Utente 982XXX
Buongiorno, sono la mamma di un bambino di 33 mesi. Ho già scritto tempo fa per chiedere un consulto in merito a mio figlio che all’età di due anni ancora non pronunciava una sola parola.
Su consiglio Vs. e del pediatra abbiamo fatto visite neurologiche e neuropsichiatriche. Fortunatamente il bambino non ha nulla a livello neurologico, tutti ci hanno consigliato di inserirlo al nido. Lo abbiamo fatto e dopo un paio di mesi ha iniziato a parlare, ancora non fa frasi, ma dice tutte le parole.
Ma è sorto un altro problema… Mio figlio ha smesso di mangiare… Premetto che è sempre stato un mangione, mangiava di tutto, solo la carne la mangiava in polpette, per il resto mangiava di tutto… Al nido non mette in bocca nulla, mai nulla. Da novembre ha smesso anche di mangiare a casa. E ho notato che ogni cosa che propongono al nido, lui smette di mangiarla anche a casa… Se al nido propongono pasta al pomodoro (che adorava) lui la rifiuta e non la mangia più neanche a casa… Stessa cosa per ogni altro alimento. Siamo arrivati al punto che mangia solo pasta al pesto... O meglio mangiava, ora non più neanche quella… So che mi direte che devo variare l’alimentazione, già fatto… Propongo di tutto… Nulla da fare…
Ha avuto da ottobre a oggi parecchie influenze, spesso ha preso antibiotici, diciamo che va a scuola una settimana e sta a casa dieci giorni, ma il primo anno di asilo suppongo che vada così per tutti.
Fa colazione con lo yogurt, perché il latte non lo vuole più e merenda con yogurt e biscotti, pranzo e cena vuole solo frutta frullata… Lui vorrebbe anche biscotti e merendine per cena e pranzo, ma io rifiuto categoricamente… Ogni giorno devo preparare 3 pietanze per pranzo e tre per cena, puntualmente tutte cestinate… Ieri sera dopo che mi ha gettato il cucchiaino con la minestra in terra, dandomi una botta sul braccio, mi sono arrabbiata, ho gridato e ho dato due schiaffi sulla mano di mio figlio… Ho pianto in bagno per un’ora, ma ho perso la pazienza…
Oltre al problema alimentazione, abbiamo anche un problema comportamentale… Mio figlio è capriccioso, se non ottiene quello che vuole, si mette a piangere e sbatte i piedi… In più (cosa che mi preoccupa maggiormente rispetto al capriccio) lui non vuole stare col papà, lo picchia senza motivo, lo scaccia, se lo prende in braccio lo picchia sul viso, lo morde, va in braccio a lui solo se ci sono io vicino. Ha una sorta di morbosità nei miei confronti, vuole me per dormire, vuole me per giocare, è sempre attaccato ai miei pantaloni, non posso neanche andare in bagno, perché lui fuori la porta bussa e piange. Premetto che non è un bambino violento con nessuno. Perché fa così con suo papà? Considerate che noi due lavoriamo a tempo pieno, rientriamo a casa alle 18.30 e lui il tempo che non passa a scuola lo passa coi miei genitori ai quali è molto affezionato. Anche se devo dire che i miei genitori lo hanno straviziato in tutti i campi. Non tollerano che possa piangere e crescere, non tollerano che non mangi e quindi lo sgridano… Cosa devo fare?
Perché mio figlio si comporta così con l’alimentazione? Perché si comporta così con suo padre? Leggo che in ogni comportamento dei bimbi c’è un qualcosa che comunicano, io non lo capisco questo qualcosa…
Grazie infinite…
Una mamma in difficoltà…

[#1]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Gentile signora - non avevo visto il post precedente, in neurologia...

Dalla sua descrizione temo vi siate fatti prendere la mano ed avete perso un po' le briglie della situazione. Vostro figlio, un po' come un cavallino imbizzarrito, non può guidarsi da sè e ha bisogno di essere ripreso sotto controllo dei genitori. Le bizze e pretese e difficoltà, più che 'comunicare' qualche cosa, sono di solito il segno di uno stato di confusione malessere e disagio che deve essere recuperato principalmente dagli adulti, riprendendo la guida e le redini del bimbo. Spesso è prima di tutto un problema educativo e organizzativo.
Sembra che lui 'protesti' col rifiuto del cibo, arma molto potente, che mette in crisi tutti i genitori e non solo. Ma pretende anche di decidere lui e comandare come un piccolo tiranno. Non è 'colpa' sua, ma lasciarlo fare potrebbe significare farlo diventare sempre più problematico. Va rimesso un po' alla volta e con pazienza nei suoi limiti e nel suo posto.

Può darsi che operativamente vi serva l'aiuto di uno specialista (neuropsichiatra infantile o psicologo dell'età evolutiva) esperto in famiglie con bambini piccoli... A Roma non dovrebbe essere difficile trovarlo. O potete tornare dove siete già stati per accertamenti. La questione è comunque di ordine psicologico, non neurologico, a quanto sembra.
Cordialmente
Dr. Gianmaria Benedetti

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[#2] dopo  
Utente 982XXX

Dott. benedetti innanzitutto grazie per la sua risposta...
Ha centrato il problema... Mio figlio è un piccolo tiranno... Quando parlate di regole cosa intendete nello specifico?
Faccio un esempio: mio figlio mangia seduto e non si alza fino a che non ha finito, senza proteste, magari non mangia nulla, ma prima di 20 minuti non lo facciamo alzare. Se deve fare il bagno lo fa senza protestare (adora l'acqua), se deve lavare le mani anche. Diciamo che la sua tirannia esce quando vuole qualcosa...
Se andiamo a fare una passeggiata è un dramma... Vuole fermarsi a ogni bancarella e se diciamo no, urla e si butta in terra... Io sono contro la "sculacciata", ma mi creda a volte è difficile non perdere la pazienza... Se dice no è no! Categorico...
Che tipo di regole bisogna imporre?
Grazie infinite...

[#3]  
Dr. Gianmaria Benedetti

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Gentile signora,
non mi sembra di aver parlato di regole... Ma evidentemente sono all'ordine del giorno. La regola base è una: sono gli adulti a comandare, e prendersi la responsabilità anche di sbagliare; i bambini devono obbedire. Uno degli errori più frequenti dei genitori di oggi è aspettarsi che il bambino 'capisca' (riempiendolo di spiegazioni più o meno infarcite di psicologismi), e poi aderisca spontaneamente alle richieste degli adulti. Tempo e fatica inutile: i bambini hanno diritto di "fare i bambini" e di non capire, tocca agli adulti di "fare gli adulti" e metterli in riga e guidarli. Oltre che sbagliata è anche una pretesa assurda che siano i bambini a fare gli adulti, se non per gioco fra di loro....
Spesso sono gli adulti che non accettano questa regola e questa responsabilità...

Al punto in cui sembra siete arrivati la via d'uscita credo sia 'resistere' e (ri)stabilire la vostra autorità, non di esseri onnipotenti o onniscienti, ma solo, per così dire, di "autisti del bus": i passeggeri devono stare al loro posto e non possono guidare loro. I bambini "non hanno ancora la patente" per guidare...

Il che non vuol dire essere autoritari o tanto meno violenti, ma solo assumersi la responsabilità del ruolo e delle funzioni da genitori.
In bocca al lupo!

Dr. Gianmaria Benedetti

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