Fastidio residuo dopo frattura base quinto metacarpo: è normale a 3 mesi?

Buongiorno, sono un ragazzo di 19 anni.
Il 31 dicembre mi sono fratturato la base del quinto metacarpo della mano destra.
Ho portato il gesso per circa un mese e lho tolto verso fine gennaio.
Dopo la rimozione avevo rigidità e un po di dolore, ma con il tempo e facendo esercizi semplici, come usare una pallina e muovere le dita, la situazione è migliorata molto.
Ad oggi riesco a fare praticamente tutto: chiudo completamente la mano, ho buona forza e non sento dolore se premo sulla zona della frattura.
Lunica cosa è che sento ancora una piccola differenza rispetto allaltra mano, soprattutto al mattino.
Il mignolo è un po rigido e mi dà un leggero fastidio quando lo muovo, ma durante la giornata passa e riesco a usare la mano normalmente.
Non ho vere limitazioni, è più una sensazione che non sia ancora perfettamente uguale allaltra.
Aggiungo che da circa metà marzo sto seguendo una dieta ipocalorica abbastanza aggressiva, a volte anche sotto le 1200 calorie, anche se assumo proteine e integratori.
Volevo chiedere se è normale avere ancora questo tipo di fastidio dopo circa tre mesi dalla frattura, se può essere legato a una rigidità di tendini o articolazioni dopo il periodo di immobilizzazione e se il fatto di mangiare così poco può aver rallentato il recupero.
Inoltre vorrei capire se è probabile che questa sensazione passi completamente con il tempo.
Dr. Silvio Boer Ortopedico 785 49
Il recupero di una frattura di metacarpo può richiedere da 3 a 6 mesi prima che la mano raggiunga piena funzionalità. La rigidità del mignolo e il lieve fastidio al mattino sono frequenti dopo un periodo di immobilizzazione, soprattutto se il movimento è stato limitato per un mese. I tendini e le articolazioni possono aver perso elasticità; la fisioterapia mirata (esercizi di mobilità, stretching, uso di palline di resistenza) è la chiave per riportare la normale gamma di movimento.
La dieta ipocalorica molto restrittiva (sotto le 1200 kcal) può rallentare la rigenerazione dei tessuti. Le proteine sono essenziali per la sintesi muscolare e per la guarigione ossea; se l’apporto calorico è troppo basso, il corpo può ridurre la produzione di collagene e di fattori di crescita, prolungando la fase di recupero. Integrare un minimo di 1,2 1,5 g di proteine per chilogrammo di peso corporeo e assicurarsi di non scendere sotto le 1500 kcal (o consultare un nutrizionista) può accelerare la ripresa.
Con una terapia continua e un’alimentazione adeguata, la sensazione di disomogeneità tende a diminuire entro 3 6 mesi. Se la rigidità persiste oltre questo periodo o si accompagna a dolore intenso, è consigliabile una valutazione ortopedica per escludere complicanze come tendinopatia o artrosi precoce.

Dr. Silvio BOER
Specialista ORTOPEDIA e TRAUMATOLOGIA
Ex Medico Sociale Hockey Club ValPellice

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