Ictus emorragico e ischemico esteso - Lobo sinistro

Gentili Dottori,

Mia nonna, anni 88, persona straordinariamente giovanile, iperattiva, con passione per la lettura e di eccellente eloquio, senza alcun problema di memoria e demenza tipici dell'età, in data 16/06/2013 ha avuto un ictus di tipo ischemico ED emorragico, che ha interessato buona parte dell'emisfero sinistro come risulta da 2 TAC già eseguite.
Il ricovero in ospedale e il trattamento successivo sono iniziati ben prima delle 4 ore richieste affinché risultino efficaci.
Adesso mia nonna dorme per la maggior parte del tempo e alterna fasi di maggiore reattività (i.e. risponde agli stimoli se la si chiama per nome, o se si nomina un parente non presente, se le si chiede di muovere la gamba sinistra o la mano destra, se qualcuno la viene a trovare) a momenti di apparente (?) semi-incoscienza (se chiamata, alza la testa e osserva l'interlocutore con sguardo assente).

In queste ultime 24 ore, in cui solo ho saputo dell'evento, trovandomi io lontana da casa per motivi di lavoro, ho letto molto sull'argomento e vi chiedo, se possibile, di darmi una risposta alle seguenti domande:

1. Conscia che ogni caso di ictus è a sé stante, esiste anche una piccola possibilità, pur se la superficie colpita dall'ictus è abbastanza estesa, che l'edema si riassorba e che, con adeguata logopedia e riabilitazione fisiatrica, mia nonna recuperi anche solo parte delle sue funzioni?

2. Meccanicamente, cosa avviene nel cervello in caso di ictus emorragico? Il sangue che "colpisce" alcune zone del cervello, uccide le cellule/i neuroni. Ma è possibile riattivarle oppure si tratta di educare la parte del cervello sano a sostituirsi alle funzioni di quello "morto"?

3. Quale è la soluzione di assistenza migliore per accelerare il processo di recupero?

Perdonatemi l'elementarità nella formulazione delle domande ma ho bisogno di conoscere per capire cosa aspettarmi (anche in termini di remote possibilità) e come intervenire.

Vi sarò infinitamente grata per la vostra risposta.
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Dr. Alessandro Rinaldi Neurochirurgo, Neurologo 377 20 7
gentile Signora,
mi complimento per l'umanità con cui si pone di fronte ai problemi di sua nonna e, soprattutto, per l'adeguatezza delle sue domande, a cui cercherò volentieri di rispondere.

1. Si, anche se la superficie o l'area colpita dall'evento ittale siano estese vi è la possibilità di un recupero almeno parziale delle funzioni. Consideri che è ben diverso parlare di ictus ischemico o emorragico. Entrambi, con il termine 'ictus', esprimono un evento acuto, il primo determinato da un improvviso calo di apporto ematico alle cellule neuronali, che determina appunto l'ischemia; il secondo con una improvvisa e importante fuoriuscita di sangue dai vasi cerebrali, che così dilaga nel tessuto cerebrale. Al primo evento purtroppo corrisponde una vera perdita nella popolazione neuronale da morte cellulare. Nel secondo caso invece è possibile che buona parte del tessuto sia solo compresso dall'emorragia, che una volta risolta può permettere una buona sopravvivenza dei neuroni colpiti.
2. Come già sopra accennato, quindi, nel caso di ictus emorragico, lo spandimento di sangue nei tessuti cerebrali provoca come uno 'scollamento' dei piani anatomici, a cui certamente corrisponde un danno assonale, ma non una immediata e diffusa perdita cellulare. Il vero rischio è rappresentato dal danno secondario, ovvero gli effetti di una emorragia, sia essa già dall'inizio troppo vasta all'interno del cranio, sia per una terapia non adeguata a ridurre gli effetti compressivi.
Tutti i neuroni sopravvissuti all'evento ittale possono riprendere almeno in parte le loro funzioni. Inoltre esiste la caratteristica della 'plasticità neuronale', legata alla sovrappopolazione di neuroni rispetto alle quotidiane necessità, per cui neuroni apparentemente silenti o prima dedicati ad altre funzioni possono essere richiamati a sostituire funzioni perse dopo l'evento ittale.
3. Non c'è una soluzione, ma tanti provvedimenti, che presi al momento opportuno possono aiutare a ridurre al minimo il danno acuto. Quindi una diagnosi precoce, un indirizzo del paziente verso il giusto centro di assistenza, il tempismo nel trattamento medico o chirurgico, riducendo così il rischio di danno secondario, un mantenimento dell'equilibrio di tutti gli altri parametri organici che favoriscano le condizioni di ripresa e, infine una riabilitazione neurologica di qualità adeguata, ove serva con fisio- e logoterapia, tutto questopuò favorire una ottimale ripresa dalla malattia.
Le porgo i miei saluti, un augurio di buona ripresa,

Dr. Alessandro  Rinaldi

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dopo
Utente
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Gent.mo dott. Rinaldi,

Grazie infinitamente per la sua accurata e dettagliata risposta.

Non avendo ricevuto risposta al consulto postato, ho pensato che non fosse andato a buon fine e ne avevo inserito un altro, questa volta con più informazioni a supporto, avendo chiesto ai medici di fornirci il risultato della seconda TAC (ormai effettuata 10 giorni fa). Il link del post è il seguente, se volesse dargli un'occhiata:
https://www.medicitalia.it/consulti/neurologia/361372-ischemia-cortico-sottocorticale-lato-sinistro.html

Sono tornata in Italia ieri per stare accanto a mia nonna qualche giorno e vedere di prima persona le sue reazioni.

Lei non parla, ma comunica con le espressioni del volto, piuttosto vivaci, le sue emozioni. Dimostra attenzione e comprensione per i fatti che le racconto, sorride spesso, dà i baci, si commuove se vede qualcuno che non vedeva da tanto tempo. ha ripreso a mangiare, qualche omogeneizzato e gelati. Dovrebbero farle un'altra tac e poi portarla in una RSA per la lungodegenza e la riabilitazione, quando sarà il momento.

Riuscirebbe, solo se le è possibile, ad aggiungere qualcosa alla luce di queste nuove informazioni?

La ringrazio di cuore davvero.

Cordiali saluti,

Serena

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