Mezzi pesanti e psicofarmaci
Buongiorno Guido mezzi pesanti e mi ritrovo a soffrire spesso di insonnia anche dovuta una prostatite che non passa e quindi mi fa alzare di notte per urinare senza poi riprendere sonno.
Possibile che sia condannato a non dover dormire o a lasciare il lavoro perché ogni farmaco di queste categorie viene riscontrato nel sangue o c'è qualcosa che può aiutare?
Rimedi naturali ne ho già provati ma inutilmente.
In passato ho sofferto di depressione curata con Xanax e paroxetina poi mi sono curato con la griffonia che sembra aver funzionato per un periodo fino ad un episodio che mi ha creato molta ansia e quindi non fa più effetto.
Ho il problema che quando devo affrontare delle visite mediche molto particolari Il mio cervello entra in funzione allarme e continua un loop di pensieri negativi.
Probabilmente mi rivolgerò ad uno psichiatra se è possibile continuare per lunghi periodi la cura con paroxetina per evitare queste cadute ansiose ma nel frattempo vorrei capire se c'è qualcosa che mi aiuti a dormire perché è devastante non dormire bene tutte le notti e lavorare tanto.
Grazie infinite al medico psichiatra che avrà cura di rispondere.
Possibile che sia condannato a non dover dormire o a lasciare il lavoro perché ogni farmaco di queste categorie viene riscontrato nel sangue o c'è qualcosa che può aiutare?
Rimedi naturali ne ho già provati ma inutilmente.
In passato ho sofferto di depressione curata con Xanax e paroxetina poi mi sono curato con la griffonia che sembra aver funzionato per un periodo fino ad un episodio che mi ha creato molta ansia e quindi non fa più effetto.
Ho il problema che quando devo affrontare delle visite mediche molto particolari Il mio cervello entra in funzione allarme e continua un loop di pensieri negativi.
Probabilmente mi rivolgerò ad uno psichiatra se è possibile continuare per lunghi periodi la cura con paroxetina per evitare queste cadute ansiose ma nel frattempo vorrei capire se c'è qualcosa che mi aiuti a dormire perché è devastante non dormire bene tutte le notti e lavorare tanto.
Grazie infinite al medico psichiatra che avrà cura di rispondere.
Sono possibili diverse opzioni di trattamento che possono non prevedere necessariamente l'utilizzo di benzodiazepine.
La questione va definita in modo appropriato per stabilire un trattamento adatto alle sue esigenze
La questione va definita in modo appropriato per stabilire un trattamento adatto alle sue esigenze
https://wa.me/390698234174
https://t.me/FSRuggiero_psichiatra
https://www.instagram.com/psychiatrist72/
Buongiorno,
ha portato una questione molto importante e anche piuttosto delicata, soprattutto perché riguarda contemporaneamente la salute mentale, il sonno e la sicurezza legata alla guida di mezzi pesanti.
Se ho ben compreso, da tempo soffre di una combinazione di insonnia, risvegli notturni dovuti alla prostatite, ansia anticipatoria e una tendenza del pensiero a entrare in una sorta di circuito chiuso soprattutto prima di visite mediche o situazioni vissute come minacciose. Inoltre in passato ha avuto una depressione trattata con Xanax e paroxetina, con beneficio almeno parziale.
Il collega che le ha risposto ha centrato un punto fondamentale. Esistono diverse possibilità terapeutiche che non implicano necessariamente l’uso di benzodiazepine sedative o incompatibili con la guida professionale. Questo è importante chiarirlo subito perché spesso si crea un falso dilemma del tipo o soffro oppure devo assumere farmaci che mi impediscono di lavorare . Fortunatamente non è sempre così.
Nel suo caso bisogna distinguere almeno tre aspetti diversi. Il primo è il problema urologico reale, cioè la prostatite e i risvegli notturni per urinare. Se il sonno viene frammentato continuamente, anche il cervello più sano dopo settimane o mesi comincia a sviluppare irritabilità, iperallerta e ansia. Il secondo aspetto è la predisposizione ansiosa che lei descrive molto bene quando parla del loop di pensieri negativi . Il terzo è la paura comprensibile di assumere farmaci che possano creare problemi ai controlli o compromettere l’idoneità lavorativa.
Per quanto riguarda la paroxetina, sì, in linea generale è uno di quei farmaci che possono essere utilizzati anche per periodi lunghi sotto controllo medico. Non è un farmaco nato come calmante immediato , ma come trattamento di fondo per disturbi depressivi e d’ansia, compresa l’ansia anticipatoria e certe forme di somatizzazione o ipocondria. In molti pazienti che seguo il beneficio più importante non è tanto sentirsi sedati , quanto riuscire a interrompere quel continuo stato di allarme mentale che consuma energie e impedisce il recupero psicofisico.
Naturalmente questo non significa che lei debba necessariamente riprendere proprio quel farmaco. Lo cito perché lo ha già assunto e perché mi sembra che il suo ragionamento vada nella direzione corretta, cioè trattare il terreno ansioso di base piuttosto che rincorrere soltanto il sintomo insonnia sera per sera.
Riguardo invece ai farmaci per dormire, la situazione nei conducenti professionali richiede prudenza. Molte benzodiazepine e alcuni ipnotici possono effettivamente essere problematici sia sul piano clinico sia in caso di controlli o valutazioni medico-legali, soprattutto se assunti stabilmente o a dosaggi elevati. Tuttavia esistono anche molecole considerate meno impattanti sulla vigilanza diurna, oppure strategie terapeutiche non puramente sedative che alcuni specialisti valutano proprio in pazienti che devono mantenere lucidità e riflessi per lavoro. È una scelta che va personalizzata molto bene.
Nella mia esperienza clinica ricordo diversi autotrasportatori o lavoratori turnisti arrivati esausti dopo mesi di sonno frammentato. In alcuni casi il problema principale non era più nemmeno l’insonnia in sé, ma la paura di non dormire. Si crea infatti un meccanismo paradossale per cui il cervello entra in modalità controllo continuo , e appena si sveglia durante la notte parte subito il pensiero adesso domani starò male, non riuscirò a lavorare, succederà qualcosa . Questo aumenta adrenalina e attivazione fisiologica rendendo ancora più difficile riaddormentarsi.
Per questo penso che la scelta di rivolgersi a uno psichiatra sia sensata e tutt’altro che eccessiva. Non significa essere malati mentali , ma cercare una gestione competente di un disturbo che sta diventando molto pesante sulla qualità della vita. Sarebbe utile anche un confronto coordinato con l’urologo per capire se la prostatite sia ancora in fase attiva o se vi sia ormai una componente irritativa cronica che continua a disturbare il sonno.
Mi auguro di averle dato qualche elemento utile e soprattutto un po’ di speranza sul fatto che non sia necessariamente condannato né a soffrire né ad abbandonare il lavoro. La situazione va però affrontata con un approccio specialistico ragionato e non soltanto con tentativi occasionali o rimedi improvvisati.
Cordiali saluti,
Federico Baranzini
ha portato una questione molto importante e anche piuttosto delicata, soprattutto perché riguarda contemporaneamente la salute mentale, il sonno e la sicurezza legata alla guida di mezzi pesanti.
Se ho ben compreso, da tempo soffre di una combinazione di insonnia, risvegli notturni dovuti alla prostatite, ansia anticipatoria e una tendenza del pensiero a entrare in una sorta di circuito chiuso soprattutto prima di visite mediche o situazioni vissute come minacciose. Inoltre in passato ha avuto una depressione trattata con Xanax e paroxetina, con beneficio almeno parziale.
Il collega che le ha risposto ha centrato un punto fondamentale. Esistono diverse possibilità terapeutiche che non implicano necessariamente l’uso di benzodiazepine sedative o incompatibili con la guida professionale. Questo è importante chiarirlo subito perché spesso si crea un falso dilemma del tipo o soffro oppure devo assumere farmaci che mi impediscono di lavorare . Fortunatamente non è sempre così.
Nel suo caso bisogna distinguere almeno tre aspetti diversi. Il primo è il problema urologico reale, cioè la prostatite e i risvegli notturni per urinare. Se il sonno viene frammentato continuamente, anche il cervello più sano dopo settimane o mesi comincia a sviluppare irritabilità, iperallerta e ansia. Il secondo aspetto è la predisposizione ansiosa che lei descrive molto bene quando parla del loop di pensieri negativi . Il terzo è la paura comprensibile di assumere farmaci che possano creare problemi ai controlli o compromettere l’idoneità lavorativa.
Per quanto riguarda la paroxetina, sì, in linea generale è uno di quei farmaci che possono essere utilizzati anche per periodi lunghi sotto controllo medico. Non è un farmaco nato come calmante immediato , ma come trattamento di fondo per disturbi depressivi e d’ansia, compresa l’ansia anticipatoria e certe forme di somatizzazione o ipocondria. In molti pazienti che seguo il beneficio più importante non è tanto sentirsi sedati , quanto riuscire a interrompere quel continuo stato di allarme mentale che consuma energie e impedisce il recupero psicofisico.
Naturalmente questo non significa che lei debba necessariamente riprendere proprio quel farmaco. Lo cito perché lo ha già assunto e perché mi sembra che il suo ragionamento vada nella direzione corretta, cioè trattare il terreno ansioso di base piuttosto che rincorrere soltanto il sintomo insonnia sera per sera.
Riguardo invece ai farmaci per dormire, la situazione nei conducenti professionali richiede prudenza. Molte benzodiazepine e alcuni ipnotici possono effettivamente essere problematici sia sul piano clinico sia in caso di controlli o valutazioni medico-legali, soprattutto se assunti stabilmente o a dosaggi elevati. Tuttavia esistono anche molecole considerate meno impattanti sulla vigilanza diurna, oppure strategie terapeutiche non puramente sedative che alcuni specialisti valutano proprio in pazienti che devono mantenere lucidità e riflessi per lavoro. È una scelta che va personalizzata molto bene.
Nella mia esperienza clinica ricordo diversi autotrasportatori o lavoratori turnisti arrivati esausti dopo mesi di sonno frammentato. In alcuni casi il problema principale non era più nemmeno l’insonnia in sé, ma la paura di non dormire. Si crea infatti un meccanismo paradossale per cui il cervello entra in modalità controllo continuo , e appena si sveglia durante la notte parte subito il pensiero adesso domani starò male, non riuscirò a lavorare, succederà qualcosa . Questo aumenta adrenalina e attivazione fisiologica rendendo ancora più difficile riaddormentarsi.
Per questo penso che la scelta di rivolgersi a uno psichiatra sia sensata e tutt’altro che eccessiva. Non significa essere malati mentali , ma cercare una gestione competente di un disturbo che sta diventando molto pesante sulla qualità della vita. Sarebbe utile anche un confronto coordinato con l’urologo per capire se la prostatite sia ancora in fase attiva o se vi sia ormai una componente irritativa cronica che continua a disturbare il sonno.
Mi auguro di averle dato qualche elemento utile e soprattutto un po’ di speranza sul fatto che non sia necessariamente condannato né a soffrire né ad abbandonare il lavoro. La situazione va però affrontata con un approccio specialistico ragionato e non soltanto con tentativi occasionali o rimedi improvvisati.
Cordiali saluti,
Federico Baranzini
Federico Baranzini - Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano
Dottore in Psicofarmacologia Clinica
Consulti ONLINE WhatsApp
www.psichiatra-a-milano.it
Utente
Grazie Gentile dottore,mi è stato molto di aiuto.Domani pomeriggio discuteró la questione con un medico psichiatra sperando di trovare una soluzione stabile.La saluto cordialmente e la ringrazio per la sua disponibilità ed esauriente risposta .
Questo consulto ha ricevuto 3 risposte e 148 visite dal 16/05/2026.
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