Utente 544XXX
Egregi dottori, scrivo per la mia mamma, che ha avuto i primi disagi neurologici circa 5 anni fa. In una prima visita in un centro specializzato ci hanno parlato di parkinsonismo atipico, diagnosi che poi si è col tempo modificata richiedendo il parere di altri centri della zona. Scrivo perché le condizioni ad oggi sono molto peggiorate. Mamma è completamente allettata, rigida, incapace di compiere qualsiasi movimento, completamente disfagica e non più in grado di parlare. Ad oggi è ricoverata per un infezione che L ha colpita una ventina di giorni fa alla vescica(porta il catetere per vescica neurologica) e che ad oggi è arrivata nonostante curata con antibiotici si polmoni provocando catarro e l ha resa tachipnoica. È sostenuta dall alimentazione parenterale con un port inseritole un mese fa circa. Quello che chiedo è quanta spettativa di vita ancora le rimane e se, vista la sua volontà di finire la vita a casa sua, non fosse il caso di firmare e portarla a casa, anche perché sembra che questa infezione non riesca ad essere debellata. Nell ospedale in cui siamo continuano a dire che la situazione è molto complicata ma non si espongono più di tanto. Chiedo scusa se forse non sono stata molto chiara e ringrazio anticipatamente per l attenzione.

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Dr. Antonio Ferraloro

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Gentile Utente,

innanzitutto Le dico che mi dispiace davvero per la situazione in cui si trova la Mamma.
Riguardo la Sua domanda, non è possibile dare una risposta attendibile, peraltro non data nemmeno dai colleghi che seguono la Signora e che quindi conoscono bene il caso. Ogni soggetto presenta un decorso assolutamente individuale che dipende da tante variabili, in questo caso, in primis dalla risposta all'antibiotico e dalle difese immunitarie.
Le auguro davvero che la Mamma possa superare questo periodo critico.
Un grande in bocca al lupo.

Cordiali saluti
Dr. Antonio Ferraloro

[#2] dopo  
Utente 544XXX

Dottore la ringrazio innanzitutto per la celerità della sua risposta, le speranze che L antibiotico lavori a dovere sono poche anche perché mamma è fortemente immunodepressa, tanto da non aver manifestato febbre all insorgere dell infezione. Vista la sua disponibilità Le chiederei ancora: ammesso che si riesca a debellare quest infezione e mamma possa tornare a casa, avendo deciso di evitare una peg perché a detta dei medici non abbiamo tanto tempo per una peg , quanto può continuare L alimentazione Parenterale? È sufficiente per L organismo? Non c è rischio che L arteria in qui è inserito il catetere si bruci ?

[#3]  
Dr. Antonio Ferraloro

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Gentile Utente,

questo rischio non c’è, l’alimentazione è sufficiente considerato che la Mamma è allettata.
Ovviamente sul lungo periodo, che non può essere quantificato da questa postazione, è preferibile impiantare una peg ma i tempi li devono decidere i sanitari che seguono il caso.

Cordialmente
Dr. Antonio Ferraloro