho avuto anche altre ossessioni in passato, che poi ciclicamente andavano via e poi tornavano, a seconda dei periodi.


Non mi è mai stato detto che chi ha un determinato tipo di pensiero allora inconsciamente vuole il contenuto della sua ossessione!!!! Se cosi fosse, io dovrei essere desiderosa di essere malata di tumore, omosessuale, aggressiva, senza memoria, psicotica, ecc... :) NOi non siamo il contenuto delle nostre ossessioni!

#155
Dr.ssa Flavia Massaro
Dr.ssa Flavia Massaro

Cara Utente,

la sua testimonianza di persona che è stata curata per sintomi ossessivi con trattamenti di stampo psicodinamico/psicoanalitico è importante per due motivi: perchè lei è guarita con trattamenti di questo tipo e perchè ci dice di aver ricevuto risposte personalizzate per quanto concerne la causa e la natura delle sue ossessioni.

Non è infatti possibile dare a priori una risposta valida per tutti i casi: nessun tipo di interpretazione - che si tratti di interpretare sintomi, sogni, fantasie, atti mancati ecc.- è attuabile al di fuori di un contesto di analisi individuale del singolo paziente, che porterà alla luce le cause del disagio del singolo e attribuirà ad esso un significato concettualizzandolo secondo l'orientamento teorico del terapeuta.

Un caro saluto,
Flavia Massaro

#156
Psicologo
Psicologo

Gentile utente 195964,
quello che molto mi colpisce del suo racconto è come, a volte, nella pratica clinica le "carte" un pò si mischino.
In terapia cognitivo-comportamentale, ad esempio, "allentare" il perfezionismo è spesso considerato un obiettivo molto importante, così come nella mia esperienza (ma anche in letteratura) la sintomatologia ossessiva può "esplodere" con maggior intensità in quelle fasi della nostra vita in cui siamo chiamati a scelte importanti.

Un passaggio in particolare mi incuriosisce: quando ci scrive "Ora sto bene, anche se ho periodi di stress in cui si ripresenta qualche debole pensiero intrusivo, ma ormai so come gestirlo".

Se le va, potrebbe raccontare a noi (ma soprattutto all'utenza che segue questo blog) COME ha imparato a gestirlo? Cosa fa, quando, nei momenti di maggior "pressione", torna a far capolino qualche intrusione?

#157
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

Utente 195964,

>>> Noi non siamo il contenuto delle nostre ossessioni!
>>>

Assolutamente d'accordo. Non tutto ciò che pensiamo o sentiamo ha valore e il problema di molti ossessivi è che in un certo senso sono troppo affezionati ai loro pensieri intrusivi, e si rifiutano o sono incapaci di rifiutarsi di considerarli come scarti della mente. Riuscendo a diminuire la salienza e l'urgenza che si attribuisce loro, invece, preoccupazione e ansia automaticamente diminuiscono.

Tuttavia occorre dire, senza voler sminuire il percorso che lei ha fatto, che quando una o più psicoterapie durano anni e anni diventa sempre più probabile l'intervenire dei ben noti effetti storia e maturazione. In sostanza, man mano che la terapia si allunga diventa sempre più difficile distinguere quanto possa aver influito la terapia e quanto la persona sarebbe arrivata da sola (o per altre vie non psicoterapeutiche) a capire e a cambiare. Le terapie brevi e focalizzare invece soffrono meno di tale artefatto.

#160
Utente 195XXX
Utente 195XXX

@dott. Calì: in effetti ho imparato a lasciar scorrere i pensieri negativi senza "rispondere" al dubbio osessivo grazie a tecniche di psicoterapia breve strategica che ho appreso durante 6 sedute di TBS. Avevo cercato una integrazione al mio percorso psicodinamico perchè, per quanto davvero mi abbia aiutato tantissimo, era a mio avviso un po' carente dal punto di vista "operativo" e non mi forniva strumenti pratici che mi insegnassero a non rispondere alle ossessioni.
Quindi, poi, io ho appreso queste tecniche e le utilizzo ogni volta che mi servono, anche se -come ho detto- ormai sto bene!

Nei momenti peggiori (quando soffrivo anche di attacchi di panico), le tecniche TBS mi sono state molto utili, mentre la psicodinamica è utile nel lungo periodo e, alle volte, per un disturbo d'ansia acuto può farti sentire un po' "scoperto" e magari si tende a ricorrere all'ansiolitico di turno, se non si conoscono tecniche da attuare.

@dott.ssa Massaro: come mai in terapia psicodinamica non si utilizzano tecniche da poter usare al bisogno? (Come nel caso dell'att. di panico ad es.). I pz secondo me sarebbero molto + propensi ad intraprendere un percorso di psicoanalisi sapendo che anche questo offre la possibilità di apprendere delle tecniche, oltre che comprendere le cause dei disturbi.
E' controintuitivo tutto ciò per l'orientamento dinamico? Cosa fa lei se un pz ansioso con att. di panico o ossessioni le chiede quale tecnica potrebbe utilizzare in tali momenti?
La mia terapeuta psicodinamica mi diceva solo di cercare di non pensarci, ma ovviamente sappiamo bene che in quei momenti è impossibile!

@dott. Santonocito: concordo sull'effetto maturazione e cambiamento! Dopo 5 anni ci sono stati troppi fattori intervenienti per poter attribuire il "merito" alla sola terapia dinamica. Diciamo che è stato un bel mix :)

#161
Psicologo
Psicologo

Gentile utente, non entro nel merito di terapie che non pratico, come quelle psicodinamiche. "Apprendere a lasciar scorrere i pensieri negativi senza rispondere", in effetti, è esattamente l'essenza della metodica di intervento cognitivo-comprotamentale ed anche strategica più efficace per fronteggiare le problematiche DOC, ovvero la cosiddetta "esposizione con prevenzione della risposta".

Ha imparato uno strumento abbastanza potente, la cosa interessante è che il solo fatto di applicarla modifica tante convinzioni che spesso abbiamo sui nostri stessi pensieri (come il fatto che sono importanti, che bisogna rispondere ad ogni dubbio, che pensando e ripensando troveremo soluzione ai nostri dilemmi, etc.).

Grazie per il suo contributo!

#164
Utente 195XXX
Utente 195XXX

Grazie a voi per questo bellissimo servizio che medicitalia.it, per la pazienza con la quale rispondete alle domande degli utenti e per la passione che evidentemente mettete nel vostro lavoro! Buone Feste!

#165
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

Dice così perché è già guarito ;)
Ma ci sono anche utenti che non si accontentano della nostra pazienza e vorrebbero guarire per email!
Buone feste anche a lei

#167
Dr.ssa Flavia Massaro
Dr.ssa Flavia Massaro

Cara Utente,

probabilmente combinare le 2 metodiche è stata nel suo caso la scelta vincente.

Per rispondere alla sua domanda, nel corso dei trattamenti di natura psicodinamica non si utilizzano o insegnano al paziente tecniche particolari per affrontare direttamente il sintomo perchè il focus è su ciò che si trova "a monte" del sintomo stesso e sulla decodifica del suo significato.

Evitare di "inseguire il sintomo", concentrandosi su di esso come se coincidesse in toto con "il problema", e lavorare invece su ciò che lo causa (con riferimento al passato e all'inconscio) è fondamentale nelle psicoterapie psicodinamiche e la scomparsa della sintomatologia è diretta conseguenza di questo lavoro.

A volte, come è successo nel suo caso, nel corso di un trattamento psicoterapico ad ampio spettro (che mira a ristrutturare la personalità del paziente) si ricorre all'integrazione di altri tipi di intervento che possono essere di natura psicologica (TBS, ipnosi, Training Autogeno, PNL, EMDR) o farmacologica (terapia psicofarmacologica che contiene i sintomi mentre si lavora sulle cause “profonde” del disagio, sempre in accezione psicodinamica): ciò che conta è che questa integrazione abbia funzionato bene e che lei abbia così potuto sciogliere diversi nodi e imparato a fronteggiare i sintomi quando qualcuno di essi si ripresenta, anche se purtroppo non ha ancora risolto del tutto il suo problema.
Le auguro sicuramente di riuscirci!

Buon 2015,
Flavia Massaro

#168
Ex utente
Ex utente

Buongiorno dottore,
articolo molto interessante, io però avrei una domanda, come facciamo a considerare le ossessioni come un'espressione dalla traccia sbagliata dal principio? Io intendo ossessione come pensiero, non i percorsi mentali che si fanno per arrivare al risultato.
Spero in una sua risposta.
Buona giornata

#169
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

le ossessioni creano angoscia, ci si vorrebbe liberare della loro presenza e si comprende, il più delle volte, la natura irrazionale della cosa.
L'ossessione verso un progetto da portare a termine, un lavoro ecc non è necessariamente patologica lo è nel momento in cui diventa il centro della vita di una persona. molte sono le occasioni in cui è la domanda iniziale ad essere scorretta,
soprattutto quando si parte da una ipotesi che ci spaventa a priori e senza fondamento. " e se facessi del male"? è un esempio di affermazione che non ha alcuna concretezza nella vita di chi la formula!

#170
Utente 324XXX
Utente 324XXX

Dico la mai. Faccio una premessa.... ho fatto psicoterapia per anni avendo buoni risultati (psicoterapia ad orientamento dinamico - quindi ho analizzato il mio passato molto approfonditamente). In un prodotto della mia vita recente ahimè sono stato travolto da pensieri ossessivi e ripetitivi nei confronti dei quali la psicoterapia dinamica non ha avuto risultati. Piano piano ho capito che l'approccio doveva essere diverso. Ossia, spesso si corre il rischio, in preda alle ossessioni, di voler cercarne le ragioni andando a compiere delle analisi sul proprio passato che possono essere inutili. Così si verifica ciò che ha detto il Dott De Vincenti ossia che si rende il percorso analitico più tortuoso poiché erroneamente si vanno ad attribuire o a ricercare le soluzioni dell 'ossessione in cause e motivazioni già magari elaborate che poi entrano in un loop infinito. Essendo io un soggetto che ha vissuto e per certi versi ancora vive dal di dentro il problema posso affermare che le strategie analitiche da utilizzare nei confronti dei pazienti non devono essere per forza standardizzate in orientamenti id pensiero o di metodo netti. È vero che funziona ed è valida la TCC così come è vero che funziona la psicoterapia ad orientamento psicodinamica così come altre. Secondo me è necessario che l professionista acquisisce esperienza nel capire che fase sta vivendo il paziente è in base a ciò regolarsi. Nella fase più acuta delle ossessioni gare analisi introspettiva risulta inutile visto che l'entità dell' ossessione potrebbe avere una dimensione così forte da confondere qualsiasi ragionamento introspettivo e creare nuovi spettri. Pertanto nella prima fase, per me è stato utile fare questo, è necessario interrompere quanto possibile il loop mentale in modo tale da consentire nel breve al paziente di riappropriarsi per quanto possibile di uno straccio di lucidità e in un secondo momento esplorare il passato o altro. Diversamente sarebbe come pretendere ad un paziente in preda al panico di ragionare, gli è impossibile. Ma se il paziente viene tranquillizzato e viene istruito su come rapportarsi rispetto alle sue momentaneo emozioni disfunzionali questo consente al paziente stesso di riappropriarsi di un minimo di potere di controllo indispensabile per poter fare un qualsiasi percorso analitico. Spesso gli psicologi per ovviare questo passaggio consigliano la somministrazione di psicofarmaci che fondamentalmente hanno la funzione di creare artificialmente una giusta condizione psicologica per fare poi analisi. Le ossessioni vanno disinnescare innanzitutto nell immediato capendo come funziona l'ossessione. Solo dopo ne va compresa la causa è elaborata. Diversamente, parlo per esperienza, non se ne esce o se ne esce con molta più difficoltà. A voi professionisti pertanto nell interesse dei vostri pazienti suggerisco di essere più aperti mentalmente a strategie combinate. .... sono più efficaci.

#171
Utente 324XXX
Utente 324XXX

Chiedo venia per gli errori grammaticali ma il tablet ha inserito automaticamente alcune parole.....

#172
Utente 393XXX
Utente 393XXX

É un ossessione da 5 anni o no???

Salve a tutti ,sono una ragazza di 23 anni e non so più come sbloccarmi da questa situazione, per favore aiutatemi! Sto da ormai 5 anni con Sergio, lui era l'uomo con cui desideravo il futuro e con cui avevo trovato il mio equiibrio, prima che succedesse una cosa, ossia l'aver saputo che Giacomo ( ragazzo che mi è sempre piaciuto al liceo) si lasciò con la sua allora ragazza. Il sapere di quella notizia mi provocò una sorta di piacere/ soddisfazione e da lì inizio il mio INFERNO.
Inizio l'ossessione di amare Giacomo per quella sensazione, avevo paura di poterlo vedere, lo evitavo oppure mi testavo in sua presenza x capire, soffrivo tantissimo alternavo stati d'ansia dove fumavo tantissimo ad una totale apatia, avevo paura di non amare più Sergio e piangevo tantissimo, sembrava provassi qualcosa per Giacomo e avevo paura ...tutto questo stato di sofferenza/ossessione/paura durò ben 4 anni, quando all'improvviso non provai più ansia o paura e iniziai a credere di amare davvero Giacomo senza più ansia. Non ho più ansia fisica, il mio ragazzo non mi piace più, quando abbiamo rapporti ho la sensazione che sia sesso, quando lo guardo mi sembra che non mi vada bene e che vorrei fosse giacomo, ho la sensazione che voglio lasciarlo ma mi manca il coraggio, ho la sensazione che non lo amo più, come se fosse indifferente per me, non sento più la sofferenza, la paura che avevo anni fa. Giacomo, prima avevo paura di vederlo e andavo in ansia, adesso sento emozioni fortissime per lui, brividi, voglia, batticuore e mi sembra di essere felice perché mi spunta il sorriso, sembra che ci voglio un futuro con lui e che lo Amerei per sempre, anche se prima avevo paura di poterlo amare ora sembra proprio che io lo ami ! Ma é possibile che tutto si sia capovolto in questo modo??Istintivamente mi sembra di amarlo per quello che provo e sono felice e non so nemmeno se voglio tornare a stare bene col mio fidanzato tanto che mi sento felice per l'altro, e invece sempre l'istinto mi fa rifiutare il mio ragazzo.Secondo voi il mio DOC è diventato realtà? O quello che provo sono inganni della mia mente,fantasie?Quando mi dicono ' lascia il tuo ragazzo' io sento che lo farei ma poi non lo faccio e mi viene un pò da piangere ma non so per quale motivo, forse perché se lo lasciassi l'altro comunque non mi vorrebbe? Sembra che ho paura di lasciarlo per questo e che lo usi perché l'altro non mi vuole. La mia ossessione sembra divenuta realtà, ora sembra tutto vero perché provo emozioni forti, e mi piace il suo carattere, e ogni altra cosa di lui. Sembra anche che mi manchi, che io stia male senza di lui.
Inoltre sembra che voglio che il mio ragazzo si trovi un altra, e quando lo penso mi eccito sessualmente ! Poi ho pensieri di morte verso di lui ma anche questi invece di terrorizzarmi sembrano piacermi( cosa ho che non va?)Come é possibile tutto questo? Io non so come fare, non me la sento di andar in terapia
cosa mai possono dirmi ?

#173
Utente 425XXX
Utente 425XXX

Buon giorno Dottore. Una sua collega, in merito al mio caso, mi ha consigliato di contattarla per esporle il mio problema. Non sapendo come fare, provo a lasciare un commento qui. Le riporto quanto detto alla sua collega:

Mi chiamo Francesca e ho 23 anni. Sono sempre stata una ragazza solare, allegra e spensierata. Da quando ho iniziato l'università (ormai 4 anni fa) ho iniziato a soffrire di ansia in seguito ad uno svenimento che ho avuto in facoltà e che mi ha segnato coltivando in me la paura di potermi sentire male in pubblico nuovamente. Ancora oggi non riesco a frequentare le lezioni in tutta tranquillità ma sono molto migliorata. Prima non uscivo nemmeno più di casa ora invece ho ripreso in mano la mia vita anche se con un ansia generalizzata di sotto fondo. Ho lavorato molto su me stessa e so di non avere motivi specifici per star male, è solo ansia, paura di star male, non centrano problemi all'università, a lavoro o in famiglia. Da un anno a questa parte ho però iniziato a soffrire di "ossessioni" come la paura di far del male a chi amo o la paura di farmi del male da sola. A volte questi pensieri si calmano per diverse settimane per poi ritornare cosi, di punto in bianco, non appena mi sveglio. Diciamo che ho momenti di alti e momenti di bassi in cui penso: " ma come facevo a stare cosi?" e poi riaccade di nuovo. Ora, c'è un altro problema che mi tormenta da qualche mese: il mio ragazzo. Io e lui siamo fidanzati da 9 anni, eravamo molto piccoli quando ci siamo conosciuti. Tra me e lui c'è un bellissimo rapporto di complicità, ridiamo, scherziamo e ci amiamo. A volte però mi viene questo pensiero "e se non lo amassi veramente?" e li inizio a sentire un vuoto che non mi fa stare bene ne con me stessa e ne con lui. Questa sensazione di malessere la porto con me anche con le amiche. Questa estate è stato per un mese via ed io sono stata molto male, molto gelosa, ho avuto un atteggiamento da persona innamorata. A volte però mi rivengono in mente queste sensazioni, un pò come le ossessioni sopra descritte: alterno momenti in cui dico "ma come? lo amo cosi tanto, come ho potuto pensare quelle cose" a momenti " forse non è cosi". Cioè non è una cosa costante. Ci sono volte che davvero sono sicura e convinta di amarlo, momenti che durano settimane e poi di punto in bianco ricado in questa "depressione". Sono felice della mia vita, ho una famiglia unita e che mi appoggia, un ragazzo che mi ama, l'università va benissimo..ho tutto. Eppure non so perché mi succedono queste cose. Come se quando sto bene pensassi: "ehi, ma come stai bene?" come se non mi sembrasse vero. Sono stanca, molto. Vorrei dunque un vostro parere. Vi ringrazio in anticipo.
Cordiali saluti.

#174
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

gentile ragazza ha "semplicemente" evidenziato la classica dinamica ossessiva che, come vede , si autoalimenta. ha letto questo articolo su riportato? è così che con il suo eventuale terapeuta dovrà improntare la terapia, evitando quelle azione che , nel tentativo di risolvere l'ossessione lo alimenta.
Sta già facendo terapia? se si di che tipo?

#175
Ex utente
Ex utente

Mi ritrovo pienamente in questa descrizione:
"C’è di più; certe ossessioni possono addirittura nascere da un desiderio totalmente opposto dal loro contenuto. Si può amare così tanto una persona che il timore di perderla fa scaturire l’ossessione di abbandonarla gettandoci in confusione. “amo così tanto la mia ragazza che mai vorrei lasciarla, non so come farei senza di lei, starei male se la lasciassi, chissà come mi sentirei se lo facessi davvero! Mio Dio perché penso queste cose? Allora potrei anche farlo? Ma se penso che potrei farlo allora c’è qualcosa che non va"? Ed ecco che una sequenza apparentemente logica ma irrazionale da il via ad un'ossessione insostenibile". Tuttavia non riesco più a capire cosa sia vero e cosa no. Dallo scaturire del primo pensiero (accompagnato da ansia e crisi di panico) è passato un anno, la situazione è peggiorata e mi pare proprio di non amare più, di non provare più alcun tipo di desiderio nei suoi confronti. Ora sono tentato, anzi diciamo che ho deciso, di interrompere il rapporto, perché questo rimuginare me l'ha reso indesiderabile (non c'è più gioia, mai) e insopportabile. Posso affermare di essere depresso, oltretutto, perché al distacco ormai irrecuperabile, credo, dalla mia ragazza, si accompagna un'assenza totale di voglie, crisi di pianto e panico pressoché continue, ansia e "rifiuto". Continuo a chiedermi strenuamente se possa esistere una soluzione senza lasciarla, ma non trovo risposta.

#176
Utente 470XXX
Utente 470XXX

Ho letto con vivo interesse e devo dire non senza una nota d’ansia (nel senso più generico del termine) il confronto epistemologico nato da un articolo divulgativo sulle ossessioni. Chiaramente se mi ritrovo qui è perché il tema mi tocca particolarmente in quanto soffro di questa sintomatologia da diversi anni, forse dall’infanzia, anche se fortunatamente a fasi alterne. I contenuti delle mie ossessioni sono stati nel corso degli anni diversi, alcuni abbastanza comuni, come la rimuginazione ossessiva di essere insonne, o di diventare pazza, altri anche più bislacchi, un’ossessione ricorrente è per esempio, quella che io definisco l’ossessione dell’ossessione. Qualsiasi evento, anche banale, mi tocchi personalmente o che io osservi nelle vite degli altri mi fa porre la domanda: “Ma quest’evento si può dimenticare? Come si fa a dimenticare? Se dovesse accadere a me non lo dimenticherò di certo”. Tuttavia, negli anni non ho mai sviluppato alcuna compulsione, almeno non tangibile (credo) e non ho mai manifestato a nessuno i contenuti dei miei pensieri ossessivi per profondo senso di vergogna. Quando ero soggiogata dalle ossessioni, mi credevo depressa, mi credevo (e mi credo ancora) strana e piangevo, piangevo tanto, manifestando al prossimo un generico senso di tristezza alla quale difficilmente davo forma. Sette anni fa poi è nata mia figlia e dopo il parto le ossessioni mi fiaccarono l’animo con grande violenza. Tutti mi dicevano che avevo una depressione post partum, io invece mi sentivo di essere impazzita, le ossessioni erano paralizzanti. Andai da un dottore, uno psichiatra, e questi mi disse che avrei dovuto prendere diversi farmaci e smettere di allattare, per poi cominciare una psicoterapia. Mi rifiutai, non volevo privare mia figlia del mio latte e mi recai da un altro psichiatra (un amico me lo aveva consigliato perché aveva fatto terapia con lui, non so però per che tipo di problema). Quest’ultimo dottore, senza esplicitarmi una diagnosi, si offrì di farmi psicoterapia due volte a settimana e senza farmaci. Lo stampo della terapia era psicanalitico, Freud e Lacan, i punti di riferimento principali, ma non so se ha una specializzazione in psicanalisi. Mi feci seguire per un po’ di tempo, e dopo sei- sette mesi riuscìì a reimmergermi nel vortice della vita. Così pensai di non avere più bisogno della terapia, e decisi, da sola, di terminare (senza però concordarlo con lui). La vita poi è andata avanti, tra alti e bassi, e con le ossessioni sempre lì in agguato a darmi fastidio, ma senza invalidarmi i pensieri. Negli ultimi mesi però, in seguito a un forte dolore, sono ripiombata in un vortice ossessivo sfiancante e sono così tornata dallo stesso medico. Ho palesato a lui le mie perplessità circa la terapia. “La psicanalisi va bene? Dovrei forse approcciarmi a una terapia differente?” Leggendo alcuni articoli in rete e sempre cercando di vagliare le fonti, ho imparato che le ossessioni vengono in genere curate con la TCC e sovente gli psicofarmaci sono necessari. Ovviamente il mio dottore sostiene che la terapia di stampo psicanalitico sia più adatta a me e alla mia persona (sono una ex ricercatrice universitaria in studi umanistici e oggi insegnante). Comunque, alla fine, ho ricominciato la terapia con lo stesso dottore, anche perché conosce la mia storia e ciò mi conforta, ma credo di stare opponendo molta, troppa resistenza a questa forma di terapia perché sono molto provata dentro e sinceramente le elucubrazioni sul ‘riconoscimento del desiderio’ mi sfiancano, mi fanno stare peggio, aggiungono paura e ansia alle ossessioni che già mi debilitano. Io per la mia forma mentis sarei propensa a dire che la conoscenza dei perché e il riconoscimento della propria storia e del proprio desiderio siano le armi per combattere i sintomi, leggendo (da ignorante in materia quale sono) alcune cose di Lacan mi sono ritrovata in pieno in certe teorizzazioni, però non va bene lo stesso perché i sintomi aumentano invece di diminuire. Il mio dottore non dà peso ai sintomi, anzi li ignora del tutto, ma io in questo modo non so gestirli. Io non sono esperta della materia e onestamente non voglio diventarlo, però vorrei capire da voi esperti se le vostre differenze epistemologiche portino poi a prassi terapeutiche concretamente molto diverse tra loro oppure se queste divergenze restino soprattutto nel campo della teoria per poi far coesistere metodologie e approcci differenti sul ‘campo di battaglia’. Fare terapia ha un dispendio economico notevole, la sofferenza sapete bene che logora chi la vive dentro e chi la vive di riflesso, quindi curarsi bene è prioritario. Questo ‘dialogo’ tra esperti onestamente mi ha disorientato perché in alcuni momenti sembra sfociare nel campanilismo proprio della fede e quindi mi viene da pensare che uno psicanalista non riconoscerà mai che i suoi metodi vadano bene per qualcosa sì e per qualcos’altro no e altrettanto farà il cognitivo-comportamentale, entrambi convinti della bontà scientifica dei propri metodi. Io sulla mia pelle sto sperimentando che parlare di infanzia, adolescenza, desideri, relazioni, amori, paure alimenta i sintomi, poi leggo articoli come questo e dibattiti come questo e giungo alla conclusione che sto sbagliando terapia e buttando soldi. Saluti

#177
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

La risposta è che approcci diversi partono da presupposti epistemologici diversi, e ciò si manifesta ovviamente anche nella diversità di modus operandi. Gli approcci psicoanalitici/psicodinamici più tradizionali sono meno propensi a dare indicazioni pratiche e precise su cosa fare e non fare, mentre gli approcci brevi - di qualunque tipo - di solito sono più prescrittivi. Le terapie TCC e strategiche per partono invece dal presupposto che per molti comuni disturbi psichici sia essenziale condurre la persona a fare cose diverse, per poter sperimentare sensazioni diverse e di segno contrario a quelle che la fanno soffrire. In tal modo, potrà svilupparsi un atteggiamento diverso e quindi il cambiamento divenire permanente.
Detto questo, i disturbi di matrice ossessiva possono in certi casi essere molto resistenti e richiedere l'uso di farmaci. Ma prima - parere personale - se fossi in lei tenterei di nuovo con la sola psicoterapia, utilizzando un diverso approccio.

#178
Utente 470XXX
Utente 470XXX

Vi ringrazio. Porteró in terapia questo articolo e magari altra bibliografia specifica sul tema (se magari siete così gentili da indicarmi qualcosa di valido ma a me comprensibile, ve ne sarò grata). Ora mettermi alla ricerca di un altro terapeuta mi costa fatica però forse necessito di un approccio diverso perché intuitivamente sento che ho da imparare dei meccanismi di gestione e di comprensione dei miei sintomi senza accartocciarmi sui perché e sui contenuti dei sintomi stessi. Forse aveva ragione il buon Svevo quando diceva che la psicanalisi è ottima a 'descrivere' ma non a guarire.

#179
Utente 390XXX
Utente 390XXX

Salve, io credo che la rimuginazione uccida una mente debole e ti Porta quasi sempre allo stesso punto di partenza, la vera forza di cambiare strada viene dettata dal senso di amor proprio, e sapere che la vita a volte ti riserva anche cose belle non solo situazioni senza un perché....

#180
Utente 545XXX
Utente 545XXX

Buonasera, sintomo della rimuginazione è anche quando si ripete spesso un ragionamento a volte legato al tipo di lavoro che si fa ?? Ad esempio succede di ragionare sul calcolo corretto dei giorni o su alcune cose banali che però siccome vengono rimuginate spesso diventato pensieri frequenti

#181
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

Utente 545952 si, se la cosa diventa ripetitiva e senza portare alcun risultato concreto

#182
Utente 545XXX
Utente 545XXX

Grazie per la sua risposta. Quindi può definirsi sintomo, non solo un’ azione ma anche un continuo ripetere un ragionamento che può essere anche semplice, come ad esempio la costruzione e la elaborazione di una frase o di un calcolo (come se si volesse spiegare il perché quel calcolo dev essere fatto così) o come dicevo nella mia prima richiesta il ragionare come si conteggiano i giorni settimanali. Come si può intervenire per evitare che questi pensieri diventino ricorrenti e fastidiosi ?Grazie ancora per la risposta

#183
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

l'intervento "fai da te" è quasi sempre fallimentare, come si fa c'è scritto in questo articolo, ma ovvio è necessario un supporto specialistico

#184
Utente 563XXX
Utente 563XXX

Salve ho 22 anni ho un doc che si è concentrato in ossessioni violente e autolesive adesso quasi del tutto scomparse, e in doc omosessuale con maggiore forza, credo perchè sia quello che per qualche motivo inconscio temo di più, sono seguito da una psicologa, con cui facciamo un misto di tcc e analisi, ho imparato a gestire le ossessioni molto bene, ho ricadute ormai della durata del massimo di due o tre giorni da sei mesi a questa parte, ed avvengono sempre e soltanto nel momento in cui cerco di scavare e di analizzarmi, per ricadute intendo quando temo nuovamente che i pensieri omosessuali possano essere reali, anche se ripeto riesco a gestirle egregiamente, peró il dubbio che mi sorge è questo, è opportuno secondo voi cercarne la causa o visti i risultati positivi nel lasciarli scorrere mantenere chiuso il vaso di pandora.

#185
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

(...)ed avvengono sempre e soltanto nel momento in cui cerco di scavare e di analizzarmi,(..) appunto!
NON c'è nessuna causa di ricercare, la ricerca di quest'ultima addirittura ne incrementa i sintomi, coma potrà ben capire dall'articolo.
saluti

#186
Utente 563XXX
Utente 563XXX

Il mio dubbio nasceva dal fatto che nonostante io riesca a gestirli senza farmi sopraffare suddetti pensieri sono comunque presenti durante la giornata, E dunque volevo capire se per eliminarli definitivamente, dovrei adesso che posso avvicinarmi a loro senza scottarmi troppo, intraprendere una strada analitica per capirne l’origine.

#187
Utente 563XXX
Utente 563XXX

Anche perchè il mio caso è particolare, il mio vecchio psichiatra senza ascoltarmi appena ho parlato di omosessualità mi ha spinto ad avere rapporti omo senza dubitare che io potessi avere un doc, e dopo due anni a incitarmi ho ceduto con il mio coinquilino, dopo è successo di tutto, un periodo bruttissimo, perchè come puó ben intuire, aver reso reale un’ossessione anche tutte le altre mi sembravano reali, fin quando non sono finito a leggere del doc, poi confermato da un altro psichiatra e dalla psicologa.

#188
Utente 569XXX
Utente 569XXX

Salve le racconto la mia esperienza (se cosi' possiamo definirla)..
Sono un uomo,Ho 36 anni e sono fidanzato da poco piu' di 3 ...

Mentre stavo facendo l'amore con la mia ragazza , e stavo per raggiungere l'orgasmo, mi è apparso nella mente il faccino delle nipotina della mia compagna.(siamo spesso con lei)

Mi si è gelato il sangue , ho iniziato a pensare che magari avevo raggiunto l'eiaculazione pensando a lei... l'ansia ha preso il sopravvento:
Cosi' mentre ero x strada , ed incontravo dei bambini, l'ansia aumentava e pensieri che nn desideravo, erano presenti nella mia testa.
Questi pensieri hanno creato nn pochi disagi...

La prima cosa che ho fatto è cercare una spiegazione su internet , e sapere che sono pensieri filtranti alla quale nn dobbiamo dare peso, e scoprire che nn ero l'unico, mi ha tranquillizzato un pò.

Ma cercare i sintomi su internet ha anche degli aspetti negativi , leggendo le varie testimonianze mi sono imbattuto nel doc dell'omosessualità...
E mi sono chiesto se un disturbo del genere avrei potuto averlo anch'io.
Cosi' ho iniziato a scavare, scavare nei miei ricordi e mi è venuto in mente che un giorno di tanti anni fa, ero sullo scooter con un mio amico, e un pensiero dal nulla mi attraverso' la mente. Come se io volessi avere un contatto fisico (da dietro) con lui... Questo pensiero lo accantonai immediatamente xkè nn mi riguardava,forse xkè probabilmente frequentavo una ragazza (come ho fatto per tutti questi anni ) ed ero piuttosto convinto della la mia eterosessualità.
Quel pensiero non mi eccitò e nè tanto meno ero attratto da lui. Provai disgusto!

Continuando a scavare mi ricordai anche che mentre ero alle elementari o medie (nn ricordo bene, sono trascorsi tanti anni) , giocando con mio fratello (piu' piccolo di me) feci un movimento con il bacino, e provai piacere. Quel piacere lo riprodussi con l'aiuto di un cuscino...
A scuola (elementari o medie) i miei amici scherzando mi chiamarono gay come facevano anche con gli altri ... Ma io iniziai a pensare che probabilmente lo ero x davvero perchè appunto facevo sesso con il cuscino... Inizia ad essere poco sicuro di me stesso.
Poi alle superiori confrontandomi con i miei amici , capi' che era una cosa abbastanza comune.. Tante paranoie per nulla !! e probabilmente queste paranoie hanno lasciato il segno se ad oggi ho questo disturbo.


Tutto questo è successo circa un mesetto fa, e continuo ad avere questi pensieri filtranti !

dottore adesso mi dica lei, so perfettamente che sono pensieri filtranti a cui io nn devo dare peso, ma la mia domanda è : ma prima o poi andranno via se continuo a nn dargli importanza ??

#189
Utente 569XXX
Utente 569XXX

xkè nessuno mi risponde ?!

#190
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

(...)Continuando a scavare (..)
questa è una cosa da nn fare, perchè può solo aumentare le ossessioni!

#191
Utente 569XXX
Utente 569XXX

dottore la ringrazio per la risposta.

Ma cosa bisogna fare?? io quando sono in intimità con la mia ragazza , ho questi pensieri intrusivi che mi creano disagio.
Quel ricordo venuto in mente dopo tanti anni, cosa ne pensa lei?

Dottore la mia psicologa pensa che si puo' diventare gay da un momento all'altro.


La ringrazio per un eventuale risposta.

#192
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

innanzitutto cambi psicologa, faccia una terapia direttiva di tipo cognitivo comportamentale o breve strategico

#194
Utente 569XXX
Utente 569XXX

dottore perchè pensa che io debba cambiare psicologa??

Cmq le dirò io come mi sto comportando per quanto riguarda questi pensieri: lascio che vengano, ma non le do importanza e spero che cosi' facendo, si ridurranno sempre piu' fin quando spariranno del tutto.

Mi dica lei adesso cosa fare.

La ringrazio per le risposte.

#195
Utente 569XXX
Utente 569XXX

dottore perchè pensa che io debba cambiare psicologa?
Mi dica lei adesso cosa fare per quanto riguarda i pensieri intrusivi..

La ringrazio per le risposte.

#196
Utente 611XXX
Utente 611XXX

Racconto la mia esperienza.Io ho usato la transazionale e devo dire che l'oggetto della ossessione divento Bambino Adulto e Genitore.Essendo una persona iperattenta a me stesso,il problema prese una piega spaventosa.Il mio disturbo insorge intorno all'eta' dei 17anni,quando i miei genitori si separarono per un disagio psichiatrico molto severo di mia Madre.Da allora,la mia mente inizio'a concentrarsi in modo ossessivo su se stesso con una attenzione a qualsiasi gesto psichico del sottoscritto.Le informazioni come Lei ha una simbiosi con sua Madre o non so il contatto si ferma a metà peggioravano il disturbo al punto che ogni parola la interpretavo come la distruzione di me stesso.Il mio disturbo era come una sintonizzazione affettiva ad una catastrofe senza assunzione di una propria responsabilita`.La Gestalt con esposizione a forti cicli di allarme mi porto' a nausea,vomito,ansia attacchi di panico,ansia generalizzata tremore terrore verso l'ambiente.A questo punto,devastato dalla Psicoterapia che mi aveva ossessionato il disturbo con cicli di allarme,finii tra le braccia di uno Psichiatra.Lo psichiatra non ha mai usato questa tecnica cosi' aggressiva.La psicoterapia era diventata un incubo.Appena mi vedeva il Terapeuta mi attaccava,io mi sintonizzavo agli allarmi e la mia mente andava in default perche' il Terapeuta diceva cose assurde!Parole come Pensiero Magico,Simbiosi o puntualizzazioni(si dice posso e non devo!)nonché aggressioni continue posso assicurare che non migliorano il disturbo ma lo alimentano.La cosa e' leggermente migliorata con un neurolettico a basso dosaggio ma resta secondo me un problema di sintonizzazione Primaria a Genitori con Personalita' Ossessiva.Se A mi allarma B mi allarma e tu mi attacchi per A e B io cerco una soluzione logica a qualcosa che e' semplicemente un allarme che ha come opzione due allarmi.E'irrisolvibile se non si risponde a mente lucida.Il Doc e' una malattia che insorge con ansia e con l'arrivo di un pensiero catastrofico improvviso devastante Puo'anche essere un semplice impulso e purtroppo la persona subisce questo funzionamento della mente che vede secondo me nel controllo attentissimo di Se' l'occasione per scoprire la catastrofe che nn hai previsto

#197
Ex utente
Ex utente

Salve dottore, avere pensieri intrusivi corrisponde per forza di cose ad avere il DOC? O si possono avere sfumature diverse ? Grazie

#199
Ex utente
Ex utente

Grazie. A me diciamo che è stata diagnosticata una sindrome ansioso-depressiva con tratti ossessivi, ma più che altro resto un po’ incartata nel ragionamento di quello che ho e sul fatto che i pensieri non vadano via, più che su un argomento specifico, che di solito fa parte del DOC a quanto leggo.
Per questo mi chiedevo se ci fosse comunque una differenziazione tra il disturbo ossessivo compulsivo e il pensiero intrusivo ripetitivo.
Buona serata

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