Utente 252XXX
Salve, le scrivo per mio figlio di 26 mesi.
È sempre stato un bimbo tranquillo, ma da quando si è avvicinato ai 2 anni ha spesso scatti d'ira, soprattutto quando torna dall'asilo o lo lascio dai nonni e poi lo vado a prendere. Appena torna a casa comincia a fare tutte le cose che non deve (toccare soprammobili, gettare cose a terra, aprire e chiudere portelle ecc... e mi guarda con sfida mentre lo fa)...se lo devo cambiare dopo che torna e non vuole comincia a sgambettare, a tirare schiaffi e piangere.Io a volte lo sgrido ma vedo che è peggio perchè si arrabbia ancor di più e poi piange e si mortifica e quindi adotto l'indifferenza, nel senso che lo faccio sfogare e anche se mi da schiaffi faccio finta di niente e anzi cerco di distrarlo con giochi e canzoncine e lui cambia, sorride gioca ecc...poi ritorna a fare il monello ecc...
Volevo sapere qual'è l'atteggiamento giusto da adottare in questi casi...
A me sembra come se mi vuole "punire" che l'ho lasciato e poi sicuramente saranno capricci di fame e sonno perchè dall'asilo torna distrutto...lei che pensa?

[#1] dopo  
Dr. Adelia Lucattini

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I bambini sono molto sensibili a cambiamenti e separazioni. Anche piccoli avvenimenti quotidiani possono agitarli o rattristarli.
Andare all'asilo, rimanere con una baby-sitter o una partenza di uno o di entrambi i genitori possono creare un'ansia di separazione che normalmente il bambino gestisce bene, controlla e trattiene in attesa del loro ritorno. Quando poi il desiderato momento del rivedersi arriva, il bambino anziché manifestare subito tutta la sua gioia, dapprima può riversare e/o scaricare sul/sui genitore/i il dispiacere, la rabbia o l'ansia trattenuti durante la loro assenza.
Aiuta sempre avere un po' di pazienza, consolarlo e, se necessario, anche "contenerlo", per esempio abbracciandolo o trattenendolo dolcemente per le mani, sia le impedire che si faccia o faccia male, sia per avvicinarlo anche fisicamente mentre parlando con lui, s'inizia a giocare scambiandosi parole e piccoli gesti affettuosi.
Con il tempo, i bambini si tranquillizzano, inizieranno ad attendere con desiderio il momento in cui rivedranno i genitori, per correre loro incontro gioiosamente e abbracciarli forte .
Dr. Adelia Lucattini.
Psichiatra Psicoterapeuta.
Psicoanalista Ordinario SPI-IPA.Esperta in bambini e adolescenti.Depressione-Disturbi dell'umore.

[#2] dopo  
Utente 252XXX

Grazie mille, cercherò di fare come mi ha suggerito.
Un'altro consiglio Le chiedo: quando fa i dispetti o i capricci, tipo, sedersi sul mobile e io gli dico di non farlo e lui continua, cosa devo fare? Sgridarlo o distrarlo?
Perchè io tendo a sgridarlo anche se continua a farlo e lui reagisce dandomi degli schiaffetti, io allora alzo la voce e poi se ci sono i nonni loro lo distraggono e lui si fa consolare da loro e io faccio la parte della cattiva...so che questa è l'età del "no", ma a volte non so come gestirlo...

[#3] dopo  
Dr. Adelia Lucattini

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Spesso i bambini si mettono in opposizione: per gioco, per mettere alla prova, per affermare se stessi, per cercare una reazione nell'altro, perché sono gelosi, arrabbiati o semplicemente stanchi.

La regola del "non farsi male" potrebbe essere la prima da adottare e far capire al bambino, dicendo che si può anche essere arrabbiati come si può giocare o far rumore, in talune precise circostanze, ma mai farsi male.
Questa regola può essere affermata con fermezza, come molte delle richieste scomode o non immediatamente accettate che un genitore fa ai propri bambini.
Parlare con fermezza non è sinonimo di sgridare.
Se il bambino è molto piccolo "distrarre" può risultare utile, poiché può essere una forma di "gioco" e perciò meglio accettato di una "sgridata" e non di rado anche più efficace.

I bambini desiderano essere guidati, portati per mano, con sicurezza, fermezza, semplicità, dolcezza. Se oppongono delle resistenze spesso è per poco.
Amano ridere, essere sorpresi e incuriositi.
Ai genitori è richiesta inevitabilmente molta pazienza e molta tenuta psicologica ed emotiva.
I nonni possono essere un valido aiuto, i bambini sanno sempre con chiarezza chi sono i loro genitori e da loro si aspettano le cose più "scomode" e necessarie, dai nonni invece spesso si aspettano soltanto di essere bonariamente "viziati".
Dr. Adelia Lucattini.
Psichiatra Psicoterapeuta.
Psicoanalista Ordinario SPI-IPA.Esperta in bambini e adolescenti.Depressione-Disturbi dell'umore.

[#4] dopo  
Utente 252XXX

Grazie mille Dott.ssa, cercherò di seguire i Suoi consigli e spero di riuscire a superare indenne questi "terrible twos"...

[#5] dopo  
Utente 252XXX

Buon pomeriggio Dott.ssa,
Da quando Le ho scritto le cose sono un pò migliorate, nel senso che quando lo vado a prendere dall'asilo non mi accoglie più a schiaffi, ma mi abbraccia e sorride...al max ha una crisi di pianto a casa e vuole essere preso in braccio e coccolato, ma perchè so che ha fame ed è molto stanco, infatti mangia e subito dopo si addormenta; inoltre quando fa qlcs che non va e lo sgrido non sempre si oppone, a volte fa anche lui no con il dito e dice "no" e se succede che si oppone basta alzare un pò di più la voce e si blocca dispiaciuto, fa il musetto e scoppia in un pianto cercando il mio abbraccio...quindi lo leggo come un miglioramento...o no?
In genere è molto ubbidiente e fa tutto ciò che gli dici (prendi questo, porta quello, togliti le scarpe ecc...), ma ancora dice poche parole anche se si fa capire benissimo.
Le scrivo però x un consiglio: all'asilo ci sono 2 classi una x i bimbi dai 6 mesi ai 2 anni non compiuti e l'altra dai 2 anni ai 3. Da poco ho saputo dalle maestre che lui preferisce stare nella classe dei più piccoli perchè cantano canzoni, raccontano favole ecc...mentre nella sua classe va poco o perlomeno fa le attività che lo interessano e poi cambia classe...
È sempre stato molto affettuoso, infatti molto spesso senza motivo viene e mi abbraccia o mi sorride e lo fa anche con il cane...gli piacciono molto le favole infatti a volte prima di addormentarsi vuole che gli raccontiamo qlcs, io gli ho sempre cantato la canzone della Pimpa da quando è nato perchè nei momenti di crisi era l'unica cosa che lo rilassava e adesso la canto insieme a lui, nel senso che mi blocco su alcune parole e lui le completa, quindi la sa a memoria...forse è x questo che gli piace la classe dei più piccoli? Sente un ambiente più familiare? Nella classe dei più grandi fanno spesso manualità e lui non è stato mai un fan si queste cose, adesso è migliorato perchè gioca xon la plastilina o incolla i pezzertini di carta nelle figure, ma sempre un pò sulle sue...è sempre stato un tipo prudente, nel senso che non si è mai buttato nelle cose, le novità lo straniscono, anche alimentari, a meno che non parte da lui la richiesta di voler assaggiare cose nuove. Gli piace colorare, ma preferisce darti la penna e chiederti cosa disegnare, quando giochi con lui ti dice dove devi sederti e ti vuole vicino, anche se molto spesso gioca da solo x molto tempo e lo ha sempre fatto. È molto preciso e nota tutto, tipo se lascio il giubbotto fuori posto mi riprende e mi dice che lo devo appendere alla cappottiera, nota i particolari di tutto, è uno scrutatore...a natale gli hanno regalato una pista x cui impazzisce e molto spesso guardava il cartone dove c'era l'immagine della pista con due bambini che giocavano...
Fa mille domande e anche se gli rispondi te le rifa per 7/8 volte ancora e poi cambia soggetto...a volte lo fa quando si accorge che non lo sto badando, a volte così...
La domanda che le faccio è: ho motivo di preoccuparmi se preferisce stare con i più piccoli e se ha questi atteggiamenti che a me sembrano da "fissato"? Io cmq e anche mio marito non siamo persone impulsive, ma prima di fare una cosa ci pensiamo 10 volte e soprattutto io sono molto ordinata anche in casa...
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