In numeorsi occasioni ho scritto che la vera nevrosi non è data dalla presenza di un conflitto, ma dalla pretesa che esso non ci sia.
La dinamica diventa più angosciosa quando non solo il conflitto davvero non c'è, ma si è convinti che ci sia e si ricorre ai ripari per tentare di arginare un problema che nella realtà non è mai esistito.

Questo è quanto accade nelle cosiddette nevrosi sessuali, o meglio in alcune disfunzioni determinate dall'incapacità di ottenete certe prestazioni o di non riuscire a raggiungere alcuni piaceri considerati universali.

Molte sono le donne frustrate per la presenza di difficoltà legate al raggiungimento di un certo piacere sessuale, dall'idea di essere prive di qualcosa che, almeno nelle loro credenze, tutte le altre hanno, considerandosi, quindi, sfortunate, inadeguate o peggio malate. Ed è questa la vera nevrosi che si genera, ossia la ricerca affannosa di una soluzione, anche terapeutica, per ottenere delle capacità che esistono solo nel mito.

In questi casi l'aspetto terapeutico non sta nell'ottenimento di ciò che non si può avere (perché non c'è), ma nella presa di coscienza della propria fisiologia e di un vero e proprio addestramento su come ottenere ciò che si desidera, non con ricerche disperate, ma con i "mezzi" di cui la natura ci ha già dotato.

Nel tempo, e grazie anche a certe teorie ortodosse, oggi revisionate, si sono creati numerosi equivoci sulla sessualità, soprattutto femminile, e sono proprio tali equivoci che hanno creato le basi non per la soluzione del problema, bensì per la costruzione di un problema nella realtà inesistente.

Ed ecco che le suddivisioni tra orgasmo vaginale e orgasmo clitorideo, la ricerca del fatidico punto del piacere assoluto nella donna (cosiddetto punto G) e, per l'uomo, il cardine di tutte le nevrosi inquadrato nel famoso "complesso di Edipo", vanno oggi revisionate e viste sulla base di nuove e più valide osservazioni scientifiche.

Ed è proprio di questo che ne discutiamo nella mia video/rubrica "il sonno della ragione":