è normale dormire meno dopo un periodo di insonnia?

Buongiorno.
Da novembre fino alla fine dell'inverno ho sofferto di insonnia, probabilmente in relazione all'assunzione di una pillola anticoncezionale che si è rivelata inadatta alla mia sensibilità.
Dopo aver iniziato la terapia, i miei livelli di ansia sono aumentati notevolmente e, nel giro di pochi mesi, ho iniziato ad alternare notti in bianco a notti di sonno normale (7-8 ore) o più lunghe per recuperare.
A dicembre la situazione è peggiorata: dopo aver cercato informazioni sull'insonnia online, mi sono spaventata leggendo di varie patologie e ho sviluppato una forte ansia legata al sonno.
Ho avuto anche due notti consecutive senza dormire, seguite da periodi di sonno molto ridotto.
Dopo aver sospeso la pillola, il sonno è migliorato e sono tornata a dormire 7-8 ore, ma l'ansia legata al sonno è rimasta.
Nei mesi successivi ho continuato a vivere episodi sporadici di difficoltà ad addormentarmi e occasionali notti in bianco, accompagnati dalla preoccupazione che potesse esserci una causa organica.
Per questo mi sono rivolta al medico di famiglia, che ha attribuito il problema principalmente all'ansia.
Mi è stata prescritta melatonina associata a erbe rilassanti (come melissa e valeriana), con un beneficio limitato.
Successivamente ho sospeso il trattamento perché il sonno era migliorato spontaneamente.
Le notti in bianco sono diventate sempre più rare e gestibili; tuttavia, da quando l'ansia sul sonno ha iniziato a ridursi, ho notato una diminuzione delle ore complessive di sonno.
Le notti in bianco sono diventate rare (anzi, inesistenti) ma è comparso un cambiamento stabile: dormo in media 67 ore (a volte 7,5 o occasionalmente 5), con addormentamento facile, ma risvegli molto precoci allalba.
Questo risveglio è spesso accompagnato da agitazione e frustrazione, anche se riesco spesso a riaddormentarmi.
Durante il giorno non ho particolari problemi di concentrazione o funzionamento, continuo a lavorare e allenarmi normalmente, con solo lieve stanchezza nelle notti più corte.
Resta però la preoccupazione per la riduzione delle ore di sonno rispetto al passato (quando dormivo stabilmente circa 8 ore). È come se ogni tanto avessi ancora il dubbio che si tratti di qualcosa di organico, di una progressiva perdita della capacità di dormire, e non riesco a scacciare questa idea.
Sono proprio le notti più corte, spesso, ad essere legate ad una maggiore ansia, talvolta ad una lieve difficoltà nell'addormentamento e ad un risveglio precoce.
Non ho alcuna difficoltà a funzionare durante il giorno, solo qualche cambiamento nel tono dell'umore, soprattutto le mattine in cui vivo questi risvegli con più frustrazione.
Questo nuovo andamento del sonno può rappresentare un adattamento fisiologico o è ancora influenzato dallansia legata al periodo di insonnia vissuto?
Vi ringrazio per lattenzione e per qualsiasi consiglio o parere voi vogliate darmi!
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo 6.9k 371
Gentile Utente,
da quanto descrive emerge una storia che appare molto più compatibile con un disturbo d'ansia focalizzato sul sonno (la cosiddetta "ansia da sonno" o insonnia psicofisiologica) che con una patologia neurologica o con una progressiva perdita della capacità di dormire.
Vi sono infatti diversi elementi rassicuranti: l'insonnia è comparsa in concomitanza con un periodo di particolare vulnerabilità e con l'assunzione di una terapia ormonale successivamente sospesa;
il quadro è poi migliorato spontaneamente; le notti completamente insonni sono diventate sempre più rare fino a scomparire; l'addormentamento è generalmente buono; continua a svolgere normalmente lavoro, attività fisica e vita quotidiana; non riferisce deficit di attenzione, memoria o rendimento durante il giorno oppure eccessiva sonnolenza diurna.
A mio avviso è molto significativo un passaggio del suo racconto: inizialmente la preoccupazione era quella di non riuscire a dormire affatto, mentre oggi il problema sembra essere diventato il timore di non dormire "quanto prima". Questo cambiamento è frequente nei disturbi d'ansia legati al sonno. In altre parole, il sonno è migliorato, ma una parte dell'attenzione continua ad essere rivolta al monitoraggio delle ore dormite, dei risvegli e delle variazioni fisiologiche che tutti possiamo sperimentare nel corso della vita.
È inoltre opportuno ricordare che il fabbisogno di sonno non è identico per tutte le persone e può anche modificarsi nel tempo. Dormire 6-7 ore, soprattutto in assenza di sonnolenza diurna significativa e di compromissione funzionale, non rappresenta di per sé un dato patologico. Anche il risveglio precoce accompagnato da agitazione e frustrazione può essere interpretato, almeno in parte, come una conseguenza dell'attenzione e della preoccupazione che il cervello continua a dedicare al tema del sonno.
Naturalmente nessuno può formulare una diagnosi a distanza; tuttavia, leggendo la sua storia, non emergono elementi particolarmente suggestivi per una malattia neurologica responsabile di una progressiva perdita della capacità di dormire. Paradossalmente, nei casi come il suo, il passo più difficile è spesso accettare che il sonno non debba essere perfetto ogni notte e che qualche variazione nelle ore dormite rientri nella normale fisiologia umana.
Continui a mantenere una buona igiene del sonno, l'attività fisica che già svolge e le normali abitudini di vita, evitando per quanto possibile di controllare continuamente durata e qualità del sonno o di attribuire significati allarmanti alle notti meno soddisfacenti.

Un cordiale saluto.

Dott. Mauro Colangelo
Neurologo Neurochirurgo

Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo/Neurologo
maurocolang@gmail.com
https://neurochirurgomaurocolangelo.it/

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Grazie mille per la risposta sollecita e per la rassicurazione! Seguirò i suoi consigli e cercherò di non preoccuparmi.
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