Utente 826XXX
Egr. Dottori,
vorrei sottoporvi il mio problema. Mia mamma (79 anni) al 31 dicembre scorso è stata portata al pronto soccorso per sospetti problemi cardiaci ma dalle analisi si è aperto lo scenario della Leucemia, a quel punto, prima in medicina d'urgenza, poi in ematologia e la triste sentenza "Leucemia mieloide acuta". Dopo la degenza e la cura di una polmonite è tornata a casa e seguita a domicilio da un ematologo (volontario AIL) che organizza visite, trasfusioni e cure del caso.
Durante la degenza e per le prime settimane a casa l'hanno trattata con "deltacortene" e "oncocarbide" (oltre ad altri farmaci come: congescor, pleumac, crestor ecc.). Ogni settimana effettua un emocromo che dettiamo telefonicamente al dottore per agire di conseguenza, ultimo la sospensione di una settimana dell'oncocarbide vista la riduzione dei globuli bianchi.
Il medico si è espresso con una diagnosi di circa tre mesi di vita o forse più e che non si può fare più di quanto si sta facendo.
Ecco il mio quesito: è possibile che bisogna vedere morire una persona senza poter fare altro? Non esistono altri farmaci per rallentare la malattia? Sospendere l'oncocarbide è stata la soluzione giusta?
Vi prego di darmi delle spiegazioni.

Grazie.

p.s. il reparto di ematologia in questione è quello dell'Ospedale "Moscati" di Avellino.

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Dr. Arduino Baraldi

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Bisogna vedere che tipo di leucemia mielode è , perchè ne esistone sette classi con sottoclassi, poi bisognerebbe sapere l'esito degli easami del midollo. Bisognerebbe poi sapere gli attuali valori dei bianchi, insomma gli elementi forniti sono pochi. Il trattamento di base è la chemio ma vi sono vari protocolli terapeutici che vengono adottati ed adattati ai vari tipi di leucemia
Un saluto

A. Baraldi