Reintrodurre farmaco per ansia/GAD: scelta giusta? Rischio ricadute?
Salve Gent. mi dottori,
espongo qui brevemente la mia situazione per la quale richiedo un breve consulto.
Nell'aprile del 2024 ho effettuato una visita psichiatrica nella quale mi è stato diagnosticato il disturbo d'ansia generalizzato e il disturbo evitante di personalità.
Non entro nel dettaglio della mia storia perchè ci sarebbe troppo da scrivere.
La terapia è stata impostata in questo modo
- Daparox 20 gocce a sera da titolare lentamente (1 goccia la prima sera.
2 gocce la seconda e cosi via... fino al raggiungimento della dose indicata).
- Psicoterapia.
Per circa un anno, fino all'estate del 2025 mi sono affidato al solo farmaco il quale mi ha dato davvero brillanti risultati dal punto di vista dell'ansia del tono dell'umore, e della voglia di fare, a tal punto che, scelleratamente, convinto di aver definitivamente abolito l'ansia di cui soffro fin da ragazzino, stanco anche degli effetti collaterali (aumento ponderale, calo del desiderio sessuale) seppur minimi e tollerabili ho deciso di interrompere il trattamento.
Lo scorso autunno purtroppo sono riemersi almeno in parte quei sintomi ansiosi, e psicosomatici che mi avevano indotto a effettuare la visita psichiatrica di cui sopra.
Ho deciso questa volta di rivolgermi ad uno psicologo clinico con cui sto facendo delle ottime sedute settimanali e da cui sto ottenendo dei buoni risultati, sebbene mi sento tutt'ora troppo limitato nella quotidianità dall'ansia e dai sintomi psicosomatici (soprattutto la sensazione di testa vuota, e difficoltà di concentrazione che a volte sono davvero invalidanti in particolare durante le giornate di lavoro, considerando tra l'altro che svolgo una professione intellettuale).
In accordo con il medico di base abbiamo deciso di reintrodurre il farmaco così come impostato dallo psichiatra da coadiuvare con la psicoterapia che proseguirò senz'altro, ritornando eventualmente più avanti dallo specialista che me lo aveva prescritto per monitorare l'andamento.
Non nascondo di essere abbastanza preoccupato per i seguenti motivi:
1) E' una scelta corretta la reintroduzione del farmaco in questo modo?
Secondo lo psicologo che mi segue, sebbene largamente favorevole alla medicina allor quando aiutasse a coadiuvare la psicoterapia, in linea di massima non ne avrei bisogno dato che sto meglio dal punto di vista umorale e i risultati non manchino.
(ho iniziato le sedute circa 3 mesi fa)
2) Fermo restando che sono certo del efficacia del farmaco (so che dovrò aver pazienza affinché si ri-manifestino i benefici), non corro il rischio che una volta terminata la terapia (questa volta farò le cose per bene) possa, sulla base della mia esperienza tornare punto e da capo?
Mi spaventa l'idea di assumere lo psicofarmaco per un lasso di tempo indefinito.
Certo di un vs gentile riscontro, vi ringrazio anticipatamente.
espongo qui brevemente la mia situazione per la quale richiedo un breve consulto.
Nell'aprile del 2024 ho effettuato una visita psichiatrica nella quale mi è stato diagnosticato il disturbo d'ansia generalizzato e il disturbo evitante di personalità.
Non entro nel dettaglio della mia storia perchè ci sarebbe troppo da scrivere.
La terapia è stata impostata in questo modo
- Daparox 20 gocce a sera da titolare lentamente (1 goccia la prima sera.
2 gocce la seconda e cosi via... fino al raggiungimento della dose indicata).
- Psicoterapia.
Per circa un anno, fino all'estate del 2025 mi sono affidato al solo farmaco il quale mi ha dato davvero brillanti risultati dal punto di vista dell'ansia del tono dell'umore, e della voglia di fare, a tal punto che, scelleratamente, convinto di aver definitivamente abolito l'ansia di cui soffro fin da ragazzino, stanco anche degli effetti collaterali (aumento ponderale, calo del desiderio sessuale) seppur minimi e tollerabili ho deciso di interrompere il trattamento.
Lo scorso autunno purtroppo sono riemersi almeno in parte quei sintomi ansiosi, e psicosomatici che mi avevano indotto a effettuare la visita psichiatrica di cui sopra.
Ho deciso questa volta di rivolgermi ad uno psicologo clinico con cui sto facendo delle ottime sedute settimanali e da cui sto ottenendo dei buoni risultati, sebbene mi sento tutt'ora troppo limitato nella quotidianità dall'ansia e dai sintomi psicosomatici (soprattutto la sensazione di testa vuota, e difficoltà di concentrazione che a volte sono davvero invalidanti in particolare durante le giornate di lavoro, considerando tra l'altro che svolgo una professione intellettuale).
In accordo con il medico di base abbiamo deciso di reintrodurre il farmaco così come impostato dallo psichiatra da coadiuvare con la psicoterapia che proseguirò senz'altro, ritornando eventualmente più avanti dallo specialista che me lo aveva prescritto per monitorare l'andamento.
Non nascondo di essere abbastanza preoccupato per i seguenti motivi:
1) E' una scelta corretta la reintroduzione del farmaco in questo modo?
Secondo lo psicologo che mi segue, sebbene largamente favorevole alla medicina allor quando aiutasse a coadiuvare la psicoterapia, in linea di massima non ne avrei bisogno dato che sto meglio dal punto di vista umorale e i risultati non manchino.
(ho iniziato le sedute circa 3 mesi fa)
2) Fermo restando che sono certo del efficacia del farmaco (so che dovrò aver pazienza affinché si ri-manifestino i benefici), non corro il rischio che una volta terminata la terapia (questa volta farò le cose per bene) possa, sulla base della mia esperienza tornare punto e da capo?
Mi spaventa l'idea di assumere lo psicofarmaco per un lasso di tempo indefinito.
Certo di un vs gentile riscontro, vi ringrazio anticipatamente.
La reintroduzione di una terapia va valutata nello specifico da uno psichiatra. Utilizzare una vecchia terapia senza che sia definita la questione diagnostica in modo appropriato può non essere un passaggio utile.
I tempi di utilizzo delle terapie vanno valutati di volta in volta e non è detto che si possa sospendere nel breve termine o che debba essere continuato a vita.
La situazione va valutata da uno specialista.
I tempi di utilizzo delle terapie vanno valutati di volta in volta e non è detto che si possa sospendere nel breve termine o che debba essere continuato a vita.
La situazione va valutata da uno specialista.
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Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 1 visite dal 12/01/2026.
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