Utente
Gentili dottori buonasera,
vi ringrazio prima di tutto per il servizio che offrite..
Ricorro a voi per sperare in qualche parere positivo e ottimista in quanto rischio di dover terminare la mia carriera sportiva per le paure e le teorie di una madre un po’ troppo apprensiva..
Ho 25 anni, a 12 giocando in palestra a scuola, sono caduta e la diagnosi quella volta è stata lesione di 2 legamenti su 3 della caviglia sinistra. Dopo varie vicissitudini “penose” causate da medici poco professionali e volonterosi e cambiando struttura di appoggio, mi è stato applicato un gesso in vetroresina per più di un mese. Dopo averlo tolto non mi è stata indicata nessuna riabilitazione da fare e nessun tipo di esercizio da seguire, di conseguenza io ho ricominciato a trascorrere la mia vita tranquillamente. Stavo anche bene, tanto che l’anno successivo all’infortunio ho pure iniziato a giocare a pallavolo. Ho iniziato a giocare e fino ad ora è sempre andato tutto alla grande, oltre che a livello fisico a livello morale (dopo tutti questi anni non ho mai avuto problemi alla caviglia e l’unico altro infortunio che mi sono fatta è stata una leggera distorsione al ginocchio, destro però, che è andata a posto tranquillamente con un paio di mesi di riposo). Il 23 ottobre di quest’anno però, per colpa di un’avversaria poco sportiva e attenta (eravamo a muro e lei mi è venuta addosso a peso morto praticamente), sono caduta e, oltre al dolore iniziale, il gonfiore è stato piuttosto ampio. Il bollettino medico (ho fatto radiografie e visita dall’ortopedico) del pronto soccorso è stato: Grosso trauma distorsivo, verisimile distacco del malleolo e possibile lesione dei legamenti. Quando il medico mi ha visitato è stato piuttosto drastico, nel senso che oltre al trauma attuale erano presenti anche delle piccole calcificazioni nella caviglia probabilmente dovute alla mancanza di assistenza con l’infortunio precedentemente esposto e che quindi con una caviglia del genere lui mi sconsigliava di continuare nel mio sport, anzi secondo lui avrei dovuto assolutamente smettere.. Naturalmente mia madre era alla visita con me ed ha sentito tutto. Vedete il problema è questo principalmente per mia madre, io non ho una corporatura esile, anzi.. sono 1,70 per 73 chili, sono robusta ovviamente, ma non grassa. Obiettivamente, lo dicono i medici stessi, ho la corporatura di mio padre, ossatura grossa e muscolatura piuttosto sviluppata per una donna. Ho sempre fatto diete su diete nella mia vita, se mi metto di impegno effettivamente i risultati si vedono, ma il muscolo e l’ossatura comunque non mi permettono di diventare una cosiddetta “vitino da vespa”; bene o male sono quasi sempre andata d’accordo col mio corpo e nonostante i miei “chili in più” sono sempre stata agile nello sport che ho scelto, riuscendoci anche bene (quest’anno sono stata chiamata a giocare in serie D).
L’ortopedico mi ha prescritto l’uso di stampelle e, dicendo che ormai i gessi non li fanno più, l’acquisto di un tutore “AIRCAST” con fasciatura sulla caviglia perenne, il tutto per un mese, dopodiché avrei iniziato con la riabilitazione, ma lui comunque, nel caso la caviglia si fosse dimostrata debole, mi avrebbe suggerito di tenere valida l’ipotesi di un intervento chirurgico. L’infortunio è avvenuto il 23 di ottobre e domani, 30 novembre ho il controllo sempre da lui. Mi aveva consigliato di iniziare ad appoggiare il piede del 20% già una settimana dopo l’infortunio. Purtroppo in questo periodo sono stata molto giù, per me la pallavolo è una delle cose fondamentali nella mia vita quindi potete immaginare come mi sentissi, e per paura e per dolore il piede non l’ho appoggiato per quasi 3 settimane. Ora invece ho quasi accantonato le stampelle, sento ancora qualche dolore interno e soprattutto il piede non ha certo l’elasticità di prima ma riesco tranquillamente a camminarci sopra. Dal giorno dell’infortunio ho avuto telefonate e appuntamenti da dottori a più non posso, la mia società si è fatta in quattro per trovare la struttura più valida a cui appoggiarsi per la riabilitazione (sicuramente non farò l’errore di quando ero piccola) e ho sentito vari pareri. La maggior parte dice che effettivamente l’infortunio non è da poco, però con la giusta riabilitazione e il giusto esercizio per il ritrovo del tono muscolare, nel verdetto più brutto mi è stato dato il mio ritorno in campo per gennaio. Il centro dove farò riabilitazione mi ha dato da fare degli esercizi per la caviglia, che faccio costantemente e la stessa inizia ad essere più mobile di giorno in giorno. Purtroppo sono dell’idea che l’umidità di questi giorni non mi aiuta ma non mi perdo d’animo. All’altezza del malleolo esterno ed interno il gonfiore è ancora un po’ presente ma comunque poco visibile.. Considerando poi che per 3 settimane ho avuto addirittura le dita dei piedi “blu” dalla contusione che c’era stata..
Ora, prima di tutto mi scuso per il mio lunghissimo papiro di sofferenza e paure, ma volevo essere ben chiara per avere anche un vostro consiglio perché dopo che mia madre ha sentito solo l’ortopedico si ostina a dirmi che devo smettere di giocare. Io non so se riuscirei a fare una cosa del genere.. sono dell’idea che uno sport oltre a fare bene fisicamente nel momento in cui ti piace e ti realizza fa bene soprattutto moralmente. Io ripeto costantemente a chiunque mi veda in queste condizioni che il mio fisico in 13 anni che gioco non ha mai, MAI, avuto nulla.. adesso per colpa di un’altra persona io rischio di dover rinchiudere la mia passione. Non so.. ditemi voi.. vi ringrazio infinitamente e scusate ancora.

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Dr. Simone Cigni

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Carissima,
direi che nel suo caso è importante avere davanti agli occhi una diagnosi chiara e definita, cioè sapere QUALI legamenti sono lesionati, COME e DOVE lo sono, e se vi sono strutture cartilaginee, tendinee, osse interessate (quali sono, come e quanto sono lesionate). In altre parole trarre una conclusione diagnostica dalla sua lunga storia clinica. Il tutto si può fare correttamente visionando la caviglia stessa, le radiografie del caso ed una RM. L'esame artroscopico avrà verosimilmente un ruolo diagnostico e terapeutico non di secondo ordine.
Cordialità
Dr Simone Cigni