Utente 154XXX
Salve spettabili dottori. Vorrei un consiglio riguardo a una situazione patologica che riguarda mia sorella. Tre anni fa, nel 2012 prima ebbe episodi sporadici di attacchi di panico e poi con l’avvicinarsi del dicembre 2012 pese una “fissazione” per la profezia maya. Passato quel fatidico dicembre tutto sembrava essersi risolto ma dopo pochi mesi iniziò un escalation dalla quale ancora non ne siamo usciti. Nel 2013 ha iniziato ad essere ipocondriaca, ogni giorno era un continuo chiedere rassicurazioni/consigli su sintomi stupidi di svariata natura. Nello stesso anno ha iniziato ad avere la fobia delle guerre, temporali, eruzione del Vesuvio, terremoti, esondazioni. A parole non riuscirò forse a spiegare il grado di queste fobie ma vi assicuro che erano invalidanti al 100% per tutta la famiglia. Non si poteva più vedere un telegiornale, accennare ad una notizia di cronaca, non si usciva senza controllare il meteo, non si potevano più andare a trovare i parenti a Napoli perché sicuramente il Vesuvio sarebbe eruttato in quei giorni … tutto questo accompagnato sempre da crisi di panico e pianto quotidiano. Intanto anche l’ipocondria era andata avanti fino ad arrivare alla convinzione di avere un tumore celebrale, convinzione che la porta a costringere il medico a segnarla una risonanza magnetica. Da quel momento (ottobre 2014) si è entrati in un vortice terribile. Dalla risonanza risultò una cisti innocua ma lei invece era convinta che i medici si erano sbagliati e che fosse un tumore. Da quel giorno nessun altra cosa ha occupato la sua mente. Tutte le vecchie fobie in un sol giorno sono sparite e da quel momento l’unica cosa che conta è la sua salute. Oramai siamo passati dal tumore celebrale, alla sclerosi multipla, alla sla. Il problema è che ogni volta lei veramente avverte sintomi: in questo momento il sintomo predominante della sla è una disartria. Dice di sentirsi tutta la muscolatura facciale molle, senza forza, senza tensione che le provoca anche difficoltà nel linguaggio perché si inceppa o cmc ha paura di incepparsi. Questo sintomo in realtà non è comparso in relazione alla sla, ma perché il medico di base parlando di tumori celebrali disse che portavano disturbi della parola. Dopo pochi giorni gli comparve il sintomo e oggi lo associa alla sla. Altri sintomi, che credo psichiatrici, sono: testa vuota, non si sente le braccia (l’elettromiografia alle braccia è uscita pulita) o comunque le sente molli, flaccide, una sera non riusciva a guardarsi allo specchio perché vedeva le sue braccia come due pezzi di gomma/plastica, in passato non sentiva la terra sotto ai piedi, visivamente vedeva le cose in modo distorto (tipo il pavimento obliquo), ha continui scatti d’ira, nervosismo, è come se in alcuni momenti non fosse lucida e questo la porta ad arrabbiarsi per un non nulla. A novembre 2014 le fu prescritto il cipralex per depressione maggiore ma lo interruppe perché inizialmente ci fu una prima settimana dove stette meglio ma poi all’improvviso divenne qualcosa di ingestibile: delirava continuamente (diceva che sarebbe morta di lì a pochi mesi) e tentò il suicidio. Ora assume solo 10 gocce di ansiolitico al giorno, ma finalmente lo psicologo sembra arrivato ad una diagnosi (disturbo bipolare con fase maniacale latente) e le ha consigliato un antidepressivo con il litio, cosa che però dovrà vagliare lo psichiatra.
Ora vi chiedo, secondo voi la diagnosi potrebbe essere esatta? E perché lei sente i sintomi delle malattie?

[#1]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Gentile utente,
a distanza, senza aver visitato sua sorella, non è possibile una diagnosi;la reazione che la paziente ha avuto dopo il cipralex fa pensare a una reazione maniacale, per cui potrebbe trattarsi di disturbo bipolare, ma penso che la diagnosi sia più complessa, perché ci sono altri sintomi, come la paura di avere malattie (che talvolta è sfociata in un vero delirio ipocondriaco), che non si spiegano con una fase depressiva del disturbo bipolare e che richiedono forse trattamenti aggiuntivi.
Mi lascia un po' perplessa il fatto che la diagnosi e la proposta di terapia venga dallo psicologo. Dovrebbe essere lo psichiatra a fare diagnosi e prescrivere i farmaci.
Franca Scapellato

[#2]  
Dr. Vassilis Martiadis

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Disturbo bipolare con fase maniacale latente non pare una diagnosi. Credo che la situazione debba essere valutata attentamente da uno specialista psichiatra, con tutto il rispetto per lo psicologo, considerato che la psicoterapia in queste situazioni potrebbe avere un ruolo abbastanza marginale.
Cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
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[#3] dopo  
Utente 154XXX

gentilissimi dottori grazie mille per le cortesi risposte
siamo coscienti che non si possono fare diagnosi a distanza e tanto meno su internet stiamo quindi valutando attentamente a quale psichiatra rivolgerci. Tuttavia ci farebbe molto piacere avere da voi consigli.
Ho un'altra domanda da porvi: in passato (dicembre 2014) mia sorella andò più volte al pronto soccorso per attacchi di panico e lo psichiatra che la visitò interpretò il disturbo che lei lamenta da mesi relativo al sentirsi le braccia e la testa vuota e i muscoli della faccia e della lingua deboli, che durano h24, siano un probabile disturbo di depersonalizzazione e derealizzazione. Ipoteticamente questi sintomi potrebbero essere spiegati con questo disturbo? anche il fatto di vedere le braccia come gomma è derealizzazione/depersonalizzazione?
grazie mille per l'attenzione rivoltami
buona giornata a tutti

[#4]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Si tratta sempre di sintomi, di panico o sensazioni di depersonalizzazione, che vanno inquadrati in una diagnosi per arrivare a una terapia farmacologica efficace.
Franca Scapellato

[#5] dopo  
Utente 154XXX

dottoressa innanzitutto la ringrazio per la celere e chiara risposta.
Avrei, se mi permette, un'altra domanda da porvi. Me lo dica se pensa che io stia abusando della sua disponibilità.
Io credo fortemente che mia sorella sia farmacofobica (ripeto che l'ho pensato io e non lo psicologo...anche perché mia sorella non si rende conto di avere questo problema e quindi non ne parla con lui) perché ogni volta che deve prendere un farmaco giorni prima inizia a stare preoccupata e ansiosa in relazione a questo evento; poi io e mia mamma la convinciamo che è utile e che se l'ha prescritto il medico è importante; allora lei decide di prenderlo ma prima fa esaminare il bugiardino a me e mamma e poi lo esamina anche lei; poi iniziano le discussioni familiari su quel farmaco (cosa ne pensiamo degli effetti collaterali) e le varie ricerche su internet (storie di persone che hanno preso quel farmaco); generalmente a questo pento sotto insistenza di nostra prende il farmaco e subito avverte un'oppressione al petto (sempre, con tutti i medicinali); infine inizia ad avvertire proprio gli effetti collaterali che lei temeva (perdita del sonno e disturbi della parola) e sospende il farmaco.
a sua discolpa posso dire che anche mia mamma ha una spiccata avversione ai farmaci e predilige le sostanze naturali, ma se il medico gli prescrive un medicinale non fa problemi e lo assume.
Secondo lei potrei avere ragione? secondo lei è giusto che io ne parli con il suo medico?
grazie mille

[#6]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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In pratica sta dicendo che sua sorella, a causa dei timori e pregiudizi che ha contro i farmaci, NON si cura! I farmaci per depressione e disturbi del comportamento vanno presi alle dosi adeguate e l'effetto pieno si ha dopo settimane, e a volte mesi, di uso costante.
Su internet si trovano storie raccapriccianti (e false) su qualunque cosa, compresa l'acqua fresca. Di recente avrà letto anche lei di una blogger che ha fatto soldi raccontando di essere guarita dal cancro al cervello con una dieta vegetariana: tutto falso, il cancro se l'era inventato, ma tanti ci hanno creduto.
Sarebbe una buona cosa che il medico ne fosse informato.
Franca Scapellato

[#7] dopo  
Utente 154XXX

In questo momento lei non è sotto cura famacologica non solo per questo motivo, ma anche perché in questo momento non è seguita da nessuno psichiatra. In passato quando ha preso l'antidepressivo lo interruppe dopo sole 3 settimane perché come le dicevo nel primo messaggio era diventata ingestibile. Allora lo psichiatra le diede un antipsicotico ma che purtroppo non ha potuto prendere perché le fece una reazione allergica (fu l'unico farmaco che effettivamente le fece male) poi infine nell'attesa di una nuova cura le diede 30 gocce di ansiolitico al giorno (diazepam) ma lei ne prende solo 10 gocce. Poi il reumatologo (poiché soffre di fibriomialgia) le ha prescritto un miorilassante ma l'ha preso solo pochi giorni perché dice che si sentiva peggiorata nei sintomi ed ora le ha prescritto il Lyrica. Lo prende da soli due giorni ma già lamenta di non riuscire a dormire e le ha causato la solita oppressione al petto. Io penso che dopo due giorni un farmaco non può già portare effetti collaterali, sto sbagliando? inoltre, con quello che le ho raccontato, si può parlare di una fobia, o è solo una maggiore preoccupazione rispetto alla norma?

[#8]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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La fobia è una paura eccessiva di qualcosa, che il soggetto riconosce come irrazionale qui il disturbo mi sembra più importante, più grave e accompagnato da somatizzazioni (l'oppressione al petto) che sua sorella attribuisce al farmaco.
Comunque queste considerazioni lasciano il tempo che trovano. Sua sorella sta male e non si sta curando. Bisogna partire da qui.
Franca Scapellato

[#9] dopo  
Utente 154XXX

Ha ragione. La cosa più importante è aiutarla non tanto teorizzare, tuttavia a volte mi pongo delle domande e non so a chi rivolgermi perciò le ho chiesto consiglio.
Grazie mille infinitamente

[#10]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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In questi casi, invece di "infilarsi" in discussioni infinite con la paziente, può essere utile che lei e la sua mamma prendiate appuntamento con lo psichiatra. Informate la paziente, che può venire anche lei dalla prima volta se vuole o in un secondo tempo, ma prendete voi una decisione, senza lasciarle troppo spazio. Sua sorella è intelligente, ma ora la sua intelligenza è al servizio della patologia.
Franca Scapellato