Utente cancellato
Salve, per problemi di ansia, attacchi di panico e chi più ne ha più ne metta, mi è stata prescritta la cura in oggetto, da affiancare a terapia cognitivo comportamentale, che inizerò a breve. Nonostante avessi fatto presente allo psichiatra i miei timori riguardo l'aumento di peso che possono provocare alcuni psicofarmaci, mi è stata prescritta la paroxetina che da quanto ho letto è l'ssri che più spesso provoca incremento ponderale, e leggendo sul sito farmacovigilanza alla voce patologie iatrogene-aumento di peso, compare solo l'alprazolam e nessun altra benzodiazpeina. Quello che mi chiedo, una persona che vive una vita già limitata a causa degli attacchi di panico, agorafobia etc, ipotizzando che la cura funzioni e si liberi da questi problemi, si ritroverebbe poi a combattere con i chili di troppo, che di sicuro, almeno nel mio caso, creerebbero notevoli problematiche psicologiche.
Volendo dare per scontato che lo psichiatra abbia ritenuto la paroxetina la molecola più adatta alla mia situazione,
non poteva almeno prescrivermi un'altra benzodiazepina anzichè l'alprazolam che può dare anch'esso aumento ponderale, e sarei curioso anche di conoscere il motivo per cui è l'unica benzodiazepina che può provocare questo effetto. Io continuerò a fare attività fisica come faccio da tempo, sperando di non aumentare di peso, ma tutto ciò,e premetto che io sono una persona che stima molto la categoria medica, era per dire che alcuni medici non ascoltano molto le parole dei pazienti. Auguri di un felice natale. Grazie

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Dr. Massimo Lai

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Gentile utente,

non posso conoscere le motivazioni che hanno indotto il suo medico a prescriverle quei farmaci di cui si lamenta.
Posso solo dire che come terapia mi sembra corretta in generale.

Riguardo l'aumento di peso posso dirle che non si verifica in tutte le persone né con la paroxetina né con l'alprazolam.
Conosco pazienti che sono aumentati di peso, altri sono rimasti stabili, altri sono dimagriti (per effetto dell'ansia e depressione non del farmaco): la risposta è parzialmente soggettiva.

Tutte le benzodiazepine sono imputate di far aumentare il peso attraverso un meccanismo di aumento dell'appetito di cui non sono ben noti i meccanismi neuronali e si tratta di studi condotti sull'animale.
L'alprazolam è la prima benzodiazepina i cui effetti di questo tipo sono stati verificati anche sull'uomo, per questo forse ha trovato che solo questa provoca aumento di peso, ma questo effetto, ripeto, si può estendere a tutte le benzodiazepine.

Continuare a fare attività fisica mi sembra un'ottima soluzione anche perché fa bene a prescindere.

Cordiali saluti
Massimo Lai



Massimo Lai, MD

[#2]  
Dr. Claudio Lorenzetti

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Gentile Utente,
anch'io come il collega Dr. Lai non posso conoscere le motivazioni della scelta farmacologica del suo psichiatra, tuttavia credo siano opportune alcune precisazioni. Di solito un trattamento come quello che le è stato prescritto non è un trattamento da assumere a vita ma solo per un certo periodo di tempo per cui anche gli effetti collaterali incideranno solo per la durata del trattamento stesso. La paroxetina è un farmaco che va assunto in modo continuativo per un certo numero di mesi (spesso oltre l'anno) l'alprazolam va assunto in modo continuativo solo all'inizio del trattamento (prime due settimane) poi andrebbe scalato gradualmente sino ala sospensione in quanto ha un ruolo solo sintomatico. Francamente l'effetto delle benzodiazepine come l'alprazolam sul peso è grosso modo simili con i vari farmaci di questo tipo e piuttosto limitato, per cui un cambio di terapia in questo senso non comporterebbe un sostanziale miglioramento della situazione. Per quanto riguarda invece la paroxetina, sucuramente uno dei migliori farmaci in assoluto nei disturbi d'ansia, il discorso è un po' diverso. Nella mia pratica clinica, quando osservo un significativo incremento di peso nel paziente, provo a sostituire questo farmaco con un prodotto della stessa classe (SSRI) anche se va detto che questa problematica è comune un po' a tutti i farmaci: esistono però pazienti che con un determinato farmaco hanno questo effetto in misura minore rispetto alla paroxetina; bisogna però valutare se l'effetto terapeutico è analogo o inferiore.
Cordiali saluti.

Dr. Claudio Lorenzetti
Dr. Claudio Lorenzetti

[#3] dopo  
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Egregi Dottori, Vi ringrazio per le solerti risposte, la cura in oggetto mi è stata prescritta per problemi di ansia che può sfociare in attacchi di panico, che si verifica in luoghi stretti, affollati, traffico autostradale, banche, supermercati affollati, bagni pubblici, autobus affollati, metrò, ho sempre paura di restare bloccato e non riuscire a venire fuori, e comunque tutti i luoghi o le situazioni in cui mi sento come in trappola, in più è presente ansia anticipatoria, evitamento e conseguente apatia. Quello che è strano è che ipotizzando che io mi trovi in un grosso edificio, per fare un banale esempio una scuola, che ha comunque finestre, le stanze sono grandi etc, se per assurdo il portone di ingresso si bloccasse, io andrei allo stesso modo in panico, nonostante avrei modo di affacciarmi per prendere aria, quindi è proprio la sensazione di non poter essere padrone della situazione e andare via quando posso che mi fa stare male. Lo psichiatra ha detto che affiancherà alla cura farmacologica una psicoterapia cognitivo-comportamentale che può rivelarsi particolarmente utile nel mio caso. Tornando alla paroxetina, per un ansioso è molto difficile pensare in positivo, e ogni minima cosa diventa un problema come la paura dell'incremento ponderale. Vi chiedo un'ultima cosa, ho letto di chi dice che l'aumento di peso è causato dal fatto che migliorando l'umore si tende a mangiare di più, chi dice che c'è la ritenzione idrica, chi dice che c'è un rallentamento del metabolismo dei carboidrati, e chi dice che è un problema dei recettori all'istamina. Possibile che non siano stati fatti studi tali da fornire una spiegazione certa a riguardo? RingraziandoVi per l'importante servizio che fornite attraverso questo sito, colgo l'occasione per inviare, seppure un pò in anticipo, i miei più sinceri auguri di buon anno.

[#4]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Gentile utente, i colleghi Lai e Lorenzetti hanno risposto ai suoi quesiti in modo esauriente. Sicuramente una psicoterapia cognitivo-comportamentale associata ai farmaci è parte integrante della cura.
Volevo partire da un altro punto di vista: lei dice giustamente che quando non è padrone della situazione si lascia prendere dal panico.
In una terapia psichiatrica (come in tutte le terapie), al volante, per così dire, c'è il medico; il paziente fa da "navigatore", gli indica la strada e insieme concordano sulla direzione da prendere.
Se appena iniziata una terapia sorgono dubbi come questi (il medico mi ha dato qualcosa che mi farà ingrassare, quindi che mi farà male) i casi sono due: o c'è stato un difetto di comunicazione tra di voi, oppure... vuole prendere lei il volante, cioè il controllo della situazione.
So che per le persone come lei è difficile, ma provi a fidarsi del suo medico, naturalmente esprimendogli i suoi dubbi e ascoltando le sue risposte.Se si libera almeno dell'ansia di controllare e decidere la cura da solo (dirà: ma io ho scritto a Medicitalia, ho consultato articoli medici: appunto!) vedrà che migliorerà di sicuro.
Auguroni.
Dr Franca Scapellato
Franca Scapellato

[#5]  
Dr. Claudio Lorenzetti

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Gentile utente,
l'aumento ponderale riscontrato nei pazienti che assumono antidepressivi (per esempio la paroxetina, come lei) è dovuto principalmente ad un blocco dei recetori centrali dell'istamina che si traduce in un appetito notevole segnatamente per i carboidrati. La situazione viene poi accentuata dalla frequente stipsi che determinano questi farmaci per un blocco periferico dei recettori dell'acetilcolina che si traduce in un rallentamento della peristalsi e in ultima analisi in un aumentato assorbimento. Escluderei assolutamente il fatto che l'aumento di peso sia attribuibile all'umore migliorato: mi sembra più una credenza che un'evidenza scientifica!
Cordiali saluti e auguri di Buon Anno.

Dr. Claudio Lorenzetti
Dr. Claudio Lorenzetti

[#6] dopo  
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Egregi Dottori approfitto di questo topic per porre un'altra domanda, vorrei avere un Vostro parere su una qiuestione che chiaramente porrò anche al mio psichiatra al prossimo incontro: oltre ai problemi di ansia attacchi di panico, agorafobia, calo dell'umore etc, mi capita di avere delle sorte di fissazioni del tipo: faccio un esempio, compro un pullover, non sono mai soddisfatto, magari mi metto a pensare che forse era meglio quello blu piuttosto che quello rosso, oppure quello con lo scollo a v piuttosto che a girocollo, e sistematicamente vado a cambiarlo finchè non sono pienamente o quasi soddisfatto dell'acquisto, come se fossi in cerca della perfezione, questo capita anche con altri acquisti, spesso c'è in me una forte indecisione sulle cose da fare e/o da acquistare, è come se ci fosse dentro di me la voglia di sopperire alla ciò che mi manca nella vita( relazione amorosa in primis, stabilità lavorativa etc) con beni voluttuari, che però non sopperiscono proprio un bel nulla, cerco sempre di fare shopping di vario genere che mi provoca ansia proprio per il fatto che vorrei comprare tutto e subito
( purtroppo non navigo nell'oro), immaginando di raggiungere una sorta di tranquillità interiore, ma mi rendo conto che non è possibile essere felici avendo tutto, è solo un'illusione di poterlo essere, spero di essere stato chiaro. Ho paura che questi comportamenti non siano da persona normale. Grazie in anticipo.

[#7]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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"sistematicamente vado a cambiarlo finchè non sono pienamente o quasi soddisfatto dell'acquisto": se sostituisce alla parola "pullover" la parola "farmaco" si accorgerà che il suo comportamento è molto simile."come se fossi in cerca della perfezione" "vorrei comprare tutto e subito" "spesso c'è in me una forte indecisione" : è il ritratto di una personalità molto ansiosa, con tratti ossessivi.L'impulso ad acquistare può avere a che fare con i disturbi della sfera depressiva, ma a volte è determinato da altri fattori, per esempio il confronto e la competizione con altre persone.
"Normale" è una parola vuota di significato, è più utile pensare se uno è sereno, se riesce a dare una direzione alla propria vita e in questo senso lei sta lavorando coi farmaci e col suo terapeuta. Alla fine manterrà il suo carattere, ma si sentirà libero di scegliere, e non è poco.
Saluti
Franca Scapellato
Franca Scapellato

[#8] dopo  
11147

dal 2014
Gentili Dottori, vorrei fare un aggiornamento della mia situazione, ormai è un mese che sono in cura, sto prendendo la paroxetina in gocce ,5 gocce per poco meno di un mese, e da 3 giorni 10 gocce la sera, e lo psichiatra mi ha detto di togliere lo xanax, ne prendevo 8 gocce mattina e pomeriggio; a quel punto gli chiedo sono a conoscenza del fatto che la sospensione delle benzodiazepine va fatta gradualmente, e lui mi risponde dicendomi che la dose è talmente bassa che posso eliminarle senza problemi, comunque sono 3 giorni che ne prendo 4 la mattina e 5 il pomerigio, vi chiedo se è giusto fare cosi e come posso continuare a scalarle.
Per quanto riguarda la paroxetina, ho letto dei tempi di latenza degli SSRI, di circa 3 settimane, per adesso io non ho tratto nessun giovamento, mi sento sempre sul filo del rasoio, ho una paura dentro che mi porto quasi sempre dietro, e le cose che prima facevo normalmente e che fanno tutte le persone normali, per me diventano difficili, a volte ho ansia anche per uscire a fare la più banale delle cose, è come se stessi sempre sul chi va la, spesso mi sveglio verso le 5 del mattino senza riuscire a riprendere sonno, capita alle volte di avvertire una tensione interiore appena mi metto a letto e cerco di rilassarmi per prendere sonno, è una sensazione molto spiacevole... Vi chiedo gentilmente cosa ne pensate di questa situazione, è possibile che la paroxetina non sia la molecola utile nel mio caso o addirittura mi faccia stare peggio, oppure bisogna ancora attendere del tempo per valutare? la sua efficacia? molte grazie in anticipo.

[#9]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Gentile utente, per quanto riguarda la paroxetina ,dato che non ha effetti collaterali di rilievo a quanto sembra, può chiedere al suo psichiatra se è opportuno rivedere il dosaggio; prima di sostituire un antidepressivo, infatti, è consigliabile aumentare la dose, spesso si ottengono buoni risultati.Il farmaco infatti si lega ai recettori per la serotonina e deve saturarne un numero adeguato per avere effetto; il problema è che c'è una grande variabilità individuale nel numero di recettori, quindi la dose efficace è altrettanto variabile.
Per le benzodiazepine, in teoria il suo terapeuta ha ragione, la dose è molto bassa e, sempre in teoria, la potrebbe sospendere senza problemi. Però lei è sempre più ansioso, e forse adesso occorrerebbe fare un bilancio costi-benefici, scegliendo l'opzione che dà meno sofferenza.
Spero che nel frattempo abbia iniziato anche la terapia cognitivo-comportamentale, che può essere faticosa, ma è importante come i farmaci: i traguardi che si ottengono progressivamente aumentano la fiducia in se stessi, creando un "circolo virtuoso" che si contrappone alle paure.
Cordiali saluti
Franca Scapellato
Franca Scapellato