Utente 441XXX
Gentili medici, questo potrà sembrarvi lo sfogo di una persona che si sente "il brutto anatroccolo" della situazione o con la "sindrome di Calimero". Preciso che non sono più un'adolescente da tempo, ormai. Ultimamente mi sento isolata e ignorata da chiunque. Dalla mia famiglia, dalla gente per strada e persino da chi gira su internet. Il motivo? Non riesco proprio a capirlo. Cerco di comportarmi bene con chiunque, sono sempre gentile. Non credo di essere una cattiva ragazza che merita di essere trattata male dal prossimo. Quando ero piccola mia madre mi diceva che i buoni venivano sempre premiati perché facevano le cose giuste, mentre i cattivi meritavano solo punizioni. Vivo con il costante bisogno di sentirmi amata e apprezzata, ma nella vita non sono mai stata soggetta a particolari attenzioni affettive da parte degli altri. A scuola mi prendevano in giro e mi emarginavano, al lavoro mi hanno sempre trattata come se fossi un essere umano inutile che al massimo poteva essere l'ultima ruota del carro. Un fidanzato non c'è mai stato. Se qualcuno mi chiedesse perché, io direi che non lo so. Non lo so proprio. Su internet la gente non può vederti in faccia e non può sentire la tua voce, eppure proprio oggi una persona con cui ho cercato di interagire tramite un social network, mi ha bloccata senza che gli abbia fatto nulla di male. Pure sui social sembra che nessuno mi noti o sia interessata a interagire insieme a me.
Sto malissimo per tutto ciò che non mi sta capitando, a volte penso di essere solo la vittima di un destino malevolo.
Mi piacerebbe pensare che sia solo un brutto periodo, ma è difficile.
Questa solitudine, il fatto che la gente mi tratti come "se avessi la lebbra" mi fa passare la voglia di vivere.

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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"Vivo con il costante bisogno di sentirmi amata e apprezzata,"


Una ipotesi è questa


Questo è un punto centrale.
Nel suo scritto si lamenta di questo ma finisce poi in realtà per dar la colpa al mondo.

Se esce sperando che piova per dissetarsi, il problema non è non piove. Se l'impostazione è questa, evidentemente ne otterrà frustrazioni quasi sempre, e anche quando avrà gratificazione tenderà a viverla come un miracolo a cui aggrapparsi, con il rischio di fraintendere o assolutizzare qualsiasi esperienza positiva, al di là di quello che invece è realmente. Lo stesso per quelle negative, che saranno semplicemente tutto il resto, e alla fine la quasi totalità delle esperienze vissute.

Il fatto che gli altri non siano molto ben gestibili, ma a volte scappino, o "blocchino", può indicare un approccio che avviene tutto insieme. Al di là di questo, tutte le esperienze negative fanno parte delle normali eventualità, quindi il fatto che si verifichino di per sé non conta, è la sistematicità che sembrerebbe indicare un problema di impostazione.

Ma tutto ciò è mai stato psichiatricamente inquadrato, o oggetto di trattamento ?
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 441XXX

Gentile Dottore, all'età di 24 anni sono stata in cura presso il "Centro di salute mentale" della mia città. Ho fatto sedute per più di un anno con una psicologa, e incontri mensili con uno psichiatra. La diagnosi era "depressione ansiosa e disistima", mi sono stati prescritti l'Alprazolam e il Citalopram che riuscivano solo a calmarmi momentaneamente dai brutti pensieri. La dottoressa che mi seguiva mi ha consigliato di cambiare qualcosa di me stessa (taglio di capelli, modi di fare verso gli altri). Ho seguito i suoi consigli, ma la situazione non è mutata. Non è cambiato il modo in cui la gente mi tratta e non è minimamente migliorata la qualità delle mie esperienze. Lei ha ragione quando mi scrive che considero qualsiasi esperienza positiva che mi accade come un miracolo a cui aggrapparmi, ma mi sento perennemente fraintesa dalle persone con cui vorrei legare. Non disturbo, non mi comporto male, ma ogni volta va a finire che rimango delusa perché tutti finiscono per staccarsi da me. Alla fine finisco per pensare di essere un problema per chiunque, una palla al piede, vorrei solo essere considerata dagli altri come la gente che ho visto a scuola, al lavoro o per strada. Le mie esperienze negative non si contano più, e ultimamente sono troppe.

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Depressione ansiosa può essere una diagnosi, e la cura era coerente, ma non è chiaro quanto sia durata la cura.

La parte psicologica è poco chiara, se il sintomo sono i rapporti on gli altri che significa chiederle di cambiarli ? E la terapia in cosa consisteva allora ?
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 441XXX

La cura è durata circa 1 anno. L'ho interrotta io perché mi dava fastidio dipendere dai farmaci per poter dimenticarmi del mio malessere. Con la psicologa parlavo del brutto rapporto con mio padre e mia madre, del fatto che mi dessero la colpa della loro infelicità per il semplice fatto che ero nata. I miei genitori continuano tuttora a colpevolizzarmi, a prendermi in giro e a farmi sentire un nullità, ma mi sono imposta di fregarmene. La cosa che mi fa più soffrire sono appunto i rapporti con gli altri, le persone all'esterno della mia famiglia. Vorrei solo riuscire a capire perché le altre persone riescono a essere apprezzate e stimate, mentre io, che mi comporto sempre civilmente, alla fine riesco solo a essere allontanata o abbandonata.

[#5]  
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Gentile utente,

Se le dava fastidio "dimenticarsi" del suo malessere significa che non c'eravamo ancora, altrimenti non lo tratterebbe come qualcosa che deve stare nella sua vita. Non sarebbe un malessere.

Dipendere dai farmaci per star bene mi pare una delle cose che si sceglie di fare, come dipendere dai soldi per non avere fame, o dall'ombrello per non bagnarsi.

Temo che però il volere trovare un senso al malessere sia, adesso, parte del suo stato di adesso. Se la soluzione passasse attraverso il malessere, sarebbe il primo ad averlo risolto ed averlo convertito in altro.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 441XXX

Gentile Dottore, io infatti ho intitolato la mia richiesta di consulto scrivendo "Destino malevolo o brutto periodo?". Dall'inizio dell'anno mi va tutto storto, a partire proprio dai rapporti con la gente. L'anno scorso non ho sentito questo malessere in modo particolare, anche perché mi sentivo trattata diversamente da tutti. Mi piacerebbe pensare che siano scherzi della mia mente, ma sono dati di fatto. La questione è che ultimamente mi sento rifiutata da tutti, senza essermi comportata male. E questo mi fa star male.

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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"Mi piacerebbe pensare che siano scherzi della mia mente, ma sono dati di fatto."

Ecco è qui il punto. La mente non scherza, se ti deve far vedere quel che non c'è, lo fa e non ti lascia la consapevolezza della realtà. Quando si tratta di una percezione a maggior ragione, non trattandosi neanche di allucinazioni ma di percezioni o di interpretazioni delle cose.

E' molto più sicuro un soggetto depresso o paranoico di quello che pensa che non chi non soffre di queste due cose. Quindi il fatto che uno abbia impressione che le cose stiano "così" al di là de fatto di soffrirne, non significa niente.
Ma nel suo caso sembra invece che abbia da una parte il dubbio che sia possibile rapportarsi in maniera diversa con gli altri, dall'altra la spiegazione che tutto è contro di lei le pare sensata, quindi segue quella.

In ogni caso non è chiaro perché non abbia proseguito le cure con tentativi ulteriori, visto che in parte almeno ne aveva tratto beneficio.
Dr.Matteo Pacini
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[#8] dopo  
Utente 441XXX

Quindi lei praticamente mi sta spiegando che la mia mente mi sta facendo arrivare a congetture sbagliate, e a me piace crogiolarmi sull'idea che il mondo intero ce l'abbia con me perché sono meno fortunata degli altri? La mia buona volontà nel cercare di creare rapporti con il prossimo c'è, il problema è il modo in cui sento di essere trattata. Con indifferenza, superiorità e poca serietà. Quando si tratta di me, la parola "rispetto" non esiste. Alla fine la cura l'ho interrotta perché, ripeto, il fatto di sentirmi "malata" mi dava fastidio.

La ringrazio per le sue consulenze, Dottore.

[#9]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Dico che siccome questa visione alla fine assume un senso, si è tentati di coltivarla o comunque proteggerla, anziché andare in altre direzioni.

"La mia buona volontà nel cercare di creare rapporti con il prossimo c'è, il problema è il modo in cui sento di essere trattata."

E' la stessa cosa, stiamo parlando appunto della percezione che ha, e della soglia oltre cui reagisce al rifiuto o all'ostilità che percepisce.

Invece il fatto di sentirsi malati è un passo sensato per curarsi, quindi riprenda dalla cura, quando si sta meglio questo discorso di sentirsi malati decade un po'.
Dr.Matteo Pacini
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[#10] dopo  
Utente 441XXX

Lei quindi crede che io debba riprendere la cura...
Mi fa sentire fallita il fatto di doverlo fare, mi chiedo perché debba arrivare al punto di prendere medicine pur non percependo niente di sbagliato in me...
Credo di avere solo un gran bisogno di essere amata dalle persone.
Ma proverò a farlo di nuovo.
Grazie ancora per le sue risposte, Dottore.

[#11]  
Dr. Matteo Pacini

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Io le consiglio di far riferimento alla diagnosi fatta. Il fatto di non percepire niente di sbagliato non c'entra niente. La medicina cura la sofferenza, non cura chi ha ragione. Se una persona avendo ragione non riesce a perseguire niente dei suoi scopi, può darsi che accada per il modo con cui interagisce o per come percepisce il mondo, il che non è molto a suo vantaggio se poi si traduce in un costante blocco, conflitto, isolamento, protesta.

E' Lei stessa a percepire che esiste anche questa possibilità, altrimenti non sarebbe qui a scrivere.
Dr.Matteo Pacini
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[#12] dopo  
Utente 441XXX

Ha perfettamente ragione.
Vedrò di seguire il suo consiglio, sperando in un miglioramento.