Utente 282XXX
Credo che mia madre soffra di un disturbo paranoide. Riporto tutti i suoi trascorsi far capire la situazione. Nel 2010 ha insistito per fare dei controlli medici poiché diceva di sentirsi stanca,tutti i controlli sono risultati negativi. Alcuni dei medici che li hanno effettuati sono conoscenti di mio padre per cui lei si è convinta che lui avesse nascosto gli esiti reali con l'aiuto dei medici e di un'amica di lei che si era recata alle visite con loro e con la quale lei ha chiuso più volte i rapporti ritenendola colpevole del "complotto". Ricordo che sono stati 6 mesi duri, in cui lei ha persino buttato il cd contenente una tac perché falso, ha rifiutato ogni contatto con l'esterno, smettendo di guidare e rifugiandosi in casa con tonnellate di giornali di gossip. Ha anche aggredito telefonicamente diversi parenti ritenendoli colpevoli di non dirle la verità e annunciando loro che sarebbe morta entro breve per un tumore al cervello. Premetto che i miei nonni l'hanno sempre viziata e assecondata e per convincerla del suo stato di salute normale le hanno fatto fare costosi esami a pagamento dopo i quali sembrava essersi calmata,tornando a guidare ecc. In realtà non ha mai chiesto scusa riconoscendo la sua paranoia ma anzi ha sempre sostenuto che noi le abbiamo fatto credere di essere malata e anche a distanza di anni ha continuato a ripetere frasi come "me la pagherete". Nel 2012 mia nonna si è ammalata di tumore morendo l'anno successivo. In quel periodo si sono manifestati altri comportamenti anomali come: aggressioni verbali, critiche verso tutto e tutti, ha persino inventato che il mio ragazzo non la salutasse (era lei in realtà a non salutarlo talvolta) arrivando a dire "dirò a tutti che tu e lui siete maleducati affinché rimaniate da soli". Dal Novembre del 2014 è poi iniziata un'ulteriore involuzione, si è nuovamente chiusa in casa, giorni interi a letto, ha iniziato a parlare da sola inveendo contro persone "immaginarie", aggredendo noi familiari e rifiutando ogni contatto col mondo esterno. Ho insistito affinché ci fosse un confronto diretto tra me, mio padre,mio nonno e lei per convincerla a curarsi e il risultato è il seguente: afferma di essere seguita,di aver chiesto aiuto a un parente in polizia per denunciare queste persone senza fare nomi e litigando col parente in modo definitivo perché non l'ha voluta (secondo lei) aiutare, ha affermato che in casa le hanno messo telecamere, che tutta la città sa le sue mosse, che in casa gli elettrodomestici funzionano se utilizzati da noi ma non da lei e in tutto ciò si è rifiutata categoricamente di farsi vedere,anche a domicilio, da uno psichiatra. Attualmente esce il meno possibile,parla sola per ore, fuma tante sigarette e trascorre le giornate sui cruciverba,è sempre prevenuta,per lei sono tutti cattivi. So che dovrebbe assumere psicofarmaci e fare una psicoterapia ma si rifiuta. Come devo comportarmi?Mal sopporto questo clima pesante e il mio equilibrio psichico ne risente,vorrei scappare

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Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Dr. Mario Zampardi

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Gentile Signorina,
da quel che Lei racconta credo proprio che ci si trovi davanti ad un quadro psicotico ad impronta paranoidea.
Penso che in sua mamma si sia, più o meno gradualmente, sviluppato insidiosamente un vero e proprio sistema concettuale delirante originato sia da cause interne (intese come eventuale predisposizione ereditaria, qualora vi fosse stato qualche caso negli ascendenti) che da un concomitare di cause esterne, con attribuzione patologica di significati in una personalità già abnormemente strutturata.
In genere, nei casi iniziali e ben curati, la malattia tende ad essere caratterizzata da fasi alterne di florida produttività delirante a periodi di sbiadimento della sintomatologia e in genere, con l'avanzare dell'età si rilevano dei miglioramenti. Mi sembra però di capire che sua mamma ha sempre rifiutato qualsiasi tipo di approccio terapeutico.
Infatti dal Novembre 2014 si è determinato un ulteriore aggravio della sintomatologia suddetta, con deliri presumibilmente persecutori, negativismo ( cioè il non volere più uscire) e magari forse con allucinazioni acustiche (..parla da sola..).
Cosa fare allora, Lei si chiede?
Ripeto, stando così le cose, avrebbe a mio avviso urgente necessità di essere seguita da uno psichiatra, l'unico in grado di valutare esattamente la situazione clinica più di quanto noi si possa fare da questo sito con i suoi ovvi limiti.
Penso sia l'unica soluzione.
In alternativa, la malattia è destinata a progredire e a cronicizzarsi.
Un saluto
Dr. Mario Zampardi

[#3] dopo  
Utente 282XXX

Ringrazio entrambi per le risposte. Ho già parlato col medico di famiglia e mi ha dato il contatto di uno psichiatra che si reca anche a domicilio, specificando però di contattarlo solo qualora mia madre avesse acconsentito alla visita, cosa che poi non è avvenuta. Io stessa ho menzionato al medico l'ipotesi di un TSO ma me lo ha sconsigliato in quanto traumatico e doloroso per il paziente e per i parenti. Premetto che neppure i miei familiari sono d'accordo col TSO per cui è impraticabile come idea. Ci sono stati due confronti diretti tra noi e mia madre, voluti da me, per metterla di fronte al fatto compiuto,che si sono risolti con la promessa di lei di cambiare, ma di fatto nulla cambia e lei stessa neppure durante il confronto si è dimostrata disponibile al dialogo, a suo dire è nella piena ragione (so che è il delirio che parla al posto suo e che non è lucida) ed è vittima di un complotto mosso ai suoi danni da persone che peraltro a malapena si conoscono tra loro. Io mi sento "tradita" dai miei familiari poiché mio fratello se ne disinteressa, mio nonno è anziano e non vive con noi ma in qualche modo la asseconda, mio padre evita lo scontro e si fa andare bene la situazione. Ho anche scoperto che la sua convinzione di essere seguita da una macchina l'aveva manifestata ben prima del 2014 a mio nonno, mentre lei era alla guida ma lui ha sempre taciuto rivelando il tutto solo su mia sollecitazione. Si parla quindi di una situazione già cronicizzata. Io mi sono rassegnata al fatto che le cose vadano a peggiorare senza che si possa intervenire ma mi sento sola in questa situazione, non lavoro e sono,più degli altri, spesso a casa a subire i suoi monologhi. Posto che purtroppo non posso seguire i Vostri consigli perché lei non accetta di essere visitata e nessuno mi supporta nel costringerla con la forza, vorrei più che altro sapere se c'è un modo di comportarsi con questi soggetti per arginarne la negatività e per soffrirne io il meno possibile. I miei parenti hanno adottato un atteggiamento di lassismo e accondiscendenza, svolgono al posto suo le commissioni, le comprano le sigarette (che sono diventate una vera malattia,ne fuma anche due pacchetti al giorno e tempo fa aveva affermato di volersi suicidare a forza di fumare) e i cruciverba, non rispondono a sue eventuali provocazioni e fanno spesso finta di non sentire le cose che inventa. Io sono più dura, mi rifiuto di comprarle qualsiasi cosa dicendole che se vuole può uscire, tendo a rispondere a tono e questo crea conflittualità. Mi consigliate dunque di adottare lo stesso atteggiamento accondiscendente dei miei parenti (finora non l'ho fatto perché lei stessa approfitta dell'altrui disponibilità, pretendendo tutto come se le fosse dovuto) o di ignorarla? Mi scuso per essere stata prolissa ma, saprete meglio di me, soggetti con questo disturbo mettono a dura prova i nervi di chi sta loro accanto e io vorrei un consiglio per convivere con questo inferno e gestirlo senza impazzire.
Grazie mille

[#4]  
Dr. Mario Zampardi

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Gentile Signorina,
constato che, purtroppo si trova a gestire una ben pesante situazione familiare.
Penso proprio che si tratti di schizofrenia paranoide e, come tutte le psicosi dissociative l'evoluzione è non soltanto cronica ma tende, nel tempo,ad un graduale deterioramento della personalità con notevoli gradi di difettualità per quel che attiene alle varie manifestazioni intellettive ed emotive.
Non sono d'accordo con il consiglio datole, tempo fa, dal collega medico.
Certo, ne convengo, per il paziente essere obbligato, contro la sua volontà, a ricoverarsi laddove si ritiene perfettamente lucido e coerente, è necessariamente vissuto come una violenza del tutto gratuita.
Ma non è ancora più traumatico non fare nulla e aspettare che la malattia processuale distrugga completamente l'intera struttura di personalità di una Persona?
Nelle affezioni psichiatriche il problema è sempre questo: la mancanza di critica sulla propria malattia.
Allora e considerando che, a quanto Lei dice, è sola o quasi a gestire questa situazione, cosa fare?
L'unico consiglio che mi sento di darle è quello (magari) di consultare "de visu", a quattrocchi, uno psichiatra e cercare con lui una qualsiasi soluzione terapeutica.
Sua mamma ne ha estremo bisogno, con tutti i limiti che una eventuale terapia faramacologica somministrata adesso, dopo anni dall'esordio sintomatologico, potrà avere.
Un saluto cordiale
Dr. Mario Zampardi

[#5]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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L'accertamento sanitario obbligatorio è uno strumento che il medico di famiglia può utilizzare per far sottoporre la paziente obbligatoriamente alla visita psichiatrica ed è veicolato dai vigili urbani.

Non è detto che un accertamento sanitario obbligatorio possa esitare in un trattamento sanitario obbligatorio secondo quella che sarà la valutazione del momento.

Anche il trattamento sanitario obbligatorio è una metodologia utilizzabile nell'interesse del malato e non consiste in una coercizione gratuita come nell'immaginario collettivo.
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[#6] dopo  
Utente 282XXX

Ora mi è chiara la differenza che c'è tra ASO e TSO, davo per scontato che fossero la stessa cosa. Purtroppo per la situazione in cui mi trovo non cambia molto, vengono rifiutate entrambe le soluzioni. Io stessa avevo proposto a mia madre di fare una chiacchierata con lo psichiatra che sarebbe venuto a domicilio ma lei oltre a rifiutarsi ha detto "mi volete costringere? fate venire chi volete che io nego tutto e gli dico quello che conviene a me". Purtroppo è una strada senza uscita e scelte come ASO e TSO non posso prendermi la responsabilità di farle da sola perché anche i miei parenti mi verrebbero contro. Non sono persone di buon senso, hanno insabbiato il disturbo credendo di poterla guarire assecondandola e viziandola ma così facendo hanno peggiorato la situazione. Io stessa vengo vista come eccessivamente polemica per la mia determinazione a voler risolvere, anche forzatamente, la cosa. Parlerò senza dubbio con uno psichiatra anche se sono consapevole di avere le mani legate. Provo un misto di senso di colpa, impotenza ma anche rabbia e rancore per cui valuterò l'ipotesi di rivolgermi anche a uno psicologo per me. Vorrei diventare più egoista ed estraniarmi per poter riprendere in mano la mia vita, studio psicologia ma sono fuoricorso da tempo perché in questo contesto mi riesce difficile concentrarmi. Non vorrei sembrare cinica ma in una situazione in cui non sembra esserci speranza, vorrei trovare una via d'uscita almeno per me.
Ringrazio entrambi, un saluto

[#7]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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La responsabilità è del suo medico di famiglia che deve provvedere ad apportare le soluzioni necessarie per poter risolvere la questione clinica di sua madre.

Entrambe le procedure non costituiscono una scelta del paziente ma sono strumenti giuridicamente accettati per preservarne la salute.
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[#8] dopo  
Utente 282XXX

Dottor Zampardi,
mi rifaccio sentire per aggiornarla sull'evoluzione della situazione e per chiederle un parere dato che è stato così gentile ed esauriente nelle sue precedenti risposte. Circa un mese fa ho costretto mia madre a recarsi al pronto soccorso in seguito ad una esplosione di rabbia da parte sua durante la quale ha urlato a me e mio padre insulti vari e ci ha accusato di averla fatta finire sui giornali. Al p.s. uno psichiatra l'ha ascoltata, le ha dato due pillole da 5mg di zyprexa e l'ha rimandata a casa con la promessa di rivederla due giorni dopo presso il csm dove lavora. In quei due giorni mia madre si è rifiutata di prendere le altre 4 pillole dateci dallo psichiatra e all'incontro con quest'ultimo gliele ha consegnate dicendo di non averne bisogno. Lo psichiatra avrebbe voluto che lei seguisse una terapia farmacologica a casa ma mia madre si è categoricamente rifiutata dichiarando che "se mi ritenete pazza allora ricoveratemi". E' stata ricoverata in psichiatria per 10 giorni, durante i quali le sono state fatte due punture di neurolettico (non so quale) da ripetere poi mensilmente. Alle dimissioni lo psichiatra ci ha anche dato la ricetta per il farmaco invega aggiungendo però di non insistere se mia madre non avesse voluto prenderlo (come poi è successo) perché è comunque coperta dalla puntura. Da quando è stata dimessa le cose sono migliorate, l'ho sentita parlare sola soltanto due volte, ha ripreso i contatti con qualche parente ed esce regolarmente, ha ammesso che prima non era lucida e ora è (magicamente) guarita dunque quando andremo all'asl si limiterà a ringraziare il medico e si rifiuterà di fare la puntura perché ritiene di non averne bisogno. Lo psichiatra è stato chiaro sul fatto che dal disturbo delirante (lui ha escluso si possa trattare di schizofrenia paranoide) difficilmente si guarisce e che la puntura va comunque fatta ogni mese e per sempre. Lei cosa ne pensa? Quando mia madre rifiuterà la puntura (pare molto determinata a farlo), il medico può obbligarla a farla o ricoverarla nuovamente? Temo che se lo psichiatra non ha la facoltà di imporle la cura (non so some funzioni in questi casi) le cose torneranno ad essere peggio di prima. Grazie per il suo parere

[#9]  
Dr. Mario Zampardi

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Gentile Signorina,
mi scuso per il notevole ritardo nel risponderLe ma, appunto, è da mesi che non entro in questo sito per impegni sopravvenuti.
Allora, la situazione di Sua madre.
Che sia affetta da una vera e propria patologia psichiatrica, direi che non ci sono dubbi. Che si tratti poi di "disturbo delirante" in una personalità con caratteristiche paranoicali e non di schizofrenia paranoide e tenendo nel debito conto della diagnosi del collega che ha avuto l'opportunità di poter porre una diagnosi "vis a vis", tutto questo va anche bene.
Ma, a mio avviso, non cambia l'annosa situazione clinica di sua madre ( e sua...).
Lo psichiatra del CSM non potrà obbligare sua madre ad assumere la terapia... a meno che non si attui, come è già stato detto, un TSO.
Ma per fare questo, occorre una prima certificazione in tal senso del medico di famiglia che, bontà sua, non ritiene opportuno un simile intervento adducendo vaghe considerazioni sui "traumi" possibili della paziente e misconoscendo eventuali e possibili gesti inconsulti di sua madre sia su sè stessa che su terzi che, nel frattempo, potrebbero essere fatti oggetto di proiezioni interpretative negative.
La morale, purtroppo, è una sola.
Sua madre, non ha coscienza di malattia. Il quadro clinico, nel tempo, andrà a peggiorare sensibilmente.
A mio giudizio, non Le resta che iniziare a parlare (considerata la cronicità, con periodi di acuzie, della situazione ..) di "Responsabilità" e di necessità urgente di cure.
Vedrà che, da quest'ottica, l'ascolteranno.
Un saluto
Dr. Mario Zampardi

[#10] dopo  
Utente 282XXX

Dottore La ringrazio molto per la Sua risposta.
E' andata esattamente come ha detto Lei, il 21 Marzo ci siamo recati al CSM e lo psichiatra che aveva seguito mia madre non ha potuto costringerla a fare la puntura. Si è detto contento di averla "trovata meglio" ma comunque in disaccordo con la decisione di interrompere le cure. Dunque non ha potuto far altro che farsi promettere da mia madre di tornare al CSM qualora la famiglia abbia delle perplessità in merito al suo comportamento. Devo ammettere che la situazione è migliorata, nel senso che ora mia madre esce, guida e ha ripreso i contatti con tutti i parenti, anche quelli che considerava responsabili delle persecuzioni nei suoi confronti. Si comporta come se nulla fosse accaduto e come se il suo disturbo fosse stata una parentesi di lieve entità ora definitivamente risolta..in sostanza come se non ci avesse reso la vita un inferno per anni! Personalmente credo che prima o poi si ritornerà nella stessa situazione di mesi fa dato che di ricadute ce ne sono state tante e che, a quanto so, certi disturbi andrebbero sempre tenuti sotto controllo farmacologico. Sono però molto perplessa sulla coscienza o meno che lei possa avere della sua malattia..non comprendo se ritiene di aver avuto un problema lieve ora guarito o se il ricovero è stato vissuto come un'ulteriore cattiveria gratuita da parte nostra. In sostanza non capisco se questo suo comportamento di assoluta normalità attuale sia frutto di una recita che lei ha deciso di fare per evitare un nuovo ricovero (e resta dunque convinta di essere seguita) e si sforza di uscire (facendo buon viso e cattivo gioco per intenderci) o se semplicemente grazie ai farmaci presi durante il ricovero sta effettivamente vivendo un periodo di remissione dei sintomi. Ha fatto solo due punture di xeplion nel mese di Febbraio (in ospedale) e dopo le dimissioni non ha più preso alcun farmaco, sono un po' scettica sia sul fatto che gli effetti di quelle punture possano durare tutt'ora sia sul fatto che possa riuscire a fingere così bene. Mi aspettavo un peggioramento immediato in seguito al rifiuto della puntura e il fatto che non sia avvenuto mi disorienta. In ogni caso appena mi accorgerò che i deliri tornano a farsi evidenti (e,a mio parere,accadrà) tornerò al CSM sperando possano aiutarmi, dato che sul suo medico di base non faccio affidamento da tempo. La ringrazio tanto per la Sua gentilezza, un saluto

[#11]  
Dr. Mario Zampardi

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Gentile Signorina,
sono, tendenzialmente, d'accordo con Lei. Penso infatti possa essere plausibile un comportamento "artefatto" di Sua madre, laddove tutte le chiavi di lettura interpretative, nei confronti sia della sfera familiare che relazionale in senso lato, verosimilmente permangono bene incistate e "nascoste".
Nel disturbo delirante, infatti, a differenza della psicosi schizofrenica, le capacità intellettive tendono a rimanere quasi inalterate tranne che nella sfera specifica oggetto delle proprie interpretazioni e laddove si costruisce tutto un sistema para-logico di pensiero che, appunto, parte da premesse errate.
Le pregresse due somministrazioni di Xeplion, indubbiamente qualcosa avranno fatto ma si sarebbero dovute ripetere dopo un mese dalla seconda somministrazione, cosa che non è avvenuta. Pertanto, come anche Lei pensa, non credo alla guarigione "miracolosa".
Non deve tornare, nell'eventualità, al CSM "sperando" che possano aiutarla.
E' un loro preciso dovere professionale, oltre che deontologico, visitare sua madre anche nella sua abitazione (qualora le circostanze cliniche oggettive lo richiedano..) e , se riterranno che delira e che non ha coscienza di malattia, ricoverarla tramite un TSO.
Ritorna il concetto di "Responsabilità" che Le avevo già ventilato.
Per sperare di migiorare la situazione clinica occorre una corretta e protratta terapia farmacologica.
Mi tenga informato, se crede
Un cordiale saluto
Dr. Mario Zampardi

[#12]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Il trattamento sanitario obbligatorio è una forma di trattamento obbligatoria che richiede determinate condizioni previste per legge che devono coesistere contemporaneamente nello stesso istante in cui si stabilisce che debba essere necessario il ricovero.

Per cui, tale modalità può essere stabilita tramite la proposta e la convalida di due medici che siano in grado di valutare tali condizioni.

E' possibile che sua madre possa avere una ricaduta per cui sarà il momento di stabilire se è necessario un ricovero obbligatorio.

Dr. F. S. Ruggiero

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