Utente
Buonasera

Nel 2018 dopo mesi di lombosciatalgia Dx mi viene diagnostica in ernia discale L5-S1.
Mesi di fisioterapia non portano alcun miglioramento.
Il dottore che mi segue decide allora per un intervento di nucleolisi per disidratare il disco.

Segue breve miglioramento della sintomatologia per circa 4 mesi, successivamente rimango letteralmente bloccato improvvisamente da una lombosciatalgia violentissima e sempre lo stesso neurochirurgo interviene per via chirurgica con una Discectomia (a suo dire ernia enorme).
Segue risoluzione della sintomatologia algica.

Dopo 10 mesi circa la lombosciatalgia riappare, questa volta a Sx.
Si verifica tramite risonanza in ernia L5 S1 sx.
Il dottore che mi ha operato mi sconsiglia un ulteriore intervento chirurgico per il rischio di destabilizzare la colonna e dover procedere all’artrodesi con viti e placche che però può dare luogo a recidive nell’arco degli anni nei metameri superiori (prospettiva non idilliaca).

Un altro consulto neurochirurgico invece addita come la precedente disadratazione discale come causa della recidiva attuale in quanto ha causato una grave degenerazione discale (L5 e S1 quasi si toccano) e appunto la soluzione sarebbe sempre l’artrodesi...
La mie domande sono:
1) che devo fare?
Nel senso se comincio a 31 anni con l’artrodesi, a 60 come sarò?

2) Esiste qualche tecnica innovativa in qualche centro specialistico?


Grazie in anticipo!

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Dr. Pier Francesco Eugeni

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Il dolore alternante per lato può essere espressione di una sindrome meccanica pelvica (anche detta sacroileopatia) che non ha un corrispettivo morfologico, ovvero per la quale non c'è nessun esame del tipo della RMN o della TAC o della radiografia per diagnosticarla.
Anche il fatto che il disco sia disidratato e abbassato, di per sé, può essere clinicamente irrilevante.
Altra cosa per la quale non c'è condivisione è il fatto che la fusione di due vertebre dia con certezza una discopatia giunzionale: secondo altri, o in altri casi, è proprio il riequilibrio del bilanciamento sagittale della colonna che riduce il rischio di patologia fiscale nei segmenti adiacenti.
Il caso è da valutare clinicamente.
Dal momento che è stata sottoposta ad un intervento di discromia, per quanto improbabile e pur sempre possibile che si tratti di un dolore meccanico da instabilità per cui le consiglio di effettuare, prima del consulto ulteriore, un esame Rx del rachide lombosacrale anche con prove dinamiche in flesso estensione.
Cordialità.
Pier Francesco Eugeni, MD
Specialista in Neurochirurgia - Chirurgia Spinale
Segreteria: 3296122118 – Portatile: 3208219474