Utente 418XXX
buongiorno,

Mi sono accorto che dedico un sacco di tempo allo studio (faccio l'università) a tal punto di trascurare tutto il resto,famiglia,amici,vacanze.
La mia giornata dev'essere rigidamente organizzata secondo dei precisi schemi,tendo a pianificare ogni cosa,non lascio mai nulla al caso e se capita un imprevisto è la fine.
A me non basta sapere le cose per sostenere l'esame di diritto privato,devo essere consapevole di sapere le nozioni di diritto privato con un grado di approfondimento tale per cui passo l'esame.
Questo rigore è aumentato in maniera importante nel passaggio da Liceo all'università,poichè l'impegno che è richiesto all'università è maggiore.
Questa cosa che da un lato potrebbe sembrare positiva,perchè mi fa ottenere certi risultati,in realtà non lo è: spesso quando ho un compito da portare a termine mi soffermo troppo su dettagli insignificati perdendo di vista l'obiettivo,soffro in maniera cronica di insonnia e poi a mio parere il prezzo più salato lo pago in termini di relazioni sociali: Questo eccessivo rigore mi impedisce di instaurare relazioni sociali profonde,di conoscere ragazze,di avere relazioni con le ragazze,di conoscere nuovi amici.
Molte volte mi chiedo: Ma vale la pena attuare tutto questo rigore se poi il prezzo da pagare è così salato? Non so rispondermi.
Ho un ossessione verso il danaro credo,il danaro mi da sicurezza,mi conferisce una posizione sociale di rilievo ,il danaro è la felicità,il danaro permette di curarsi,il danaro permette di viaggiare,io attuo questo rigore nello studio in funzione del fatto che attribuisco al titolo di laurea maggiori probabilità di trovare un occupazione remunerativa.
I miei genitori sono degli operai e gli critico di continuo per non essersi impegnati nella vita,per non aver studiato e per non aver tanto danaro.

A fronte di questo quadro,mi sono rivolto a degli esperti in materia,quali:
- Psichiatra n1 : diagnosi s.me ansioso-depressiva: cura a base di diversi antidepressivi (Laroxyl 15ggt,Elontril 300mg,Trittico 35ggt,Thymanax 25mg) risultati molto scarsi
-Medico di base: diagnosi s.me ansioso-depressiva cura a base di Cipralex e benzodiazepine
risultati scarsi
-psicologo n1: 2 colloqui non soddisfacenti
-psicologo n2: 5-6 colloqui in cui mi ha fatto capire diverse cose ma non sono stati risolti i sintomi
-Psichiatra n2: Dott. M.M. di Udine: diagnosi: disturbo di personalità ossessivo: cura seroquel 25mg e bdz al bisogno
il seroquel da 25mg si è rivelato di una certa utilità nel tratttare l'insonnia e i pensieri che lui definisce disfunzionali. Devo assumere il seroquel a vita?
La mia domanda è come faccio a curarmi da tutto questo,senza spendere cifre allucinanti?

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

La diagnosi dello psichiatra numero 2 è quella che parrebbe più in linea con quello che riferisce, soltanto che il seroquel in generale non è un farmaco di prima scelta, non è un antiossessivo classico.
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 418XXX

Il medico in parola ha giustificato in questa maniera la prescrizione di seroquel:
A te serve un farmaco multirecettoriale,che serve per toglierti i pensieri disfunzionali che ti frullano in testa.

con seroquel ho notato che stavo meglio,senza particolare effetti collaterali di rilievo.
Però,può un farmaco cambiare una struttura di personalità?
Io non conosco nessun farmaco che sia in grado di risolvere una determinata patologia,piuttosto di tenerla sotto controllo,ma non di risolverla.

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Certo, che serva per togliere i pensieri siamo d'accordo, ma sul multirecettoriale non saprei che senso abbia di preciso.
Mica esistono solo i recettori in neurobiologia, né il seroquel è particolarmente multirecettoriale.
Comunque, se fosse doc in effetti il seroquel è utile nel calmare le acque, diciamo che invece non è proprio specifico sulle ossessioni. Attenua ansia e agitazione in una serie di situazioni.

Non direi che i farmaci non siano in grado di risolvere le malattie, anche perché tenere sotto controllo significa spesso che il disturbo non c'è più. Diciamo che la guarigione nel senso di eradicazione non è spesso possibile, ma questo in generale in medicina. Si eradicano bene le cose che non appartengono all'organismo.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 418XXX

si ma può essere che quesa mia personalità nasca da un visione sbagliata del mondo?

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Sbagliato è come normale, anzi ancora più vago, perché normale al limite può intendersi in senso statistico, sbagliato è un giudizio arbitrario.

Sarebbe come chiedere se uno ha freddo perché percepisce in maniera sbagliata la temperatura. Non ha molto senso come questione. In medicina si parte dalla descrizione, se c'è, di un disagio, dopo si inquadra prevendendone andamento e fattori influenzanti, e quindi si passa alla proposta di una cura.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 418XXX

Ho fatto un errore di forma,
non intendevo dire sbagliato,ma patologico.
A mio parere per quanto la psichiatria possa risolvere problematiche per quanto concerne i sintomi ansiosi,l'insonnia,..

non può invece risolvere tramite un farmaco le difficoltà relazionali con le altre persone e con il mondo che mi circonda,una cura seria dei miei problemi non può prescindere da questo aspetto piuttosto importante.

Sarei lieto se entrasse qualche psicologo e sulla base delle informazioni che ho riportato di desse dei consigli.

saluti

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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"non può invece risolvere tramite un farmaco le difficoltà relazionali con le altre persone e con il mondo che mi circonda"

Falso, può farlo. Se Lei concepisce che un tipo di funzionamento possa, nel tempo, produrre una personalità con caratteristiche di difficoltà nei rapporti e quant'altro, evidentemente se si interviene sui meccanismi che sono la matrice di questo, le cose gradualmente possono cambiare.

Forse non è chiaro che i sintomi psichici sono questi, sono i comportamenti, gli affetti, le personalità, altrimenti su cosa dovrebbero agire i medicinali , solo su un singolo elemento alla fine della catena che non cambia niente ma è solo una manifestazione ultima ? Alcuni farmaci agiscono come sintomatici e non incidono sulle malattie, altri invece sì.
Dr.Matteo Pacini
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[#8] dopo  
Utente 418XXX

Lei intende dire che il reiterarsi di certi comportamenti nel tempo ha prodotto una certa personalità.
Questi comportamenti sono causati da una patologia psichiatrica e quindi assumento una pastiglia e i tratti problematici della mia personalità tenderanno a scomparire.
Mi è abbastanza difficile credere a tutto questo,per diverse ragioni che ora argomenterò:
- La personalità è l'insieme di molteplici esperienze,comportamenti e personalmente penso che gran parte della personalità di una persona si formi nel periodo adolescenziale.
-La personalità è una cosa che permette all'individuo di adattarsi alle diverse situazioni che gli si presentano davanti e di tenere certi comportamenti,la personalità è come se fosse una "guida",quando siamo sperduti in una situazione/contesto sconosciuto.Si tratta di quindi di una dimensione della persona che tende a farla comportare in determinati modi.
Per farmaci "sintomatici" credo che le intenda una precisa categoria all'interno degli psicofarmaci,in particolare le benzodiazepine in cui voi Psichiatri fate le solite raccomandazioni (per altro inutili,visto che si tratta di farmaci che rientrano nei best seller delle vendite),che danno dipendenza e assuefazione nel lungo periodo.

[#9]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

La personalità ha una componente geneticamente determinata e strutturalmente fissata, dopo di che arrivano le esperienze. Le esperienze non lavorano su una tabula rasa, ma su una struttura , quindi anche le reazioni e l'elaborazione delle esperienze risente dei presupposti genetico-strutturali.
La reazione agli abusi fisici, ad esempio, è radicalmente diversa a seconda di connotati genetici.

La personalità fornisce dei modelli di adattamento o disadattamento, è un insieme di risultati.

Al di là delle benzodiazepine, i medicinali psichiatrici hanno effetto sulle personalità patologiche. Se poi parliamo neanche di questo, ma di una più diretta corrispondenza tra stato umorale e impostazione mentale, la cosa è ancora meno difficile da concepire, se non per la persona che vi è "dentro", perché da dentro il cervello non vede se stesso. Non c'è il cervello e poi la personalità da un'altra parte, sono substrato ed espressione.

La personalità è condizionata da elementi che persistono o ricorrono, i disturbi che durano poco ovviamente non tendono ad alterarla stabilmente.

Dr.Matteo Pacini
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[#10] dopo  
Utente 418XXX

venerdi,devo andare da uno psichiatra.

purtroppo sto continuando ad usare in maniera importate alcol e benzodiazepine,anche in maniera congiunta.
comunque gentile psichiatra,io parlo per esperienza,i farmaci "considerati curativi" fanno poco,nella mia carriera da paziente psichiatrico ho provato:
laroxyl,thymanax,wellbutrin,trittico,cipralex,maveral,seroquel,sereupin..
gli unici farmaci che considero utili sono i più dannosi e mi riferisco in particolare a tutte le benzodiazepine e ai farmaci Z che sono molto efficaci perchè tolgono subito l'ansia.
Il fatto che il ministero della salute abbia messo tali composti TUTTI in fascia C mi fa pensare che siano farmaci molto abusati e per questo l'ssn non potrebbe permettersi una spesa del genere,mi sbaglio?
Io ho iniziato a usare benzodiazepine per domire e oggi le continuo a usare per andare a fare gli esami all'università,per andare a fare colloqui di lavoro e anche quando mi sento nervoso o frustrato.

comunque la cosa che non capisco e che gli psichiatri continuano a dire che i disturbi mentali hanno causa organica,
gli psicologi continuano a dire che i farmaci sono "un mero bavaglio" a me questo è capitato,personalmente credo che quando si manifesti l'insonnia è perchè qualcosa nella vita non va,nella mia è sicuramente l'università il problema. Al Liceo stavo tanto bene.
Il problema è sicuramente che vedo l'università come una cosa da portare a termine in maniera forzata,dedico la mia gran parte della giornata a studiare anche se poi effettivamente non mi interessa molto quello studio,preferirei fare altre cose come ad esempio andare in palestra,fare un lavoro gratificante,vivere serenamente con uno stipendio,perchè si i soldi danno serenità,apprendere nozioni sui libri invece non mi da serenità.
Mi rendo conto di aver fatto una bella frittata,media del 27 e due esami alla laurea.Guardi ci credo poco al fatto della roba genetica,semplicemente per il fatto che i disturbi sono iniziati all'università. A rigor di logica se si forza una persona a fare una cosa,oppure se si sente forzata comincia ad avere disturbi per quanto concerne la sfera psicologica.

[#11]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

I farmaci di cui parla Lei sono da Lei usati con modalità non terapeutiche, quindi non sta parlando di terapie, ma di abuso di alcol e benzodiazepine.

Non c'entra nulla con un ragionamento terapeutico, che non si basa su che effetto fa prendere una dose di qualcosa.

Se il problema è l'abuso di alcol e benzodiazepine, questo ha un significato diagnostico, nel senso che orienta verso una diagnosi anche se è poco riconoscibile sotto l'effetto di queste sostanze.
I medicinali che lei ha citato sono per lo più antidepressivi, il fatto che non abbiano avuto effetto può significare che non il suo problema non ha a che vedere con il tipo di azione di questi medicinali.

Se il suo abuso è in uno stadio di dipendenza, la priorità è risolvere o ridimensionare questa.
Dr.Matteo Pacini
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[#12] dopo  
Utente 418XXX

nessuna dipendenza,
uso queste sostanze con soddisfazione,come la maggior parte delle persone della mia età che bevono e fumano,sono consapevole che il fumo causa 80mln di morti l'anno.
è chiaro che un insonne usa le benzodiazepine per dormire,lo so che non andrebbero usate a lungo termine.
Il problema non è legato alla scelta del farmaco con cui curare i sintomi.
Mi sembra chiaro che l'affrontare l'università in questo ambiente di apprensione generi tutti questi sintomi.
Ripeto che preferirei andare a lavorare o andare in palestra piuttosto che apprendere delle nozioni su dei libri.
Voi Psichiatri fate un errore abbastanza grossolano nel considerare i singoli sintomi (come l'insonnia o l'ansia) slegati dalla vita di una persona,che passa per relazioni affettive,lavorative,scolastiche,amorose,ecc.. Perchè spesso l'insonnia è causata proprio da un disagio che si prova nella vita,qualcosa che non funziona.Come può un farmaco risolvere questi problemi?
Voi ragionate in maniera matematica,troppo semplicistica,ovvero: dato un insieme si sintomi A riportato dal paziente formulate una diagnosi B e in base alla diagnosi B prescrivete una determinata terapia a base di psicofarmaci.
Anche se considerate l'insieme di sintomi riportati dal paziente in quadro più ampio comprensivo di relazioni affettive,lavorative,scolastiche,amorose ec...il risultato non cambia in quanto la terapia che prescrivete è sempre a base di farmaci e i farmaci sono sempre quelli.
Il mondo però è decisamente un pò più complesso di quello che sembra e la matematica non serve a nulla e nemmeno la diagnosi,che altro non sarebbe che una funzione matematica che associa un insieme A di sintomi ad un insieme B di patologie.
Ogni persona è un caso a parte e va analizzata nella sua profondità interiore in quanto tale.




[#13]  
Dr. Matteo Pacini

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"Il problema non è legato alla scelta del farmaco con cui curare i sintomi."

E chi ha detto che un farmaco serva solo a questo ? Il resto che segue è una sua considerazione, non c'entra nulla con la psichiatria. Se ha quest'idea della psichiatria è distorta. Si studia sui pazienti in primis, e i libri traboccano di dati sui pazienti, non di idee personali.

La sua visione però è vaga. Si fa presto a dire che la persona va considerata nella sua interezza, ma è un discorso che non signiica niente , è un alibi per molti per vendere fumo.

Che le diagnosi non sono un insieme di sintomi che spesso sono comuni tra una diagnosi e l'altra, la ringrazio ma lo sappiamo, e si ricerca continuamente per migliorare le capacità diagnostiche. Ma non farebbe questo discorso se parlassimo di chirurgia, lo fa perché si sta "difendendo" non si sa da quale accusa mossa da chi.

Lei ha dei problemi, li presenta, e poi deve accettare che la tenica di risoluzione passi per ragionamenti e procedure che non necessariamente sono quelle che avrebbe pensato lei, né nel dettaglio né come principi generali. Anzi, cercavo proprio di dirle che chi è nella sua situazione spesso crede di conoscere i medicinali (sulla propria pelle), mentre ignora il loro uso medico, che non è solo farmaco-sintomo, c'è ben altro, soprattutto altro.

Lasci quindi perdere le polemiche, lei non va da un medico per entrarci in polemica, ma per essere guidato verso una soluzione.

Qui c'è da fare una diagnosi, e da mettere in un ordine i risultati da ottenere. Di solito si tratta di sindromi umorali, ma non depressive (quando c'è di mezzo l'abuso di alcol e tranquillanti) e di solito il primo obiettivo è ridimensionare l'intossicazione da queste sostanze, scopo per cui esistono farmaci utili, dall'effetto non istantaneo, ma graduale nelle settimane.

In line generale non esiste alcun principio per cui un problema sfacettato e complesso non possa essere risolto da una pillola. Così come non ha senso dire che siccome una cosa è complessa debba essere affrontata in mille modi contemporaneamente. Questo significa tipicamente che non si sa dove mettere le mani.
Dr.Matteo Pacini
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[#14] dopo  
Utente 418XXX

Esiste una pillola per trattare le difficoltà relazionali con le ragazze?

[#15]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

E' inutile che provochi. Cerchi di capire di più quello che le serve.

E' esattamente quello che Lei ha detto non ha senso fare, una pillola per un singolo problema preso così in generale. E infatti non è quello che facciamo.

Ma invece se intende che ci possa essere una pillola per superare le difficoltà relazionali nel contesto di una diagnosi, per esempio, di fobia sociale, allora sì. Magari non con tutte le ragazze del mondo, ma come media di risultati sì.
Dr.Matteo Pacini
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[#16] dopo  
Utente 418XXX

non voglio far polemiche,ma per esperienza personale
l'alcol aiuta a superare le difficoltà relazionali con le ragazze.
infatti va alla grande nelle discoteche

[#17]  
Dr. Matteo Pacini

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Ma questo non riguarda la terapia medica, questi sono gli effetti dell'alcol (che poi non è sempre così, nell'abuso e nella dipendenza le relazioni tendono a peggiorare).
Come dicevo Lei al momento confonde strategia e tattica. Se chiede come fare ora a disinibirsi è una cosa, se chiede in generale come migliorare una sua funzione relazionale, è diverso. Diverso come strumenti per ottenerlo.
La ragione per cui una persona che ha difficoltà relazionali usa alcol per disinibirsi comunque è stata studiata, e non risiede nell'effetto positivo dell'alcol, ma sulla struttura bipolare di fondo. Questa fa la differenza tra chi lo usa, e spesso ne abusa, e chi no.
Dr.Matteo Pacini
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[#18] dopo  
Utente 418XXX

quindi le persone che usano l'alcol in discoteca per disinibirsi sono affetti da disturbo bipolare?
quale esattamente,il tipo I o II ?

[#19]  
Dr. Matteo Pacini

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Non da disturbo, da tratti di predisposizione a tale disturbo, consistenti in tratti temperamentali, o familiarità per disturbo bipolare (specialmente di tipo II).


Peraltro, è la stessa predisposizione dell'abuso di alcol (in generale), e del poliabuso (sostanze diverse in combinazione).

Dr.Matteo Pacini
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[#20] dopo  
Utente 418XXX

ieri sono stato dallo psichiatra mi ha detto che alla sua età bevevano alcol per disinibirsi e fumavano le canne
mi ha dato 10mg di brintellix da prendere
sono contento della prescrizione in parola era già da un pò di tempo che sentivo parlare di questo farmaco nuovo,che differenze dovrebbe presentare rispetto ai SSRI? in termini di efficacia,tollerabilità ?
le benzo non ha voluto prescrivermele,ma ha detto che non c'è problema se prendo 2/3 tavor la sera per dormire,infatti dalla mia conoscenza mi risulta che le benzo hanno un indice terapeutico altissimo..è impossibile rimanerci secchi,in sostanza
la cosa che non comprendo benissimoè la prescrizione di quetiapina,che funziona come farmaco "per dormire",nel senso che ha buone caratteristiche sedative,ma mi risulta che ne esistono tanti altri e più potenti,alcuni nomi: remeron,lantanon,surmontil..perchè proprio un antipsicotico?
e poi il discorso che faceva lei sulle ossessioni,io so che un farmacodi riferimento è anafranil
ho alcuni rudimenti di farmacologia perchè ho letto dei libri
cmq non vedo cosa ci sia di male a consumare una birra o fumarsi una canna con gli amici

[#21]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Personalmente non comprendo molto l'antidepressivo, mentre la quetiapina sì, è un farmaco antibipolare.

Mi pare ci sia una gran confusione sul fuoco del problema. Certo che chi usa sostanze lo fa per disinibirsi, ci abbiamo fatto un discorso poco fa su questo, ma che c'entra con l'abuso ? Poi che significa che se prende poche bdz non è un problema, se il problema è che ne fa abuso mi pare poco sensato inventarsi che ne userà una quantità fissa.

Per adesso mi pare orientato verso la categoria degli antidepressivi come farmaci che meglio si adattano al suo problema, non è chiaro in base a cosa.


"ho alcuni rudimenti di farmacologia perchè ho letto dei libri
cmq non vedo cosa ci sia di male a consumare una birra o fumarsi una canna con gli amici"

Ma questo infatti che c'entra ? Lei ha raccontato tutt'altro.
Dr.Matteo Pacini
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[#22] dopo  
Utente 418XXX

gentile medico,

mi rendo conto delle boiate che ho scritto,
credo che la quetiapina mi sia stata prescritta per trattare l'insonnia,questo farmaco esplica su di me un azione abbastanza sedativa e questo permette di avere un buon sonno stralciando le benzodiazepine.

Il Brintellix,da quanto ho capito mi è stato prescritto "per migliorare l'umore"
Mi rendo conto che lei potrebbe non capire bene il quadro della situazione,in quanto non avendomi visitato direttamente,potrebbero sfuggirle degli elementi rilevanti,non trascurabili.
Aprendo il foglio illustrativo di Brintellix,ho notato che questo farmaco,almeno su carta sembra avere pochissimi effetti collaterali,nulla rispetto ai triciclici o agli SSRI ,nella sua esperienza clinica questo farmaco è efficace?
Almeno questo farmaco viene erogato in fascia A.
Poi volevo chiedere se esiste il modo di ottenere un esenzione per quanto riguarda le Benzodiazepine,che purtroppo vengono erogate in fascia C.

[#23]  
Dr. Matteo Pacini

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Ripeto, dagli elementi che mi ha detto, così a senso comprendo la scelta della quetiapina in quanto farmaco antibipolare, usato anche come sonnifero, ma essenzialmente un farmaco antibipolare.
L'antidepressivo siamo d'accordo che migliora l'umore (nella depressione), ma non ne capisco esattamente la logica rispetto a quel che mi riferiva prima.
Al di là di elementi ulteriori che sicuramente si acquiscono durante una valutazione diretta, uno degli elementi che si acquisice qui per esempio è che nella sua ottica l'antidepressivo dovrebbe essere il farmaco cardine, o comunque è un farmaco che "le torna" come ruolo. Ecco, questo per esempio è anche tipico delle sindromi bipolari, che cioè l'antidepressivo sia visto come un farmaco interessante, mentre gli altri non si capisca a cosa debbano servire, per cui sono proposti spesso come farmaci per il sonno, l'ansia etc ma in realtà sono stabilizzatori d'umore.
Dr.Matteo Pacini
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[#24] dopo  
Utente 418XXX

gentile medico,

la ringrazio per le risposte che mi ha dato fino adesso,nonostante nei post precedenti abbia usato toni un pò provocatori e per questo le chiedo scusa.

Sono due giorni che sto assumento questa terapia che è composta da 10mg brintellix e 1/2 pastiglia da 25mg di quetiapina.
La mia impressione è la seguente:
la Quetiapina,nonostante la dose molto bassa funziona abbastanza bene per dormire,però ho dei dubbi riguardo alla sua funzione in merito al quadro generale della situazione.
Ho notato che il mio problema principale è quello di pensare troppo,di avere non delle ossessioni precise,ma di avere una certa predisposizione nel pensare troppo,e pensare troppo fa male molto male.
Questa cosa l'ha capita il medico che mi ha visita e infatti me lo ha detto in maniera esplicita,ma la cosa che più mi ha lasciato sorpreso e che me l'hanno fatto notare anche delle ragazze,dicendomi: tu pensi troppo,rilassati..
Questa cosa mi provoca una notevole sofferenza,per esempio a 22 anni non ho mai avuto una storia d'amore con una ragazza,ogni volta che qualche ragazza mi piace,penso troppo a cosa fare e sto fermo senza agire,ma uscendo dalla sfera sentimentale questa cosa "del pensare troppo" mi fa stare sempre con l'acqua alla gola in tutto.
Il medico,ripeto che ha capito questo problema e dunque presumo che mi abbia prescritto la terapia in funzione di questo problema.
La cosa che mi lascia perplesso è la seguente: è sufficiente mezza pastiglia di quetiapina da 25mg per correggere questi problemi?
Il Brintellix cosa serve in questo caso? Io ho avuto una lunga chiaccherata con lo psichiatra in questione riguardo ai problemi con le ragazze,all'università,però non mi ha spiegato molto riguardo alla ratio con cui sono stati prescritti questi farmaci,tranne per i seroquel che mi ha detto che dovrebbe farti pensare di meno,ma basta una dose così bassa? ho letto che c'è gente che ne prende fino a 600mg,certo per patologie diverse,ma 1/2 da 25mg mi pare acqua fresca..

grazie in anticipo,spero che riesco a risolvere i miei dubbi in merito e ad avere un futuro migliore,soprattutto per quanto concerne la sfera relazionale.
Mi creda che ci soffro molto per questo aspetto,ho anche consulato psicologi ma con risultati scarsi...come posso fare? secondo lei?

[#25]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Come dicevo, Lei fa delle valutazioni già prima, e ora dopo due giorni, che non hanno il minimo senso perché non stiamo parlando di sostanze dall'effetto immediato.

Le cure si giudicano senza bisogno di concentrarsi per capire cosa fanno, è evidente quello che fanno nei cambiamenti che si osservano, e non dopo un giorno o cinque.

Questo conferma un limite che è bene tener presente. La sua visione delle medicine per adesso è di valutare "che effetto fanno" dopo averle prese, il che non c'entra nulla, ammesso che facciano un qualche effetto, con i tempi e i modi della cura.
Dr.Matteo Pacini
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