Problemi dopo intervento stenosi

Mia moglie ha subito un intervento chirurgio con la seguente diagnosi: “tetraplegia incompleta (grado D scala ASIA livello neurologico C4) da mielopatia spondilogena, sottoposta ad intervento di laminotomia “open door) C3-C6”. Dopo l'intervento è stata ricoverata presso una struttura per la riabilitazione, durata 4 mesi, ed alla dimissione è stato diagnosticato: “all'ingresso il livello di autonomia era di punti 19/100 della scala SCIM ed alle dimissioni è di punti 77/100, con un buon grado di autonomia nella cura della persona, ma necessita supervisione”. Attualmente, a 20 mesi dall'intervento, utilizza le canadesi, per brevi tratti, ed ha una sufficiente autonomia nelle piccole attivita (però non cucina, ne si fa il bagno da sola). Il problema che la fa soffrire di più è una senzazione di restringimento, come una fascia o una cintura nella parte addominale, sotto il seno fino al ventre, che l'avvolge permanentemente, con momenti particolarmente pesanti. Tra i farmaci che utilizza c'è un antispasmo “Sirdalud, tizanidina 2 mg” due capsule al mattino ed una alla sera, ma ci sono momenti veramente pesanti. È possibile lenire, o meglio, eliminare questa situazione ? Saranno possibili miglioramenti, con il passare del tempo, della sua situazione di autonomia? Abbiamo esperimentato anche sessioni di agopuntura, ma senza risultati. Attualmente sta facendo delle sedute di fisioterapia, ma non notiamo grandi miglioramenti. Grazie
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Dr. Giovanni Migliaccio Neurochirurgo 13,7k 398 94
Egr. signore,
mi par di capire che Sua mogliè è stata operata quando già c'erano importanti deficit neurologici.
Come mai? Quando sono comparsi? Qualche tempo prima dell'intervento o in modo acuto? Cioè: Sua moglie stava bene quando all'improvviso si è verificata la tetraplegia?

L'intervento e la tecnica utilizzata erano indicati.
Sui sintomi che accusa non posso esprimersi a distanza e nemmeno sulla terapia.
Certo è che saranno necessari periodici cicli di fisioterapia.

Cordialmente
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dopo
Utente
Utente
Egregio Dottor Migliaccio, nelle risonanze del passato sussisteva la presenza di stenosi, ma non davano particolari problemi. Il problema si è presentato ad aprile del 2014, con una dinamica piuttosto rapida: prima con difficoltà nei movimenti, poi con il cedimento delle gambe salendo in auto.
Dopo tale cedimento ed al progressivo rapido peggoramento è stata visitata all'unità spinale dove hanno evidenziato la necessità dell'intervento chirurgico. Messa in lista di attesa (durata quasi tre mesi) è progressivamente peggiorata tanto che si sono duvuti utilizzare letto speciale, sollevatore, e tutti gli ausili necessari ad una persona completamente immobilizzata. Questa è stata lo sviluppo e la prograssione degli avvenimenti.
La successiva RMN fatta a fine 2015 alla colonna lombosacrale “mostra un quadro di spondilodiscartrosi diffuso con stenosi del canale a livello L3-L4 ed in minor misura a livello L4-L5 (sostanzialmente invariata rispetto ad un precedente controllo del 2014)”.
Pensiamo di utilizzare sedute di piscina soprattutto per rinforzare la muscolatura della gamba destra che è molto debole.
Siccome non riusciamo aver chiarimenti sulla sofferenza che dicevo. È possibile capire a cosa a dovuta? Qualcuno parta di problemi all'irrigidimento del diaframma? Cosa possibile, e se così è quali possono essere le cure? Grazie.
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Dr. Giovanni Migliaccio Neurochirurgo 13,7k 398 94
Per una corretta valutazione del caso è necessario visionare la documentazione clinica e verificare se il ritrado tra la comparsa dei sintomi, la diagnosi e l' attuazione dell' intervento ha potuto compromettere l'esito di questo.

Non capisco, se non ci sono probemi respiratori, cosa c'entra il diaframma se i deficit sono solo agli arti .

Resto disponibile per eventuali ulteriori chiarimenti e invio cordiali saluti
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dopo
Utente
Utente
Riguardo alla questione del diaframma, non mi riferivo al problema degli arti, ma a quello del dolore alla parte addominale.
Grazie e cordialissimi saluti

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