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- è possibile prescrivere due antipsicotici insieme o se in qualche documento ufficiale qs

Buongiorno,

avrei cortesemente bisogno di risposte…

Mio padre a 64 anni (paziente psichiatrico) è purtroppo deceduto in seguito ad un arresto cardiaco, ciò è accaduto 20 gg dopo l’inizio dell’assunzione di un nuovo farmaco, l’Haldol, che ora leggo essere stato oggetto di un warning a livello mondiale in quanto può provocare “l’allungamento del tratto QT, arresto cardiaco (appunto) e morte improvvisa”.

Il medico che ha prescritto l’Haldol aveva richiesto un ECG che mio padre, come la maggior parte dei pazienti psichiatrici, si era rifiutato di fare (il tutto senza che per tale rifiuto venisse richiesta una firma del paziente o di noi familiari), nonostante non avesse un ECG preventivo (che ora leggo ritenuto dall’AIFA necessario) ha comunque prescritto il farmaco (15 gocce al mattino e 15 alla sera, poi ridotte su ns richiesta a 10 matt e 10 sera), inoltre la prescrizione è stata concomitante , in quanto si è aggiunta, a quella di un altro medicinale (Risperdal, 2 mg giorno, che assumeva da diversi anni, anche in dosi molto maggiori) che può allungare anch’esso il tratto QT (pratica che nella determinazione AIFA del febbraio 07 è chiaramente sconsigliata).

Ora vorrei che un esperto mi dicesse se

- è possibile prescrivere due antipsicotici insieme o se in qualche documento ufficiale qs è vietato o sconsigliato ai medici e psichiatri;

- se il dosaggio era talmente basso da escludere assolutamente che ci possa essere un nesso di causalità (anche se leggo che le dosi sono strettamente individuali);



Ringrazio per l’attenzione e saluto cordialmente.


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Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta 38k 912 63
Gentile utente,

la prescrizione di due antipsicotici non e' vietata ne' sconsigliata.

Il dosaggio indicato non puo' essere responsabile di problemi cardiaci.

Inoltre, per l'aloperidolo e' sconsigliata maggiormente la somministrazione endovena.

https://wa.me/3908251881139
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Dr. Vito Fabio Paternò Psichiatra, Psicoterapeuta 586 22 3
Gentile utente,
ritengo "bizzarro" che lei chieda a dei medici se sussistano eventuali elementi per potere denunciare il nostro stesso collega che ha prescritto un farmaco a suo padre.
Perchè mi sembra chiaro dalle sue "velate " premesse e domande che lei stia cercando questo.
Mi spiace, ma credo che questo non sia il "luogo" adatto per fare o cercare polemiche.

Cordialmente
Dott. Vito Fabio Paternò

www.cesidea.it
info@cesidea.it

[#3]
dopo
Utente
Utente
Egr. Dr. Ruggiero,

la ringrazio per la pronta risposta, purtropo gli eventi prescrizione-somministrazione e decesso, dopo quanto appreso, mi han fatto sospettare a qualcosa in più di una forte coincidenza.
Consapevole che la certezza assoluta non potrò mai averla ho chiesto un Vs. parere, in questi giorni sono anche venuta in possesso della cartella clinica di mio padre (paziente del CIM del luogo in cui viviamo) dalla quale risulta che in tre anni non è stato mai prescritto un ECG (tranne quello prima del decesso che, come ho già detto, purtroppo non è stato fatto), nonostante lui prendesse antipsicotici da tempo (risperdal, anche 9 mg al dì)...
Mi chiedo: gli psichiatri che prescrivono neurolettici non dovrebbero monitorare costantemente la situazione cardiaca dei loro pazienti? Certamente siamo nell'alveo dei "SE"... ma il mio cruccio più grande è "si sarebbe potuto evitare?"

Egr. Dr. Paternò,
la ringrazio per l'attenzione, a me questo è sembrato un forum che offre un ottimo servizio: mette in contatto la società civile con la classe medica, ci sono utenti che pongono delle domande (per i più disparati motivi) e medici che mettono a disposizione le loro conoscenze rispondendo (qs. è una mia opinione:le risposte dovrebbero essere obbiettive e completamente incontaminate da solidarietà fra colleghi o altro, se un medico sbaglia un altro medico non dovrebbe avere remore nell'ammetterlo).
Al momento non so ancora se denunciare il medico in questione, il dolore non mi consente di capire bene che strada percorrere (anche se molto francamente non lo escludo) solo che non riesco a fermare questa ricerca della verità... è più forte di me (credo che questo rientri in un "aspetto umano" che tutti i pazienti hanno e che i medici, forse, sanno bene, loro malgrado, di dover tollerare).
A me questo è sembrato proprio il "luogo" adatto per chiedere un consulto specialistico, visto che su indicazione del MEDICO di famiglia mi sarei dovuta rivolgere ad un MEDICO legale, visto che lui ci ravvisava della negligenza... (ritorna l'aspetto umano di cui sopra: di fronte ad un medico che ti fa subdorare una situazione del genere, quale figlia non approfondirebbe?)
Lungi da me fare polemiche di alcun tipo e rubare tempo alla Vostra importantissima professione, ho fatto una domanda ed ho ricevuto una risposta (era ciò che volevo e di questo ringrazio), il resto mi sembra davvero una sciocca e inutile (per me e per Voi) polemica alla quale non è mia intenzione dare alcun seguito, pertanto ignorerò risposte di questo tenore.

Nuovamente ringrazio e porgo i miei distinti saluti.
[#4]
Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta 38k 912 63
Gentile utente,

la sua ricerca sara' solo una perdita di tempo.
Anche se non e' stato prescritto un ECG, che probabilmente suo padre avra' effettuato in altri momenti, i dosaggi cosi' bassi e il precedente utilizzo di dosaggi piu' alti possono escludere che ci sia una relazione stretta tra l'utilizzo di farmaci ed il decesso di suo padre.

Le note AIFA sono seguite da tutti, ma non e' possibile non prescrivere determinati farmaci a pazienti che necessitano di alcune molecole per il proprio benessere psichico.

Purtroppo, fino ad oggi nessuno specialista ha il dono di evitare le morti dei propri pazienti, nonostante qualche magistrato ritenga il contrario. Nessuno puo' conoscere il tempo della propria morte ne' si puo' pensare di prevederlo solo perche' si e' medici.

Ad ogni modo, il suo medico di famiglia sarebbe piu' corretto a fare il medico di famiglia, visto che quando poi si tratta di prescrivere antidepressivi, essi stessi sono pronti a farlo senza considerazione del paziente.
Lasci stare, anche se qualcuno afferma il contrario, e' certo che il collega ha agito in modo corretto (se avesse abbassato ulteriormente la terapia e suo padre avesse aggredito qualcuno, ora era invece colpevole di non aver previsto tale gesto e per questo perseguito, come da recenti avvenimenti...)


[#5]
dopo
Utente
Utente
Egr. Dr. Ruggiero,
la ringrazio ancora per la disponibilità e sollecitudine nella risposta.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare non ho il desiderio di attribuire la colpa a qualcuno per poi accusarlo e scaricargli la rabbia addosso, non cerco un capro espiatorio, tutto il contrario… pensare che era “arrivata l’ora per mio padre” col tempo mi aiuterebbe a farmene una ragione, del resto ci sono ovviamente delle cose sulle quali l’uomo non ha nessun potere di intervento, così è, e questa è una realtà immutabile; diverso invece è il caso di un errore umano evitabile… so bene che se così fosse non avrei più pace, arriverei ad incolpare me stessa per aver permesso a quel medico di curare mio padre.
So anche che gli psichiatri sono fra l’incudine e il martello… da un lato la cura del paziente dall’altro la qualità della vita (e l’eventuale esposizione al pericolo, anche letale) dei famigliari che sono accanto al paziente.
Ho letto dei recenti avvenimenti, ed è vero che si fa presto a scaricare la responsabilità sul medico che ha il difficilissimo compito di trovare un equilibrio che quasi sicuramente già domani avrà un nuovo baricentro.
Nelle famiglie toccate da questo tipo di patologie la malattia si mescola a tante altre cose… si potrebbe quasi dire che il disagio è contagioso, è un avvelenamento nascosto e… quant’è difficile…
Dottore, mio padre non era assolutamente pericoloso, sedato da una cura che durava da tempo (con mille problemi di altro tipo sicuramente, per noi familiari e per lui), si forse il medico di famiglia ha insinuato nella mia mente un dubbio che mi si ritorcerà contro ( forse lo psichiatra, primario del reparto dell’ospedale del paese in cui vivo, per strada, di fretta, ha sbagliato a dirmi “bhe, effettivamente… si è stati un po’ leggeri… Io pretendo che chiunque entra nel mio reparto faccia un ECG preventivo, obbligo i miei assistenti ad effettuarlo a tutti i pazienti… Si tratta di un qualcosa chiamato “intervallo QT” che deve essere monitorato…”), ma in tre anni di cura presso il CIM (precedentemente, purtroppo per tanto tempo, mio padre non assumeva antipsicotici, l’ultimo ECG (nella norma) risale ad un ricovero presso un altro reparto psichiatrico due mesi prima di andare in cura al CIM, ed in questo ricovero ricominciava ad assumere neurolettici, quindi era troppo presto per rilevare un allungamento del QT ) mai nessuno ha monitorato con un ECG la situazione cardiaca di mio padre… e accidenti, proprio dopo 20 gg che prendeva l’Haldol (con tutte le pubblicazioni in materia) accade il peggio.
Mi ha fatto piacere ricevere la sua opinione, e la ringrazio… io per prima ho sollevato l’eccezione delle dosi basse. Spero con tutta l’anima che questa storia si concluda nella mia mente “imprigionata” e che il mio cuore possa provare quel “dolore liberatorio” che mi potrebbe consentire di andare avanti.
Avrà pensato che scrivo tanto, effettivamente l’ho fatto, mi scuso di questo.
Questa volta non mi aspetto una risposta da lei… se la vicenda avrà un risvolto (di qualsiasi tipo) la metterò al corrente.
Grazie ancora, la saluto cordialmente.
Una figlia.