Utente 151XXX
Gentili Dott.
Circa tre mesi fa, di punto in bianco,
ho iniziato ad avere imbarazzo intestinale,feci morbide giallognole e irregolarità.

Una settimana dopo ho iniziato ad avvertire bruciore alla gola,
in meno di 5gg il bruciore è sceso fino allo stomaco.

Il medico di famiglia mi ha diagnosticato reflusso gastrico,
orinandomi Limpidex e fermenti lattici.

Dopo circa una settimana di trattamento
ho iniziato a sentire degli strani bruciori al fegato (presumo fegato perché erano esattamente in quella zona)
un po’ di nausea e aerofagia.
Leggevo che Limpidex metabolizza principalmente nel fegato…

Ho continuato ancora con Limpidex credendo fosse un effetto collaterale passeggero.
Dopo un paio di gg ho avuto un rash cutaneo sulle guance (pelle rialzata tipo buccia d’arancia che prudeva).
Ho smesso Limpidex ma lo stesso episodio mi è poi riapparso 2 gg dopo.

Il reflusso si è calmato per circa una settimana.
Poi ha ricominciato, e io continuavo ad avere quei bruciori al fegato e imbarazzo intestinale con feci giallognole.

Sono ritornata dal medico e abbiamo concordato di provare con Ranitidina.

Assunta Rantidina ho avuto subito un senso latente di nausea che si è intensificato nei giorni avvenire.Dopo 4 gg ho smesso anche questo farmaco perché mi aveva procurato anche un episodio di stato confusionale giramenti di testa e malessere.

Pian piano il senso di bruciore all’esofago si è molto attenuato (usavo solamente Maalox sciroppo) e un prodotto erboristico per disintossicare che mi attenua i bruciori e il senso di gonfiore al fegato.

Ho eseguito di mia iniziativa il breath test per elicobacter, risultato negativo

Ora a distanza di 3 mesi circa continuo a soffrire di imbarazzo intestinale (feci giallognole e morbide ultimamente anche un po’ rossastre ma sempre chiare,dolore all’intestino nella parte alta a sinistra e irregolarità) digerisco con difficoltà, sono sempre molto stanca e ho bruciore e gonfiore al fegato.

Oggi andrò dal mio medico per parlarne,
potrei avere anche un Vostro gentile parere?

Ringrazio della disponibilità.
Cordiali Saluti

[#1] dopo  
Dr. Francescopaolo Cardia

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Iscritto dal 2004
Gentile signora,
premettendo sempre che la consulenza on line ha dei grossi limiti e dovrebbe essere considerata sempre e solo come semplice ausilio o per il chiarimento di alcuni dubbi e mai sostituire la visita del proprio medico di famiglia o dello specialista, proverò ad assolvere appunto a questo compito.
Prima di tutto vorrei chiarirle una cosa fondamentale: IL FEGATO NON FA MALE!!! A parte in alcuni, poco frequenti, casi in cui il suo volume cresce in poco tempo, distendendo la capsula che lo avvolge (l’unica parte ad avere terminazioni nervose dolorifiche):
- la colecisti (la vescichetta che contiene la bile, adagiata nella parte anteriore della faccia inferiore del fegato) può, invece dare dei dolori che spesso, erroneamente, vengono attribuiti al fegato;
- la flessura destra del colon (la curva che il colon fa al passaggio da ascendente a traverso), soprattutto per motivi disfunzionali (contrazioni non propulsive o eccessive distensioni), può o mimare dolori epatici o addirittura determinare dei veri e propri dolori al fegato da compressione della sua capsula (ricorda la capsula?);
- il colon traverso, anch’esso soprattutto per motivi di dismotilità può sostenere una simile sintomatologia;
- lo stomaco e il duodeno possono dare dolenza epigastrica e all’ipocondrio destro (per capirci più o meno dove lei dice: “dolori al fegato”), soprattutto quando in caso di loro patologia c’è anche una componente disfunzionale (alterata motilità, rallentato svuotamento, contrazioni ed eccessive distensioni);
- il pancreas può essere responsabile di dolori in quella regione.
Questo, cara signora, non è solo un semplice elenco di cause di dolore all’alto addome, ma è un modo per dirle che ognuno di questi organi dovrebbe essere indagato da un punto di vista clinico-diagnostico, cosa facilmente fattibile con alcune appropriate domande, un esame obiettivo, un piccolo prelievo di sangue che comprenda i giusti parametri ed una ecografia dell’addome; se il medico lo ritiene necessario una EGDS (esofagogastroduodenoscopia).
Anche i disturbi gastroenterici bassi (il dolore al quadrante inferiore sinistro dell’addome e le alterazioni dell’alvo e delle feci) sono facilmente valutabili con la visita clinica, le domande al paziente e soprattutto con l’esame chimico-fisico, se necessario colturale e parassitologico delle feci, che, se risultano negativi (cioè se non c’è niente) non sono meno importanti da un punto di vista diagnostico in quanto rafforzano l’ipotesi della causa disfunzionale dei disturbi suddetti.
La sopportazione per qualche giorno di una sintomatologia riferibile all’apparato gastroenterico, il tempo necessario per portare a termine una prima fase dell’iter diagnostico, escludere determinate cause e non assumere quindi subito farmaci che potrebbero si (forse) dare giovamento, ma anche mascherare o modificare il quadro clinico, rendendo molto più difficile nonché ritardare la diagnosi, è (quando possibile) utile per individuare la reale origine della sintomatologia ed eseguire quindi l’adeguata terapia. Per i disturbi gastroenterici sia alti che bassi non è assolutamente detto (soprattutto in una prima fase dei sintomi) che l’adeguata terapia consista nell’assumere dei farmaci: consigli dietetico-comportamentali portano in molti casi a migliorare (se non a risolvere) il quadro clinico. Un esempio su tutti dal momento che lei riferisce una diagnosi (?) di reflusso gastoesofageo: una dieta libera leggera (evitando quei cibi che in quel periodo acuiscono la sintomatologia) di più numerosi piccoli pasti (anzi che pochi pasti abbondanti), il non coricarsi nelle ore successive al pasto, il dormire con il materasso sollevato dalla parte della testa di 20-30 cm, il bere acqua più spesso (anche per tamponare l’acidità gastrica e facilitare la progressione degli alimenti) sono delle semplici misure che possono risultare molto importanti.
Spero di esserle stato utile,
la saluto.