Indagine conoscitiva: bambini vs Covid-19

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Dr.ssa Chiara Di Vanni Psicologo, Psicoterapeuta

Dal 27 al 02 maggio 2020 è stato diffuso il questionario di autovalutazione Bambini VS Covid-19.

Di seguito, l'analisi dei dati raccolti.

Il cambiamento nei bambini

Solo il 9% delle risposte indica nessun cambiamento preoccupante nel comportamento dei bambini insieme a sono felici di stare a casa con i genitori.

Sicuramente i bambini saranno segnati profondamente da questo periodo che avviene in un momento di formazione psicologica fondamentale. Ma il cambiamento non deve essere necessariamente preoccupante.

Il processo di crescita è legato alla crescita fisica e psicologica nell'ambiente sociale e si compie attraverso 4 fasi (prima infanzia, seconda infanzia, fanciullezza, preadolescenza) nel periodo che va dalla nascita ai 18 anni. 

Se sono evidenti manifestazioni di irritabilità, rabbia, capricci, questi sono da considerarsi alla stregua del periodo di crisi che caratterizza il passaggio ad una fase successiva del processo di crescita.

Reazioni di ansia, tristezza, preoccupazione, agorafobia vanno accolte e inserite in un contesto di normalità.

Se è vero che i bambini non hanno a disposizione esperienze pregresse per gestire un trauma (quale il confinamento nella propria casa) è anche vero che il loro sistema neuronale è più flessibile perchè in costruzione. Così come il virus stesso viene diversamente gestito dal corpo ancora in formazione (nel caso del covid-19 in maniera positiva, non letale come per l’adulto) anche il trauma ha effetti differenti in una mente in formazione.

La plasticità insita nel percorso di crescita risulta utile soprattutto nella fase di ritorno alla normalità. I bambini saranno entusiasti e positivamente colpiti dall’emozione di poter incontrare familiari e amici. I sentimenti positivi hanno un effetto più profondo e significativo rispetto a quelli negativi.

I bambini che dovessero manifestare disagio fuori casa, vanno esposti gradualmente, accompagnati e tranquillizzati. E’ normale sentirsi in pericolo fuori casa perchè, per convincerci a restarci, abbiamo dovuto immagazzinare questa informazione.

Il 12% dei genitori evidenzia cambiamenti nel sonno del proprio bambino.

Le motivazioni possono essere due, intersecate tra loro:

  1. il corpo è sottoposto a minore sollecitazione e avverte prima la sensazione di essersi ristorato con il sonno (per lo stesso motivo è possibile che i bambini percepiscano meno il senso della fame ricercando, piuttosto, alimenti dolci o mangiando più del solito alla ricerca della sensazione di piacere);
  2. mentre dormiamo il nostro inconscio ordina le immagini, le esperienze, le emozioni esperite durante la giornata. E’ probabile, quindi, che le informazioni e soprattutto le sensazioni/emozioni di fronte le quali si trova la psiche durante la notte, siano ansiogene in questo momento causando un sogno inquieto che può svegliare prima di quanto programmato.

La principale mancanza lamentata dai bambini è quella del contatto con l’altro (maestre, famiglia, amici).

Instaurare relazioni con altre persone è uno dei compiti, quindi dei bisogni, più vitali dell’infanzia ed è anche uno dei primi a comparire.

Le relazioni costituiscono un aspetto fondamentale per comprendere le dinamiche personali e comportamentali. Esse forniscono il contesto in cui si sviluppano tutte le funzioni psicologiche.

Dunque, che la principale mancanza lamentata dai bambini, sia quella in riferimento alle relazioni e interazioni, è un buon segno.

Se ben sostenuti in questa fase, l’elaborazione delle emozioni esperite nell’emergenza potrebbe essere di aiuto allo sviluppo della capacità di gestione della mancanza, della frustrazione, la capacità di attesa e la pazienza, che sono fondamentali per l'equilibrio psicologico nell’adulto.

Gli ausili a disposizione in questo periodo

Il 45,6% ha risposto che ha avuto un’esperienza negativa in merito alle lezioni on line, mentre soltanto il 20% dichiara di aver avuto un’esperienza positiva.

“Se è vero che deve realizzarsi attività didattica a distanza, perché diversamente verrebbe meno la ragione sociale della scuola stessa, come costituzionalmente prevista, è altrettanto necessario che si proceda ad attività di valutazione costanti, secondo i principi di tempestività e trasparenza che, ai sensi della normativa vigente, ma più ancora del buon senso didattico, debbono informare qualsiasi attività di valutazione” (Nota Ministeriale 279/2020).

Il feedback da parte del docente ha un ruolo chiave nel processo di apprendimento dei ragazzi, permette di chiarire dubbi, porta a una partecipazione attiva dei ragazzi, è una spinta motivazionale all’apprendimento e per tanto dovrebbe essere tenuta presente e continuare a essere presente costantemente anche con la didattica a distanza, cosa che purtroppo non sempre avviene.

Oltre il 60% dei genitori ha riferito che non è stato difficile spiegare ai propri figli che cosa sta succedendo, mentre meno del 40% ha riscontrato qualche difficoltà. 

Essere sinceri con i propri figli è fondamentale per la crescita psicologica e per la gestione del trauma/cambiamento. Permette la creazione di un rapporto di fiducia e di stima reciproca, che non potrà essere leso, e che sarà utile quando i figli attraverseranno l’adolescenza e si affacceranno a mano a mano alla vita adulta. 

È importante che i bambini sappiano come mai babbo e mamma non vanno a lavoro, come mai i nonni li possono vedere solo attraverso uno schermo, perché le altalene e gli scivoli sono inaccessibili, anche se non dovessero chiederlo esplicitamente.

Risposte alle domande aperte

Da un’attenta analisi delle 219 risposte date alla domanda “Cosa ti riferisce la/il bambina/o in riferimento a questo periodo? Pensieri, sensazioni, emozioni, immagini... ” è emerso che nel 50% dei casi i bambini esprimono paura per il del virus e/o lamentano la presenza di pensieri negativi e instabilità emotiva.

All'interno di questa categoria di risposte si evidenzia chiaramente la percezione della pericolosità del virus e dei comportamenti adottati per evitare il contagio oltre al timore di non poter tornare alla vita di prima. In parte delle risposte è chiaramente espressa la paura della perdita dei genitori o di persone care.

Per quanto concerne l'emotività mostrata dai bambini, le risposte mettono in evidenza tristezza, rabbia, stanchezza, apatia e noia.

Riuscire a immaginare e rappresentare un domani rassicurante e sicuro, per i nostri bambini, non può essere nocivo ma è fondamentale per evitare di sperimentare sentimenti di ansia e preoccupazione prematuramente.

Nei primi anni di vita l’uso delle favole è molto utile perché consente al bambino di esprimere emozioni proprie dando voce ad un personaggio del racconto. Questo avviene in maniera spontanea e alle volte è l’unico canale utilizzabile dal bambino per verbalizzare quello che prova. Può succedere anche dopo aver ascoltato la storia e queste riflessioni vanno colte con attenzione, vanno accolte e inserite in un contesto di normalità.

Dai sette anni ai dodici, il bambino esperisce ragionamenti logici e li collega ad azioni concrete. I disagi del vivere il presente e l’instabilità emotiva di questo periodo si sommano a quelle fisiologiche che caratterizzano la fase di crescita.

Le privazioni sociali cui siamo stati e siamo sottoposti colpiscono nel vivo la principale necessità di emancipazione oltre che di scoperta e accettazione della propria intima sessualità.

E’ necessario, in questo caso, parlare di quello che si prova. La consapevolezza, il collegamento delle emozioni con la loro causa, vuole essere verbalizzato. 

Gestire il fattore scatenante non è possibile. La mancanza di cui parliamo è necessaria alla salute pubblica e va accettato.

Gli eventuali comportamenti aggressivi o agitati devono avere spazio di sfogo e solo dopo vanno indagate le fonti, le motivazioni scatenanti.

Le risposte alla domanda “Come hai spiegato a tuo figlio cosa sta succedendo?” evidenziano che la maggioranza dei caregivers ha spiegato ai propri figli in modo reale la situazione che stiamo vivendo. Molti hanno riferito di aver utilizzato la parola “Virus” con i propri figli per far comprendere al meglio il motivo per cui non possono uscire di casa, la scuola è chiusa e non possono recarsi né a casa dagli amici né dai nonni o dagli zii. Alcuni si sono avvalsi di supporti video strutturati appositamente per i bambini, come il video “Covid il Barbaro” oppure “Coronello”, altri hanno utilizzato storie e metafore come “Purtroppo bisogna stare attenti e come un cavaliere dobbiamo indossare le mascherine per combattere il virus e che specialmente quando si tornerà dai nonni dovremmo stare ancora più attenti e che piano piano si tornerà fuori a giocare con gli altri bambini”.

 

Per concludere, lockdown e post lockdown mettono a dura prova i genitori. Le preoccupazioni sono anche personali e la mancanza di certezze si somma alla mancanza di indicazioni pregresse da seguire per aiutare i bambini a non riportare danni psicologici conseguenti all'emergenza.

Genitori, caregivers e istituzioni scolastiche hanno l’opportunità di agevolare, accompagnare e sostenere i bambini nell’affrontare il loro primo grande trauma.

Dobbiamo riuscire a garantire ai nostri bambini la loro routine. Ascoltiamoli, aiutiamoli ad esprimere le emozioni, siamo sinceri, prendiamoci cura di noi, coltiviamo un pensiero positivo, abbracciamoli spesso, crediamo nelle loro capacità e apprezziamoli nella loro unicità. Ogni bambino è profondamente e sensibilmente diverso dall’altro. Osserviamo e ascoltiamo attentamente nostro figlio, sarà lui stesso a suggerirci le modalità di interazione più funzionali.

Il ruolo dei genitori risulta essere più delicato e impegnativo che in situazioni normali. Famiglia, rete sociale e istituzioni scolastiche, devono collaborare all’unisono e avvalersi di tutta la comprensione, sensibilità, pazienza e accetazione possibili.

 

Grazie per l'interesse, gli autori: Chiara Di Vanni, Marzia Bartalucci, Chiara Paoli

Data pubblicazione: 25 maggio 2020

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