Le radici psicologiche dell'obesità

PsicologoData pubblicazione: 03 novembre 2019

Obesità, per prima cosa, i dati. Secondo la prima edizione dell'Italian obesity barometer report, ricerca realizzata in collaborazione con l'Istat, il problema dell’obesità nel nostro Paese riguarda 25 milioni di persone. Con differenze tra uomini e donne. Queste ultime infatti mostrano un tasso inferiore rispetto agli uomini (il 9,4% contro l'11,8%).

 

Alla luce di questi dati, l’obesità può considerarsi una vera e propria patologia, anzi la patologia più diffusa nei paesi occidentali, tanto che l’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha definito il mondo moderno come “obesogeno”, cioè produttore di obesità (WHO 1997, 2002).

 

Ma cosa s’intende esattamente per obesità?

Essa viene definita dall’O.M.S. come una condizione caratterizzata da un eccessivo peso corporeo dovuto all’accumulo di tessuto adiposo risultato di un bilancio energetico, che si mantiene per troppo tempo positivo, tra l’energia che si introduce con l’alimentazione (carboidrati, grassi e proteine) e quella che si consuma con l’attività fisica.

 

Quali sono le cause di un aumento così rapido e costante dei casi di obesità?

Una simile incidenza, non è sicuramente attribuibile a cause genetiche in quanto modificazioni di questo tipo avvengono su una scala temporale di migliaia di anni e quindi non può esserne la spiegazione dal momento che i cambiamenti appartengono all’ultimo ventennio.

Le vere cause alla base dell’aumento di peso sono riconducibili ad inadeguate abitudini alimentari e alllo stile di vita sempre più sedentario.

 

Gli squilibri energetico-nutrizionali determinati da un’alimentazione non adeguata, uniti alla sedentarietà, rappresentano le principali motivazioni connesse all’aumento dell’obesità.

È importante ricordare che l’obesità porta con se anche il rischio di sviluppare varie malattie croniche come per esempio ipertensione, diabete, sindrome metabolica, problemi cardiovascolari ecc.

Alla luce di questo, emerge quanto sia importante una corretta alimentazione e un’adeguata attività fisica.

 

Ci sono anche cause di ordine psicologico per spiegare l’obesità?

La risposta è assolutamente si. Molto spesso infatti i motivi che mantengono ed innescano una condizione di obesità sono da ricondurre proprio all’aspetto psicologico.

Per molte persone mangiare diventa una risposta confortante a difficoltà affettive ed emotive che sperimentano nella quotidianità.

Il cibo diventa qualcosa di consolatorio. Alcuni cibi più di altri diventano dei veri e propri “anestetici emotivi”. Parliamo in questo caso di cibi dolci e ricchi di grassi, che vengono identificati come comfort food.

Altresì, il fatto stesso di non riconoscere i propri stati emotivi conduce ad una confusione tale per cui, la fame viene confusa con emozioni quali per esempio: noia, rabbia frustrazione, tristezza ecc.

Tutto questo può dar vita e mantenere un circolo vizioso tra malessere psichico e alimentazione eccessiva ed inadeguata. Questi due aspetti trovano così terreno fertile per rinforzarsi a vicenda. Entrambi vengono vissuti dal soggetto, negativamente, come causa di vergogna e senso di colpa.

Ne deriva così un rapporto conflittuale e problematico con il cibo, in una continua lotta tra il desiderio irrefrenabile di mangiare e la frustrazione che in seguito ne deriva.

Spesso il cibo non è apprezzato né gustato, ma quasi divorato, come a voler riempire più in fretta possibile un senso di vuoto interiore, che viene confuso con la sensazione di fame vera e propria.

Non è raro che situazioni di questo genere nascano a seguito di diete rigide e restrittive, che portano alla demonizzazione del cibo e ad atteggiamenti ipercontrollanti sulla fame. La conseguenza è la riduzione delle sensazioni fisiologiche tipiche della fame e lo sviluppo di un pensiero ossessivo riguardo al peso.

Da queste evidenze, nasce l’importanza di approfondire quali vissuti psicologici del passato e del presente nella storia della persona hanno dato vita a questo rapporto problematico col cibo.

 

Quale risulta essere il miglior modo per una presa in carico ottimale di un paziente con problemi di obesità?

Sicuramente una visione a 360 gradi del problema permette una sua risoluzione fino alle radici più profonde. Il modello bio-psico-sociale,viene in aiuto per assolvere a questo.

Esso infatti tiene conto di fattori biologici, psicologici e sociali nel valutare lo stato di salute dell’individuo e nel prescrivere il trattamento più adeguato.

Il modello bio-psico-sociale prevede che ogni condizione di salute o di malattia sia determinata dall'interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali. 

Quando si parla di aspetti biologici s'intende quelli fisiologici, di competenza strettamente medica. La figura del medico è infatti fondamentale.

Considerando invece l’aspetto psico-sociale del modello appena descritto, la figura di riferimento è quella dello psicologo e/o psicoterapeuta. In questo senso, è di dovere far accenno alla psicologia della salute che così come la definisce Matarazzo è volta alla promozione e al mantenimento della salute, alla prevenzione e trattamento della malattia. Prevede anche l’identificazione dei correlati eziologici, diagnostici della salute, della malattia e delle disfunzioni associate. La psicologia della salute si pone altresì l'obiettivo di analisi e miglioramento del sistema di cura.

In caso di presa in carico di paziente obeso, dal punto di vista operativo, lo psicologo della salute che può progettare e realizzare:

  • interventi mirati allo sviluppo di stili di vita salutari

  • interventi psicoeducativi relativamente salute e malattia

  • interventi di promozione benessere psicofisico

  • trattamenti volti alla correzione di stili alimentari inadeguati

  • trattamenti per la migliore gestione di condizioni di malattia, soprattutto croniche (ad esempio, diabete, ipertensione, ecc.) molto spesso determinate dalla condizione di obesità.

     

Concludendo...

Mente e corpo sono inesorabilmente connesse. Il corpo della persona molto spesso diviene la “fisicità” di emozioni inespresse ed incomprese. Esso mostra i segni ed i sintomi di problemi radicati nel profondo, i comportamenti non salutari diventano lo strumento per esprimerli in forme tangibili ed osservalibili.

Ecco perché quando si decide di prendere in cura un paziente con problemi di obesità, è opportuno esplorare il perché della sua condizione, quali sono i motivi che lo hanno condotto all’obesità.

Per una cura completa e longeva, sarebbe auspicabile che l'aspetto medico si connettesse con quello psicologico. Seguendo il modello bio-psico-sociale, una collaborazione tra medico e psicologo potrebbe risultare ottimale per raggiungere gli obiettivi di cura della persona.

Autore

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3 commenti

#1
Dr. Carla Maria Brunialti
Dr. Carla Maria Brunialti

Gentile Collega,

Benvenuto ogni pro-memoria sui disturbi del comportamento alimentare (DCA),
considerato che essi rappresentano una vera e propria emergenza in crescita anche sul territorio italiano:
anoressia nervosa, bulimia, binge-eating, disturbo evitante-restrittivo nell’assunzione di cibo, ingestione di materiale non alimentare, ruminazione...,
sono i variegati comportamenti patologici che definiscono i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DCA).

Fortunatamente essi possono essere curati, gratuitamente, presso le stutture pubblichemnei Centri appositi istituiti dall'Azienda sanitaria.

Per chi ci legge, informiamo in ogni Provincia esiste un ambulatorio pubblico (e dunque con il pagamento del solo ticke o gratis) specifico per i DCA, dove tutti gli Specialisti di area psicologica e medica agiscono in modo coordinato:
https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/6999-anoressia-bulimia-binge-eating-come-sconfiggere-i-dca.html .
Le sedi le trovate nei links allegati.

Alcuni tra essi hanno uno "Sportello Giovani" specifico per i disturbi alimentari,
dove psicologi e psicoterapeuti offrono la loro consulenza e si fanno carico di queste problematiche, avendo come obiettivo principale la prevenzione, la riduzione del rischio di aggravamento e di cronicizzazione del disturbo; soprattutto tramite una rilevazione precoce dei sintomi ed una corretta informazione agli adolescenti.
Lo sportello giovani è rivolto a tutti i ragazzi dai dodici anni in su, senza limite di età superiore.

Anche presso il Pronto soccorso si può invocare un percorso specifico per i disturbi legati al comportamento alimentare,
il "Codice Lilla":
https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/2477-disturbi-alimentari-e-codice-lilla-al-pronto-soccorso-nuove-attenzioni-cliniche-e-familiari.html .

E i nostri utenti di MEDICITALIA? Soffrono anch'essi di disturbi del comportamento alimentare? se sì, in che misura?
Ecco i dati:
https://www.medicitalia.it/news/psicologia/7804-codice-lilla-per-i-dca-e-gli-utenti-medicitalia-soffrono-di-dca.html .

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti

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