Utente 372XXX
Buongiorno,
sono una donna di 41 anni..che come tante si è sottoposta il 25/05/07 ad un intervento di quadrantectomia supero interna dx con biopsia guidata del linfonodo sentinella .
Ieri sono stata chiamata dal chirurgo per venire a conoscenza del risultato degli esami istologici sia della neoplasia sia del linfonodo sentinella che descrivo in seguito:
Linfonodo del diametro di cm3 ilo adiposo privo di modificaziobi macroscopicamente significative. Negativa la ricerca di C.T.M. epiteliali. pT N0 (1) G.
Quadrante mammario delle dimensioni 6x5x4cm con fili di repere per corretto orientamento. In sezione, nel contesto di area addensamento, è presente lesione nodulare del diametro massimo di cm 1,8. Carcinoma duttale infiltrante poco differenziato con focali aspetti angioinvasivi. Sclerosi tumorale presente, necrosi assente. Focolai di carcinoma intraduttale di tipo solido sul margine di resezione areolare e laterale. Margine superficiale indenne.
Frammento di parenchima mammario di cm 3x2x0,8 con repere in filo riferito al versante rivolto verso la neoplasia. Focolai di carcinoma intraduttale sul margine di resezione di ampliamento. pT 1c Nx () G3.
RECETTORI ESTROGENO ( METODO er-ica) = 99%
RECETTORI PROGESTERONE (METODO pg-ica) = 30%
INDICE DI REPLICAZIONE CELLULARE (anticorpo MIB) = 11%.
Immunoreattività di membrana citoplastica per la proteina Her2 valutata con anticorpo policlonale DAKO lievemenete presente nel 30% delle cellule (Score 1).
Il chirurgo mi avrebbe consigliato di rifare un primo tentativo con un secondo intervento di quadrantectomia, anche se non mi ha nascosto
che se fossi un' pò più vecchia avrebbe subito proposto una mastectomia..per evitare recidive in loco successive.
L'intervento di mastectomia non mi spaventa anche se mi ha detto che non sarà in un unico intervento in quanto deve inserire un espansore
data la dimensione dell'altro seno (che io tuttavia vorrei ridurre almeno di una taglia)...volevo sapere se secondo voi queste sono le uniche possibilità oltre naturalmente alle terapie che l'oncologo deve ancora presentarmi..al proposito mi interesserebbe il Vs. parere in merito.Ho letto che le percentuali di recidive nei due tipi di interventi non sono molto diverse... se così fosse conviene togliere tutto ?
NB. ho effettuato inoltre altri esami quale la scintigrafia ossea che presentava addensamenti nella zona rachido dorsale e articolazioni sacro-illiache..succesivamente ho fatto rx nelle zone interessate e non sono risultati focolai. Ho eseguito rx torace tutto a posto ed ecografia addome superiore anche questa tutto ok..non ho eseguto nessuna tac...sarebbe meglio ??
Ringrazio anticipatamente e attendo una Vs. cortese risposta.

[#1] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Gentile utente,
i parametri descritti si riferiscono ai fattori prognostici legati alla malattia e che, tranne due (G3 e presenza di angioinvasività peritumorale), sono da considerare molto favorevoli ed in particolare si riferiscono alle variabili prognostiche più importanti cioè le dimensioni del tumore primitivo (T1), l'assenza di metastasi ascellari (N-), la positività recettoriale e l'indice di replicazione cellulare (Mib).
Le perplessità espresse dal chirurgo sono da mettere in relazione alla incertezza che sia stata ottenuta una radicalità oncologica per la presenza sui margini di resezione areolare e laterale di focolai di carcinoma intraduttale.
Da qui l'indicazione, condivisibile, di una ulteriore radicalizzazione
chirurgica.
Avendo eseguito tutti gli esami previsti dalla stadiazione, la TAC non è indispensabile.
Cordiali saluti
Salvo Catania
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Salvo Catania, MD
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[#2] dopo  
Utente 372XXX

Gentile Dott.Catania,
la ringrazio per la sua risposta e per le notizie che mi ha dato, le
chiedo tuttavia se possibile un'ulteriore informazione relativamente
alla sua affermazione "tranne due" (G3 e presenza di angioinvasività), cosa comportano ??
Per ulteriore radicalizzazione intende mastectomia o ulteriore quadrantectomia ?
Ringrazio anticipatamente.

[#3] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Le caratteristiche istopatologiche del tumore primitivo della mammella , il GRADING nucleare e cellulare, forniscono ulteriori informazioni per l'identificazione delle pazienti che necessitano di terapie adiuvanti.I carcinomi della mammella ben differenziati (G1) si comportano, a parità di condizioni, in modo meno aggressivo di quelli meno differenziati (G2, G3). In genere si riscontra che il grading istologico aumenta con le dimensioni del tumore. Un elevato grading istologico indica una responsività alla chemioterapia adiuvante .E' stato infatti osservato che quest'ultima produce un miglioramento della prognosi maggiore nei pazienti con linfonodi positivi e linfonodi negativi con tumore scarsamente differenziato, che tra le pazienti con tumore ben differenziato.
Anche la presenza di emboli neoplastici nei vasi linfatici o ematici alla periferia del tumore è da considerare un fattore sfavorevole e nel Suo caso se ne tiene conto perchè l'invasione vascolare è correlata ad un aumentato rischio di recidiva locale a seguito di un intervento di chirurgia conservativa.
Le ribadisco che a fronte di questi due parametri sfavorevoli, ce ne sono altri ,in maggioranza, che inducono ad un cauto OTTIMISMO
Auguri con cordialità
Salvo Catania
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Salvo Catania, MD
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[#4] dopo  
Utente 372XXX

Dott.Catania,
la ringrazio vivamente per le ulteriori precisazioni e mi riservo di
ricontattarla in futuro prossimo per gli sviluppi della situazione.
Le prometto OTTIMISMO. GRAZIE ancora.

[#5] dopo  
Utente 372XXX

Mi scuso innanzitutto per voler ulteriori informazioni, ma dovendo
sottopormi alla mastectomia il 5 luglio..l'attesa si fa veramente pesante, in quanto anche se porto avanti il discorso dell'ottimismo,
non posso fare a meno di leggere i vari consulti che trovo sul vs. sito. A proposito di un articolo letto in una risposta del Dott. Giuliano Lucani sono venuta a conoscenza del fatto che il linfonodo
sentinella analizzato, in realtà potrebbe non essere il vero sentinella (non mi era stato detto), quindi vorrei un Vs. consiglio in merito al fatto che avendo deciso per una mastectomia sia opportuno togliere anche i linfonodi del cavo ascellare. Inoltre non ho veramente capito se questa mia scelta mi darà più sicurezza in quanto ho letto articoli su casi "simili "(naturalmente il simile in questo ambito è molto relativo)dove non è stata praticata la mastectomia.Ringrazio anticipatamente.

[#6] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Non è facile rispondere tramite Internet a tutti i quesiti che ci ha posto.
In primo luogo occorre dire che ci sono dei criteri di esclusione per procedere o no all'analisi del linfonodo sentinella.
Ad esempio se gli esami preoperatori o l'esame istologico dimostrano la presenza di una neoplasia multifocale o multicentrica, è intuitivo, che essendoci più focolai, le vie linfatiche di drenaggio siano multiple e le "sentinelle" possano essere diverse.
Analogamente l'esame del linfonodo sentinella non è indicato in pazienti che presentano metastasi ascellari clinicamente evidenti.
Esclusi questi casi ed altri poco studiati ( ad esempio in pazienti in gravidanza) l'esame del linfonodo è esteso a tutti i casi di tumore di dimensione < a 3 cm.
L’asportazione dei linfonodi ascellari infatti non è sempre necessaria, anche se si esegue una mastectomia( nel suo caso probabilmente indicata dal chirurgo per la presenza di carcinoma intraduttale) essendo il rischio di metastasi ascellari strettamente correlato alle dimensioni del tumore primitivo, che oggi viene identificato in uno stadio sempre più precoce.
Con l’asportazione sistematica dei linfonodi si corre il rischio di asportare inutilmente tessuto linfatico che risulta al successivo esame microscopico frequentemente indenne.
Inoltre, la rimozione dei linfonodi ascellari, può compromettere la funzionalità dell’arto e aumentare il rischio di effetti collaterali, senza tener conto del fatto che non è logico asportare tessuto immunocompetente che aiuta le difese immunitarie.
Poiché non ci sono esami strumentali in grado di rivelare prima dell’intervento un eventuale interessamento dei linfonodi, senza asportarli, è stata messa a punto la cosiddetta tecnica del linfonodo sentinella.
E’ noto che le cellule tumorali che si staccano dal tumore, seguendo le vie linfatiche, migrano all’ascella passando da uno o più linfonodi che sono posti “a sentinella” del sistema linfatico della regione. Se questa stazione-sentinella risulta sana è molto probabile che anche tutti gli altri linfonodi siano indenni ed è pertanto inutile asportarli. Come si fa ad identificare il linfonodo sentinella ? Utilizzando una sostanza radioattiva, che viene iniettata prima dell’intervento in prossimità del tumore.Questa sostanza segue la stessa via linfatica seguita da eventuali cellule tumorali e viene bloccata dal linfonodo sentinella.
In tal modo il linfonodo può essere identificato, mediante una sonda rilevatrice di radioattività. La dimostrazione intraoperatoria che il linfonodo sentinella è negativo consente di risparmiare tutti i rimanenti linfonodi del cavo ascellare con risultati cosmetici e funzionali più soddisfacenti.La percentuale di "falsi negativi" cui si riferiva il dr. Lucani in realtà attualmente, con studi più recenti, si è rivelata molto più bassa.
La nostra Unità Operativa di Senologia esegue tale tipo di intervento dal 1998 e applica la procedura del linfonodo sentinella quando se ne presentano le indicazioni e cioè in oltre l’80% dei tumori della mammella trattati
Cordiali saluti
Salvo Catania
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Salvo Catania, MD
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[#7] dopo  
Utente 372XXX

La ringrazio e mi riservo di inviarle ulteriori richiesta di informazioni. Grazie mille

[#8] dopo  
Utente 372XXX

Gent.mo Dott.Catania,
mi rimetto in contatto con lei per aggiornarla sulla mia situazione e per porle naturalmente alcuni quesiti.
In data 05/07 sono stata sottoposta come era stato deciso alla mastectomia dx con inserimento di espansore e successiva ricostruzione, l'operazione è andata bene e mi sto riprendendo bene, nonostante un po' di fastidio che puo' provocare l'espansore e la tensione del muscolo...comunque in base al referto della biopsia della mammella tolta (che vi indico in seguito) adesso mi sento veramente bene (anche se non mi sono mai sentita malata).
Riporto per esteso il referto della Mammella e di alcuni frammenti fibroadiposi.
Descrizione macroscopica
1) Mammella in toto del peso di gr. 660 E DI CM. 18X15X6 sormontato da ellisse cutanea di cm 9 x 5 provvista di capezzolo. E' presente filo di repere in corrispondenza delm prolungamento ascellare. al taglio il parenchima appare diffusamenete addensato, senza evidenza di lesioni a focolaio.
2) Alcuni frammenti fibroadiposi inclusi in toto.
DIAGNOSI) X
1) Microfopcolai residui di carcinoma intraduttale di tipo solido sui restanti quadranti.Cute, capezzolo e margini di resezione esenti da infiltrazione neoplastica.
2) Tesuto fibroso cicatriziale da infiltrazione neoplastica.
pT 1c N 0(sn) () G3
Lunedi' scorso sono stata chiamata dall'oncologia, io ho esposto la mia unica preoccupazione in merito al dovermi sottopormi a chemioterapia... cioè la paura di andare in menopausa forzata (cosa che non vorrei assolutramente), la dottoressa mi ha esposto di un programma sperimentale studio Promise,al quale non e'sicuro poter essere inseriti ,che prevede una fiala di DECAPETYL (scusi se non è scritto nel modo giusto) una settimana prima della chemio FEC (90) X 6. Successivamente TAMOXIFENE x 5 anni.
I miei quesiti sono i seguenti...
Dovendo aspettare il referto della MOC sino al 9 agosto ci sono problemi se poi inzio tutto verso la fine di agosto ?
Secondo lei ci sono farmaci migliori o trattamenti migliori per la protezione ovarica e quindi la riduzione del rischio della menopausa?
Esistono cure alternative anche omeopatiche al TAMOXIFINE ...di cui ho sentito parlare male per gli effetti collaterali che può generare ?
Ringrazio e mi scuso del disturbo.

[#9] dopo  
Utente 372XXX

Sono passati alcuni mesi e giovedi' scorso ho finito la terapia
chemioterapica 6 FEC (90).
Secondo il protocollo dovrei adesso assumere TAMOXIFENE per 5 anni,
in quanto come mi ha detto l'oncologo la forma tumorale che mi ha
colpito era molto sensibile al fattore ormonale.
Io non sono molto convinta, sopratutto perchè so che questa è una
cura che da molti anni viene utilizzata e mi sembra strano che dopo
20 anni non sia arrivati a qualcosa di meno pesante che possa causare
meno possibilità di creare altre problemi...mi rivolgo a voi solo
per sapere di più (visto che non ho avuto molte informazioni dal mio
oncologo) su questo farmaco...sia in positivo che in negativo.
resto in attesa di un cortese riscontro. Grazie

[#10] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Gentile utente,
il tamoxine è tutt'ora il farmaco più utilizzato nelle neoplasie ormonoresponsive, anche se l'introduzione degli inibitori dell'aromatasi, farmaci più recenti, ne hanno ridotto il suo impiego.

Se il Suo oncologo glielo ha prescitto evidentemente ha le sue ragioni legate probabilmente ad alcune controindicazioni verso i farmaci più recenti (osteoporosi, ipercolesterolemia ecc ).

Stia tranquilla e si affidi al Suo oncologo.

Cordiali saluti.

Salvo Catania
Salvo Catania, MD
Chirurgo oncologo-senologia chirurgica
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