Utente 283XXX
dottori buongiorno.
leggendo qualcosa sul "disturbo evitante di personalità" a cui sono arrivato per caso, credo che il mio problema sia proprio quello. tuttavia situazioni ormai consolidate comportano l'effetto di ulteriori disagi. ormai non reggo più neppure la più piccola e insignificante delusione dell'accettare che le cose vadano per il verso giusto o, almeno, per quello che io ritengo tale. in questo momento sto malissimo e vi spiego cosa mi è successo pochi minuti fa. in virtù del mio ruolo lavorativo (che peraltro odio come odierei qualsiasi altro lavoro e qualsiasi altra cosa) mi sono recato ad un appuntamento con un alto funzionario di un organismo di primo piano che era stato coinvolto ed interessato da una questione sociale. sono andato per dirgli, qualora l'argomento fosse di effettivo interesse di quest'organismo che le cose non stavano andando come dovevano. la risposta, peraltro tecnicamente ineccepibile è stata, dopo avermi stoppato nell'esposizione, che quell'organismo non ha una funzione di controllo e che semmai quei rilievi avrei dovuto esporli alla Procura della Repubblica.
scoprire che il tema non era per loro davvero coinvolgente mi ha spiazzato, seppure lo avessi messo in conto in modo concreto, seppure io sappia analizzare in anticipo tutte le possibili variabili che saranno determinate da una situazione. eppure mi ritrovo sempre impreparato o, meglio, "con le ruote a terra".
ripeto, risposta tecnicamente ineccepibile ma il mio disagio, il mio sconforto, la mia reazione sono stati pesantissimi. avrei voluto morire, non esserci, scomparire. come sempre in questi casi vorrei stare solo in casa, al buio, lontano da tutti, vorrei che nessuno si ricordasse della mia esistenza.
sul lavoro faccio una fatica immane e non è un lavoro manuale e di fatica, non mi concentro più, non riesco a leggere due righe perché la totale assenza di concentrazione mi impedisce anche di comprenderne il significato se non dopo aver letto e riletto per un numero altissimo di volte. La mattina, per me, dovermi recare in ufficio è un incubo che mi crea un'ansia che va oltre il normale. non vorrei più lavorare ma come si fa ? pensare a quanto mi manca per la pensione mi blocca il respiro. non potrò mai arrivarci. voglio restare a casa, da solo chiuso in una stanza al buio, con le serrande tutte chiuse, come se non esistessi più ma è impossibile, allora sarebbe meglio morire.
sono stato da psichiatri e da psicoterapeuti ma nulla, forse non hanno neppure capito cosa non va.
sogno, sogno di organizzare un evento, di sorprendere e poi mi ritrovo, solo un minuto dopo, "finito" di fronte ad un contrattempo, consapevole della mia inadeguatezza patologica. non sono più un essere umano, sono un "morto" le cui funzioni vitali non sono ancora cessate ma mi rendo conto che non sto vivendo o che questa vita è una condanna ingiusta

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Non vedo grandi attinenze con il disturbo evitante di personalità, ma comunque è una autodiagnosi e quindi non fa testo.

Piuttosto, partiamo da questo: nella storia dei suoi contatti con medici e psicologi, cosa le hanno diagnosticato e quali cure le hanno proposto ?
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 283XXX

grazie Dottore.
l'episodio esposto comprendo bene come non si ricolleghi propriamente al disturbo evitante di personalità, ma non per ciò solo, possiamo escluderne la presenza. ritengo che da quanto esposto non "veda" (ovviamente) neppure il linfoma che, tuttavia, mi è stato inequivocabilmente diagnosticato.

non so bene cosa mi abbiano diagnosticato, so dirle che su mia richiesta sono stato ricoverato 40 gg per una depressione. mia richiesta perché avevo innanzi tutto l'esigenza di "fuggire" da casa. mi hanno prescritto cipralex 20 mg e Trittico 75 mg ma mi è stato anche detto che nel mio caso i farmaci avrebbero potuto solo darmi un piccolo aiuto e che il lavoro vero avrebbe dovuto farlo lo psicoterapeuta. con lui, ogni volta, avevo la sensazione fosse la prima seduta, era sempre l'inizio di un percorso che........ritengo mai davvero iniziato fino a quando si è arreso perché nel mio caso, a suo dire, io ero rigidamente ancorato sui miei principi e sulle mie idee e ciò impediva ogni possibile lavoro

[#3]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Una prescrizione presuppone una diagnosi.

Al di là degli "ancoraggi" di vario tipo, una psicoterapia non è un trattamento da fare a tappeto, richiede delle condizioni di eleggibilità, in assenza delle quali il percorso non dovrebbe essere iniziato.

Dr. F. S. Ruggiero

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[#4] dopo  
Utente 283XXX

grazie,
si dottore, cercherò in qualche referto se è citata la diagnosi.
quali sono queste "condizioni di eleggibilità" ?
comunque del suo stesso parere, a mio avviso, doveva essere lo psicoterapeuta che ho incontrato perché, in effetti, nonostante ci si sia incontrati per più e più sedute, non mi pare abbia mai iniziato alcun trattamento.
Io so solo che mi sento inadeguato con gli altri, rifiutato, avrei bisogno sempre di stare solo, nella mia casa, con le serrande abbassate e non uscire mai. sul lavoro ho molte difficoltà, che prima o poi mi procureranno grossi problemi. recarmi al lavoro la mattina mi crea molta ansia, quasi panico, capacità di concentrazione zero, faccio anche fatica a comprendere il significato di una circolare di due righe che sono costretto a leggere e rileggere più volte

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Ripeto, gli elementi che riporta non fanno pensare ad un disturbo evitante. Non c'entra il paragone con il linfoma, perché qui espone degli aspetti relativi ai suoi pensieri, comportamenti, emozioni, che sono pertinenti psichiatricamente.
Se mai, si può aver l'impressione di una componente di tipo ossessivo.

Partirei però dalle diagnosi ricevute. Anche perché per impostare un lavoro psicoterapico, il terapeuta avrà comunque definito diagnosi, obiettivi e modalità, che poi non sono risultate possibili.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 283XXX

grazie dott. Pacini.
il pensiero esposto era quello relativo esclusivamente a quel momento per sottolineare come un (fresco) episodio del genere sia stato sufficiente per farmi stare male. credo che una diagnosi più completa possa essere formulata solo su una disamina più ampia e anche su aspetti non trattati nell mio post introduttivo.

diagnosi ricevute: oggi o domani dovrei avere un po' di tempo per cercare qualcosa tra i referti. Le anticipo, però, che ho solo referti della psichiatra e della clinica mentre, sicuramente, posso anticiparLe di non avere nulla del terapeuta che, probabilmente, avrà formulato una diagnosi ma senza riportarmela per iscritto

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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Certamente, infatti si fa necessriamente riferimento a quel che Lei ha scritto, non a quel che non ha scritto.
Dr.Matteo Pacini
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[#8] dopo  
Utente 283XXX

su un referto della dott.ssa psichiatra di turno ho trovato scritto: "la sintomatologia prevalente è quella depressiva (anedonia generalizzata)". su un referto della clinica: "episodio depressivo grave senza sintomi psicotici". io credo ci sia dell'altro

[#9]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Questa fu quindi una diagnosi fatta in occasione di una dimissione, o di un passaggio all'ospedale, ed è comprensibile.

Le prescrizioni sono di antidepressivi, quindi tornano.

Di diverso dalla semplice sintomatologia depressiva, le ho detto, si potrebbe pensare a sintomi ossessivi, che comunque sono possibili anche durante un episodio depressivo, non sono necessariamente qualcosa di diverso.

Dr.Matteo Pacini
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[#10] dopo  
Utente 283XXX

io mi sono rivolto alla struttura pubblica. in un breve periodo di pochissimi mesi mi hanno fatto cambiare tre psichiatre per trasferimento ad altra struttura delle precedenti, mentre lo psicoterapeuta è uno solo e non ce ne sono altri, né è consentito rivolgersi ad altri csm della stessa provincia se non quello territorialmente competente. quindi, se voglio, dovrò rivolgermi necessariamente a professionisti privati e non so per quanto tempo durerebbero le terapie, che costi avrebbero e, soprattutto, non ho molta fiducia delle semplici parole e sono molto molto scettico

[#11]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Contrariamente a quanto molti pensano, non c'è una frequenza fissa o obbligatoria per le terapie psichiatriche mediche. Alcune psicoterapie prevedono un calendario a cadenza fissa, e la cosa viene comunicata in partenza.
E' vero che di solito in una fase iniziale, nei primi mesi, si tende a vedere il paziente con una certa regolarità.
Per terapie che proseguono (in una fase di mantenimento in cui non ci sono più sintomi significativi) non c'è, a maggior ragione, una frequenza fissa.
Dr.Matteo Pacini
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[#12] dopo  
Utente 283XXX

grazie