Utente 325XXX
Gentili dottori, vorrei cercare di capire l’effettiva possibilità che vengano applicati i benefici previsti dalla legge 104/92 articolo 3 comma 3 ai casi di cefalea cronica resistente ai farmaci. Lavoro a tempo pieno come informatico in una grande amministrazione pubblica, e il tipo di cefalea di cui soffro, quando gli attacchi sono particolarmente violenti, mi impedisce qualsiasi genere di attività, lavorativa o meno. L’unica cosa da fare è mettermi a letto, al buio e in assenza di rumori attendendo che passi. Sono in cura presso un rinomato centro pubblico per la cura delle cefalee, ma per il momento le terapie hanno dato una risposta parziale solo per quanto riguarda la prevenzione degli attacchi giornalieri di media entità, mentre si sono rivelate del tutto inefficaci contro gli attacchi più violenti, che di verificano mediamente due o tre volte al mese. Proprio questi ultimi, essendo invalidanti al punto di impedirmi qualsiasi attività, perfino il dialogo, mi hanno spinto a cercare informazioni relative alla legge 104. Non desidero tuttavia sprecare il mio tempo imbarcandomi in una battaglia persa in partenza. Posto che non saprei che farmene di un mero riconoscimento formale del mio stato come potrebbe essere quello previsto dal comma 1, vorrei sapere se ci sono concrete possibilità che io possa accedere ai benefici previsti dal comma 3, da poter utilizzare in occasione degli stati dolorosi più intensi. Leggendo il comma 3 mi pare di capire che si riferisca a persone incapaci in permanenza di provvedere alle proprie necessità basilari quotidiane, non a chi patisce stati dolorosi, magari molto intensi, ma invalidanti solo temporaneamente. Tuttavia, non essendo un medico né un esperto della materia, la mia resta una supposizione. Sulla base della vostra competenza ed esperienza, mi consigliate di procedere con la richiesta, o siete del parere che il comma 3 non sia in ogni caso applicabile al mio problema? Vi ringrazio per l’aiuto.

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Dr. Nicola Mascotti

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Spett.le Utente,

in ambito medico non esistono certezze assolute, e le valutazioni circa ciò che è bene fare o non fare debbono quindi essere logicamente improntate ad un criterio di prudenza.
Non posso certo sconsigliarLe di presentare la domanda, anche se devo ammettere che mi pare che le probabilità per ottenere il riconoscimento della condizione prevista al comma 3 ("Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità.") siano abbastanza scarse.
Tuttavia non si può escludere a priori che, se la condizione clinica è particolarmente invalidante, se le crisi hanno frequenza quotidiana, ed incidono sull'autonomia personale in maniera importante, e se tutto ciò è documentabile, una pur minima possibilità di riconoscimento vi sia.

Distinti Saluti.

Nicola Mascotti,M.D.

[Si prega di non richiedere valutazioni o stime del grado di invalidità]