Utente 571XXX
Sono una donna di 36 anni, alla quale è stato diagnosticato un carcinoma mammario con lesione epatica di 3,6 cm, che è stata sottoposta, dopo un ciclo chemioterapico, a mastectomia radicale modificata e a radiofrequenza al fegato. A distanza di 2 mesi dall'intervento e in regime di chemioterapia ogni 21 giorni, da un esame ecografico sembra che si notino delle lesioni epatiche, distanti da quella termoablata, di cui una addirittura di 36 mm. Premetto che ho un fegato steatosico e che da una tac successiva non si evidenzia alcuna lesione. Mi domando, quindi,se è possibile che si siano formate queste lesioni in così breve tempo e come mai la tac non le evidenzi. Altra curiosità è questa: le metastasi possono anche derivare da altre metastasi o tutto parte esclusivamente dal tumore originario?

[#1] dopo  
Dr. Alessandro D'Angelo

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sicuramente il dato merita attento controllo ed approfondimento, magari con ecografia con mdc o RMN.

Se vuole magari al fine di poter meglio avere un'idea della sua situazione, dovrebbe dettagliarci con dei dati riguardanti la sua storia clinica in generale, la terapia preoperatoria, le caratteristiche biologiche e istologiche della patologia, la terapia in corso.
Ritengo possa essere verosimile che il tutto (qualora si ripresentasse con certezza diagnostica) possa essere figlio del precedente papà (t. mammario); bisognerà magari cambiare solo terapia.

Restiamo a disposizione per ogni sua necessità.
Cordiali Saluti
Dr. Alessandro D'Angelo
(email: dangelo@oncologiataormina.it)

[#2] dopo  
Dr. Carlo Pastore

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Cara Utente,

come giustamente suggerisce il Collega Dr. D'Angelo occorrerebbe approfondire la situazione epatica. Una RMN mi sembra il miglior modo per farlo. Qualora si accerti la presenza di lesioni ripetitive si deve pensare di cambiare terapia (da scegliere sulla base delle caratteristiche biologiche del tumore di partenza, ponendo attenzione magari alla positività 3+ del c-erb qualora ci fosse) ed aggiungere magari (sempre se esiste positività recettoriale) una ormonoterapia.

Molto cordialmente

Carlo Pastore
Dr. Carlo Pastore
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[#3] dopo  
Utente 571XXX

Ringrazio per la pronta risposta. Appena mi è possibile cercherò di esporre più dettagliatamente il mio caso clinico e la terapia che ho fatto in precedenza e quella che sto seguendo ora. Ancora grazie e saluti.

[#4] dopo  
Dr. Carlo Pastore

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Di nulla, restiamo in attesa.

un carissimo saluto

Carlo Pastore
Dr. Carlo Pastore
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[#5] dopo  
Utente 571XXX

Cari Medici,
la prima curiosità che sorge, dopo aver visto un servizio in tv qualche giorno fa, è: visto che il cancro al seno è la prima causa di mortalità femminile al di sotto dei 50 anni, perché le mammografie vengono consigliate solo dopo quest’età quando ormai è già troppo tardi?!
Vi racconto la mia storia.
Fin da adolescente ho avuto un seno molto grande e fibromatoso tanto che l’ho tenuto sempre sotto controllo persino con una mammografia (seguita da controlli ecografici) effettuata già nel 2002, all’età di 30 anni, senza che sia stato rilevato nulla di preoccupante.
Nell’estate scorsa, a seguito di una caduta in ufficio da una sedia girevole, ho iniziato ad avvertire un dolore al seno destro sempre più forte e, nel giro di pochissimi giorni, ho avvertito una formazione nodulare nel quadrante superiore interno che andava sempre più ingrandendosi. Mi chiedo, quindi, se una caduta possa aver potuto far “scoppiare” qualcosa, che probabilmente già esisteva e di cui non mi ero accorta, e come sia possibile che tutto sia accaduto nel giro di una quindicina di giorni. Dopo cure antiffiammatorie anche a base di cortisone, dato che né il dolore, né il rossore, né il gonfiore passavano, ho fatto una visita senologica e da lì mi sono trovata catapultata in un mondo di cui avevo solo sentito parlare e che mi era completamente sconosciuto. Dopo tac, scintigrafie, radiografie, mammografie, aghi aspirati, biopsie, ecografie varie, la diagnosi: carcinoma mammario dutto-lobulare infiltrante g3 di 45 x 33 mm con lesione epatica al IV segmento di 30 x 29 mm.
Inizio così la terapia settimanale con Cisplatino, Epirubicina e Paclitaxel (credo si chiami PET in gergo) accompagnato da Neupogen 30 MU/0,5 ml fiale per sostenere i miei globuli bianchi e fiale di Dekapeptyl ogni 28 giorni per mandarmi in menopausa farmacologica. (Preciso che non ho ancora avuto la possibilità di venire in possesso della mia cartella clinica pertanto sto riportando qui tutti gli stracci di notizie che son riuscita a reperire dai fogli di dimissione dell’ospedale ricevuti settimanalmente).
Dopo 12 settimane di chemioterapia né dall’ecografia, né dalla tac, né dalla tomoscintigrafia globale corporea (pet) risultavano più immagini nodulari significative sulla mammella. Solo la mammografia rilevava delle aree con varie e piccole microcalcificazioni. A carico del fegato, invece, la tac aveva rilevato un’areola ipodensa di 12 mm riferibile ad un probabile emangioma (nella mia ignoranza, credo si riferisse al residuo della lesione precedentemente evidenziata).
Si arriva così all’inevitabile intervento chirurgico: mastectomia radicale modificata con radiofrequenza alla lesione epatica. Non ne conosco assolutamente il significato, ma indico qui delle voci relative alla risposta patologica sperando che qualcuno mi illumini sui termini: ER non espresso – PgR 20% (in precedenza era 60%) – Ki 67 20% (in precedenza era 13%) – Dako Hercept. 2 + (in precedenza era 3+).
Successivamente all’intervento (e siamo ai giorni nostri), contestualmente all’inizio dei previsti quattro cicli di FEC (con Myocet) ogni 21 giorni, effettuo un’ecografia epatica e, anche se non confermata dalla tac (eseguita successivamente con e senza mezzo di contrasto), risultano sul mio fegato steatosico tre formazioni nodulari ipoecogene ed ipovascolari di dimensioni di 11 x 9, 13 x 10 e 8 x 8 mm (oltre ad un’area iperecogena compatibile con la lesione termoablata in precedenza).
Eccomi qui, quindi, a fare mille ipotesi, mille supposizioni e ad avere mille dubbi. Dopo aver sopportato tanto, sia in termini fisici che psicologici, mi domando allora se tutto ciò che finora ho fatto non sia stato vano, visto che sono comparse queste nuove metastasi epatiche di cui prima nemmeno l’ombra. Mi chiedo se la terapia che sto praticando sia corretta, se invece non deve essere più aggressiva o più ravvicinata settimanalmente, se è indispensabile, come mi hanno già detto, una nuova termoablazione del fegato. Speravo di concludere con le 4 FEC il mio calvario ma, nonostante il mio ottimismo e la mia voglia di vivere (grazie soprattutto ai miei tre figli e a mio marito), mi sento venir meno le forze fisiche per continuare a lottare.
Inoltre, mi è accaduta una cosa anomala in questi ultimi giorni. Avendo un emocromo con dei globuli bianchi a 2.500 ho fatto fiale di Neupogen 30 MU. Alla seconda fiala ho avvertito dei dolori atroci ed indescrivibili lungo la colonna vertebrale con interessamento del bacino e delle gambe. Non mi sono recata al pronto soccorso soltanto perché avevo in casa una fiala di un potente antidolorifico, che, fortunatamente, mi ha calmato i dolori quasi da parto. Cosa può essere accaduto?! Ho fatto fiale e fiale di quel medicinale e non mi sono mai sentita in quel modo. Avrei dovuto farne anche una terza ma non ho avuto il coraggio. Stamane ho ritirato l’emocromo: Globuli bianchi: 7580. Globuli rossi: 4270. Emoglobina 11.4. Piastrine: 263.000. Linfociti: 41.20. Monoliti: 16. Neutrofili: 40.80. Con un emocromo del genere è necessario continuare a fare le fiale di Neupogen? Quali sono i livelli minimi a cui far riferimento per prendere questi “sostenitori” di globuli bianchi e quali esami devo considerare? Quanti giorni prima della chemio è necessario intervenire in questo senso? (Preciso che Lunedì prossimo dovrei fare la terza FEC).
Nel ringraziare per l’attenzione che vorrete concedermi, preciso che il sito, che ho scoperto da poco, lo trovo interessante, costruttivo e ben elaborato. E soprattutto trovo esemplare il fatto che dei medici, di solito presi da tanti ammalati, riescano a trovare il tempo da dedicare a chi purtroppo si trova a dover fare il “paziente” di nome e di fatto. Ancora grazie.

[#6] dopo  
Dr. Alessandro D'Angelo

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Gentile Signora,
la Sua storia è veramente toccante; da come Lei racconta il tutto si scorge il viso di una donna decisa, tenace, capace di autogestione ma nel contempo delusa dai fatti contingenti e molto spaventata.
Il nostro lavoro non è facile e spesso ci si trova imbrigliati in un braccio di ferro contro nemici molto forti. Allora che fare?? lasciare? MAI!!, fuggire?? MAI
RESTA SOLO LA BATTAGLIA!!
Cercando di mettere da parte il patos, cerco da "freddo" medico di darLe alcune risposte, con la finalità di riportare il Lei un pò di tranquillità, visto che la serenità forse è pretendere troppo.
Pertiamo dall'inizio.
Lo screening è di solito consigliato dopo i 40 anni, anche se vi sono delle eccezioni quali quella Sua, che necessitano di anticipare i tempi; nonostante tutto, come è stato nel Suo caso, il nemico si è presentato cogliendo tutti alla sprovvista ed in tutta la sua forza (questo non DEVE significare che gli screening non sono utili, anzi).
La terapia a cui è stata sottoposta, vede in essere i farmaci più attivi per la Sua patologia!
Unico dato che verificherei con la FISH anzichè col Dakotest è il c erB2, anche alla luce del precedente 3+; potrebbe aprire la strada all'utilizzo dell'Herceptin.
Riguardo ai dolori ossei dopo GCSF (neupogen o simili), essi sono normali, in quanto dati dalla "spremitura del midollo osseo" (solo come suggerimento se non volesse bucarsi più volte, oggi vi sono le forme pegilate, monosomministrazioni); l'emocromo comunque, in considerazione dei cicli già eseguiti lo definirei ottimo.
Chieda ai Suoi oncologi, se non già fatto, di poter aggiungere dei farmaci contro l'astenia (o fatigue detta più chic dai francesi), legata alla terapia stessa.

Rimaniamo a disposizione per ogni Sua necessità.
DA ORA IN POI GUARDI SEMPRE AVANTI E TENACEMENTE, NON MOLLI MAI LA SPERANZA!! Anche l'aver letto questa risposta ormai appartiene al passato; non pensi a ciò che è stato, ma guardi a ciò che sarà, con fiducia e tenacia (credo che Lei ne abbia una buona scorta).
Cordiali Saluti
Dr. Alessandro D'Angelo
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[#7] dopo  
Utente 571XXX

Wow, che velocità di risposta! Grazie mille.
Mi chiedo, dopo aver letto il Suo riscontro, se c erB2 è un marcatore tumorale e se Herceptin è un'ormonoterapia. Devo precisare che sono ignorante in materia e non conosco nè la parola FISH (che mi sa tanto di pesce) nè Dakotest.
Grazie anche per il coraggio che mi infonde. Alla fine ritengo che se ho sopportato finora tutto con dignità e forza... nulla potrà abbattere il mio ottimismo e il mio desiderio di vivere. Il mio motto è sempre stato "La vita è bella!" (anche se a volte è dura da affrontare).
Buona giornata!

[#8] dopo  
Dr. Alessandro D'Angelo

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beh anche a me FISH sa di mercato ittico...
Ma battute a parte, essa è una metodica che serve a verificare se il 2+ è tale o addirittura diventa iperespresso; in quest'ultimo caso, il trattamento con Herceptin (anticorpo antitumorale che si lega con her2), avrebbe maggiore efficacia terapeutica.
Cordiali Saluti
Dr. Alessandro D'Angelo
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[#9] dopo  
Utente 571XXX

Nel ringraziare nuovamente per le delucidazioni, si chiede se questa indagine per verificare il 2+ si effettua con un semplice esame del sangue e se il trattamento di "Herceptin" può essere somministrato mediante la normale chemioterapia.

[#10] dopo  
Dr. Alessandro D'Angelo

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Mi scuso per non essermi spiegato bene.
L'esame lo devono far fare i suoi oncologi sul pezzo operatorio.
L'herceptin qualora utilizzato, si somministra tramite flebo.
Cordiali Saluti
Dr. Alessandro D'Angelo
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[#11] dopo  
Utente 571XXX

Dr. D'Angelo, ma quale scuse! La sua disponibilità supera ogni mia aspettativa. Mi sono iscritta al sito sperando che qualcuno mi togliesse qualche dubbio ma non immaginavo di trovare tanto. La ringrazio ancora per la sua celerità e competenza. Buona giornata!