Utente 580XXX
ho letto alcuni articoli in inglese sull'utilizzo con successo del naltrexone per la cura della bulimia nervosa, in particolare per la riduzione della sintomatologia abbuffata/condotta di eliminazione.
anche in italia questo farmaco viene utilizzato a tale scopo? mi interesserebbe un parere da parte vostra, grazie

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

sarebbe utile conoscere un po' della sua storia clinica in merito all'utilizzo di trattamenti che possano in qualche modo essere stati utilizzati per il suo disturbo.
Di solito il trattamento del suo disturbo prevede un approccio multidisciplinare che in ogni caso non si puo' ridurre a questa o quella molecola da utilizzare.

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[#2]  
Dr. Matteo Pacini

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Dal sito http://www.sopsi.it/italiano/rivista/2002/vol8-1/maremmani.htm

le riporto un brano di un articolo liberamente consultabile, in cui scrissi insieme ad altri colleghi a proposito del naltrexone in psichiatria.

Bulimia Nervosa

I risultati a favore di un ruolo terapeutico del naltrexone nella bulimia nervosa riguardano diversi indicatori di gravità del disturbo, quali la frequenza delle crisi, la durata delle stesse, il craving per i cibi di elezione nelle abbuffate (1) (43) (44) (91).

L’efficacia del naltrexone sulle condotte bulimiche appare dose-correlata. Dosi di 100-150 mg/die sarebbero sufficienti a limitare la durata delle crisi (1), mentre dosi superiori (200-300 mg/die) sarebbero necessarie per controllare anche la frequenza delle stesse (1) (43) (44). È sufficientemente confermata l’assenza di efficacia per dosi più basse, nell’ordine dei 50-100 mg/die (40) (43) (44) (72).

In soggetti bulimici, in parte con diagnosi di bulimia, in parte di anoressia del sottotipo bulimico, l’effetto terapeutico riguarda le abbuffate, le condotte di eliminazione e l’urgenza di attuare le une e le altre. In più, il peso tende a normalizzarsi (diminuisce nelle bulimiche sovrappeso e aumenta nei soggetti sottopeso). Nonostante l’antagonismo dei recettori oppioidi determini una riduzione dell’appetito, in soggetti normali, nei soggetti bulimici l’effetto sull’appetito può essere sia diretto (come verosimilmente nelle bulimiche pure, in cui il craving per il cibo è alla base delle abbuffate), sia negli individui con anoressia-bulimia, in cui è interrotto il circolo vizioso tra restrizione-craving per il cibo-condotte di eliminazione o restrizione conseguenti (66).

Il naloxone si è dimostrato efficace nel limitare la quantità di cibo introdotto (25) (72) e nel limitare la tendenza a scegliere cibi dolci o ricchi in grassi (26). I soggetti non bulimici obesi, tuttavia, non mostrano variazione della condotta alimentare in risposta al naloxone.

Allo stato attuale è possibile affermare che gli antagonisti hanno un effetto sulla condotta alimentare che appare basato sul meccanismo di gratificazione e rinforzo associato al pensiero e all’assunzione del cibo, piuttosto che sulla riduzione dell’appetito (25).

Il fatto che pazienti non bulimiche obese tendano a non rispondere al trattamento con naloxone supporta l’ipotesi dell’eterogeneità clinica della obesità e fornisce al tempo stesso uno spunto per l’interpretazione di tale differenza in termini neurochimici.

Anche nella bulimia come nella dipendenza da eroina (62) (65) è stato notato un effetto maggiore della combinazione fluoxetina-naltrexone rispetto all’uso del solo antagonista (63) (76).

Dr.Matteo Pacini
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[#3]  
Dr. Vassilis Martiadis

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Gentile utente,
ad oggi il naltrexone non è autorizzato per l'uso nella bulimia nervosa. Un eventuale uso, che sembra supportato da alcune evidenze scientifiche, dovrebbe essere fatto in centri specializzati, autorizzati a questo scopo e con il consenso esplicito del soggetto da trattare. Personalmente non ho notizia di centri in Italia che applichino questo trattamento, anche perchè il trattamento farmacologico classico+psicoterapia cognitivo-comportamentale raggiunge una discreta efficacia. cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
www.psichiatranapoli.it

[#4] dopo  
Utente 580XXX

grazie mille delle risposte, ma in effetti la mia è pura curiosità, non tanto per un'eventuale applicazione su me stessa, quanto per un recondito interesse scientifico mai soddisfatto dopo il liceo...
personalmente non credo possa esistere guarigione da un dca per mezzo di un semplice trattamento farmacologico se non accompagnato da una valida analisi individuale o terapia cognitivo comportamentale, per quanto mi riguarda l'analisi individuale viene affiancata da un trattamento farmacologico e da alcune techine cognitivo comportamentali che ho acquisito in anni e anni di disturbo, che fortunatamente sembra essere giunto quasi a completa remissione.
(dott. ruggiero lei mi conosce, sono una sua paziente! inoltre da quando sono passata all'efexor-sono all'ottavo giorno- il craving verso i carboidrati è completamente scomparso e le crisi si sono ridotte a zero negli ultimi tre giorni, strano però parlarne qui :))

grazie ancora per le delucidazioni tempestive

chiara

[#5]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Bene, mi fa piacere che si sia risolto il problema.

Ci vediamo al prossimo controllo
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[#6] dopo  
Utente 580XXX

volevo scusarmi per aver sollevato io una questione, ma il mio era solo un interrogativo che voleva essere rivolto a più possibili risposte, nulla più. mi spiace

[#7]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Non si deve scusare di nulla.

E' solo in corso un chiarimento tra professionisti che non riguarda nello specifico la sua richiesta.
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