Paroxetina: quando e come valutare la sospensione?

Buongiorno Dottori,

assumo Paroxetina dall’8 marzo 2023.

Dal 25 marzo 2024 ho ridotto a mezza compressa con beneficio stabile, e dal 5 marzo 2025 sono tornato alla compressa intera.


In questi anni il farmaco mi ha aiutato molto nella gestione dell’ansia (in particolare cardiofobia), senza effetti collaterali rilevanti, se non un iniziale ritardo dell’eiaculazione poi risolto.
In passato ho provato a sospendere gradualmente, ma dopo circa 7 10 giorni i sintomi ansiosi si sono ripresentati e ho ripreso la terapia.


Vorrei capire:
Quali sono i criteri clinici per stabilire quando è il momento giusto per tentare una sospensione?

Dopo quanto tempo di stabilità dei sintomi si può valutare seriamente una riduzione?

Qual è il protocollo più sicuro per scalare la Paroxetina (percentuali di riduzione, tempi tra uno step e l’altro)?

Come distinguere un ritorno dell’ansia da sintomi da sospensione?

Sono necessari controlli specifici durante una terapia a lungo termine o durante la fase di riduzione?


L’obiettivo non è sospendere a tutti i costi, ma capire se e quando possa essere realistico farlo in modo sicuro.


Grazie.
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 47.2k 1k
Nessun partiolare criterio alla fine. Più a lungo è stato in cura, e più può aver senso provare a sospendere. Prima dei 2 anni il rischio di recidiva è alto, ma sono discorsi probabilistici.
Non c'è un rischio alla sospensione, per cui non direi che ci siano metodi non "sicuri", se mai metodi con cui è più probabile avere sintomi da sospensione: basta scalare con una gradualità in un tempo di un mese. Ma non è quello che consiglierei in generale, perché il modo migliore di scalare è quello di farlo nei mesi in maniera da rendersi conto se recidiva il disturbo, così che non sia necessario distinguere tra sospensione o recidive.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini

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Buongiorno Dottore e grazie per la risposta.

dopo la sua risposta ho riflettuto sulla possibilità di un’eventuale sospensione futura e pensavo, qualora fosse clinicamente opportuno, di procedere con una riduzione molto graduale nell’arco di diversi mesi.

L’idea sarebbe di scalare in piccoli step (circa 20 25% per volta), mantenendo ogni nuovo dosaggio per almeno 4 6 settimane prima di scendere ulteriormente, così da poter osservare con calma eventuali segnali di instabilità ed evitare di confondere sintomi da sospensione con una possibile recidiva del disturbo.

Secondo lei questo approccio può essere adatto al mio caso? Modificherebbe percentuali o tempistiche?

Vorrei inoltre chiederle un chiarimento importante: l’assunzione di Paroxetina per molti anni, o anche a tempo indefinito, può comportare danni significativi nel lungo periodo (neurologici, cognitivi, ormonali o di altro tipo)? Oppure, in assenza di effetti collaterali rilevanti, è considerata una terapia sicura anche sul lungo termine?

Infine, sono consigliati esami periodici durante l’assunzione di questo farmaco? Se sì, quali (esami del sangue specifici, funzionalità epatica, elettroliti, ormoni, ecc.) e con quale frequenza?

La mia intenzione è valutare la scelta più equilibrata e consapevole tra benefici e rischi, senza fretta ma con criterio.

La ringrazio molto.
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