Utente 396XXX
Buonasera, scrivo perché mio figlio (16 mesi), da qualche tempo ha delle crisi di pianto che non riusciamo a spiegare in nessun modo. Naturalmente ne abbiamo parlato con il pediatra, che inizialmente ha ipotizzato un'otalgia, poi confermata dall'otorino, ma talmente lieve da non giustiicare un pianto così "violento" e prolungato. Io e mio marito abbiamo anche pensato a un fattore di tipo psicologico, visto che molte volte (NON nella maggior parte dei casi), il pianto inizia all'improvviso (anche nel pieno del sonno) e si interrompe quando è mio marito a prenderlo in braccio per consolarlo. Purtroppo non ho dati più precisi. Tante volte si consola anche con me, tante altre volte si consola se lo distraiamo in qualche modo (generalmente affacciandoci a guardare i cani sul terrazzo di fronte casa nostra). Non capiamo come mai il pianto scoppi così violentemente e in modo improvviso e si interrompa in modi così diversi. A volte, infatti, si interrompe anche spontaneamente dopo un po'. Siamo confusi e naturalmente anche molto stanchi, perché dormiamo poco.
I dati certi sono soltanto questi: il pianto inizia improvvisamente, il bimbo si contorce e non abbiamo ben capito cosa lo possa consolare.
So che è davvero difficile dare una risposta, ma se può anche solamente indicarci il tipo di specialista a cui possiamo rivolgerci le saremmo molto grati.

[#1] dopo  
Dr. Adelia Lucattini

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Il pianto nei bambini molto piccoli può essere causato sia da malesseri fisici che emotivi.
Mente e corpo sono strettamente connessi nei bambini.
Un malessere fisico, benché necessiti sempre di una diagnosi del pediatra, può comunque essere attenuato dalle cure dei genitori.
Il bambino sofferente fisicamente può essere anche spaventato dal dolore e/o dal malessere che sta provando, che non sa definire, non sa cos'è, e se molto piccolo non sa dire o indicare.
Talvolta i bambini anche piccoli, possono fare "brutti sogni", intuibili per i genitori anche se il piccino non li sa raccontare ma si sveglia e piange.
Prenderlo in braccio o stargli vicino accarezzandolo può risultare efficace e risolutivo.
Se però gli episodi fossero frequenti o ricorrenti o "a orario", intensi o prolungati, è opportuno rivolgersi al pediatra di base e valutare gli accertamenti del caso.
Se gli accertamenti risultassero negativi, sarebbe allora indicata una consultazione psicoanalitica del bambino insieme ai suoi genitori, per valutare la presenza di eventuali disagi o difficoltà e individuare possibili strategie, cosicchè bambino e genitori possano ritrovare benessere e serenità.
Dr. Adelia Lucattini.
Psichiatra Psicoterapeuta.
Psicoanalista Ordinario SPI-IPA.Esperta in bambini e adolescenti.Depressione-Disturbi dell'umore.