Utente 411XXX
Salve, mi sono imbattuta in questo sito nel tentativo di aiutare al meglio il mio ragazz che, nonostante la giovane età (26) ha un passato di autodistruzione e nessuna stima di sé. Straniero, musulmano, è andato via da casa adolescente dopo un'infanzia movimentata:era aggressivo con gli altri bambini e in precocissima età intratteneva relazioni sessuali, ovviamente clandestine, con coetanee.
Arrivato in Europa si è legato ad una connazionale sposata e con figli che lo ha usato (lui fatica a rendersene conto, ma emerge chiaramente dalle varie vicende) per liberarsi del marito, a cui hanno reso la vita impossibile e portato via tutto, e per ottenere quello che desiderava in campo materiale, spingendolo a quanto ho capito persino a rubare o comunque agire in modo disonesto e "ricompensandolo" gratificando il suo punto debole: il sesso. Recentemente mi ha confessato di non poter provare amore per se stesso, di non ricordarsi di averne mai avuto, e gli è venuto alla mente che per un periodo ha condiviso la stessa stanza con questa donna e le due figlie di lei, allora molto piccole, e, rassicurato da lei sul fatto che le bambine dormissero, di aver avuto frequenti rapporti sessuali con la donna; mi diceva che era certo che una volta o l'altra avessero avvertito qualcosa e credo che questo, unito all'averle legate a sé molto più di quanto lo fossero al proprio padre, abbia alimentato quei sensi di colpa per cui poi ha sempre fatto di tutto pur di dare l'impossibile a queste ragazzine, che anche in tempi recenti la madre ha usato per riavvicinarlo e chiedergli denaro o regali. Dopo un anno di convivenza (moralmente pesante se si pensa che anche la donna e le bimbe sono musulmane e con una famiglia molto attenta al decoro e alla facciata) economicamente alle spalle dell'ex marito di lei lui è andato via, ha cambiato città , iniziato a lavorare, messo su una bellissima casa...Ha sempre avuto una vita sessuale molto promiscua e mille relazioni, in ognuna delle quali ha recitato la parte del bravo ragazzo innamoratissimo e a tratti moralista. Ha iniziato a far uso di droghe, ma senza che nessuno venisse mai a saperlo (sono stata la prima a scoprirlo) e sempre puntando il dito e biasimando i "drogati". Poi ha incontrato una brava ragazza che di sua iniziativa dopo un po' che si frequentavano si è trasferita da lui. Per alcuni mesi si è comportato bene, ha chiuso le altre relazioni (di cui lei non sospettava l'esistenza) , ha ridotto notevolmente il consumo di alcol e droghe... poi la donna con cui stava prima (e da cui aveva, fino a pochissimo tempo fa, una fortissima dipendenza psicologica) ha deciso di trasferirsi con le figlie nella città di lui; presentandosi come un'amica/sorella alla fidanzata ne ha ottenuto la piena fiducia e aiuto economico e sociale...e dal primo giorno, è tornata ad essere l'amante di lui, che da allora ha preso a tradire la compagna non solo con lei ma con mille altre. So che in alcune occasioni le ha persino alzato le mani, cosa che ha fatto varie volte anche con l'amante.Pur non avendolo mai colto sul fatto, la ragazza, bravissima e innamoratissima, ha iniziato a diventare gelosa, paranoica finché un giorno lui non l'ha mandata via da casa dicendo pure ai genitori di lei, i quali lo adoravano perché si era sempre mostrato come il ragazzo perfetto, che la figlia intratteneva alle sue spalle una relazione con un altro e fornendo loro pure le prove. (La versione del tradimento è quella che diede a me quando ci conoscemmo) Il fatto che la ragazza lo abbia chiamato in lacrime, minacciando il suicidio e che si sia poi rivolta ad uno psicologo non lo ha apparentemente smosso di un millimetro...La relazione con l'amante è diventata sempre più ufficiale: lui le ha dato le chiavi di casa (lei entrava ogni mattina dal retro, perché la gente non deve mai giudicare ) e le prometteva che l'avrebbe sposata...intanto continuava ad avere duemila storie con altre. Nell'aprile dello scorso anno ha lasciato il paese ed è venuto in Italia per ottenere i documenti che l'Olanda gli aveva negato. Ha incontrato me e iniziato a farmi una corte spietata, giorno e notte, recitando inizialmente la parte del ricco rampollo in vacanza e del bravo ragazzo pulito. Dopo tre mesi, a luglio ci siamo messi insieme: ho messo in chiaro da subito che non mi sarei trasferita e ha detto che avrebbe vissuto lui qui. In agosto ho intuito che esisteva l'altra (che nel frattempo si era sposata per fargli dispetto)e ho fatto per lasciarlo, ma la sua reazione mi ha spiazzata: ha pianto due giorni, non riusciva a smettere, e questo è tanto più significativo se si pensache è un tipo che non lascia trasparire emozioni così intime. Molto lentamente è venuta fuori tutta la storia e ad ottobre si è deciso (anche per l'insorgere di qualche difficoltà economica dovuta alla lunga trasferta) a lasciare la villa di cui per tutti quei mesi aveva continuato a pagare l'affitto coi risparmi accumulati prima di partire. A novembre ho scoperto dell'uso di droga grazie a indizi che mi ha voluto dare lui stesso. Reazione terribile sua, ma poi ha smesso: il giorno dopo che abbiamo affrontato il discorso e che mi ha giurato che avrebbe smesso l'ho visto "fatto" per la prima volta. Come se mi avesse sfidata, non so. Da allora, ha chiuso. Mi aveva detto che se avessi ripreso il discorso avrebbe alzato un muro, invece è stato lui a tornarci sopra: mi ha confidato di essere nervoso per aver sospeso, che a volte gli tornava l'impulso...è riuscito insomma a infrangere il tabù.
A dicembre, dopo più di dieci anni, è tornato in Iraq a trovare i suoi: gli ha fatto molto bene, ma ogni giorno mi telefonava mille volte e mi diceva che nn si era mai sentito così innamorato. È tornato così, innamoratissimo e gelosissimo...dopo una settimana è cambiato come se gli avessero girato un interruttore: aveva ripreso i contatti con la tizia. Una sera dopo un paio di birre mi ha confessato che ogni volta che pensava di essere felice e provare dei sentimenti il contatto con questa donna gli faceva morire tutto dentro. È andato in Olanda con una scusa dopo poco, ma sembrava poco convinto, come spento, telecomandato...Da lì mi ha chiamata continuamente e dopo 24 ore mi ha chiesto di fargli il biglietto di ritorno. È tornato qui senza un posto dove andare (ora non ne ha da nessuna parte) , mi ha confessato di nn capire come prima fosse così pazzo di me e poi qualcosa fosse cambiato, di amarmi ma...Mi ha detto che prima di partire aveva ripreso i contatti con la tizia: il primo giorno nulla, solo non me ne avdva parlato perché non mi agitassi, il secondo boh...ed il terzo si era svegliato con la voglia di cancellare tutte le mie foto (sono la prima ragazza di cui abbia ubblicato foto sui social e di cui abbia detto alla famiglia precisando che vorrebbe sposarmi) e che sparissi.Gradualmente è tornato normale con me. Piano piano ha iniziato a realizzare di essere stato, negli anni passati, manipolato da una persona che credeva lo amasse. Un mesetto fa è partito per la disperazione di aver perso tutto: nei giorni precedenti la decisione alternava momenti in cui decideva di star qui e chiedere alloggio in un comune vicino e in quei momenti era felicssimo ed altri in cui diceva che quel posto desolante non fa per lui , che ne ha fin sopra i capelli di questo posto e che qui per lui non c'è nulla, ma quando si convinceva a partire diventava triste e spento. È andato e contava i minuti che lo separavano da me, è tornato pieno di speranza...dopo una settimana ha iniziato a ricadere un po'nell'apatia. Stanotte mi diceva che non ama se stesso e in certi momenti non ama me, che quando mi sta lontano impazzisce ma poi sa essere solo un peso per la mia vita, che sa che le bugie sono la rovina della sua anima e di pensarci bene visto lo schifo di persona che è...e a questo proposito mi ha raccontato la storia del sesso con le bimbe che dormivano accanto, di essere stato l'amante di quella donna PRIMA che lei lasciasse il marito, di aver goduto nel rovinare quell'uomo che invece lo aveva invitato una sera e gli aveva detto: "per favore, so che hai una relazione con mia moglie; se lo neghi lo capisco, ma vedi, so che lei non è una donna perbene, ma ho due bambine, ti darò quello che vuoi" e di avergli riso in faccia; di come aveva infangato quella povera ragazza agli occhi della sua famiglia dopo averla lasciata; di come, dopo l' incontro con questa donna tanti anni fa, sia diventato un bugiardo cronico; di quanto si vergogni di se stesso; dellaa preoccupazione per le bambine ora che sono in balia di una madre indegna; di come ora non gli importi più nulla (sarà vero?) di quello che lei fa e degli uomini che forse vede (so lo a novembre ha fatto raggiungere il tipo che lei aveva sposato per ripicca da persone poco raccomandabili e gli aveva fatto intimare di non avvicinarsi mai più); di come vorrebbe trovare la ex fidanzata e chiederle scusa...
Di me si fida e con me si apre, credo per la prima volta in vita sua. Vorrei un consiglio su come supportarlo per ritrovare un po' di autostima (lui dice "autoamore") , di come spronarlo a reagiere senza affossarlo/aggredirlo, cosa di cui a volte mi accusa.
Grazie mille e mille scuse per il fiume di parole

[#1] dopo  
Prof. Lucio Sibilia

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Il quadro che lei descrive è quello di un grave DISTURBO DI PERSONALITÀ, probabilmente di tipo detto "borderline", per le oscillazioni estreme di atteggiamenti, i cambiamenti improvvisi e impulsivi, l'incertezza totale verso se stesso e le sue scelte di vita, la scarsa e oscillante autostima, l'evidente difficoltà nell'autocontrollo emozionale. A ciò si associa una possibile dipendenza da sesso. Il tutto in un contesto di rapporti interpersonali ipocriti e immaturi. Una diagnosi certa tuttavia non è possibile senza una visita al paziente.

Se la diagnosi fosse corretta, comunque, se ne potrebbero dedurre alcune conseguenze:
1. lei o altre donne non potranno certo guarirlo semplicemente con il proprio affetto.
2. illudersi di guarirlo senza l'aiuto di un professionista è una trappola pericolosa,
3. una relazione con lui è esposta a numerosi rischi di delusioni e rotture, per non parlare del possibile "contagio psichico".

Perciò sarebbe consigliabile non proseguire la relazione.
Prof. Lucio Sibilia