Utente 419XXX
Ill.mi Dottori,

il mio quesito è semplicissimo nella sua formulazione, come da oggetto.

Vorrei sapere se qualcuno di voi ha la più pallida idea di come sia possibile determinare quando una placca dovuta ad Induratio Penis Plastica sia attiva o meno. Secondo la mia esperienza personale, difatti, gli esami diagnostici di routine che vengono utilizzati per diagnosticare tale sindrome (i.e. ecocolordoppler e/o risonanza magnetica) sono semplicemente in grado di rilevare la presenza di alterazioni tissutali, ma non sono in grado di determinare se le predette alterazioni sono in fase di progressione ovvero se sono "spente". Da qui sorge il mio quesito: è effettivamente possibile stabilire se una Peyronie è in fase infiammatoria o no?

Il dolore localizzato nell'area in cui si trova la placca è necessariamente indice del fatto che la malattia è attiva o non ha alcuna rilevanza clinica in questo senso? Me lo chiedo poiché potrebbe essere così - ovvero che c'è dolore in corrispondenza dell'area in cui si trova la cicatrice - anche per altri tessuti cicatriziali (cheloidi per esempio), senza che ciò, però, dia alcuna indicazione nel senso che questi ultimi possano evolvere in forma e dimensioni; qual è la vostra opinone la riguardo?

Credo che il tema sia abbastanza rilevante, considerato che il fatto che la malattia sia attiva o spenta incide - a mio modesto avviso - sulla possibilità di sottoporsi a un intervento chirurgico (di qualunque tipo esso possa essere: raddrizzamento, graft e/o protesi).

Spero che qualche mente illuminata dell'andrologia italiana, attiva su questo portale, possa darmi una risposta.


Rispettosi ossequi a Voi tutti

[#1] dopo  
Dr. Diego Pozza

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caro lettore,

la malattioa dei Peyronie ha una fase così detta infiammatoria, caratterizzata dal dolore, dolenzia, ed una fase definitiva con alterazioni morfologiche dei corpi cavernosi ( a causa dell placca fibrosa), spesso in fase definitiva si possono osservare delle calcificazioni
Comunque l'inizio di un processo terapeutico può avere finalità varie ( alleviare il dolore, cercare di ridurre lo sviluppo della placca, alleviare il deficit Erettile quasi sempre presente, correggere la deformità con atti chirurgici, corporoplastiche, chirurgia di placca, elastomeri endocavernosi o infiltrazioni di xiapex....)
il tutto non può prescindere dalla capacità dello Specialista di precisare lo stato di malattia e proporre la soluzione specificamente adeguata al singolo, personale, caso
cordiali saluti,
Dott. Diego Pozza
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[#2] dopo  
Utente 419XXX

Egregio Dott. Pozza,

la ringrazio. Devo comunque farle notare che non ha risposto alla mia domanda: come si determina se la placca è attiva o è spenta? Ovvero, come si stabilisce se c'è o non c'è infiammazione?

So che la maggior parte della lettaratura scientifica in materia indica come durata della fase acuta - i.e. infiammatoria - un periodo compreso tra i 12 e i 18 mesi; mi pare, però, che questa finestra di tempo sia solo indicativa; è possibile che l'infiammazione possa durare anche per molto più tempo (diversi anni ad esempio)?

[#3] dopo  
Dr. Edoardo Pescatori

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Gentile lettore,
non esiste un criterio universalmente valido per stabilire quando la malattia di La Peyronie è in fase stabilizzata (non più infiammatoria), ma il più seguito (anche dal sottoscritto) è il seguente criterio clinico: non meno di 6 mesi dalla fine di eventuale dolenzia/dolore in qualsiasi situazione (flaccidità, erezione, compressione della placca, rapporto...) e non meno di 6 mesi senza modificazioni della forma del pene.
Quanto tempo per arrivare alla stabilizzazione? E' ESTREMAMENTE SOGGETTIVO: da mesi ad anche anni. Per perseguire il minor tempo per arrivare alla stabilizzazione raccomanderei di eseguire una qualche forma di trattamento (non entro nello specifico perché esula dagli scopi di questo sito), ed evitare il più possibile di deformare il pene in erezione.
Cordialmente,

Dott. Edoardo Pescatori
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[#4] dopo  
Dr. Diego Pozza

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Concordo con il dottor Pescatori
non esiste una "data di scadenza"
Sono molti i sintomi, segni., sensazioni, rilievi che possono autorizzare a definire il termine della fase infiammatoria.
ma. ribadisco, non si tratta di un numero ma di una condizione

Quando un atleta, un calciatore, è al massimo della forma e delle sue prestazioni?
Nessuno lo può definire con certezza ! anche perchè molto può dipendere da quando e con chi si fa la gara, la partita!
cordiali saluti
Dott. Diego Pozza
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[#5] dopo  
Utente 419XXX

In sostanza, quindi, non c'è alcun esame clinico che possa escludere (o, al contrario, confermare) la presenza di infiammazione? Ci si basa soltanto sulla presenza di dolore o dolenzia riferiti dal paziente?

Se è così, io potrei non essere mai uscito dalla fase infiammatoria, nonostante siano trascorsi più di tre anni dall'insorgenza della patologia: non sento dolori acuti ad ogni erezione, come accadeva agli esordi, ma se eiaculo più di una volta al giorno - due o tre, per esempio - sento dolenzia nell'area in cui ho la placca: è probabile che sia ancora in fase infiammatoria? Io pensavo che, trascorso tutto questo tempo, il dolore fosse solo una conseguenza di una sorta di "pressione" esercitata dal tessuto fibrotico sulle terminazioni nervose circostanti...

Comunque sapreste confermarmi se, in fase infiammatoria, è possibile che la fibrosi possa regredire con trattamenti farmacologici? Da profano mi pare che potrebbe essere così, dato che la cicatrice sarebbe ancora in "fase di trasformazione".

Inoltre, è possibile intervenire chirurgicamente nonostante la malattia sia ancora attiva? Ho letto alcune opinioni di specialisti secondo cui anche l'intervento più radicale per questo genere di problema (ovvero la protesi) sarebbe possibile pure in fase acuta, ma non mi convince molto ad essere onesto.

Vi ringrazio per l'attenzione.

[#6] dopo  
Dr. Edoardo Pescatori

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L'unico intervento chirurgico possibile in fase di malattia attiva è proprio l'intervento di protesi, in quanto l'impianto protesico contrasta (con la propria rigidità, quando attivato) la retrazione cicatriziale / deformità prodotta dalla malattia.
Cordialmente,

Dott. Edoardo Pescatori
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