Cambio farmaco o aumento la dose di escitalopram?
Salve, vorrei un parere per quanto riguarda la mia situazione.
Due anni fa circa ero ansiosa e nervosa e dopo una visita neurologica mi hanno prescritto escitalopram da 10mg e quasi subito sono stata meglio poi dopo circa un anno ho interrotto.
Ora dopo aver parlato con il mio medico di base ho deciso di riprenderlo ma a distanza di tre mesi non noto nulla se non piu' agitazione e ansia di quanto ne avevo in partenza (la prima volta che ho iniziato la terapia stavo piu' male, invece tre mesi fa ho iniziato che stavo piu tranquilla...), la dottoressa dice di raddoppiare per due settimane e vedere come va.
Ma il mio dubbio e': perche' adesso che ho riiniziato essendo piu' serena e tranquilla della prima volta il farmaco inveve di farmi bene mi ha fatto accentuare ansia e agitazione?
E quindi e' giusto aumentare la dose?
Grazie
Due anni fa circa ero ansiosa e nervosa e dopo una visita neurologica mi hanno prescritto escitalopram da 10mg e quasi subito sono stata meglio poi dopo circa un anno ho interrotto.
Ora dopo aver parlato con il mio medico di base ho deciso di riprenderlo ma a distanza di tre mesi non noto nulla se non piu' agitazione e ansia di quanto ne avevo in partenza (la prima volta che ho iniziato la terapia stavo piu' male, invece tre mesi fa ho iniziato che stavo piu tranquilla...), la dottoressa dice di raddoppiare per due settimane e vedere come va.
Ma il mio dubbio e': perche' adesso che ho riiniziato essendo piu' serena e tranquilla della prima volta il farmaco inveve di farmi bene mi ha fatto accentuare ansia e agitazione?
E quindi e' giusto aumentare la dose?
Grazie
Gentilissima,
È innanzitutto fondamentale sottolineare come l'interruzione di una terapia farmacologica, se non supportata da un adeguato periodo di mantenimento, rappresenti un fattore di rischio primario per l'insorgenza di ricadute ansioso-depressive.
I circuiti del sistema nervoso centrale necessitano infatti di tempi di consolidamento molto lunghi, spesso superiori all'anno, anche dopo la totale scomparsa dei sintomi acuti, per garantire una stabilità clinica che sia realmente duratura nel tempo.
Per quanto riguarda la reazione apparentemente anomala che descrive all'escitalopram, la reintroduzione del farmaco potrebbe aver innescato nel suo organismo una potenziale "attivazione paradossa".
Questo meccanismo neurobiologico potrebbe essere alla base dell'aumento dell'agitazione e del nervosismo; inoltre, in occasione di una seconda esposizione al farmaco, i recettori potrebbero rispondere con una sensibilità e una tempistica del tutto differenti rispetto al primo ciclo di cura, indipendentemente dalla sua maggiore serenità di partenza.
In merito al raddoppio del dosaggio, pur riconoscendo e rispettando profondamente il ruolo cruciale e fondamentale del medico di base, la gestione di queste specifiche fluttuazioni ansiose richiederebbe un inquadramento clinico altamente settoriale e specialistico.
Aumentare in modo repentino la dose di un farmaco in presenza di un'agitazione già così marcata potrebbe infatti rischiare di amplificare ulteriormente il senso di irrequietezza nel breve termine.
Sarebbe pertanto estremamente saggio e protettivo affidare questa delicata fase di transizione alla competenza specifica di uno specialista psichiatra.
Un professionista esperto nel settore, avendo la possibilità di valutarla in sede di visita diretta, saprà analizzare con esattezza la sua situazione clinica attuale e valutare se sia opportuno insistere con l'Escitalopram, effettuare variazioni di dosaggio o optare per strategie terapeutiche differenti, guidandola passo dopo passo verso il recupero di quel prezioso equilibrio che aveva già dimostrato di poter raggiungere.
Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto. Cari saluti
È innanzitutto fondamentale sottolineare come l'interruzione di una terapia farmacologica, se non supportata da un adeguato periodo di mantenimento, rappresenti un fattore di rischio primario per l'insorgenza di ricadute ansioso-depressive.
I circuiti del sistema nervoso centrale necessitano infatti di tempi di consolidamento molto lunghi, spesso superiori all'anno, anche dopo la totale scomparsa dei sintomi acuti, per garantire una stabilità clinica che sia realmente duratura nel tempo.
Per quanto riguarda la reazione apparentemente anomala che descrive all'escitalopram, la reintroduzione del farmaco potrebbe aver innescato nel suo organismo una potenziale "attivazione paradossa".
Questo meccanismo neurobiologico potrebbe essere alla base dell'aumento dell'agitazione e del nervosismo; inoltre, in occasione di una seconda esposizione al farmaco, i recettori potrebbero rispondere con una sensibilità e una tempistica del tutto differenti rispetto al primo ciclo di cura, indipendentemente dalla sua maggiore serenità di partenza.
In merito al raddoppio del dosaggio, pur riconoscendo e rispettando profondamente il ruolo cruciale e fondamentale del medico di base, la gestione di queste specifiche fluttuazioni ansiose richiederebbe un inquadramento clinico altamente settoriale e specialistico.
Aumentare in modo repentino la dose di un farmaco in presenza di un'agitazione già così marcata potrebbe infatti rischiare di amplificare ulteriormente il senso di irrequietezza nel breve termine.
Sarebbe pertanto estremamente saggio e protettivo affidare questa delicata fase di transizione alla competenza specifica di uno specialista psichiatra.
Un professionista esperto nel settore, avendo la possibilità di valutarla in sede di visita diretta, saprà analizzare con esattezza la sua situazione clinica attuale e valutare se sia opportuno insistere con l'Escitalopram, effettuare variazioni di dosaggio o optare per strategie terapeutiche differenti, guidandola passo dopo passo verso il recupero di quel prezioso equilibrio che aveva già dimostrato di poter raggiungere.
Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto. Cari saluti
dott. Tortorelli Fabio M.P.
Psichiatra e Psicoterapeuta | Roma Policlinico |
WhatsApp 3406693506
https://www.instagram.com/docfabiotortorelli?
La condizione attuale potrebbe non essere sovrapponibile a quella precedentemente riscontrata.
Essere ansiosi e nervosi non configura di fatto una diagnosi psichiatrica che può richiedere un trattamento e, comunque, il precedente trattamento ha avuto una durata bassa per tempi ed è rimasto basso nei dosaggi.
La situazione va rivalutata di volta in volta e ad ogni nuovo evento, per cui può non essere indicato introdurre la medesima terapia utilizzata precedentemente, ma potrebbero essere necessarie delle modifiche valutabili da uno specialista.
Essere ansiosi e nervosi non configura di fatto una diagnosi psichiatrica che può richiedere un trattamento e, comunque, il precedente trattamento ha avuto una durata bassa per tempi ed è rimasto basso nei dosaggi.
La situazione va rivalutata di volta in volta e ad ogni nuovo evento, per cui può non essere indicato introdurre la medesima terapia utilizzata precedentemente, ma potrebbero essere necessarie delle modifiche valutabili da uno specialista.
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Questo consulto ha ricevuto 2 risposte e 64 visite dal 31/03/2026.
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