Utente
Gent. Dottore, nel giugno 1997, a seguito di crisi epilettica con perdita di coscienza, mi è stato diagnosticato un meningioma parasagittale frontale sx, di dimensione 1,5 cm.
Si è rilevata nel corso degli anni una lieve crescita dello stesso. Da RMN eseguita nel mese di ottobre 2009 le dimensioni dello stesso erano di 3,2 cm. Nessuna variazione fino alla risonanza effettuata l' 1.8.2012.
Nell'ultima risonanza effettuata in data 21.3.2013 risulta quanto segue:
"Controllo precedente dell'1.8.2012. nell'attuale esame si nota incremento dell'edema perilesionale ed un modesto aumento degli effetti compressivi sul ventricolo laterale di sinistra, La lesione frontale parasagittale sinistra non evidenzia altrsì sostanziale variazione del suo aspetto, segnale e comportamento dopo contrasto. Si consiglia valutazione neurochirurgica.
Dopo visita effettuata in data 29 marzo, il mio Neurochirurgo mi ha consigliato l'immediato ricovero per asportazione del meningioma in quanto ha valutato che l'edema, allo stato, avrebbe potuto provocare improvvise crisi epilettiche. Mercoledì 3 aprile mi sono ricoverato, venerdi 5 ho subito l'asportazione del meningioma tramite craniotomia frontale e lunedi 8 sono stato dimesso dall'ospedale. Per circa una settimana a causa di forti dolori e di esagerati ematomi sulla fronte e intorno agli occhi sono stato costretto a letto e al buio visto che la luce mi provocava enorme disagio.
Il 18 aprile mi sono stati tolti i punti di sutura (20) e a distanza di 28 giorni la ferita esterna è quasi totalmente chiusa a parte qualche piccola residua crosta. Continuo ad avere sensazioni di fastidio e bruciore alla testa, soprattutto nelle ore notturne e forti dolori nella zona dove era posizionato il meningioma. Inoltre durante il giorno mi sento spossato e stanco e non ho alcuna voglia di uscire fuori di casa; mi capita di non ricordare quello che è successo nei giorni precedenti oppure di dimenticare i nomi degli amici e conoscenti che vengono a farmi visita a casa.
Le chiedo:
Tutto ciò è normale?
La ferita interna quanto impiegherà a chiudersi definitivamente?
Riguardo al lavoro, visto che la mia qualifica è di operatore computer (6 ore di continuo davanti al terminale) è consigliabile riprendere l'attività immediatamente oppure aspettare ancora un pò?
Sono allenatore di pallavolo, secondo lei potrò riprendere la mia attività? E se si fra quanto tempo?
Grazie della cortesia riservatami.

[#1]  
Dr. Vincenzo Della Corte

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Diciamo che è nei limiti di norma. Probabilmente la "ferita interna" si è già chiusa anche se gli effetti del "gonfiore" come erano presenti nella ferita esterna così anche all'interno non si è verificata una stabilizzazione (ad es. l'edema perilesionale è ancora in atto). Sarebbe anche opportuno eseguire una rmn di controllo senza e con mdc, se tutto procede secondo le previsioni, fra un paio di mesi.

Se Lei non ha mai avuto crisi epilettiche e, attualmente, è sotto farmaci anticomiziali, inizierei gradualmente a lavorare al computer ma per brevi periodi e, comunque, senza stancarsi.

Per la pallavolo (allenatore), aspettiamo qualche tempo.

Non assuma alcoolici ed eviti le luci ad intermittenza.

Cordialmente.
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[#2] dopo  
Utente
Nel ringraziarla per l'esauriente e cortese risposta, avevo un altro dubbio da sottoporre alla sua attenzione.
Lei, nella risposta dice "Se Lei non ha mai avuto crisi epilettiche e,......
ma io ho avuto 2 forti crisi epilettiche, la prima (quando mi è stato riscontrato il meningioma) a seguito della quale ho ripreso conoscenza dopo 2 ore e una seconda a distanza di 6 mesi durante la quale sono caduto e mi sono procurato una frattura del setto nasale; alla luve di questo posso ugualmente iniziare gradualmente a lavorare al computer oppure al momento è controindicato. Grazie di cuore.

[#3]  
Dr. Vincenzo Della Corte

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Quello che un paz., che ha avuto crisi comiziali, non deve fare è, fra l'altro, sottoporsi a stimolazioni luminose ad intermittenza. Nel corso di un EEG si può sottoporre il paz., ad occhi chiusi, a forte illuminazione intermittente per "far venire fuori" eventuali segni di sofferenza sottaciuti all'indagine "normale".
Se il Suo lavoro non comporta questi rischi, fra un mesetto, inizierei a riprendere l'attività ma con gradualità.
Verificherei anche il dosaggio plasmatico del farmaco anticomiziale che sta assumendo.
Cordialità
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[#4] dopo  
Utente
Caro Prof. sono qui ancora una volta a disturbarla e approfittare della sua gentilezza.
Stamattina sono stato chiamato dal reparto di Neurochirurgia dell'Ospedale presso il quale ho subito l'intervento e mi hanno rischiesto le ultime R.M. effettuate prima dell'intervento stesso perchè a sua volta richieste dal Patologo che sta effettuando l'esame istologico del meningioma. La cosa mi ha lasciato un pò perplesso e preoccupato. Secondo lei la cosa potrebbe presagire qualcosa di negativo riguardo all'esame oppure è la prassi che lo prevede. Le chiedo scusa per la mia apprensione ma il risultato definitivo lo avrò presumibilmente tra 15 giorni e quindi sono, come già detto, un pò preoccupato.
Grazie per la cortesia che ancora una voltà vorra riservarmi.

[#5]  
Dr. Vincenzo Della Corte

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Non so se sia la prassi nell'Ospedale dove è stata operata.
Personalmente resto perplesso per tale richiesta.
Il patologo dovrebbe dare il suo referto senza basarsi su altri elementi estranei alla sua disciplina, altrimenti potrebbe essere influenzato nella sua descrizione istologica (questo in ogni caso).
Se, invece, le rmn le vede dopo aver specificato il tipo di lesione asportata, vuol dire che il tutto gli servirà per un personale arricchimento culturale.
Spetterà, poi, al Clinico (nel Suo caso al Neurochirurgo che La ha operata) trarre dal tutto la diagnosi e la prognosi, con gli eventuali successivi trattamenti, che La riguarderà.
Cordialmente.
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[#6] dopo  
Utente
Egregio Prof. nel salutarla cordialmente le chiedo un ulteriore parere approfittando della Sua gentilezza e professionalità:
Finalmente a circa due mesi dall'operazione ho avuto il risultato dell'esame istologico, rilasciato dall'Unità Operativa Anatomia Patologica di Cosenza e confermata da quella dell'Università degli Studi di Brescia a cui Cosenza ha inviato i vetrini per esami piu' approfonditi, che risulta essere il seguente:
Tumore glioneurale (Vedi nota 1)
Nota 1: L'aspetto radiologico (RMN allegate) e le caratteristiche morfologiche ed immunofenotipiche favoriscono la diagnosi di Tumore Papillare Glioneurale (PGN T). La neoplasia è rara e classificata come tumore di basso grado nella classificazione WHO 2007 (grado WHO I).
Il mio neurochirurgo mi ha relativamente tranquillizzato dicendomi che è una forma di tumore benigno, asportato radicalmente, che non dovrebbe darmi in futuro eccessivi problemi. Non mi ha dato certezze in quanto, anche se di basso grado, trattasi di tumore raro del quale ancora non si conosce l'evoluzione nel tempo. Ovviamente è da tenere periodicamente sotto controllo. Ovviamente l'ambito in cui Lei lavora non è paragonabile a quello di Cosenza e pertanto mi sarebbe utile un suo parere in merito.
Cordialmente

[#7]  
Dr. Vincenzo Della Corte

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Direi che il Collega di Cosenza si è espresso correttamente e condivido il suo pensiero.
Resti sotto periodico controllo specialistico.
Auguri cordiali.
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