Glioblastoma

Buongiorno,
mia madre (67 anni) è sempre stata bene e ha sempre fatto dei controlli di routine annuali. All'inizio di settembre ha perso la sensibilità a tre dita della mano sinistra. E' immediatamente andata dal medico di famiglia che le ha segnato delle visite specialistiche quali un'ecografia alla mano e un controllo dei tendini. In famiglia non eravamo convinti del metodo del medico di famiglia e stufi di aspettare avevamo messo come limite ultimo il 17 settembre sera per portarla in ospedale e fare tutti i controlli. Purtroppo il 17 settembre mattina e' stata male, ricoverata d'urgenza e sottoposta ad una operazione salvavita a causa di un'emorragia celebrale che nasondeva una neoplasia. L'operazione è andata meglio di quanto potessimo sperare, lei è stata svegliata nelle 24 ore successive ed era in piena forma. L'unica conseguenza era un deficit a gamba e braccio sinistro ma con la fisioterapia sta tutt'ora scomparendo. Infatti riesce a stare in piedi a effetuare qualche passo e si muove benissimo con il girello. Purtroppo a distanza di 8 giorni dall'operazione le hanno diagnosticato una trombosi venosa profonda che ha portato ad una embolia polmonare adesso sotto cura con eparina. L'esame istologico mostrava appunto un glioblastoma di IV grado. Intanto le è stato diagnosticato anche un tumore al rene completamente staccato dal primo, è stata richiesta una nefrectomia ma non come priorità. Il vero problema è considerato il glioblastoma. Infatti ieri 25 ottobre (un mese e 8 giorni dall'intervento) è stata trasferita in clinica per essere teneuta sotto controllo per l'embolia per cui fara' un controllo il 16 novembre. Prima del trasferimento le e' stata fatta una tac e non c'e' ancora nessun segno di recidiva. Il problema e' che fino a che non passa la trombosi e l'embolia ci e' stato detto che non potra' essere operata al rene, non potra' iniziare radio e chemio terapia. Adesso, l'operazione era andata benissimo, l'asportazione è stata fatta in maniera completa ma se continuamo ad aspettare dopo quanto avremo la tanto temuta recidiva? Stiamo seguendo la giusta strada? Abbiamo intenzione di portare la cartella al Besta ma ottenere la cartella è un'impresa qui a cagliari.
Lei sembra avere una ripresa miracolosa: ragiona, parla, si muove meglio ogni giorno di più e ha una fortissima determinazione. Sembra impensabile ciò che vediamo all'esterno rispetto a quanto è stato diagnosticato. Abbiamo qualche speranza pur ritardando ancora di almeno un mese la radioterapia? Infatti al controllo del 16 novembre se non dovessero esserci segni di embolia e trombosi dovra' stare una settimana senza eparina per vederne la reazione e poi si dovra' decidere come agire. Ma se il 16 novembre non dovesse andare bene dovra' fare un altro mese di eparina senza poter fare altre terapie. Lei sembra pronta a lottare ma così i medici sembrano essere bloccati. Non c'e' niente che si puo' fare? Mi sembra che stiamo perdendo tempo. Di quant tempo stiamo parlando?
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Dr. Giancarlo D'Andrea Neurochirurgo 21 1
In realtà non si può parlare di perdita di tempo se le condizioni cliniche non consentono l'immediato inizio della terapia adiuvante, tuttavia la recidiva di un glioblastoma è da aspettarsi tra i 6 mesi e l'anno dopo l'intervento ed attualmente il nostro supporto è del tutto palliativo ed al massimo del nostro operato (asportazione completa, radioterapia e chemioterapia) il nostro target è solamente il rallentamento della patologia ed il mantenimento della qualità di vita.
laddove la recidiva sia tardiva, oltre l'anno è possibile un secondo intervento.

Dr. Giancarlo Dandrea

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dopo
Utente
Utente
Dott d'andrea, prima di tutto la ringrazio x la sua risposta.
Conosciamo la gravità della situazione e purtroppo sappiamo che il glioblastoma è una condanna a morte! Usando la parola speranza forse ho un po' sbagliato perché di speranza nn si può parlare. Il punto è che in questa situazione, seppur sotto controllo, le probabilità di un altro sanguinamento sono altissime e darei quasi x scontato che stavolta sarebbe fatale.
Dalle statistiche ho visto che il primo anno dopo l'operazione praticando radio e chemio si può vivere "bene" ma già dopo un anno è altissima la probabilità di un calo. Noi vorremo regalarle almeno quell'anno! Considerando che prima dell'operazione non c'era stata data alcuna speranza e dopo la scoperta del tumore al rene all'inizio ci era stato detto che la neoplasia del cervello era una metastasi del rene ma x fortuna ulteriori analisi hanno mostrato la loro indipendenza, passare da forse due mesi di vita ad un anno mi pare una bella differenza!
Un solo dubbio quando arriviamo a rischiare l'accanimento terapeutico?
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Dr. Giancarlo D'Andrea Neurochirurgo 21 1
direi che la preoccupazione per un accanimento terapeutico è al momento remota poichè i colleghi hanno ottimamente e completamente rimosso la lesione consentendo quindi alla paziente un prolungamento della sopravvivenza con un'ottima qualità di vita.
E' altrettanto chiaro che il massimo della sopravvivenza si ottiene da un trattamento aggressivo e multidisciplinare con radioterapista ed oncologo ma se attualmente le complicazioni sistemiche non consentono di attuarlo è necessario attendere la risoluzione del quadro embolico e predisporsi ad un immediato inizio di terapia radiante e chemioterapia non appena possibile.
A mio parere laddove vi fosse una recidiva in tempi molto precoci, 3-4 mesi, non si porrebbe più indicazione ad un trattamento, viceversa se la sopravvivenza fosse prolungata e la lesione rispondesse bene al trattamento radiante e con temozolamide (chemioterapia) allora potrebbero anche esserci margini per un eventuale reintervento sulla recidiva.
Cordiali saluti
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dopo
Utente
Utente
Dott D'Andrea, la continuo a ringraziare perchè le sue spiegazioni mi sono molto utili.
Avrei qualche altra domanda:
1 - come le dicevo, ci è stato detto che finchè mia madre farà la terapia di eparina non sarà possibile iniziare la radioterapia e la chemioterapia (proprio perchè l'eparina è un anticoagulante), quanto tempo dovrà aspettare dopo che tale terapia verrà sospesa? Siamo veramente nell'ordine di una settimana o più?
2 - Il tumore al rene non è stato esaminato in maniera standard perchè non considerato tra le prioriotà. E' stato solo detto che si tratta di una massa di 7 cm e che ciò fa pensare che anch'esso sia di tipo maligno. Durante la permanenza nel reparto di medicina 1°, un medico ha ipotizzato la possibilità di effettuare una chemioterapia mirata per il glioblastoma che contemporaneamente agisca anche sul rene. E' una cosa fattibile?
3 - Considerando la situazione, considerando che il rene non ha mai dato nessun sintomo o fastidio e considerando la diagnosi del glioblastoma, le sembra consigliato effetuare una nefrectomia, chiaramente dopo la risoluzione del quadro embolico, o sarabbe meglio concentrarsi solo sul glioblastoma e appunto sulla radio e chemio? Nel senso, con un altro intervento a così breve distanza, non potremmo incorrere nel rischio di un'altra trombosi venosa e dunque bloccare ancora una volta la terapia radiante e chemioterapica?
La ringrazio ancora una volta, queste domande che le pongo hanno lo scopo di arrivare preparata, senza avere troppe sorprese, ai prossimi passi da affrontare, infatti anche con tutte le ricerche che ho fatto non ho trovato nessun caso analogo...sempre nella speranza di avere il tempo necessario.
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dopo
Utente
Utente
Dott D'andrea

la disturbo ancora per un aiuto pratico.
Ho intenzione, come le dicevo, di portare la cartella clinica di mia madre anche in altri centri specializzati (ad esempio al Besta a Milano o al centro di Bologna) almeno per avere un secondo consulto su come procedere e quale sia la terapia migliore. Il problema è che al momento della prenotazione mi è stato chiesto con quale tipo di medico desiddero l'appuntamento: neurochirurgo, neuro oncologo o radioterapista. Io direi oncologo ma mi sembra importante non sbagliare. Mi puo' dire cosa ne pensa?

Grazie anticipatamente

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