Utente 275XXX
Buongiorno

vi scrivo in quanto un mio amico fraterno giovedi scorso ha subito un arresto cardiaco, non vi chiedo un vero e proprio consulto sulle sue condizioni in quanto non riuscirei a darvi tutte le informazioni tecniche necessarie, ma bensi vi chiedo alcune delucidazioni su cosa sta accadendo e sui significati

Come dicevo giovedi ha avuto questo arresto cardiaco nel mentre si recava, accompagnato, in PS. Durante il tragitto in macchina si manifesta l'evento e per circa 5/6 minuti non ha avuto ossigenazione e il cuore era chiaramente fermo, una sorte di morte apparente. Grazie alla tracheotomia e al defibrillatore il cuore è tornato a battere ed è tutt'ora in rianimazione.

Il giorno successivo all'evento poco prima di fare la TAC gli è stata tolta la sedazione ed ha iniziato a respirare autonomamente, con movimenti non del tutto naturali, ma senza ausilio di macchinari. La TAC non evidenziava danni neurologici e ad organi vitali cosi ci è stato detto e con la sedazione non piu presente ci si attendeva un progressivo risveglio che a tutt'oggi non è avvenuto.

Ad ogni modo quando i familiari gli parlano ha un aumento dei battiti del cuore, ha risposto a delle sollecitazioni anche di dolore e dopo una frase detta da un familiare gli è uscita una lacrima. In tutto cio dopo essere stato rianimato il cuore non ha mai smesso di battere autonomamente.

Sabato subentrano le crisi epilettiche, di cui alcune molto forti pertanto si decide di sedarlo nuovamente. Lunedì viene sottoposto ad elettroencefalogramma che evidenzia un vitalità seppur modesta del cervello, non si evidenziano danni cerebrali ma si sostiene che il danno sia presente ma non visibile; questo comporta sia il non sapere in che zona risiede e se il danno è permanente oppure è uno stress ricevuto dallo shock e quindi una fase di assestamento. Fatto sta che il mancato risveglio è attribuito a questo danno.
Ieri nuovamente senza sedazione, le crisi epilettiche non sono comparse e fa dei movimenti leggeri non controllati ed ha gli occhi aperti.

Vi chiedo se potete delucidarmi su
- dopo quanto si manifestano eventuali danni neurologici e si rendono visibili ai controlli che portano avanti secondo il protocollo stabilito?
- sintomi come quelli descritti fanno intendere ad un coma oppure ad uno stato vegetativo?
- quali possono essere le indagini che normalmente in casi del genere vengono compiuti?
- la pazienza, la speranza in casi del genere sono necessari ed è scontato, ma in medicina il tempo in cui si tende a considerare ancora normale un ripristino di tali attività, qual'è?

Vi ringrazio infinitamente

[#1] dopo  
Dr. Antonio Ferraloro

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Gentile Utente,

purtroppo non è possibile dare risposte certe alle Sue domande in quanto i vari tempi che chiede sono estremamente variabili da un soggetto all'altro in base a numerosi fattori quali l'entità del danno, spesso non evidenziabile se solo funzionale, senza alterazioni anatomiche visibili alle indagini di neuroimaging.
Gli attuali segni potrebbero anche essere degli indicatori positivi ma resta sempre la prognosi riservata, sia per la vita che "quod valetudinem", cioè sulla capacità di recupero funzionale.
Non resta che attendere, speriamo bene.

Cordiali saluti ed auguri

Dr. Antonio Ferraloro

[#2] dopo  
Utente 275XXX

Gentile Dott. Ferraloro

la ringrazio per la sua risposta ed immaginavo che le domande poste difficilmente possono ricevere una risposta perche interessate da diverse variabili.
Ciò che ho compreso dal Suo intervento è che tutto, in questo momento, diventa mutabile, purtroppo questo se dal punto medico può essere normale lato famiglia e persone care diventa ancor piu difficile da comprendere per l'inevitabile emotività del momento.

Posso chiederLe, se ha un ulteriore minuto da dedicarmi, quali sono e come sono i protocolli di intervento in simili casi?

La ringrazio infinitamente