Utente 439XXX
Salve,

Sono un ragazzo di 22 anni e gioco al calcio.
A seguito della tac, mi è stata diagnostica una lesione meniscale mediale stabile del ginocchio sx.

Quello che mi preme di più è tornare in campo al più presto, per questo motivo, vorrei sapere, qual è la cura più appropriata per riprendere l'attività agonistica quanto prima.

Fino a questo momento ho avuto pareri discordanti sul da farsi, se procedere o meno con un'operazione di artroscopia oppure cosa fare, quale cura svolgere per evitare l'operazione tornando in campo presto e senza problemi.

Mi farebbe piacere conoscere il parere di un fisiatra.

Grazie mille, cordialità


[#1] dopo  
Utente 439XXX

Ringrazio chiunque possa darmi una risposta e un consiglio.

Grazie ancora

[#2]  
Dr. Cosimo Savoia

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bisogna vedere che tipo di lesione è per decidere se è necessario un intervento o se è possibile continuare l'attività; in entrambi i casi occorre attuare un rinforzo della muscolatura sia in previsione di un'artroscopia (per affrontare meglio l'intervento e ridurre i tempi di recupero) sia a scopo terapeutico per ridurre il possibile danno da meniscopatia.
Occorre, come detto, sapere qual'è il danno al menisco in causa.
Dr. med. Cosimo SAVOIA

[#3] dopo  
Utente 439XXX

La ringrazio, le invio a tal proposito il referto esatto della Tac:

Marcata sinovite reattiva
Presenza di versamento intra e para articolare
Aspetto disomogeneo dei menischi con visibilità di stria ipodensa a decorso longitudinale del corno posteriore del menisco mediale.
LCA e LCP e collaterali integri
Regolare l'asse femoro rotuleo.

Al momento sto svolgendo terapie di potenziamento per i muscoli della gamba sinistra. Mi hanno anche consigliato di praticare la Tecar Terapia che però non ho intrapreso.

Spero in Suo consiglio.

Cordialità

[#4]  
Dr. Cosimo Savoia

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FINO MORNASCO (CO)

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dal referto TC sarei dell'opinione di una terapia conservativa (ovvero non proporrei l'artroscopia), in pratica continuerei con il potenziamento muscolare, va bene la tecar terapia (ev magneto terapia); applicazioni di freddo locale; nella terapia di rinforzo considererei in particolare l'attività in acqua (piscina) soprattutto nella fase iniziale.
rivalutazione secondo l'evoluzione clinica
Dr. med. Cosimo SAVOIA

[#5]  
Dr. Roberto Sergi

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il corno posteriore è l'unica parte vascolarizzata del menisco e quindi ha un potenziale di riparazione. Oltre alla rieducazione (che non rigenera, ma non permette l'ipotonotrofia muscolare) può essere utile la lasertrapia per l'effetto anti-infiammatorio e biostimolante della riparazione tissutale. Se non dovesse essere sufficiente, la valutazione clinica potrebbe indirizzare verso l'artroscopia. Ultima considerazione:il referto TAC è molto preciso, ma la risonanza magnetica è l'esame di elezione per una migliore diagnostica sui tessuti molli.
dott. Roberto Sergi

[#6] dopo  
Utente 439XXX

Grazie a tutti per i consulti forniti...

Un'ultima cosa. Considerando che sono ormai fermo da 3 settimane ed ho iniziato quasi subito il potenziamento, quando più o meno potrò tornare a correre? Occorre qualche protezione (es. fascia stretta) da applicare al ginocchio e se in futuro è probabile l'operazione.

Grazie ancora

Cordialità

[#7]  
Dr. Armando Piscioneri

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Trattamento conservativo
Il trattamento iniziale delle lesioni meniscali segue il classico protocollo R.I.C.E (rest, ice, compression and elevation). In base a queste regole l'arto leso va innanzitutto immobilizzato e messo a riposo. Si provvederà poi ad applicare del ghiaccio sulla zona lesionata (quattro o cinque applicazioni quotidiane per 10-15 minuti nelle 24-48 ore successive al trauma). La crioterapia associata al riposo contribuirà così a ridurre il gonfiore ed il dolore locale. Eventualmente, soltanto sotto consiglio medico, si possono assumere degli antinfiammatori non steroidei per tenere sotto controllo il dolore.

Se il soggetto è giovane, particolarmente fortunato e se il ginocchio è stabile e non vi sono segni di blocco articolare, il trattamento conservativo potrebbe essere sufficiente per una guarigione completa del menisco lesionato.

Nel caso invece all'interno dell'articolazione sia presente un frammento di menisco mobile l'intervento di asportazione chirurgica è assolutamente necessario.

Le lesioni di tipo degenerativo, che avvengono cioè senza un evento traumatico significativo, necessitano invece di un periodo di attesa. Grazie ai movimenti può infatti accadere che queste sfrangiature meniscali si limino facendo scomparire il dolore.

E' quindi importante che il paziente si armi di buona pazienza sopportando per qualche mese il fastidio ed il dolore locale.

CASO PARTICOLARE: se il menisco si rompe, ma il frammento non si interpone tra i capi articolari, quando l’idrartro si riassorbe o viene aspirato con una siringa (ARTROCENTESI), il ginocchio si comporta da articolazione sana (pseudo guarigione).
Da pseudo guarigione si ritorna a malattia clinica se per un movimento, anche banale, il lembo di menisco rotto viene nuovamente ad interporsi tra condilo femorale e piatto tibiale (fare le scale, camminare su terreno sconnesso, ecc.). I sintomi classici della lesione meniscale si ripresenteranno ed il paziente torna dal medico lamentando dolore, idrarto e limitazione funzionale.



TERAPIE FISICHE: le lesioni meniscali, salvo rare eccezioni, sono curabili soltanto attraverso l'intervento chirurgico. Di conseguenza la terapia fisica non può avere alcun effetto sulla riparazione del menisco. Può però agire riducendo il dolore ed alleviando i sintomi. Dopo la fase acuta del trauma il calore può per esempio essere utile per combattere la rigidezza locale.

Infiltrazioni con acido ialuronico ad alto peso molecolare possono invece aiutare la cartilagine a sopportare meglio lo stress articolare dopo l'intervento di meniscectomia totale. Queste infiltrazioni favoriscono inoltre la funzionalità dell'articolazione lubrificando i due capi ossei e nutrendo la cartilagine.

Trattamento chirurgico
PREMESSA: Un tempo i menischi erano considerati importanti ma non indispensabili e venivano per questo asportati in caso di lesione. Sebbene nel breve periodo questi interventi restituissero rapidamente la funzionalità articolare perduta, alcuni studi successivi dimostrarono una profonda incidenza di artrosi e patologie degenerative nei pazienti che avevano subito questo intervento (meniscectomia).

Oggi le vecchie tecniche sono state quasi completamente sostituite dalla chirurgia artroscopica che, se la lesione lo rende possibile, non rimuove ma sutura la parte di menisco danneggiata. Un susseguirsi di numerosi studi ha infatti chiaramente dimostrato che la conservazione del menisco protegge la cartilagine articolare dai processi degenerativi e che questi sono direttamente proporzionali alla porzione di menisco asportata.



Il trattamento chirurgico ha la possibilità di:

suturare la lesione meniscale, favorendo la cicatrizzazione e la rigenerazione spontanea

asportare esclusivamente la parte di menisco lesionato (meniscectomia selettiva)

asportare completamente il menisco lesionato (meniscectomia)

Come visto nella parte introduttiva, in alcune situazioni particolari sia di origine traumatica che degenerativa, il menisco ha una certa capacità di autoripararsi. Questa caratteristica è in relazione diretta con la vascolarizzazione locale: tanto maggiore sarà l'afflusso di sangue e tanto maggiori saranno le possibilità di guarigione.

L'intervento di suturazione sfrutta questi principi ricucendo la lesione e favorendo la rigenerazione spontanea. La zona più indicata per questo trattamento è quella periferica. L'intervento di suturazione viene svolto in artroscopia ed ha un rischio di complicazioni a medio e lungo termine molto inferiore rispetto agli interventi di meniscectomia. L'operazione comporta tuttavia tempi di recupero piuttosto lunghi ed obbliga il soggetto a quattro settimane di stampelle e ad alcuni mesi di riabilitazione prima di riprendere l'attività fisica. Si tratta in ogni caso di un investimento a lungo termine, dato che la suturazione meniscale, se indicata e ben eseguita, riduce notevolmente il rischio di degenerazioni cartilaginee a lungo termine

cordialità doc