Utente 370XXX
Salve,
spero di aver scelto la sezione giusta.

Dunque, sto da circa un anno con un ragazzo di cui sono molto innamorata, ma che temo abbia un poblema di sindrome di Otello.
Per i primi mesi la nostra era una relazione senza impegno, pertanto non ci sono stati grandi problemi di gelosia. Poi, man mano che ci legavamo sempre di più, parallelamente aumentavano le sue paranoie riguardo alla mia fedeltà.

Gli episodi di gelosia sono molto ricorrenti, e nella maggior parte delle volte originati da motivazioni veramente banali e per nulla ambigue. E' ossessionato da come mi vesto, vuole selezionare le mie amicizie (non vorrebbe che io parlassi con ragazzi, e le amiche vanno bene solo se "virtuose", mi ha fatto litigare in passato con amici/che che non voleva mi stessero intorno riuscendo pure a farsi passare per vittima), ogni volta che sono all'Università va in crisi, vorrebbe le foto di dove sono e con chi sono, se non rispondo entro pochi minuti me la porta come prova di un tradimento. Quando sono a casa dai miei scrive a loro per sapere se sono veramente a casa o meno, mi chiama sul telefono fisso, mi compare sotto casa per farmi "una sorpresa". Quando sono nel convitto in cui sto nella città dove studio, raggiunge vette di panico assolute, immaginandomi impegnata a tradirlo in ogni minuto del mio tempo libero. Studio lingue ma mi ha tassativamente vietato viaggi all'estero senza di lui. Potrei andare avanti con la lista ma immagino la situazione sia già abbastanza chiara così.
Le volte in cui ho provato ad allontanarmi, dopo una prima fase di minacce e insulti, seguiva la fase di pianti e preghiere e ammissioni dei propri errori. Più volte dopo delle litigate è venuto a chiedermi di aiutarlo perché non riesce a controllare la sua gelosia e vive male lui in primis.

La sua storia personale non è stata facile, ha subìto un abbandono quando era piccolo da parte di un padre violento, e credo che non sia riuscito ancora a oltrepassare questa cosa, visto quanto spesso ne torna a parlare. Nella città in cui vive è praticamente solo, ha pochi amici che non stima particolarmente e me, e basta. Non sopporta la solitudine. E' arrivato a parlarmi di matrimonio et cetera, ma in una situazione così, per quanto mi riguarda, non esiste, voglio che prima risolva questi problemi e impari a fidarsi sul serio.

Vorrei aiutarlo ma non so come.
Purtroppo al momento un aiuto professionale sarebbe complicato da ottenere (sia per la questione economica che per il fatto che lui ancora non parli bene italiano)
Io cerco di rassicurarlo e aiutarlo a rinsaldare la sua autostima, e nel frattempo di "educarlo" a starmi distante, a fidarsi e a non chiedermi troppo e a mettere dei limiti alle sue richieste.
Vorrei fare di più, perché è comunque una persona a cui tengo molto, e vorrei capire se c'è qualcosa che potrei fare. (Sono consapevole che il mio aiuto non può sostituirne uno qualificato, ma per ora penso sia meglio di niente).

VI ringrazio anticipatamente.

[#1]  
Dr. Manlio Converti

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Perché dovrebbe aiutare qualcuno che la perseguita e pretende di ridurre la sua libertà?
Se il suo ragazzo lo riterrà opportuno troverà da solo la strada per andare da uno psicologo o da uno psichiatra prima di subire una denuncia per stalking.
Nel frattempo decida se lei vuole davvero stare con una persona che la perseguita e se non merita di meglio, consulti lei per prendere serenamente questa scelta uno psicologo.
Dr. Manlio Converti

[#2] dopo  
Utente 370XXX

Perché sono episodi limitati e perché nel resto del tempo è una persona con cui mi trovo davvero bene.
E perché sente lui stesso una necessità di cambiamento che però per problemi sia linguistici che economici non èattualmente in grado di affrontare tramite in aiuto professionale.
Come già scritto, ho iniziato a mettere dei limiti alle sue paranoie, vorrei capire se c'è qualcos'altro che io possa fare per migliorare la situazione.

[#3]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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La situazione non può essere gestita da lei che rischia di diventare vittima di situazioni incontrollabili.

Viene praticamente seguita a vista e perseguitata in ogni suo spostamento.

Probabilmente anche lei deve stabilire cosa vuole da un partner piuttosto che vivere questa condizione che sembra essere piuttosto pericolosa.
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[#4] dopo  
Utente 370XXX


Gentilissimi, Vi ringrazio per la Vs. preoccupazione nei miei confronti, ma non sono un'ingenua. Per motivi di spazio ho sintetizzato di molto sui dettagli inerenti alla nostra relazione e sulle nostre storie personali. Ad ogni modo, non rientra nei miei piani a breve termine quello di lasciarlo. Al momento lui ha un problema, e io sto cercando di aiutarlo, trattando tale problema come una qualsiasi malattia e cercando dei rimedi per esso. Non si tratta di istinto da crocerossina, sindrome di Stoccolma o quant'altro, si tratta semplicemente di cercare di alleviare le problematiche del ragazzo che amo nell'attesa di poterci permettere un aiuto professionale.

Nella descrizione del suo problema ho sottolineato le sue tendenze per poter dare un quadro chiaro della situazione, non ho detto che sto facendo tutto quello che mi dice, anzi. Sto mettendo dei limiti alle sue paranoie imponendogli di volta in volta delle scelte tra queste e me, a mia volta cedendo sulle cose più piccole e per me non rilevanti, abituandolo a mie assenze anche di settimane, e nel frattempo cercando di rassicurarlo e rinsaldare la sua autostima e sicurezza.

Ho scritto qui per cercare di capire se questo è l'approccio giusto, se per aiutarlo dovrei invece tenere un comportamento diverso e se c'è altro che potrei fare o che non devo fare. Purtroppo, non essendo questo il mio campo, ciò che faccio è intuitivo e basato sul buon senso e vorrei capire se è anche giusto oppure no.
Spero mi possiate aiutare
Vi ringrazio anticipatamente,
M.

[#5]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Le risposte vertono su un differente atteggiamento da quello che vuole tenere, accetti il consiglio per questa volta.
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[#6]  
Dr. Manlio Converti

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I suoi giochi relazionali sono molto pericolosi.
Siamo in due a dirle che non è il caso che lei continui in questo modo.
Il suo ragazzo deve essere seguito da un professionista dal vivo (il CSM non è caro) mentre lei deve riflettere con uno psicologo dal vivo sul motivo per il quale vuole fare da psichiatra al suo ragazzo che la perseguita instaurando doppi legami davvero poco utili e dannosi per entrambi.
Dr. Manlio Converti

[#7] dopo  
Utente 370XXX

Vi ringrazio per le vostre risposte, nel frattempo parlandone insieme, è giunto anche lui alla conclusione della necessità di risolvere in altro modo questo suo problema.

1. Secondo voi quale specializzazione è più indicata in questo caso?
(gelosia ossessiva, paranoie, rabbia (autolesionistica) causate - lui dice - dal trauma post abbandono del padre, che non ritiene di aver ancora superato e altre situazioni particolari del suo vissuto)
Nella sua città ci sono diversi medici ma ci mancano i criteri con cui scegliere il professionsita più adatto.

2. Per una buona riuscita del percorso è necessario che le conversazione avvengano nella lingua madre, per una miglior intercomprensione e "spontaneità", o può avvenire anche tramite lingua veicolare (inglese) seppur padroneggiata in misura leggermente minore? E mi chiedevo anche come fare per il background culturale particolare, e se non gli convenga cercare uno specialista che abbia già affrontato situazioni del suo tipo.

Grazie ancora,
M.

[#8]  
Dr. Manlio Converti

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Lo Psichiatra con un Mediatore Culturale
Dr. Manlio Converti