Utente 674XXX
Mio padre, 86 anni, un paio di mesi fa e' stato colpito da un forte stato di agitazione che non gli consente di quietare, costringendolo ad alzarsi e muoversi in continuazione, situazione particolarmente gravosa la notte. Contemporaneamente si sono aggravati i problemi digestivi di cui già soffriva (sensazione di stomaco chiuso, tempi lunghi di digestione) con conseguente rifiuto del cibo.

Una crisi simile si era già presentata cinque anni fa: effettuata all’epoca Tac encefalo e gastroscopia senza particolari rilievi (il problema dello stomaco veniva considerato come riflesso dell’aspetto nervoso), la situazione era stata gestita ricorrendo al psichiatra, con una terapia a base di alzaprolam (1,50mg/giorno), mirtazapina e duloxetina. Inizialmente la terapia lo manteneva in stato di sedazione permanente: Il dosaggio fu poi diminuito progressivamente arrivando ad un mantenimento di solo alzaprolam (0,25 mg/giorno).
Il periodo di crisi era stato progressivamente superato, con recupero di una vita attiva ed autonoma.

Nel frattempo, a causa del progressivo aumento dell’insufficienza renale di cui soffriva da tempo (oltre ad ipertensione), da circa un anno effettua dialisi (inizialmente una, ora due sedute settimanali).
Per gestire la crisi attuale, sempre seguito dal psichiatra (anche in questa circostanza la gastroscopia non ha dato particolari evidenze se non uno stato infiammatorio ritenuto ininfluente sul problema in questione), assume alzaprolam (1 mg/giorno) e trazodone ( 1,25 mg/giorno) ed un prodotto a base di magaldrato per l’infiammazione gastrica, oltre alla consueta terapia per l’ipertensione a base di amlodipina e ramipril.

Questa dose iniziale ha provocato un forte stato di sedazione, dove è scomparsa l'agitazione, ma di fatto anche l’autonomia di movimento. Si è così proceduto alla graduale diminuzione delle dosi, affiancando oltre ai due farmaci già assunti, anche amisulpride per 50mg/giorno. Purtroppo l’agitazione è ricomparsa e, nonostante siamo tornati al dosaggio iniziale, non si riscontrano segni di miglioramento (è comunque tornato ad assumere cibo con una certa regolarità). Si addormenta a notte inoltrata e durante i momenti di veglia diurna e notturna non ha momenti di tranquillità, chiedendo in continuazione di essere massaggiato alle gambe per alleviare la sensazione di “smania”. Al reparto di nefrologia dove effettua la dialisi i valori sottoposti a costante controllo risultano peraltro soddisfacenti e nei parametri.

A questo punto è opportuno effettuare tramite geriatra particolari analisi per individuare possibili specifiche patologie? E qualora la strada a base di psicofarmaci fosse l’unica perseguibile, è possibile ipotizzare una terapia che elimini o quantomeno contenga il fenomeno dell’agitazione senza arrivare ad un grado di sedazione che di fatto comprometta l’autonomia di mio padre?

Grazie anticipatamente per un Vs gradito parere.

[#1] dopo  
Dr. Otello Poli

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La IRC complica il già difficile quadro. I farmaci hanno difficoltà ad essere eliminati e si accumulano con probabilità di sovradosaggio. Va anche detto come ad 86 anni i recettori nel sistema nervoso centrale per le benzodiazepine sono scarsi. Il rischio è quello di una risposta paradossa: confusione, aumento dell'agitazione psicomotoria. Preliminarmante suo padre sovrebbe sottoporsi ad una valutazione clinica neurologica di persona per una vlutazione dello stutus clinico e la prescrizione di eventuali esami qualora indicati. Solamente dopo ritengo sia possibile pianificare un trattamento in sicurezza e seguirne l'andamento.
Indicata sarebbe anche una valutazione neurologica /medicina del sonno (quest'ultima rappresenta una branca di neurologia e neurofisiopatologia) e la effettuazione di un esame Polisonnografico.
A disposizione delle necessità del paziente.

Cordialmente,
Dr. Otello Poli
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Dr. Otello Poli, MD
Neurologo-Algologo-Esperto in Medicina del Sonno
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