Utente
Salve,
a seguito di colpo di frusta causato da una caduta nella quale ho battuto violentemente la schiena a livello dorsale ho, dopo qualche tempo, effettuato RMN la quale ha evidenziato la "presenza di un'ernia cervicale in C6-C7 paramediana sn e di una protusione discale a ampio raggio a livello C5-C6".
La RMN segnala anche "irregolarità delle limitanti disco somatiche superiori dei somi D2 e D3 come per iniziale minimo crollo".
Scrivo perchè dopo la caduta che risale ai primi di settembre ho avvertito un senso di oppressione e fastidio generalizzato al torace e al collo (soprattutto nei primi giorni) difficoltà a sollevarlo dal letto in posizione supina. Mi sono rivolto al fisiatra che a seguito della RMN ha escluso traumi significativi e mi ha consigliato di rivolgermi per risolvere i fastidi all'osteopata. Dopo qualche seduta con l'osteopata la situazione è migliorata decisamente e in effetti non ho piu avvertito costrizione al torace, ma solo un leggero fastidio in determinate posizioni e momenti proprio all'altezza delle vertebre dorsali che la RMN ha segnalato come minimamente crollate nei somi superiori. Ho deciso comunque di far vedere la RMN ad un neurochirurgo il quale mi ha sollecitato in maniera perentoria di ricorrere per via chirurgica per rimuovere le Ernie perchè secondo lui la compressione del midollo che ne risulta è grave e se non operata andrà sicuramente a peggiorare col tempo con esiti infausti. Faccio presente che ad oggi non ho nessun sintomo clinico eclatante che solitamente si attribuisce all'ernia, nessun dolore al braccio ne mancanza di forza ne formicolio ne addormentamento delle dita ne tanto meno alle gambe. Unici lievi sintomi (secondo me anche in parte indotti da suggestione, visto che da quando ho parlato col neurochirurgo sono ipersensibile ai segnali che possono provenire da un'ernia cervicale) una leggera pressione al collo.
Mi sono documentato su internet e ho rilevato che tra le terapie consigliate in casi di Ernia cervicale l'intervento chirurgico è l'estrema ratio a cui si ricorre laddove i sintomi manifesti non rispondono alle cure conservative, e che molte volte le ernie si risolvono da sole per effetto di disidratamento della parte acquosa del nucleo polposo.
Un ortopedico consultato di recente ha consigliato di ripetere a distanza di 6 mesi un'altra RMN di controllo non reputando necessario l'intervento chirurgico in prima istanza, .
Insomma sono indeciso sulla scelta se intervenire chirurgicamente, anche perchè il parere deciso e perentorio il Neurochirurgo lo ha riproposto in una secondo consulto, ribadendo nel mio caso la necessità e l'urgenza dell'intervento, fra l'altro mi ha parlato del fatto che avrei dischi intervertebrali ampi e quindi improbabile che ci sia un riassorbimento dell'ernia.
Insomma sono in dubbio sul da farsi, io vorrei evitare se possibile di andare sotto ai ferri se non sono certo sia l'unica cosa da fare nel mio caso
Grazie per l'attenzione e scusate se sono stato prolisso

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Dr. Giovanni Migliaccio

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Egr. signore,
dare una risposta alle Sue domande, non è semplice, in assenza di una documentazione radiografica e, soprattutto, senza valutare oggettivamente, mediante l'esame clinico e attraverso indagini neurofisiologici, pur sfumati segni di interessamento mieloradicolare.

E' chiaro che se uno o più dischi sono erniati (erniare=venir fuori), essi non hanno più la funzione naturale di "ammortizzatori" e pertanto, viene meno un importante elemento della Unità Funzionale della colonna vertebrale.
Queste situazioni possono essere responsabili di sintomi più o meno importanti.

Se l'ernia è in prossimità del midollo spinale può essere clinicamente muta perchè il periodo tra la sua espulsione immediata o graduale non è sufficiente a creare una sintomatologia, ma questa può presentarsi in un tempo non predeterminabile con certezza.

La decisione di operare un ernia del disco cervicale asintomatica o poco sintomatica è finalizzata a prevenire la comparsa dei sintomi più eclatanti.
Assumere un atteggiamento di attesa può essere anch'esso consigliabile, ma a condizione di effettuare seriati controlli clinici al fine di cogliere segni che impongano di intervenire chirurgicamente.

Disponibile per eventuali ulteriori chiarimenti, invio cordiali saluti e, con l'occasione, auguri di Buone Feste.
Giovanni Migliaccio, M.D., Neurochirurgo; Consulente medico legale
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[#2] dopo  
Utente
Dr intanto La ringrazio per la sollecita risposta e ricambio gli auguri di buone feste.
Mi pare di aver capito che si possano creare le condizioni per intervenire chirurgicamente anche per Ernie asintomatiche o poco sintomatiche e questo potrebbe essere il mio caso...quindi non sempre la sintomatologia clinica è assolutamente necessaria perchè si ricorra all'intervento e inoltre non è detto che si abbia un riassorbimento o comunque una riduzione per disidratazione della parte acquosa della stessa ernia ma al contrario ci può essere un peggioramento della stessa? Onestamente speravo fosse un dato assodato il fatto che le ernie tendessero a ridursi nel tempo...ho un po di timore a ricorrere all'intervento se c'è qualcosa che si può fare per evitarlo...

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Dr. Giovanni Migliaccio

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Egr. signore,
le ernie del disco col tempo possono "ridursi" , ma il problema che pongono è quello del rischio di danneggiare le strutture nervose (midollo e radici nervose) prima che si riducano spontaneamente.
Un disco erniato è un disco che non ha più la sua funzione, quindi inservibile, ma se non crea sintomi, non ci sarà bisogno di alcuna terapia.

Un intervento chirurgico non è un optional, è una terapia al pari di una terapia medica.
Ci sono patologie che vanno curate con la medicina, altre con la chirurgia.
Un tumore cerebrale può dare mal di testa, ma nessuno si sognerebbe di proporre una terapia medica per evitare l'intervento o viceversa chi ha una polmonite possa dire meglio asportare un polmone che somministrare antibiotici.

Per il resto, ho espresso la mia opinione nella replica precedente.
Cordialmente
Giovanni Migliaccio, M.D., Neurochirurgo; Consulente medico legale
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