Utente 241XXX
buongiorno,ho una domanda da fare riguardo alla situazione di mia madre,affetta da tumore cerebrale,più precisamente astrocitoma.lei dopo un intervento di rimozione parziale adesso sta facendo chemioterapia,ogni due settimane infusione di fotemustina.purtroppo la cura la sta debilitando molto,causandole anche un abbassamento di piastrine,globuli bianchi, globuli rossi ed emoglobina.soffre di una accentuata stanchezza e difficoltò di star in piedi per più di qualche minuto quindi è impossibilitata ad andare a lavoro.premettendo che fra 15 giorni ha la visità per la richiesta di invalidità,ora è a casa in malattia.il suo medico di base,a cui è passata da qualche settimana quando oggi lei ha richiesto la continuazione di malattia è stato molto scortese dicendo che non capisce il perchè della lunghezza della malattia e che crede sia il caso di chiedere una verifica.inoltre ha detto che lui per chemioterapia può dare solo qualche giorno e che la sua malattia non è giustificata.io ora mi chiedo...è deontologicamente corretto questo tipo di comportamento?lui tra l'altro ha visto tutto gli esami di mia madre e giusto tre settimane fa le ha detto che è normale che si senta così male.è vero che ci sono problemi a dare più di due o tre giorni(testuali parole sue) di malattia per questo tipo di siutazione.
sottolineo che ovviamente mia madre sta veramente male e non teme alcuna verifica

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Dr. Maurizio Golia

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Buongiorno,
Le suggerisco di farsi rilasciare una relazione specialistica dettagliata dai medici ospedalieri che seguono la mamma e di mostrarla al medico curante che così , se lo riterrà, prescriverà l'ulteriore periodo di malattia, che in pazienti che effettuano chemioterapia è più che giustificato.

cordiali saluti,
Dr. Maurizio Golia Specialista Medicina Legale e Medicina Preventiva Lavoratori tel. 339/7303091
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