Utente 808XXX
Mio padre, 69 anni, ha avuto un'ischemia cerebrale il 1 novembre.
Dopo due mesi di ricovero presso il Centro Neuromed di POzzilli (Is) è stato dimesso con la seguente diagnosi - valutazione.
Emisindrome motoria facio-brachio crurale destra in buon recupero funzionale.
Disturbo del linguaggio parlato da recente ictus cerebrale - lesione ipodensa nucleo-capsulare sinistra.

Valore scala FIM ingresso: 37
Valore scala FIM dimissione: 97

Valore scala Barthel ingresso: 10
Valore scala Barthel dimissione: 70

Completo il quadro anamnestico con la precisazione che mio padre ha avuto un infarto antero settale nel 1982. Vi preciso, altresì, che all'ingresso in Ospedale aveva braccio, mano e gamba quasi paralizzati.

Valutazione obiettiva (cioè fatta con i miei occhi): cammina già da solo ed è solo leggermente claudicante, soprattutto quando inverte la marcia. Se cammina per più metri ha un'andatura quasi normale perchè solleva i piedi e non li trascina.
Riesce ad alzarsi sulla punta dei piedi e camminare all'indietro.
Si alza da solo ed agevolmente dalla sedia o dal letto e mantiene la stazione eretta.
Muove abbastanza bene sia la gamba che il piede riuscendo a fare anche il "passo da soldato".
La mano si muove bene, non ha preclusa nessun movimento. Stringendole entrambe, si nota solo una lievissima differenza di forza rispetto alla sinistra, quasi impercettibile. Scrive, mantiene oggetti, beve, taglia quando mangia anche se si nota che è più debole dell'altra.
Riesce a sollevare il braccio ma sente una sorta di blocco sulla spalla.
Sul parlato, la situazione è questa: il tono della voce è leggermente più basso del normale (ma sta migliorando); riesce a parlare in modo corretto ma a volte gli sfugge il termine corretto e trova difficoltà a dare il nome ad alcune cose o persone. Su 20 oggetti che gli vengono mostrati ne riconosce il 70-80%.

Fatte queste premesse e considerato che sono trascorsi due mesi dall'evento, vorrei avere consigli pratici su come comportarci a casa. In particolare vorrei sapere se sbagliamo a non usare la sedia a rotelle o il bastone.
In pratica quando si muove lo facciamo procedere da solo ma standogli vicino per paura di cadute.
Naturalmente i suoi movimenti sono limitati agli spostamenti fra le stanze della casa e sono anche limitati di numero per non affaticarlo troppo.
I fisioterapisti del Neuromed ci hanno detto che non deve usare sedie o bastone perchè altrimenti si abitua e vista l'età potrebbe "adagiarsi".
In secondo luogo vorrei sapere se, dai dati che vi ho prospettato, ci sono speranze di riuscire a recuperare la funzione motoria al 100 % o quasi, naturalmente a patto di proseguire la terapia neuromotoria con un tecnico esperto.
Grazie in anticipo per la risposta e buon anno.

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Dr. Francesco Chiaravalloti

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Caro Lettore,
come già espresso il recupero neuromotorio e del linguaggio del suo congiunto mi sembra sia stato gestito in modo molto professionale e competente.
Non sono molto concorde con il suggerimento di non utilizzare un ausilio quale per esempio un bastone semplice che potrebbe primariamente aumentare il grado di sicurezza durante la marcia in linea retta ma soprattutto ai cambi direzionali riducendo di conseguenza l'eventuale rischio cadute, inibire l'eventuale insorgenza dell'ipertono muscolare che può essere accentuato proprio dall'insicurezza e aumentare il grado di autonomia con supervisione durante la marcia.
Logicamente sottoponendosi a controlli fisiatrici a tempi prestabiliti valutando il grado di miglioramento e di sicurezza a quel punto il bastone in seguito potrebbe essere abbandonato, ma al momento potrebbe essere utile anche per agevolare, qualora fossero presenti le necessarie competenze, il cammino in ambiente esterno.
Inoltre riguardo al recupero neuromotorio al 100% come Lei scrive questo può sicuramente essere un obiettivo del progetto riabilitativo individuale ma consideri la terapia riabilitativa anche come un mezzo che aiuta a creare e ad utilizzare diverse strategie motorie di compenso agli eventuali deficit funzionali residui che, comunque, nel caso di suo padre mi sembrano veramente minimali!
Dr. Francesco Chiaravalloti