Utente 188XXX
CARO DOTTORE SONO UNA DONNA DI ANNI 30 DI PERUGIA CON UN PROBLEMA DI TIROIDE AL ALMENO 3 ANNI AD OGGI ASSUMO EUTIROX DA 75 E LE MIE ULTIME ANALISI HANNO PORTATO I SEGUENTI RISULTATI:
FT3 2.9
FT4 0.8
TSH 3.6
ANTICORPI ANTI-TG 52
ANTIC.PEROSSIDASI 424
ANTIC.ANTI-MICROSOMA 5.0
CALCITONINA 5.4
SECONDO IL MIO MEDICO DI FAMIGLIA LE ANALISI VANNO PIU' O MENO BENE MA NON MI HA MOLTO TRANQUILLIZZATA X QUANTO RIGUARDA QUESTI ANTIC.PEROSSIDASI ALTI MI AUGURO CHE LEI MI RIESCA SPERIAMO A CONFORTARE E MAGARI A CONSIGLIARMI QUALCHE RIMEDIO IN AGGIUNTA ALL'EUTIROX CHE PURTROPPO MI DOVRA' ACCOMPAGNARE X IL RESTO DELLA MIA VITA.
LA RINGRAZIO IN ANTICIPO X L'ATTENZIONE CHE VORRA' DARE A QUESTE RIGHE.
SUSANNA.

[#1] dopo  
Dr. Francesco Montella

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La tiroidite autoimmune è una malattia molto frequente e colpisce soprattutto donne giovani (fra i 30 e i 50 anni). Quando la malattia è limitata alla tiroide non vi è di solito bisogno di alcuna terapia ad eccezione di quella con ormone tiroideo (Eutirox).

Sono pertanto perfettamente daccordo con il suo medico di famiglia sia rispetto alla sostanziale benignità della malattia sia rispetto alla non necessità di ulteriore terapia farmacologica, a parte l'Eutirox.

Per quanto riguarda gli anticorpi antiperossidasi le posso dire che il ruolo principale nella genesi della malattia è senz'altro quello dell'azione citotossica diretta dei linfociti CD 8 killer reclutati dai linfociti CD4. Comunque, anche gli autoanticorpi potrebbero essere responsabili dell'ipotiroidismo: in vitro infatti, si è visto che gli anticorpi antiperossidasi inibiscono l'azione della perossidasi tiroidea, disturbando l'elaborazione degli ormoni da parte della ghiandola.

Malgrado ciò, in assenza di un coinvolgimento sistemico, non è giustificata una terapia con cortisone o immunosoppressori, in quanto i titoli degli autoanticorpi non sono solitamente correlati alla gravità della malattia e la loro persistenza non è incompatibile con il raggiungimento di uno stato di eutiroidismo.

Spero di essere stato esauriente. Altrimenti non esiti a ricontattarmi.

Cordiali saluti

FM
Francesco MONTELLA
Primario Medico
Ospedale San Giovanni ROMA

[#2] dopo  
Giuseppe Ielo
Medico Chirurgo
Specialista in Ecografia
Specialista in Endocrinologia
Specialista in Medicina Nucleare
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Tel. +39-02-95302424 / 333-3164013
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Gentile Signora Susanna,
ho appena letto la Sua lettera.
Ho visto i valori degli esami di laboratorio, ma sarebbe opportuno che Lei segnalasse anche i valori di riferimento, poiché, come ben sa, ogni laboratorio degno di tal nome costruisce i suoi valori di riferimento.
Non ho motivo di dubitare che i valori degli Ab-antiTPO siano alterati, e, dato che sono tre anni che Lei ha una opoterapia in atto, presumo che la tiroide sia ipofunzionante.
Se trattasi di una ipofunzionalità su base infiammatoria e/o autoimmune è possibile che, regredito definitivamente lo stato patologico scatenante la malattia e rimmessosi nella sua integrità lo spin molecolare, Lei da qui a qualche tempo non abbia più bisogno della opoterapia con L-Tiroxina.
Se invece la struttura della tiroide è definitivamente compromessa, la terapia con L-Tiroxina dovrà portarla avanti sì per tutta la vita, ma tenendo conto che 75 microgrammi giornalieri sono pochi per un adulto di costituzione media per l'esplicazione delle sue funzioni abitudinarie.
Il mio consiglio è di effettuare un controllo degli esami di laboratorio, comprensivo degli "obsoleti" (per alcuni) TT3 e TT4, previa sospensione per almeno 30 giorni della terapia in atto.
Nello stesso periodo, cioé 30 giorni dopo la sospensione, effettuerei una scintigrafia tiroidea ed eventualmente di seguito (se non è stato in precedenza fatto) un esame citologico con ago sottile (agoaspirato) per porre diagnosi efficace e risolutiva della patologia scatenante e delle condizioni attuali della Sua tiroide.
Non vi è altra possibilità per "quantizzare" ciò di cui Lei ha attualmente bisogno, ma, si rassicuri, il trattamento è facilmente gestibile.
Voglia gradire i miei cordiali saluti.
Giuseppe Ielo