L'area di Medicina non Convenzionale è riservata ai soli perfezionati in tali discipline, quindi non sarà possibile ricevere risposte da altri specialisti. Teoria e pratica delle discipline di Medicina non Convenzionale ad oggi non sono ancora sostenute da sufficiente sperimentazione scientifica e sono disciplinate dal codice di deontologia medica (art. 15)

Utente 576XXX
Salve,
Le scrivo per un problema che affligge il mio fidanzato; ha 35 anni e ha notelovi problemi sul lavoro, che gli causano forte stress e continui problemi allo stomaco. Praticamente 5 giorni alla settimana (i giorni in cui lavora) soffre di attacci di dissenteria e forti dolori allo stomaco. Anni fa una pranoterapeuta gli ha spiegato come i suoi problemi fossero dovuti al fatto che somatizzava sullo stomaco e avrebbe dovuto convivere a vita con questa gastrite psicosomatica. Dal momento che lui preferisce non prendere medicinali se non strettamente necessario, Le volevo chiedere cosa è possibile prendere per limitargli, se possibile, questi disturbi.
attendo una Sua cortese risposta,

[#1] dopo  
Dr. Riccardo Ferrero Leone

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Gentile Utente,

inviti il suo fidanzato a rivolgersi ad un collega esperto in medicina non convenzionale (omeopatia, omotossicologia) perchè potrà risolvere i suoi problemi. A mio parere l'informazione data in passato dal pranoterapeuta è scorretta, imprecisa ed ha sicuramente limitato il paziente nella ricerca di una soluzione terapeutica.

Cordiali saluti.
Dr. Riccardo Ferrero Leone
Omeopatia-Omotossicologia-Nutrizione clinica

[#2] dopo  
Dr. Alessandro Scuotto

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Gentile signora,
la componente psicologica è rilevante in molti disturbi dell'apparato digerente. E' tuttavia di fondamntale importanza formulare una diagnosi precisa per attuare una strategia terapeutica efficace di tipo convenzionale o non-convenzionale e che possa contemplare anche l'eventuale supporto di tipo psicosomatico (gestione dello stress, variazione dello stile di vita...).
Sono in pieno accordo con il dottor Ferrero Leone sul fatto che l'informazione che è stata fornita è scorretta oltre che semplicistica: convivere con una patologia non vuol dire accettare l'ineluttabilità del disturbo senza poter intervenire in maniera efficace. L'aspetto sostanziale dell'approccio medico è quello di prendersi cura del paziente e di istruire (anche questo è parte della terapia) il paziente a prendersi cura di se stesso.
Comprenderà certamente che la risposta alla sua richiesta "cosa è possibile prendere" sarà possibile (ed efficace) soltanto in seguito ad un accurato inquadramento da parte del medico e dalla volontà del paziente ad accogliere i suggerimenti proposti.
Cordiali saluti.
Alessandro Scuotto, MD, PhD.