Utente 307XXX
A seguito di una polipectomia endoscopica, ho subito una microperforazione che ha dato origine ad un ascesso saccato tra colon e sacro. Successivamente l'ascesso è stato drenato e, quindi, dopo 2 settimane sono stata sottoposta ad intervento chirurgico per asportazione di 28 cm di tratto intestinale.
La conclusione è la seguente: adenocarcinoma ben differenziato infiltrante fino ai limiti della muscolare propria su adenoma tubulo-villoso a 15 cm. dal m.a. asportato endoscopicamente il 18/12/08; successiva, 21/1/09, resezione anteriore senza evidenza di malattia (pT2N0/17): quindi stadio 1.
Ho 52 anni e mi sono rivolta a più oncologi per capire se devo fare o no terapia adiuvante, ma tuttora nessuno mi ha dato una risposta chiara, pare quasi spetti a me decidere la terapia.
Grazie

[#1] dopo  
Dr. Vito Barbieri

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In questo stadio la probabilità di recidiva è bassa, ma quello che rende più difficile la decisione è che gli studi condotti con terapie postoperatorie non riescono ad evidenziare uno spostamento favorevole significativo di questa percentuale.
Quindi si decide sempre dicutendo il caso con il paziente. Alcuni medici, sopratutto negli Stati Uniti, per via della mentalità molto più partecipativa dei pazienti alla decisione, valutano insieme l'utilità o meno con un programma online che si chiama adjuvantonline.
Lo scopo è capire se il paziente è disposto ad accettare alcuni disturbi dei trattamenti postoperatori per una riduzione del rischio di ricaduta piccola, ma almeno calcolata (grazie a questo programma che permette di metterla davanti al paziente).
Dr Vito Barbieri
Dirigente Medico Oncologo
Azienda Ospedaliera-Universitaria - Catanzaro

[#2] dopo  
Utente 307XXX

La ringrazio per la risposta anche se ancora, mi scusi, non capisco. Mi pare di capire che comunque non si è certi che la terapia in questo stadio sia utile, per cui alla fine deve in ogni caso decidere il paziente.
Io pongo sempre la stessa domanda all'oncologo: ma se si trattasse di sua sorella? E ogni volta ottengo risposte del genere: queste domande mi fanno arrabbiare.
Chiedo ancora una cosa: supponiamo che ora io faccia la chemio. Se un domani dovessi ripeterla, è vero che potrei essere diventata "resistente" alle sostanze che ho già usato?
Ancora grazie e mi scusi per l'insistenza

[#3] dopo  
Dr. Vito Barbieri

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Se si trattasse di mia sorella sceglierei con il metodo che le ho sopra esposto e che uso nei casi più dubbi.
Riguardo all'ipotesi che lei faccia la chemio, consideriamo ora l'ipotesi sfavorevole che lei ha esposto.
Se lei dovesse un giorno aver bisogno di chemioterapia per la seconda volta vorrebbe dire che ha avuto una recidiva nonostante la terapia precauzionale. In questo caso, più che in altri tumori, e meno probabile che ci sia una resistenza e la terapia si potrebbe riproporre per due motivi.
Primo: basta cambiare la modalità di infusione del Fluorouracile (farmaco capostipite) è già cambia la sensibilità del tumore.
Secondo: da vari anni sono disponibili numerosi nuovi farmaci utilizzabili in alternativa o in successione uno all'altro (quando iniziai la mia attività non era ancora disponibile nessuno di questi farmaci), inoltre tendono ad uscirne ancora di nuovi.
Dr Vito Barbieri
Dirigente Medico Oncologo
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